Ludmilla Petrusevskaja, “C’era una volta una donna che cercò di uccidere la figlia della vicina”

978880621005GRALudmilla Petrusevskaja, celebrata e controversa autrice russa, arriva in traduzione italiana in questa veste così accattivante: una deliziosa copertina e un titolo assolutamente intrigante.

Le storie della raccolta sono raggruppate in quattro sezioni, a seconda dei temi portanti. La maggior parte di loro sono oscure e surreali, con protagonisti donne e uomini sull’orlo della disperazione. Alcuni personaggi stanno lottando tra la vita e la morte, altri sono già morti. Alcuni affrontano esperienze mistiche, altri vengono proiettati in un universo parallelo, una realtà secondaria che l’autrice ritiene una sorta di spazio delle possibilità insolite.

Ciò che subito colpisce è la brevità delle storie, alcune a stento di una pagina. Questo non sarebbe un male in sé, dal momento che l’intento è quello di ricalcare i racconti orali popolari, ma la maggior parte dei titoli hanno questa brevità, che si accompagna oltretutto a un linguaggio spigoloso, diretto, asciutto.
Un simile modus narrandi non crea nessuna tensione o coinvolgimento (probabilmente in modo voluto), e rende la trama troppo scarna e prevedibile – talvolta anche poco comprensibile. Soprattutto quando si accenna a qualcosa di sovrannaturale o legato al folklore, il racconto finisce prima ancora i riuscire a suscitare meraviglia.
Capisco che l’autrice scriva così consapevolmente, ma personalmente ho trovato l’uso dell’eccessiva brevità frustrante e poco appassionante. Ero davvero tentata di abbandonare, ma per fortuna ho proseguito, perché nella sezione centrale alcune storie si allungano un po’, lo stile si fa più avvolgente e il contenuto si avvolge di sfumature di mistero, inquietudine e magia.

Gli intenti dell’autrice sono molteplici: nel ritrarre la dura realtà delle condizioni di vita sotto il regime sovietico, non vi è solo un crudo ritratto di persone che riescono a stento a sopravvivere, ma presto le storie comuni assumono tonalità meno ordinarie. Serpeggia questa sensazione strana e surreale, al confine con il soprannaturale, dove le persone ancora vive sembrano talora sul punto di “svanire”, dissolversi in altro (nell’oblio, nella dimenticanza degli altri e del sistema, nella sofferenza), e alcune già morte, spesso strappate crudelmente alla vita, sono presenti tra i vivi inviando messaggi non sempre compresi o cercando di aiutarli. Incontriamo così persone che lottano contro la povertà, la guerra, le malattie, la tristezza e la morte, spesso vissute grazie e attraverso un mondo altro, una sorta di mondo sotterraneo e parallelo.

Se da un lato la disperazione, la desolazione e la sofferenza sono uno dei motivi portanti, per quanto cupo ma mai opprimente, in alcuni racconti c’è anche un’apertura alla speranza, spesso legato al sentimento dell’amore, che si manifesta in varie forme (per un animale, quello di un padre, di una sposa, quello delle braccia della morte che sollevano da una lunga malattia, ad esempio). In questi casi anche lo stile si fa più malinconico e lirico, e non a caso spesso fa parte dei già citati racconti centrali.

Nel complesso la raccolta è interessante, ma a mio gusto abbastanza deludente per la maggior parte delle storie, che per brevità e inconcludenza non fanno per me. Quelle che mi sono piaciute di più le ho trovate davvero belle e degne di attenzione e questo mi fa rivalutare un po’ il libro.

My rating: 3/5

Ludmilla Petrusevskaja
C’era una volta una donna che cercò di uccidere la figlia della vicina
Trad.Mario Caramitti
Ed. Einaudi

2 pensieri su “Ludmilla Petrusevskaja, “C’era una volta una donna che cercò di uccidere la figlia della vicina”

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