Beth Underwood, “The Witchfinder’s Sister”

img_8861The Witchfinder’s Sister è il romanzo d’esordio di Beth Underwood.
Ambientato nel XVII secolo, nel periodo della cosiddetta “caccia alle streghe”, la storia ha come protagonista un’immaginaria Alice Hopkins, che torna alla casa di famiglia, dal fratello Matthew Hopkins, famigerato cacciatore di streghe, dopo la morte del marito.

Quando Alice scopre la vera natura del fratello, le sue idee e azioni, scopre non c’è nulla che possa fare per fermarlo il fratello e non ha altra scelta che stare a guardare mentre l’uomo distrugge la vita di alcuni dei loro conoscenti più care e datate. La donna cerca in ogni modo di capire le radice di tale comportamento e cosa può fare, ma la situazione rischia di diventare molto pericolosa per lei stessa.

La storia è raccontata dal punto di vista di Alice, ma si allarga spesso a divenire uno sguardo sulle condizioni di vita della donna a quel tempo, come essere completamente soggette agli uomini e come alcune conoscenze e inclinazioni, prima tra tutte l’empatia e il desiderio di aiutare il prossimo, vennero additate quali arti malefiche. Continua a leggere “Beth Underwood, “The Witchfinder’s Sister””

Christina Henry, “Alice”

Con questo romanzo, Catherine Henry non vuole confezionare l’ennesimo retelling fantastico per ragazzi di Alice in Wonderland, bensì è riuscita a scrivere un romanzo per adulti oscuro, cupo, inquietante, originale, simbolico.

La storia è ambientata in un mondo diviso tra New City, la parte di città dei benestanti, pulita e per bene, e Old City, ghetto affollato da povera gente e delinquenti, governato da diversi boss criminali.
A sedici anni, Alice e l’amica Dor si avventurano, nonostante il divieto, nella città vecchia, ove Alice ha un’esperienza traumatica e terribile, della quale non ricorda nulla se non un uomo con lunghe orecchie pelose e bianche chiamato Rabbit e la terribile cicatrice che egli le ha lasciato su una guancia.
Ritenendola pazza, i genitori la fanno internare in un ospedale psichiatrico.

Trascorrono dieci anni, Alice sopravvive nella sua piccola cella, dimenticata dai genitori, maltrattata dagli inservienti, con un unico amico, Hatcher, suo vicino di cella, pluriomicida, convinto che sotto l’edificio sia imprigionato un terrificante mostro, detto Jabberwocky. Continua a leggere “Christina Henry, “Alice””

Frances Hardinge, “The Lie Tree”

Anche con il suo ultimo romanzo, The Lie Tree, Frances Hardinge si conferma un’autrice di primo piano nella narrativa fantastica young adult, ma di quella YA che non cede a stereotipi o alle frivolezze, bensì è curata in ogni dettaglio e mette in primo piano i contenuti, tutti elementi che fanno risultare i suoi libri molto appetibili anche per lettori adulti.

The Lie Tree è ambientato in un imprecisato passato, all’incirca nel nel periodo vittoriano, diversi anni dopo la pubblicazione dei primi sconvolgenti saggi di Darwin sulla origine delle specie.
Dopo che il padre della protagonista, Faith, cade in disgrazia a causa di uno scandalo, tutta la famiglia si trasferisce su un’isola al largo della costa inglese, per sfuggire alle dicerie e rincominciare una nuova vita. Dopo un apparente discreto inizio, le cose iniziano a peggiorare, fino a quando il padre di Faith viene trovato morto. Tutti pensano che sia un suicidio, soltanto la nostra protagonista non si arrende e inizia ad indagare per scoprire i segreti del padre e la verità. Continua a leggere “Frances Hardinge, “The Lie Tree””

Lucia Patrizi, “My Little Moray Eel”

Quando sento parlare di testi autopubblicati da italiani, fuggo urlando. Sì per orrore e per pregiudizio, grazie allo tsunami di testi-spazzatura che escono senza posa quasi quotidianamente.

Talora però mi lascio anche incuriosire… E rischio. E quando mi imbatto in romanzi più che validi, scritti davvero bene, curati sotto ogni aspetto, avvincenti e originali, mi arrabbio ancor di più, perché questi autori valevoli, che per fortuna esistono, dovrebbero sterminare (non essendo possibile in senso fisico, bisognerebbe trovare un altro modo…) tutta la marmaglia che fa uscire orrori improponibili, perché li danneggia come non mai.

Una perla rara è proprio My Little Moray Eel di Lucia Patrizi. Seguo da un po’ il blog di Lucia, Il Giorno degli Zombi, e sono sempre rimasta positivamente colpita dall’accuratezza e stile dei suoi post e delle sue recensioni, pertanto ho voluto provare a leggere il suo primo romanzo.

E che primo (sottolineo: primo) romanzo! Continua a leggere “Lucia Patrizi, “My Little Moray Eel””

Cat Winters, “A cure for dreaming”

Il nuovo romanzo di Cat Winters, A cure for dreaming, mira ancora una volta, come già In th shadow of blackbirds,e a creare un originale mescolanza di romanzo storico con elementi paranormal.

Olivia Mead, la protagonista, è una ragazza di diciassette anni che vive a Portland, Oregon, ad inizio XX secolo.
Un giorno arriva in città Henri Reverie, un ipnotizzatore, che tiene spettacoli di ipnosi e utilizza tale tecnica anche come “cura” per alcune patologie.
Il padre di Olivia, che come tanti suoi concittadini è esterrefatto e disgustato dal movimento delle suffragette che si sta facendo largo tra alcune donne, dopo aver scoperto che anche sua figlia parteggia per tali idee, assolda Henri per “curarla” dal suo sogno di essere in grado un giorno di votare e una donna indipendente. Continua a leggere “Cat Winters, “A cure for dreaming””

Boudicca, la Regina della vendetta degli Iceni

Budicca o Boudica, Boudicca, Boadicea, Buduica, Bonduca, oltre a molte altre forme, fu una regina della tribù degli Iceni, vissuti nell’odierna zona di Norfolk (Inghilterra orientale). e guidò la più grande rivolta anti-romana delle tribù dell’isola.

Molti sono i modi in cui è stato tramandato il nome della regina, a causa di diverse corruttele presenti in molti manoscritti medioevali, ma è ormai abbastanza certo che la forma corretta sia Boudicca o Boudica, derivante dalla parola celtica *bouda, cioè vittoria (in irlandese *bua e in gallese *buddug). Il nome è attestato in alcune iscrizioni: Boudica in Lusitania, Boudiga a Bordeaux e Bodicca in Britannia. Basandosi sull’evoluzione del gallese e dell’irlandese, Kenneth Jackson conclude che la forma corretta del nome sarebbe stato Boudica.

Le fonti principali su questa regina sono Tacito e Cassio Dione Cocceiano.

Da Tacito si apprende che Budicca fu di famiglia nobile. Nata circa nel 33 d.C., a sette anni venne mandata presso un’altra famiglia, com’era uso, per apprenderne le tradizioni e l’arte militare. Ivi rimase sino all’età di quattordici anni, fino al 47 d.C, all’età di 14 anni, allorché fu data in moglie a Prasutago, ricco re degli Iceni.
Nel 61 d.C., Prasutago, politicamente filo-romano, morì e per testamento decretò che metà del proprio patrimonio sarebbe stato destinato a Roma, l’altra metà alle due figlie. I Romani ignorarono queste volontà testamentarie, e il procuratore Catone Deciano si impadronì dell’intero territorio, trasformandolo in una provincia romana. I suoi soldati sequestrarono tutto ciò che trovarono, provocando le proteste delle figlie e della vedova del re, Boudicca. A tali reazioni, i romani reagirono con il saccheggio del campo reale, la fustigazione della regina e lo stupro delle giovani figlie.

A questo punto la regina non volle lasciare impunito l’oltraggio e tramò vendetta e ribellione.
Innanzitutto, riuscì a raccogliere attorno a sé anche popolazioni vicine, gli Iceni dell’Anglia orientale e i Trinovanti, stanziati a sud di Camulodunum (Colchester), luoghi nei quali il risentimento verso gli invasori era assai forte e radicato. Continua a leggere “Boudicca, la Regina della vendetta degli Iceni”

Margaret Atwood, “Il Racconto dell’Ancella”

Vivevamo di abitudini. Come tutti, la più parte del tempo. Qualsiasi cosa accade rientra sempre nelle abitudini. Anche questo, ora, è un vivere di abitudini. Vivevamo, come al solito, ignorando. Ignorare non è come non sapere, ti ci devi mettere di buona volontà. […] Noi eravamo la gente di cui non si parlava sui giornali. Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli e questo ci dava più libertà.
Vivevamo negli interstizi tra le storie altrui.

Il Racconto dell’Ancella è il mio primo romanzo di Margaret Atwood e ne sono rimasta subito conquistata.

La storia è ambientata in un’imprecisata età distopica, dopo anni di guerre e ribellioni, ancora in corso, e disastri ecologici dovuti a un’enorme quantità di radiazioni, prodotti chimici e tossici che la terra gli esseri umani hanno assorbito.
Le prime conseguenze sono state estesa infertilità e un tasso di natalità drammaticamente basso, problemi che hanno portato alla caduta dell’organizzazione politico-sociale precedente e alla strutturazione di un nuovo regime.

La nuova società che la scrittrice man mano rivela è agghiacciante, soprattutto perché risulta talmente realistica da sembrare davvero una possibilità di sviluppo del nostro stesso domani.

Questo nuovo mondo è tutto femminile, ma, paradossalmente, rigidamente governato e controllato dagli uomini.
Le donne sono tornate ad essere esseri silenti, schiave o principesse della casa. In ogni caso, sottomesse e infelici.
Esse sono divise in classi basate sulle funzioni che ciascuna svolge: le Marte, dagli abiti verdi, sono le donne che si occupano delle faccende domestiche, le Mogli, dal vestito blu o azzurro, in vesti a strisce rosse, blu e verdi ci sono le Economogli (classe operaia), di apatico marrone vestono le Zie, una sorta di matrone-governanti che presiedono i centri femminili di indottrinamento al nuovo pensiero, infine, ammantate di rosso e con un copricapo bianco che cela pressoché tutto il volto, le Ancelle, il cui ruolo è quello di generare figli per il capo famiglia al quale sono assegnate.
Ogni capo famiglia è conosciuto come il Comandante e pare essere un esponente dell’alta burocrazia del regime. Non viene spiegato in che modo essi governino, ma si ha l’idea di figure autoritarie, anche se più per ruolo che per vigore di carattere o di azioni, che presiedono un mondo privo di libertà, un sistema rigido e fortemente ideologizzato – soprattutto da principi (pseudo) biblici. Continua a leggere “Margaret Atwood, “Il Racconto dell’Ancella””