Viola Carr, The Diabolical Miss Hyde (Electric Empire, #1)

misshydecoverCi sono dei libri che si possono assaporare solo al momento giusto, ad esempio quando si ha voglia di qualcosa di assolutamente spensierato, leggero e… con un tocco trash.
Eccovi dunque servito The Diabolical Miss Hyde di Viola Carr, primo romanzo della serie Electric Empire.

In una versione alternativa della Londra vittoriana, decisamente steampunk e con pennellate paranormal, alcune donne vengono brutalmente assassinate e smembrate. Eliza Jekyll è determinata a scoprire chi c’è dietro i crimini e, oltre a cercare di risolvere gli omicidi, deve gestire l’arrivo di un nuovo ispettore, Lafayette della Royal Society, che ha il potere di arrestarla al minimo accenno di uso di qualcosa di diverso dalla scienza “normale” – questo perché magia e la stregoneria sono rigorosamente fuorilegge.
Eliza, però, serba un segreto molto più pericoloso: è difatti la figlia del dottor Henry Jekyll – l’uomo che ha realizzato un elisir che lo sdoppia tra due personalità differenti. Ed Eliza ha lo stesso problema, ovvero deve aver a che fare con la presenza del suo alter ego, Lizzie Hyde, benché con l’aiuto di un rimedio sia riuscita a tenerla a bada… Almeno fino ad ora. Proprio in concomitanza con l’inizio delle indagini, infatti, Lizzie è tornata ad essere una presenza ingombrante e persino pericolosa, tanto che la stessa Eliza teme possa essere coinvolta nei crimini che investiga. Continua a leggere “Viola Carr, The Diabolical Miss Hyde (Electric Empire, #1)”

Julian Fellowes, “Belgravia”

belgravia-9788854512832Julian Fellowes, creatore della celebre serie televisiva Downton Abbey, ha messo a punto un nuovo progetto editoriale – nuovo in ogni senso, anche perché davvero innovativo.

Ispirandosi a The Pickwick Papers, primo libro di Charles Dickens, Belgravia è nato come romanzo a puntate, fruibile tramite una app dedicata che a cadenza regolare ha permesso di acquistarne ogni singola parte in formato digitale (disponibile sia in ebook che audio).
E’ stata una sfida questo progetto, inteso come un’innovazione nel mercato, ma anche una rivitalizzazione della grande tradizione editoriale, uno sposalizio tra le moderne tecnologie e il classico romanzo vittoriano.

Terminata la pubblicazione a puntate, il romanzo è uscito anche in versione unica.

La storia inizia con uno scorcio di un ballo nella Bruxelles del 1815, poco prima della battaglia di Waterloo, con al centro due giovani innamorati, la diciottenne Sophia Trenchard, figlia di un ricco commerciante, e Lord Edmund Bellasis, erede di una delle famiglie più importanti della Gran Bretagna.
Ci si sposa in seguito a Londra, venticinque anni dopo, ove i Trenchard vivono a Belgravia, un quartiere di nuova costruzione edificato dal capofamiglia James, che ha fatto fortuna nel campo dell’edilizia. A poche case di distanza, sorge la dimora dei conti di Brockenhurst, i genitori di Edmund Bellasis, deceduto proprio nella battaglia di Waterloo.
Le due famiglie appaiono tanto distanti per estrazione sociale quanto unite da un segreto custodto per tanti anni, che inaspettatamente diviene oggetto di pettegolezzi nei salotti londinesi e mettendo in moto una catena di eventi non privi di colpi di scena e rivelazioni. Continua a leggere “Julian Fellowes, “Belgravia””

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C.S. Harris, “When Gods Die (Sebastian St. Cyr, #2)”
Se il primo romanzo qua e là tendeva a zoppicare, questo è solido e ben costruito.
La nuova indagine di Sebastian St. Cyr è intrigante, anche perché mescola il mistero ad elementi storici. Inoltre, buona caratterizzazione dei personaggi e ricostruzione dei dettagli dell’epoca.
Davvero godibile.
My rating: 4/5

China Miéville, “This Census-Taker”
Lasciano da parte il nome famoso di chi ha scritto questo romanzo breve, sono abbastanza combattuta: è leggibile, alcune atmosfere sono intriganti (pur nelle loro sfumature talora cupe, inquietanti), ma il senso generale non l’ho capito fino in fondo.
Mi ha dato l’impressione di una bozza ben rifinita oppure una prova di stile, più che di qualcosa di davvero compiuto.
My rating: 3.5/5

Jacqueline Winspear, “Maisie Dobbs (Maisie Dobbs, #1)”
Avevo buone aspettative su questo giallo storico (epoca post prima guerra mondiale), purtroppo disattese.
Il vero mistero è abbastanza flebile, ma non è tanto quello che me lo ha reso pesante.
Metà romanzo è occupato dai trascorsi di Maisie, la protagonista, che ovviamente è –issima in tutto, al limite della perfezione – è dell’insopportabile, per me.
Era partito discretamente, ma i troppi elogi della protagonista alquanto stereotipata e il dilungarsi su tutt’altro, l’hanno reso meh.
My rating: 2.5-3/5

Iginio Ugo Tarchetti, “Fosca”
Romanzo classico italiano scritto da uno degli esponenti della Scapigliatura.
Del periodo e movimento a cui appartiene, ha tutte le caratteristiche: stile melodrammatico, amore impossibile e amore malato, struggimento interiore e psicologico.
Molto bello leggere qualcosa in un italiano aulico e che utilizzi simboli e terminologia chiave come parti integranti della storia, del senso intimo della storia, anzi.
Da questo punto di vista pregevole, ma io orami sono troppo vecchia e arida/disillusa per apprezzare un certo tipo di storia d’amore.
My rating: 3.5/5

Catherynne M. Valente, “Six-Gun Snow White”
Retelling in salsa western di Bincaneve.
Carina la rivisitazione della parte “mitologico-fantastica” degli elementi base della fiaba originaria, ma ultimamente fatico ad apprezzare lo stile della Valente, sembra essere talora fine a se stesso, un bell’esercizio di bravura (lei sicuramente lo è, però…), che tuttavia lascia desiderare dal lato efficacia della trama.
My rating: 3/5

Craig Schaefer, “Harmony Black (Harmony Black, #1)”
Urban fantasy/paranormal investigative.
Il genere mi intriga, ma facilmente può diventare stereotipato, anonimo, monocorde.
Purtroppo questo romanzo l’ho trovato così, buone premesse, ma alla fine mi ha annoiato. Forse si prende troppo sul serio, non riesce a creare personaggi davvero unici – ad esempio, la serie di Harry Dresden, per quanto talora sia un po’ monotona, grazie all’ironia e al suo istrionico protagonista riesce a differenziarsi dalla massa.
Alcune pagine descrittive mi hanno ricordato tantissimo IT.
My rating: 2.5/5

Joyce Carol Oates, “La ragazza tatuata”
Mi piace molto la Oates, come fa risaltare il lato oscuro, la bestialità, la brutalità dietro l’apparenza, anche nelle situazioni esteriormente idilliache o normali.
In questo caso, però, alcune tematiche interessanti (l’influenza del proprio passato, l’interdipendenza o simbiosi, relazioni malate, ecc.), sono offuscate da una prosa non molto fresca e una tendenza al grottesco che non mi ha particolarmente colpito.
Finale a mio parere da dimenticare, tirato inutilmente per le lunghe e che fa perdere carattere al libro e alla protagonista.
My rating: 2.5/5

Michael Dobbs, “House of Cards (Francis Urquhart, #1)”
Titolo noto soprattutto per l’omonima serie (che adoro), con la quale tuttavia condivide alcuni aspetti ma è radicalmente diverso per altri.
La storia è ambientata in Inghilterra, dunque in un mondo politico-sociale ben diverso.
Carattere dei protagonisti e intrighi, però, ci sono tutti.
Nonostante il tema politico in genere non mi piaccia molto, questo romanzo è avvincente e tiene davvero incollati alle pagine.
My rating: 3.5-4/5

Bernard Cornwell, “L’ultimo re (The Saxon Stories, #1)”
Bel romanzo storico, molto solido e accurato nella ricerca.
Le scene sono molto realistiche e crude, i personaggi ben rappresentati e credibili.
Il protagonista cresce attraverso le vicissitudini che attraversa, quasi fossimo davanti a una storia di formazione.
Interessante, leggerò i successivi (che sono tanti, però!).
My rating: 3.5-4/5

Stefan Zweig, “Paura”
In questa novella, Zweig riesce a rendere perfettamente sfaccettata tutta la gamma psicologica della “paura”, intesa come sotterfugio, senso di colpa, attesa, angoscia, fino all’isteria e all’annullamento.
Un ritratto sconvolgente di come alcune emozioni riescono completamente ad annientare una persona.
My rating: 4-4.5/5

Sara Sheridan, “Brighton Belle”

25852904Brighton Belle di Sara Sheridan è un romanzo mystery storico.
La storia è ambientata nel 1951, in Inghilterra, e la protagonista è Mirabelle Bevan, ex membro dei servizi segreti che ora lavora come segretaria in un’agenzia di recupero crediti, la McGuigan & McGuigan.

Bert Jennings si rivolge all’agenzia per il recupero di un debito di un rifugiato ungherese, per la precisione una donna, Romana Laszlo, in stato di gravidanza. In assenza del titolare, Mirabelle inizia a lavorare al caso e presto scopre che la sua esperienza si rivela utile anche nel suo nuovo ruolo, presto con l’aiuto dell’improvvisata investigatrice Vesta Churchill.
Il caso del debito presto si rivela molto più complesso, una storia di prostituzione, frode, riciclaggio, truffe, appoggio ad alcuni ex nazisti tedeschi, omicidi.

Brighton Belle è una storia che si muove a una certa velocità, si concentra sulla trama e viene raccontata attraverso il punto di vista onnisciente.

La trama inizialmente è intrigante, tuttavia diviene man mano più prevedibile, la tensione non raggiunge mai un vero apice e la risoluzione di alcune scene di tensione si rivela anti-climatica.
Inoltre, il fatto di aggiungere misteri stratificati e nuovi avvenimenti, invece di arricchire la storia, la congestiona un po’.
Ci sono stati un paio di momenti di sorpresa costruiti in modo arguto, però il libro, dopo i primi capitoli, soffre proprio per le numerose trame che alla fin fine non hanno una vera focalizzazione o direzione, e si amalgamano al resto in maniera frettolosa. Continua a leggere “Sara Sheridan, “Brighton Belle””

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Tessa Dare, “Romancing the Duke”
Melody time!
Romanzo a dir poco spassoso.
Riesce a coniugare elementi classici del Melody con spunti inattesi e ironici, creando un insieme piacevole e spassoso.
Ci sono momenti di vera ilarità e alcune contraddizioni e fanno troppo divertire.
Uno di quei romance consigliati anche (o soprattutto) ai non amanti del genere.
My rating: 4/5

Lorraine Heath, “When the Duke Was Wicked”
Altro Melody leggibile, molto più classico del precedente, ma comunque scorre senza annoiare troppo.
Un aspetto apprezzabile è la ricostruzione storica dei dettagli, quali abiti, arredi, ecc., cose spicciole ma che danno il senso dell’epoca, pur senza grandi pretese.
Carino.
My rating: 3.5/5

Jo Walton, “Tooth and Claw”
Ero molto curiosa riguardo questo romanzo che ha per protagonisti i draghi ma vuole essere una metafore di alcuni sentimenti (positivi e negativi) umani.
Bè, troppo, a mio gusto.
Mi immaginavo tutt’altro, invece i draghi sono eccessivamente antropomorfizzati, sotto alcuni punti di vista persino snaturati per forzarli in una metafora dell’uomo.
Esperimento interessante, ben scritto, ma non ho apprezzato.
My rating: 3/5 Continua a leggere “Ultime letture”

Libba Bray, “A Great and Terrible Beauty (Gemma Doyle, #1)”

A Great and Terrible Beauty è il romanzo di esordio di Libba Bray e primo della trilogia YA historical/paranormal dedicato all’immaginario personaggio di Gemma Doyle.

Siamo nel 1895 a Bombay, in India.
La sedicenne Gemma Doyle non perde occasione di tormentare la madre perché vuole andare a Londra ed essere parte dell’alta società.
Mentre un giorno passeggiano per le strade, si trovano di fronte due strani uomini, uno vecchio e uno più giovane con un messaggio criptico per la madre di Gemma, “Circe è vicina“.

La madre di Gemma, in preda al panico, dice alla figlia di tornare subito a casa, ma Gemma, arrabbiata, fugge attraverso il mercato. Persa in mezzo alla folla, Gemma all’improvviso è colta daun formicolio in tutto il corpo e ha una visione in cui vede la madre pedinata da un uomo-ombra con un pugnale. La madre di Gemma afferra il pugnale, sussurra il nome di sua figlia, e affonda il coltello nel cuore prima che possa essere divorata dall’ombra. Continua a leggere “Libba Bray, “A Great and Terrible Beauty (Gemma Doyle, #1)””

Boudicca, la Regina della vendetta degli Iceni

Budicca o Boudica, Boudicca, Boadicea, Buduica, Bonduca, oltre a molte altre forme, fu una regina della tribù degli Iceni, vissuti nell’odierna zona di Norfolk (Inghilterra orientale). e guidò la più grande rivolta anti-romana delle tribù dell’isola.

Molti sono i modi in cui è stato tramandato il nome della regina, a causa di diverse corruttele presenti in molti manoscritti medioevali, ma è ormai abbastanza certo che la forma corretta sia Boudicca o Boudica, derivante dalla parola celtica *bouda, cioè vittoria (in irlandese *bua e in gallese *buddug). Il nome è attestato in alcune iscrizioni: Boudica in Lusitania, Boudiga a Bordeaux e Bodicca in Britannia. Basandosi sull’evoluzione del gallese e dell’irlandese, Kenneth Jackson conclude che la forma corretta del nome sarebbe stato Boudica.

Le fonti principali su questa regina sono Tacito e Cassio Dione Cocceiano.

Da Tacito si apprende che Budicca fu di famiglia nobile. Nata circa nel 33 d.C., a sette anni venne mandata presso un’altra famiglia, com’era uso, per apprenderne le tradizioni e l’arte militare. Ivi rimase sino all’età di quattordici anni, fino al 47 d.C, all’età di 14 anni, allorché fu data in moglie a Prasutago, ricco re degli Iceni.
Nel 61 d.C., Prasutago, politicamente filo-romano, morì e per testamento decretò che metà del proprio patrimonio sarebbe stato destinato a Roma, l’altra metà alle due figlie. I Romani ignorarono queste volontà testamentarie, e il procuratore Catone Deciano si impadronì dell’intero territorio, trasformandolo in una provincia romana. I suoi soldati sequestrarono tutto ciò che trovarono, provocando le proteste delle figlie e della vedova del re, Boudicca. A tali reazioni, i romani reagirono con il saccheggio del campo reale, la fustigazione della regina e lo stupro delle giovani figlie.

A questo punto la regina non volle lasciare impunito l’oltraggio e tramò vendetta e ribellione.
Innanzitutto, riuscì a raccogliere attorno a sé anche popolazioni vicine, gli Iceni dell’Anglia orientale e i Trinovanti, stanziati a sud di Camulodunum (Colchester), luoghi nei quali il risentimento verso gli invasori era assai forte e radicato. Continua a leggere “Boudicca, la Regina della vendetta degli Iceni”