Cees Nooteboom, “Il canto dell’essere e dell’apparire”

022can_72pTutto l’esistente è un simbolo.

Un titolo che è un intento, dal gusto così filosofico e che si traduce in uno squisito testo – e gioco – metaletterario. Grande Cees Noteboom, che conosco grazie a questo libro, e me ne innamoro.

La storia si svolge su due piani: nel 1979 uno scrittore è alle prese con il suo libro e riflette da solo o discutendo con un altro scrittore di cosa significhi fare letteratura e scrivere. Dall’altra parte, siamo nella storia dello scrittore, appunto: nel 1879 in Bulgaria, con tre personaggi: il colonnello Ljuben Georgiev, eroe della guerra contro i Turchi, un medico e la sua bella moglie, l’enigmatica ed evanescente Laura Fičev.

Narrativamente, questo breve libro alterna capitoli ora dell’una, ora dell’altra parte, in una rotazione che finisce per far quasi dimenticare dove sia il confine tra cosa sia frutto dell’invenzione e cosa sia realtà.

Su questo senso di straniamento gioca Noteboom, ora con riflessioni filosofiche, ora con sottile sagacia, su cosa sia l’immaginario, quanto potere abbia uno scrittore sulla sua opera.

Continue reading “Cees Nooteboom, “Il canto dell’essere e dell’apparire””

Annunci

Kiersten White, “Now I Rise (The Conqueror’s Saga, #2)”

now_i_riseNow I Rise di Kiersten White è uno dei sequel dell’anno che aspettavo.
Il romanzo precedente, Now I darken, primo della trilogia The Conqueror’s Saga, mi era piaciuto molto, originale e soprattutto con una protagonista strepitosa, che ho subito adorato.

Il primo libro lasciò Radu e Lada in posizioni in sospeso. Se il primo libro si è concentrato sulla costruzione della trama e dei personaggi, questo si dedica soprattutto all’azione.
Assistiamo a spionaggi e battaglie, e leggendo pagine scorrevoli e ben costruite, si assiste a un rafforzamento nella costruzione dei personaggi principali.

Anche in questo romanzo, il contesto è ricco e ben costruito, gli spunti storici credibili, pur trattandosi essenzialmente di un fantasy.

Il volume, e principalmente più della prima metà, è incentrato principalmente su Radu, che viene descritto con maggiore complessità che in precedenza.
Il giovane si mette molto più in discussione, così come vede con sguardo più critico e smaliziato ciò che lo circonda, benché sempre fedele a Mehmed. Continue reading “Kiersten White, “Now I Rise (The Conqueror’s Saga, #2)””

Robin Hobb, “Assassin’s Fate (The Fitz and The Fool Trilogy, #3)”

7b12d1f42d-9fbb-4232-b623-5c3bdd0c47ae7dimg400This is the end…

Già, con questo volume si appone davvero la parola fine alla variegata e composita saga degli Elderlings di Robin Hobb, una delle mie scrittrici fantasy preferite.

Amo la Hobb, come sa tratteggiare fondali, storie, atmosfere e soprattutto personaggi, tanto da creare mondi che spesso sono più veri e intensi di romanzi non fantastici.

Purtroppo per me questo libro è stata una grandissima delusione – e non tanto del finale, ma proprio a livello tecnico e narrativo.

La maggior parte della trama è composta da due viaggi estremamente lunghi: quello di Bee e quello di Fitz, del Matto e dei loro compagni. Entrambi convergono verso la medesima meta, tuttavia seguiranno sentieri differenti e travagliati per arrivarci.

I due viaggi sono un espediente per ripercorrere e annodare le fila di tutto il mondo della saga, scoprendone anche nuovi aspetti, rivelazioni, dando risposte e sollevando altre domande.

Purtroppo ho trovato questo accorgimento narrativo tanto interessante – e un po’ commovente, era una panoramica per dare l’addio a tutto e tutti – quanto macchinoso. Continue reading “Robin Hobb, “Assassin’s Fate (The Fitz and The Fool Trilogy, #3)””

Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi

La fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento. (Henri Cartier-Bresson)

La presentazione del libro Photo Generation di Michele Neri è stata un’occasione per riflettere sul ruolo e il significato della fotografia ai nostri giorni, epoca in cui chiunque con il proprio cellulare può immortalare attimi, scene, immagini di qualsiasi tipologia.

Uno dei primi punti toccati dal giornalista e fotografo è che il declino della fotografia tradizionale è coinciso proprio con il diffondersi degli smartphone dotati di fotocamera.
Questa non è affatto una critica all’evoluzione di uno strumento e di un mezzo di comunicazione, anzi, ma vuole sottolineare come si sia messo in mano a troppe persone, ignare di tecnica, creatività ed etica artistica, un mezzo estremamente potente, senza alcuna educazione.
Questo è stato sottolineato più volte nell’incontro: manca un’educazione alla fotografia, all’utilizzo dell’espressione artistica, volto a spiegare che uno scatto non è un gioco, ma un momento di riflessione, una verità da cogliere, un rapporto privilegiato che si instaura col soggetto.
Tale ignoranza si riflette anche nella mancanza di ricerca della verità: gli scatti sono modificabili facilmente, vengono a mancare didascalie e spiegazioni, si perde quindi sia il contesto in cui è carpita un’immagine, sia lo spirito critico con il quale guardarla.

Questo è un male che affligge tutto il diffondersi della comunicazione tramite web, come più volte ho sottolineato: invece di entusiasmarsi per avere una conoscenza sterminata a portata di mouse, si è perso il pensiero critico, la ricerca, vince la superficialità di credere tutto vero o tutto falso con la medesima leggerezza – e noncuranza, oltretutto. Continue reading “Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi”

Ultime letture

Daniel Abraham, “The Spider’s War (The Dagger and the Coin, #5)”
Uno dei romanzi che maggiormente attendevo, quale conclusion della saga.
Purtroppo è stata una parziale delusione.
L’altissimo livello dei precedenti viene solo parzialmente confermato, ma mi aspettavo molto di più.
La storia è troppo lineare e soprattutto scontata, senza grandi eventi, vera suspense o cambi di rotta – elementi che avrebbero reso il libro degno della saga.
La trama prosegue sui binari già tracciati, allungando la storia per diventare un libro intero.
Peccato.
My rating: 4/5

Susanna Calkins, “A Murder at Rosamund’s Gate (Lucy Campion Mysteries, #1)”
Giallo storico.
Interessante l’ambientazione londinese del secondo Seicento, un po’ diversa dal solito.
Lo sfondo storico non è solidissimo, se ne hanno solo alcuni squarci, avrei preferito un maggiore dettaglio.
Buona la trama e il mistero.
My rating: 3.5-4/5

Victoria Thompson, “Gaslight Mystery, #1-6”
Giallo storico, primi sei romanzi della serie.
Ambientati a New York verso fine Ottocento, ho trovato questi libri ben strutturati e scritti.
Buona caratterizzazione dei personaggi, in particolare dei protagonisti, dell’ambiente sociale e del contesto storico generale.
Buona la narrazione e come prosegue, molto accattivante nel complesso.
Pur rientrando nel genere dei cozy mystery, il contesto è pretesto per approfondire l’interiorità dei protagonisti, le relazioni tra loro, nonché tutto quanto vi gravita attorno – forse questo è quanto risulta più avvincente e meglio riuscito.
My rating: 4/5

Brian Staveley, “The Last Mortal Bond (Chronicle of the Unhewn Throne, #3)”
Altra uscita che attendevo, quale ultimo libro della trilogia scoperta e molto apprezzata lo scorso anno.
E altra mezza delusione!
A livello di stile, nulla da eccepire, Staveley si dimostra solido e sempre più maturo.
Purtroppo, ho trovato lacunose altre parti sostanziali, in primis la trama.
La storia, ormai al terzo e ultimo libro, dovrebbe focalizzarsi sui protagonisti e personaggi principali e arricchirsi, invece spesso è tirata di lungo e ripetitiva.
Così, persino alcuni personaggi risultano meno scolpiti e incisivi.
Adare, che ho odiato dalla prima pagina, qui è molto più fievole e annacquata.
Kaden, a parte ripetere sempre i suoi mantra, non progredisce.
Valyn è già più interesssante, così come Talal, Annick e Gwenna.
L’ultima parte del romanzo si fa più avvincente e si riscatta un po’, ma nel complesso mi aspettavo molto di più.
My rating: 3.5-4/5

Jacey Bedford, “Winterwood (Rowankind, #1)”
Premesse intriganti, una storia piratesca!
Invece, pur essendoci i pirati, man mano prende più spazio l’aspetto paranormal, l’immancabile romance… E via via un appiattimento generale sia dei personaggi che della storia (già rimossa per scarso interesse).
My rating: 2.5/5

Cat Winters, “The Steep & Thorny Way”
Retelling (molto rimanipolato) di Amleto, in salsa YA/ambientazione americana/storico.
Non mi è piaciuto molto, personaggi poco convincenti e coinvolgenti, storia un po’ trita e ritrita sui temi cari all’autrice.
Avevo apprezzato molto i suoi due primi romanzi, inseguito mi sembra aver perso incisività.
My rating: 2.5/5

Kim Newman, “Anno Dracula (Anno Dracula, #1)”
Dal lato della trama, il romanzo mi è piaciuto pur senza farmi impazzire, ma sul versante delle idee, della ricerca e dei riferimenti meta letterari è fantastico.
In parte è un retelling di Dracula, ma alla storia viene data una diversa direzione, soprattutto segue quanto sarebbe accaduto dopo la fine del romanzo di Stoker.
Tantissimi i riferimenti ad altri personaggi letterari dei romanzi gothic/horror di fine ‘700/’800, che vengono citati o fatti rivivere.
My rating: 3.5/5

Elizabeth von Arnim, “Mr Skeffington”
Altro bel romanzo della Von Arnim, ove analizza l’interiorità di una donna, che ha sempre vissuto nell’agio e attorniata da uomini e dalla società bene grazie anche alla sua straordinaria bellezza.
L’età, tuttavia, ha iniziato a cambiare le cose, e la donna deve affrontare se stessa, una nuova realtà e soprattutto i mostri che iniziano ad affliggerla (la solitudine, l’invecchiamento).
Grandissima autrice che riesce davvero ad analizzare l’umanità in modo eccezionale.
My rating: 3.5-4/5

C.S. Harris, “Why Mermaids Sing (Sebastian St. Cyr, #3)”
Questa serie (sempre gialli storici) si sta confermando davvero molto buona.
Buono stille, trama solida e coerente, interessante la componente mystery, ma soprattutto viene dato spazio ai personaggi e alla componente sociale, elementi che fanno la differenza in questo tipo di libri (che altrimenti sarebbero tutti uguali e davvero insulsi).
Molto interessante anche un colpo di scena davvero inatteso, una scelta coraggiosa che rende ancor più intrigante la serie.
My rating: 4/5

Bernard Cornwell, “Stonehenge”
Storico che romanza la costruzione del celeberrimo tempio/monumento.
Alcuni aspetti, quelli più realistici storicamente, sono interessanti, altri mi hanno lasciata perplessa (ad esempio avrei preferito maggior vicinanza alle fonti storiche per quanto riguarda la religione).
Nonostante la lunghezza, il libro si legge scorrevolmente e gradevolmente, tuttavia non sono riuscita ad empatizzare con nessuno dei personaggi, alcuni dei quali avrei preferito fossero sviscerati in modo più complesso.
My rating: 3.5/5

Ultime letture

C.S. Harris, “When Gods Die (Sebastian St. Cyr, #2)”
Se il primo romanzo qua e là tendeva a zoppicare, questo è solido e ben costruito.
La nuova indagine di Sebastian St. Cyr è intrigante, anche perché mescola il mistero ad elementi storici. Inoltre, buona caratterizzazione dei personaggi e ricostruzione dei dettagli dell’epoca.
Davvero godibile.
My rating: 4/5

China Miéville, “This Census-Taker”
Lasciano da parte il nome famoso di chi ha scritto questo romanzo breve, sono abbastanza combattuta: è leggibile, alcune atmosfere sono intriganti (pur nelle loro sfumature talora cupe, inquietanti), ma il senso generale non l’ho capito fino in fondo.
Mi ha dato l’impressione di una bozza ben rifinita oppure una prova di stile, più che di qualcosa di davvero compiuto.
My rating: 3.5/5

Jacqueline Winspear, “Maisie Dobbs (Maisie Dobbs, #1)”
Avevo buone aspettative su questo giallo storico (epoca post prima guerra mondiale), purtroppo disattese.
Il vero mistero è abbastanza flebile, ma non è tanto quello che me lo ha reso pesante.
Metà romanzo è occupato dai trascorsi di Maisie, la protagonista, che ovviamente è –issima in tutto, al limite della perfezione – è dell’insopportabile, per me.
Era partito discretamente, ma i troppi elogi della protagonista alquanto stereotipata e il dilungarsi su tutt’altro, l’hanno reso meh.
My rating: 2.5-3/5

Iginio Ugo Tarchetti, “Fosca”
Romanzo classico italiano scritto da uno degli esponenti della Scapigliatura.
Del periodo e movimento a cui appartiene, ha tutte le caratteristiche: stile melodrammatico, amore impossibile e amore malato, struggimento interiore e psicologico.
Molto bello leggere qualcosa in un italiano aulico e che utilizzi simboli e terminologia chiave come parti integranti della storia, del senso intimo della storia, anzi.
Da questo punto di vista pregevole, ma io orami sono troppo vecchia e arida/disillusa per apprezzare un certo tipo di storia d’amore.
My rating: 3.5/5

Catherynne M. Valente, “Six-Gun Snow White”
Retelling in salsa western di Bincaneve.
Carina la rivisitazione della parte “mitologico-fantastica” degli elementi base della fiaba originaria, ma ultimamente fatico ad apprezzare lo stile della Valente, sembra essere talora fine a se stesso, un bell’esercizio di bravura (lei sicuramente lo è, però…), che tuttavia lascia desiderare dal lato efficacia della trama.
My rating: 3/5

Craig Schaefer, “Harmony Black (Harmony Black, #1)”
Urban fantasy/paranormal investigative.
Il genere mi intriga, ma facilmente può diventare stereotipato, anonimo, monocorde.
Purtroppo questo romanzo l’ho trovato così, buone premesse, ma alla fine mi ha annoiato. Forse si prende troppo sul serio, non riesce a creare personaggi davvero unici – ad esempio, la serie di Harry Dresden, per quanto talora sia un po’ monotona, grazie all’ironia e al suo istrionico protagonista riesce a differenziarsi dalla massa.
Alcune pagine descrittive mi hanno ricordato tantissimo IT.
My rating: 2.5/5

Joyce Carol Oates, “La ragazza tatuata”
Mi piace molto la Oates, come fa risaltare il lato oscuro, la bestialità, la brutalità dietro l’apparenza, anche nelle situazioni esteriormente idilliache o normali.
In questo caso, però, alcune tematiche interessanti (l’influenza del proprio passato, l’interdipendenza o simbiosi, relazioni malate, ecc.), sono offuscate da una prosa non molto fresca e una tendenza al grottesco che non mi ha particolarmente colpito.
Finale a mio parere da dimenticare, tirato inutilmente per le lunghe e che fa perdere carattere al libro e alla protagonista.
My rating: 2.5/5

Michael Dobbs, “House of Cards (Francis Urquhart, #1)”
Titolo noto soprattutto per l’omonima serie (che adoro), con la quale tuttavia condivide alcuni aspetti ma è radicalmente diverso per altri.
La storia è ambientata in Inghilterra, dunque in un mondo politico-sociale ben diverso.
Carattere dei protagonisti e intrighi, però, ci sono tutti.
Nonostante il tema politico in genere non mi piaccia molto, questo romanzo è avvincente e tiene davvero incollati alle pagine.
My rating: 3.5-4/5

Bernard Cornwell, “L’ultimo re (The Saxon Stories, #1)”
Bel romanzo storico, molto solido e accurato nella ricerca.
Le scene sono molto realistiche e crude, i personaggi ben rappresentati e credibili.
Il protagonista cresce attraverso le vicissitudini che attraversa, quasi fossimo davanti a una storia di formazione.
Interessante, leggerò i successivi (che sono tanti, però!).
My rating: 3.5-4/5

Stefan Zweig, “Paura”
In questa novella, Zweig riesce a rendere perfettamente sfaccettata tutta la gamma psicologica della “paura”, intesa come sotterfugio, senso di colpa, attesa, angoscia, fino all’isteria e all’annullamento.
Un ritratto sconvolgente di come alcune emozioni riescono completamente ad annientare una persona.
My rating: 4-4.5/5

Ultime letture

Dan Wells, “Bluescreen”
YA che mescola fantascienza e thriller tecnologico.
La storia non è il massimo dell’originalità, a causa anche di alcuni cliché da YA che ormai mi sono indigesti, ma per certi versi è anche passabile, tuttavia il libro, benché non lunghissimo, non è riuscito a coinvolgermi e un eccesso di informazioni non indispensabili mi ha reso alcune parti un po’ noiose.
My rating: 3/5

Elizabeth Strout, “My name is Lucy Barton”
Il fluire della storia è un tutt’uno con I pensieri e il sentire della protagonista, tanto che il lettore riesce, dopo poche pagine, a percepire il mondo di Lucy come se fosse il suo, a vedere con i suoi occhi e a scoprire le sue emozioni, il suo passato in modo incredibile.
La Strout si riconferma eccellente, capace di narrare una, o più vite, un mondo con poche pagine, difficilmente dimenticabili.
My rating: 4-4.5/5

Fiona Carnarvon, “Lady Almina and the Real Downton Abbey: The Lost Legacy of Highclere Castle”
Non fiction.
L’entusiasmo per Downton Abbey mi ha fregato, speravo di leggere un buon saggio, invece fa acqua da tutte le parti.
La componente storica è snocciolata enciclopedicamente, il ritratto dei luoghi non risalta con grande vividezza, le persone sono sbalzate più o meno discretamente, ma senza far risaltare davvero nulla, senza far emergere alcuna personalità.
Riflessioni storiche o sociali inesistenti.
My rating: 2.5/5

Nnedi Okorafor, “Binti”
Novella sf, molto celebrata e acclamata – come l’autrice, che però io digerisco male (mea culpa).
La storia non è male, ma non sopporto il sentimento di fondo che ho trovato anche il altri racconti di questa autrice, ovvero di ingiustizia razziale, conseguente rabbia/frustrazione. Detta così, si potrebbe sostenere che è un sentimento legittimo e giustificato in certi casi, ma non sopporto come lo porta avanti la Okorafor, con quel senso di sottesa superiorità incompresa e nell’auto ghettizzazione/reclusione di questi “diversi” (migliori degli altri).
Per questi aspetti voto 1, in generale 3/5 Continue reading “Ultime letture”