Steve Rasnic Tem, “UBO”

48619UBO di Steve Rasnic Tem è un romanzo di fantascienza che sconfina spesso nell’horror.

La storia è incentrata su gruppo di uomini intrappolati all’interno di una struttura di ricerca, che tuttavia non hanno precisa cognizione se siano sulla terra o su un altro pianeta in una galassia lontana, né chi siano gli scarafaggi giganti (di dimensioni umane – una delle cose più carine del libro!) che gestiscono la struttura e quale sia il motivo per cui li sottopongono a una sorta di programma di cambiamento della mente e della memoria, mandandoli indietro nel tempo nella coscienza di alcuni dei personaggi più vili della storia (reale e non, così abbiamo Stalin, Jack the Ripper, Falstaff, Hitler, ecc.).

Le premesse del romanzo sono di sicuro accattivanti, soprattutto la descrizione di UBO e tutta l’incertezza angosciante su cosa sia reale, allucinazione, memoria o impianto – aspetto che ricorda molto P.K. Dick.

Purtroppo la trama non è riuscita a prendermi e a interessarmi fino in fondo e ho trovato poco azzeccato mostrare volutamente scene crude per renderle un monito più efficace –  in realtà mi sono parse alquanto fini a se stesse. Continua a leggere “Steve Rasnic Tem, “UBO””

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Chloe Benjamin, “The Immortalists”

isbn9781472244987-detailThe Immortalists di Chloe Benjamin è uno dei romanzi più attesi del prossimo anno e in giro iniziano a spuntare le più entusiaste recensioni.

Io ho rimandato a scrivere due righe sul libro a lungo, perché in sostanza non mi ha detto molto.

La storia inizia nel 1969, Lower East Side di New York, quando si diffonde la voce dell’arrivo di una donna che pratica una magia particolare, una viaggiatrice psichica che sostiene di poter predire a chiunque il giorno della morte.
Quattro adolescenti, Varya, Daniel, Klara e Simon, particolarmente sensibili ed evoluti interiormente, decidono di incontrarla, tra mille reticenze e dubbi (conoscere quando si morirà quanto può influenzare la vita?).

La trama li segue nei successivi cinque decenni: Simon fugge sulla costa occidentale alla ricerca dell’amore nella San Francisco degli anni ’80, la sognatrice Klara diventa una maga a Las Vegas, ossessionata dal confine tra realtà e immaginazione, Daniel cerca la sicurezza e diviene medico, sperando di poter controllare il destino, infine Varya si lancia nella ricerca della longevità, testando il confine tra scienza e immortalità. Continua a leggere “Chloe Benjamin, “The Immortalists””

Cees Nooteboom, “Il canto dell’essere e dell’apparire”

022can_72pTutto l’esistente è un simbolo.

Un titolo che è un intento, dal gusto così filosofico e che si traduce in uno squisito testo – e gioco – metaletterario. Grande Cees Noteboom, che conosco grazie a questo libro, e me ne innamoro.

La storia si svolge su due piani: nel 1979 uno scrittore è alle prese con il suo libro e riflette da solo o discutendo con un altro scrittore di cosa significhi fare letteratura e scrivere. Dall’altra parte, siamo nella storia dello scrittore, appunto: nel 1879 in Bulgaria, con tre personaggi: il colonnello Ljuben Georgiev, eroe della guerra contro i Turchi, un medico e la sua bella moglie, l’enigmatica ed evanescente Laura Fičev.

Narrativamente, questo breve libro alterna capitoli ora dell’una, ora dell’altra parte, in una rotazione che finisce per far quasi dimenticare dove sia il confine tra cosa sia frutto dell’invenzione e cosa sia realtà.

Su questo senso di straniamento gioca Noteboom, ora con riflessioni filosofiche, ora con sottile sagacia, su cosa sia l’immaginario, quanto potere abbia uno scrittore sulla sua opera.

Continua a leggere “Cees Nooteboom, “Il canto dell’essere e dell’apparire””

Kiersten White, “Now I Rise (The Conqueror’s Saga, #2)”

now_i_riseNow I Rise di Kiersten White è uno dei sequel dell’anno che aspettavo.
Il romanzo precedente, Now I darken, primo della trilogia The Conqueror’s Saga, mi era piaciuto molto, originale e soprattutto con una protagonista strepitosa, che ho subito adorato.

Il primo libro lasciò Radu e Lada in posizioni in sospeso. Se il primo libro si è concentrato sulla costruzione della trama e dei personaggi, questo si dedica soprattutto all’azione.
Assistiamo a spionaggi e battaglie, e leggendo pagine scorrevoli e ben costruite, si assiste a un rafforzamento nella costruzione dei personaggi principali.

Anche in questo romanzo, il contesto è ricco e ben costruito, gli spunti storici credibili, pur trattandosi essenzialmente di un fantasy.

Il volume, e principalmente più della prima metà, è incentrato principalmente su Radu, che viene descritto con maggiore complessità che in precedenza.
Il giovane si mette molto più in discussione, così come vede con sguardo più critico e smaliziato ciò che lo circonda, benché sempre fedele a Mehmed. Continua a leggere “Kiersten White, “Now I Rise (The Conqueror’s Saga, #2)””

Robin Hobb, “Assassin’s Fate (The Fitz and The Fool Trilogy, #3)”

7b12d1f42d-9fbb-4232-b623-5c3bdd0c47ae7dimg400This is the end…

Già, con questo volume si appone davvero la parola fine alla variegata e composita saga degli Elderlings di Robin Hobb, una delle mie scrittrici fantasy preferite.

Amo la Hobb, come sa tratteggiare fondali, storie, atmosfere e soprattutto personaggi, tanto da creare mondi che spesso sono più veri e intensi di romanzi non fantastici.

Purtroppo per me questo libro è stata una grandissima delusione – e non tanto del finale, ma proprio a livello tecnico e narrativo.

La maggior parte della trama è composta da due viaggi estremamente lunghi: quello di Bee e quello di Fitz, del Matto e dei loro compagni. Entrambi convergono verso la medesima meta, tuttavia seguiranno sentieri differenti e travagliati per arrivarci.

I due viaggi sono un espediente per ripercorrere e annodare le fila di tutto il mondo della saga, scoprendone anche nuovi aspetti, rivelazioni, dando risposte e sollevando altre domande.

Purtroppo ho trovato questo accorgimento narrativo tanto interessante – e un po’ commovente, era una panoramica per dare l’addio a tutto e tutti – quanto macchinoso. Continua a leggere “Robin Hobb, “Assassin’s Fate (The Fitz and The Fool Trilogy, #3)””

Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi

La fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento. (Henri Cartier-Bresson)

La presentazione del libro Photo Generation di Michele Neri è stata un’occasione per riflettere sul ruolo e il significato della fotografia ai nostri giorni, epoca in cui chiunque con il proprio cellulare può immortalare attimi, scene, immagini di qualsiasi tipologia.

Uno dei primi punti toccati dal giornalista e fotografo è che il declino della fotografia tradizionale è coinciso proprio con il diffondersi degli smartphone dotati di fotocamera.
Questa non è affatto una critica all’evoluzione di uno strumento e di un mezzo di comunicazione, anzi, ma vuole sottolineare come si sia messo in mano a troppe persone, ignare di tecnica, creatività ed etica artistica, un mezzo estremamente potente, senza alcuna educazione.
Questo è stato sottolineato più volte nell’incontro: manca un’educazione alla fotografia, all’utilizzo dell’espressione artistica, volto a spiegare che uno scatto non è un gioco, ma un momento di riflessione, una verità da cogliere, un rapporto privilegiato che si instaura col soggetto.
Tale ignoranza si riflette anche nella mancanza di ricerca della verità: gli scatti sono modificabili facilmente, vengono a mancare didascalie e spiegazioni, si perde quindi sia il contesto in cui è carpita un’immagine, sia lo spirito critico con il quale guardarla.

Questo è un male che affligge tutto il diffondersi della comunicazione tramite web, come più volte ho sottolineato: invece di entusiasmarsi per avere una conoscenza sterminata a portata di mouse, si è perso il pensiero critico, la ricerca, vince la superficialità di credere tutto vero o tutto falso con la medesima leggerezza – e noncuranza, oltretutto. Continua a leggere “Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi”

Ultime letture

Daniel Abraham, “The Spider’s War (The Dagger and the Coin, #5)”
Uno dei romanzi che maggiormente attendevo, quale conclusion della saga.
Purtroppo è stata una parziale delusione.
L’altissimo livello dei precedenti viene solo parzialmente confermato, ma mi aspettavo molto di più.
La storia è troppo lineare e soprattutto scontata, senza grandi eventi, vera suspense o cambi di rotta – elementi che avrebbero reso il libro degno della saga.
La trama prosegue sui binari già tracciati, allungando la storia per diventare un libro intero.
Peccato.
My rating: 4/5

Susanna Calkins, “A Murder at Rosamund’s Gate (Lucy Campion Mysteries, #1)”
Giallo storico.
Interessante l’ambientazione londinese del secondo Seicento, un po’ diversa dal solito.
Lo sfondo storico non è solidissimo, se ne hanno solo alcuni squarci, avrei preferito un maggiore dettaglio.
Buona la trama e il mistero.
My rating: 3.5-4/5

Victoria Thompson, “Gaslight Mystery, #1-6”
Giallo storico, primi sei romanzi della serie.
Ambientati a New York verso fine Ottocento, ho trovato questi libri ben strutturati e scritti.
Buona caratterizzazione dei personaggi, in particolare dei protagonisti, dell’ambiente sociale e del contesto storico generale.
Buona la narrazione e come prosegue, molto accattivante nel complesso.
Pur rientrando nel genere dei cozy mystery, il contesto è pretesto per approfondire l’interiorità dei protagonisti, le relazioni tra loro, nonché tutto quanto vi gravita attorno – forse questo è quanto risulta più avvincente e meglio riuscito.
My rating: 4/5

Brian Staveley, “The Last Mortal Bond (Chronicle of the Unhewn Throne, #3)”
Altra uscita che attendevo, quale ultimo libro della trilogia scoperta e molto apprezzata lo scorso anno.
E altra mezza delusione!
A livello di stile, nulla da eccepire, Staveley si dimostra solido e sempre più maturo.
Purtroppo, ho trovato lacunose altre parti sostanziali, in primis la trama.
La storia, ormai al terzo e ultimo libro, dovrebbe focalizzarsi sui protagonisti e personaggi principali e arricchirsi, invece spesso è tirata di lungo e ripetitiva.
Così, persino alcuni personaggi risultano meno scolpiti e incisivi.
Adare, che ho odiato dalla prima pagina, qui è molto più fievole e annacquata.
Kaden, a parte ripetere sempre i suoi mantra, non progredisce.
Valyn è già più interesssante, così come Talal, Annick e Gwenna.
L’ultima parte del romanzo si fa più avvincente e si riscatta un po’, ma nel complesso mi aspettavo molto di più.
My rating: 3.5-4/5

Jacey Bedford, “Winterwood (Rowankind, #1)”
Premesse intriganti, una storia piratesca!
Invece, pur essendoci i pirati, man mano prende più spazio l’aspetto paranormal, l’immancabile romance… E via via un appiattimento generale sia dei personaggi che della storia (già rimossa per scarso interesse).
My rating: 2.5/5

Cat Winters, “The Steep & Thorny Way”
Retelling (molto rimanipolato) di Amleto, in salsa YA/ambientazione americana/storico.
Non mi è piaciuto molto, personaggi poco convincenti e coinvolgenti, storia un po’ trita e ritrita sui temi cari all’autrice.
Avevo apprezzato molto i suoi due primi romanzi, inseguito mi sembra aver perso incisività.
My rating: 2.5/5

Kim Newman, “Anno Dracula (Anno Dracula, #1)”
Dal lato della trama, il romanzo mi è piaciuto pur senza farmi impazzire, ma sul versante delle idee, della ricerca e dei riferimenti meta letterari è fantastico.
In parte è un retelling di Dracula, ma alla storia viene data una diversa direzione, soprattutto segue quanto sarebbe accaduto dopo la fine del romanzo di Stoker.
Tantissimi i riferimenti ad altri personaggi letterari dei romanzi gothic/horror di fine ‘700/’800, che vengono citati o fatti rivivere.
My rating: 3.5/5

Elizabeth von Arnim, “Mr Skeffington”
Altro bel romanzo della Von Arnim, ove analizza l’interiorità di una donna, che ha sempre vissuto nell’agio e attorniata da uomini e dalla società bene grazie anche alla sua straordinaria bellezza.
L’età, tuttavia, ha iniziato a cambiare le cose, e la donna deve affrontare se stessa, una nuova realtà e soprattutto i mostri che iniziano ad affliggerla (la solitudine, l’invecchiamento).
Grandissima autrice che riesce davvero ad analizzare l’umanità in modo eccezionale.
My rating: 3.5-4/5

C.S. Harris, “Why Mermaids Sing (Sebastian St. Cyr, #3)”
Questa serie (sempre gialli storici) si sta confermando davvero molto buona.
Buono stille, trama solida e coerente, interessante la componente mystery, ma soprattutto viene dato spazio ai personaggi e alla componente sociale, elementi che fanno la differenza in questo tipo di libri (che altrimenti sarebbero tutti uguali e davvero insulsi).
Molto interessante anche un colpo di scena davvero inatteso, una scelta coraggiosa che rende ancor più intrigante la serie.
My rating: 4/5

Bernard Cornwell, “Stonehenge”
Storico che romanza la costruzione del celeberrimo tempio/monumento.
Alcuni aspetti, quelli più realistici storicamente, sono interessanti, altri mi hanno lasciata perplessa (ad esempio avrei preferito maggior vicinanza alle fonti storiche per quanto riguarda la religione).
Nonostante la lunghezza, il libro si legge scorrevolmente e gradevolmente, tuttavia non sono riuscita ad empatizzare con nessuno dei personaggi, alcuni dei quali avrei preferito fossero sviscerati in modo più complesso.
My rating: 3.5/5