Matsuo Bashō, “Lo stretto sentiero del profondo Nord”

Ha inizio la poesia
del profondo Nord
canto di risaia.

978885843858higLo stretto sentiero del profondo Nord è un breve libro che raccoglie parte delle impressioni del viaggio che Bashō intraprese nel 1688, verso la fine della sua vita, in un territorio all’epoca quasi selvaggio, comunque pericoloso.

La bellezza e la storia dei luoghi forniscono grande ispirazione alla sua penna, così troviamo non solo prosa, ma anche bellissimi versi a intervallare i resoconti. Tuttavia, non sono solo le bellezze della natura che egli nota. Attraverso montagne, campi e templi in rovina, Bashō lamenta il passare del tempo e in una miscela di prosa e poesia, il poeta riesce a cogliere il carattere distintivo dei luoghi che attraversa, il vero spirito del luogo, ma accanto alla varietà anche ciò che è temporaneo e mutevole – temi a lui sempre cari.

L’autore ha una eccezionale capacità di rendere distintamente ogni luogo visitato, ad esempio le rovine del castello, gli alberi contorti, i villaggi sconosciuti e le famose isole di pini, lasciando sempre trasparire il suo stato d’animo e le sue riflessioni.

Le rovine della tenuta della famiglia Fujiwara, ad esempio, non sono solo un momento di mestizia, ma anche una riflessione sulla storia, altro tema importante nel libro, della transitorietà del tutto, compresi i sogni e le ambizioni di antichi guerrieri. Continua a leggere

Leo Perutz, “Di notte sotto il ponte di pietra”

cover_9788866328261__id1877_w480_t1478604272__1x“Nell’autunno dell’anno 1589, quando nel ghetto di Praga imperversava la grande moria di bambini, due miseri buffoni ingrigiti, che vivacchiavano divertendo gli ospiti ai matrimoni, se ne andavano per Belelesgasse, che da Nicolasplatz porta al cimitero ebraico. […]
Era immerso nella luce lunare, silenzioso e immobile come il misterioso fiume Sambation, le cui onde si fermano nel giorno del Signore. Le pietre bianche e grigie si appoggiavano l’una all’altra, come se non potessero portare da sole il peso degli anni. Gli alberi innalzavano i loro spogli rami verso le nuvole del cielo come in un lamento folle.”

Era da tanto che mi ripromettevo di leggere Leo Perutz e, complice aver visto un piccolo borgo con un suggestivo ponte di pietra, mi è sovvenuto il titolo di questo libro e ho capito che era il momento di conoscere il grande scrittore ceco.

Magia.
Fin dall’incipit sono rimasta incantata dalle parole, dalla vividezza di immagini e sensazioni, dal fantastico che si insinua nel reale con quotidianità e naturalezza. Continua a leggere

Robert Nathan, “Nina”

Nina, Nina… Chi è Nina, questa giovane fanciulla che con passo leggero, si aggira nella casa dello scrittore Edward Granville, e tra quel verde incontaminato e le scogliere ventose?

Il romanzo di Robert Nathan conta meno di 130 pagine ma è pura poesia, onirico, intenso, surreale… Mi ha “incantato” (… il termine non è casuale).

Michael Robb, giornalista e aspirante autore, si reca a Stonecliff a casa del noto e ormai anziano scrittore Edward Granville, per raccogliere appunti per scriverne un’autobiografia.
Nella grande casa sull’oceano, Michael trova, oltre allo scrittore, non la moglie, Virginia, ma una bellissima e strana ragazza, Nina.

Fin da subito il protagonista è incuriosito, affascinato da questa figura femminile, e inizia ogni tipo di elucubrazione su chi lei possa essere e sul rapporto che la leghi al padrone di casa.
Quale segreto nasconde la giovane? Continua a leggere

Silvia Moreno-Garcia, “Mexican Gothic”

È possibile, oggi, scrivere un romanzo gotico che sia accattivante senza scadere solo in banalità?

Ebbene, Silvia Moreno-Garcia, col suo Mexican Gothic, ha dato risposta a questa domanda in modo assolutamente positivo.

Nel romanzo ci imbattiamo infatti in tutti i classici elementi del genere – una famiglia che nasconde oscuri segreti, antenati violenti e misteriosi, la cugina malata, una casa tetra infestata da presenze… Ma nella storia c’è molto di più, a partire dall’inedita cornice, il Messico dei primi anni ’50, alla protagonista affatto originale.

Personaggio principale è Noemí Taboada, una giovane donna bella, facoltosa, estroversa e intraprendente, appassionata di antropologia tanto da voler studiare questa materia all’università. Continua a leggere

Herman Koch, “Villetta con piscina”

villetta20con20piscina2001Non c’è dubbio che Herman Koch prediliga i personaggi scomodi, ambigui, sgradevoli, e questo viene confermato nel suo romanzo Villetta con piscina.

Protagonista è il Dottor Marc Schlosser, un medico generico con un accogliente studio privato nei Paesi Bassi, che è alquanto lontano dall’immagine del medico di famiglia che abbiamo… Difatti è narcisista, sessista, misogino e ha un atteggiamento agghiacciante nei confronti del suo lavoro, poiché ha una vera e propria un’avversione per il corpo umano. Ai suoi pazienti dedica un tempo calcolato, il minore possibile, principalmente non li ascolta e li considera un gruppo di ipocondriaci.

Tuttavia, il suo lavoro procede bene e tra i suoi pazienti ci sono diversi personaggi di fama e successo. Tra questi, un giorno si presente un famoso attore, Ralph Meier, che cerca di stringere pure amicizia col dottore.
Questa conoscenza fa sì che alla fine il dottore e la sua famiglia siano ospiti dei Meier nella residenza estiva, una villetta con piscina. In questo luogo così apparentemente patinato e perfetto, si verificano una serie di eventi insidiosi. Per prima cosa Ralph mostra un insaziabile interesse per Caroline, la moglie di Marc, cosa da un lato non strana in quanto l’attore pare flirtare con tutte le donne, soprattutto quelle molto giovani. Marc, per non essere da meno, si scopre sempre più interessato alla moglie di Ralph, Judith. Pur disprezzandola da un lato, la desidera, e il riuscire ad avere una tresca con lei gli conferisce un sottile senso di rivalsa. Continua a leggere

Camilla Grudova, “Alfabeto di bambola”

Intrigata dalla sinossi e dalla copertina, mi sono immersa nella lettura di queste storie come si discende in un sogno surreale dalle tinte orrorifiche.

I lettori alla ricerca di personaggi amabili e atmosfere distese, meglio non si avvicinino ad Alfabeto di bambola di Camilla Grudova. Descritta come “l’erede di Angela Carter“, la Grudova propone tredici racconti nei quali costruisce con cura un mondo in cui la disperazione, la violenza e la rovina materiale governano le vite dei singoli personaggi. Qui, gli uomini portano a casa i cadaveri di nani e le donne ne infilano gli organi in salotto, i bambini inventano macchine che proiettano immagini ipnotizzanti sui muri e siedono davanti a loro per anni. Costumi, macchine da cucire e bambole prendono vita, grottescamente animati dalle paure e dalle ossessioni delle persone che li circondano. Questo universo weird, a tratti impassibile, dopo averci cullato con una apparente banalità, sprofonda in surrealismi disturbanti: una sorta di realismo magico distopico e cupo, un’immaginazione variegata ma coerente, un incubo monocromatico non senza tocchi ironici.

Non c’è un orizzonte consolante in queste storie. Sebbene non vengano fornite date o luoghi geografici (le storie si svolgono nel “quartiere” o “nella fabbrica” o, molto spesso, in case e appartamenti di città anonime), l’atmosfera richiama una Londra di recente industrializzazione, dickensiana. Continua a leggere

Willy Vlautin, “Io sarò qualcuno”

Hector Hidalgo è un giovane pugile messicano che vuole diventare un professionista stimato e riconosciuto. Soltanto che “Hector Hidalgo” non esiste: in realtà è il personaggio che interpreta Horace Hopper, nato da padre nativo americano e madre irlandese, che cerca disperatamente di sfuggire al suo soffocante senso di fallimento. Ma reinventarsi può implicare lasciare indietro le persone che ti hanno accompagnato per la vita, intraprendere da soli una strada, ed ecco che si rivela come questo romanzo dell’autore e musicista statunitense Willy Vlautin sia alla fin fine una meditazione sulla solitudine.

Horace vive in Nevada nel ranch di Mr. Reese, che lo accolse quando era adolescente. Mr. Reese vorrebbe che Horace rilevasse il ranch, ma il nostro protagonista non si sente degno di tanta fiducia, ancora alle prese con il trauma dell’abbandono da parte della madre, che lo portano a sentirsi sempre solo, diverso e perduto.
Nel protagonista, infatti, nonostante le cure amorevoli che ha ricevuto da un certo periodo in poi, si è creato un vuoto, da cui gli eventi infelici gli risucchiano la vita, la capacità di prendersi davvero cura di se stesso e degli altri. E questo suo mondo interiore, tormentato e auto alimentato di infelicità, votato inconsciamente all’autodistruzione, è così chiuso verso l’esterno, che nemmeno al lettore viene dato pieno accesso. Continua a leggere