Lily Brooks-Dalton, “Good Morning, Midnight”

1493334La copertina di Good Morning, Midnight, romanzo di esordio di Lily Brooks-Dalton, mi ha colpito perché somiglia molto a quella di Station Eleven di St. John Mandel (un caso?), e sotto certi punti di vista le due storie hanno qualcosa in comune: entrambi sono storie post apocalittiche che però si concentrano sull’interiorità delle persone, piuttosto che sullo scenario.

La trama segue da una parte Augustine (Augie), uno scienziato di 78 anni recluso in un osservatorio in cima all’arcipelago artico, dall’altra Sullivan (Sully), astronauta impegnata in una lunga ed estenuante missione spaziale verso Giove.
Entrambi motivati dalla loro profonda curiosità verso il mondo naturale e profondamente amanti della scienza, sia Sully che Augie hanno lasciato le loro famiglie e hanno dedicato la loro vita alla ricerca nei luoghi più desolati e remoti, rinunciando a tutto il resto.

Sullo sfondo rimane imprecisata, mai descritta o dettagliata, l’apocalisse che ha colpito la Terra: un’emergenza, forse dovuta a una guerra oppure a un cataclisma, ha interrotto ogni contatto con gli altri esseri umani, sempre presupposto che qualcuno sia sopravvissuto. Continue reading “Lily Brooks-Dalton, “Good Morning, Midnight””

Sara Taylor, “Tutto il nostro sangue”

00004Opera di debutto di Sara Taylor, Tutto il nostro sangue si compone di tredici capitoli, corrispondenti ad altrettante storie che coprono circa 300 anni di storia, il cui legame è l’albero genealogico che si trova in apertura del libro e raggruppa il lignaggio di due linee familiari distanti tra loro, ma tutte vissute nello stesso luogo – un tratto remoto della costa orientale della Virginia e il suo piccolo arcipelago circostante, noto per il paesaggio, affascinante quanto impervio e i cavalli selvaggi.

Così vibrante, intenso, anche sottilmente inquietante nella sua primordialità è questo luogo quanto la prosa della Taylor, che sembra sfruttare la durezza del paesaggio, contraddistinto da quello scontro imperterrito e continuo tra oceano e costa, per esplorare altri terreni, quelli interiori, e spesso lesi, dei personaggi che vi abitano.

Le storie, alcune più approfondite, altre più veloci, non si trovano in ordine, ma l’inizio, cronologicamente, risale al 1876 e a Medora, una giovane di etnia mista, figlia illegittima che cerca di fuggire dalla sua quotidianità di abusi e violenza.
All’estremo opposto, si arriva al 2143, in uno scenario post apocalittico dopo una terribile epidemia, ove troviamo Simian, metà uomo e metà mutante, storpio, che scopre Jillet, figlia del custode dell’isola. Continue reading “Sara Taylor, “Tutto il nostro sangue””

Kiersten White, “Now I Rise (The Conqueror’s Saga, #2)”

now_i_riseNow I Rise di Kiersten White è uno dei sequel dell’anno che aspettavo.
Il romanzo precedente, Now I darken, primo della trilogia The Conqueror’s Saga, mi era piaciuto molto, originale e soprattutto con una protagonista strepitosa, che ho subito adorato.

Il primo libro lasciò Radu e Lada in posizioni in sospeso. Se il primo libro si è concentrato sulla costruzione della trama e dei personaggi, questo si dedica soprattutto all’azione.
Assistiamo a spionaggi e battaglie, e leggendo pagine scorrevoli e ben costruite, si assiste a un rafforzamento nella costruzione dei personaggi principali.

Anche in questo romanzo, il contesto è ricco e ben costruito, gli spunti storici credibili, pur trattandosi essenzialmente di un fantasy.

Il volume, e principalmente più della prima metà, è incentrato principalmente su Radu, che viene descritto con maggiore complessità che in precedenza.
Il giovane si mette molto più in discussione, così come vede con sguardo più critico e smaliziato ciò che lo circonda, benché sempre fedele a Mehmed. Continue reading “Kiersten White, “Now I Rise (The Conqueror’s Saga, #2)””

Uscita la silloge di poesie di Guido Antonelli

È appena uscita la silloge delle poesie di Guido Antonelli, scomparso di recente, per i tipi di Kipple Officina Libraria.

La descrizione:

uppercover-1Dallo studio pittorico di Guido Antonelli abbiamo recuperato otto libri di poesia. Nessuno di questi volumi, le cui copie sono ora custodite dal Comune di Bellusco, riporta una data specifica di pubblicazione, ciò rende pressoché impossibile una dettagliata analisi filologica e cronologica dei suoi testi. Solo alcuni volumi presentano una nota temporale o biografica che ci consente di collocarli in un momento preciso della vita dell’Autore. Ma cosa direbbe l’autore di sé, delle sue opere? Forse questo:

“Ho capito che se volevo evocare il mistero della poesia dovevo andare oltre il significato, il senso comune, quello della nostra annichilente quotidianità. Volevo, e lo voglio ancora, il trionfo assoluto, incontrastato del suono. Scelgo le parole non per il loro significato, ma per quel loro figurare che accostato l’un con l’altro crea una catena di senso necessaria. Le parole per me sono semplicemente suono e io le accosto fra loro non certo liberamente, non certo casualmente ma… musicalmente!”

Ho avuto la fortuna di incontrare Guido Antonelli una volta, anni fa, e ne serbo un ricordo vivido, quello di un uomo attento, silenzioso, il cui sguardo era quello di una persona estremamente ricca interiormente, dalla mente curiosa, fine, eclettica.
Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questa raccolta, che più che mai dimostra vere le seguenti parole:

Chi giace nella tomba di un poeta? In ogni caso non il poeta, questo è sicuro. […] La maggior parte dei morti tace. Non dice più niente. Ha – letteralmente – già detto tutto. Per i poeti non è così. I poeti continuano a parlare.
(Cees Nooteboom, Tumbas. Tombe di poeti e pensatori)

Il libro si può acquistare sul sito di Kipple oppure su Amazon.

Imperdibile.

Robin Hobb, “Assassin’s Fate (The Fitz and The Fool Trilogy, #3)”

7b12d1f42d-9fbb-4232-b623-5c3bdd0c47ae7dimg400This is the end…

Già, con questo volume si appone davvero la parola fine alla variegata e composita saga degli Elderlings di Robin Hobb, una delle mie scrittrici fantasy preferite.

Amo la Hobb, come sa tratteggiare fondali, storie, atmosfere e soprattutto personaggi, tanto da creare mondi che spesso sono più veri e intensi di romanzi non fantastici.

Purtroppo per me questo libro è stata una grandissima delusione – e non tanto del finale, ma proprio a livello tecnico e narrativo.

La maggior parte della trama è composta da due viaggi estremamente lunghi: quello di Bee e quello di Fitz, del Matto e dei loro compagni. Entrambi convergono verso la medesima meta, tuttavia seguiranno sentieri differenti e travagliati per arrivarci.

I due viaggi sono un espediente per ripercorrere e annodare le fila di tutto il mondo della saga, scoprendone anche nuovi aspetti, rivelazioni, dando risposte e sollevando altre domande.

Purtroppo ho trovato questo accorgimento narrativo tanto interessante – e un po’ commovente, era una panoramica per dare l’addio a tutto e tutti – quanto macchinoso. Continue reading “Robin Hobb, “Assassin’s Fate (The Fitz and The Fool Trilogy, #3)””

Paul Beatty, “Slumberland”

La mia paga consisteva in quaranta marchi e una bustina di merdosa cocaina da discoteca avanzata dagli anni Settanta. Tirai in bagno, quasi aspettandomi di vedere Ziggy Stardust uscire da un gabinetto, strofinandosi le gengive con la polverina e lamentandosi con chiunque lo ascoltasse che la coca era più tagliata dei diritti civili di Sacco e Vanzetti.

slumberland-lightAnno 1989.
Ferguson W. Sowell, meglio conosciuto come DJ Darky, è un noto dj di Los Angeles, è dotato di un’eccezionale memoria fonografica e ha inventato il battito perfetto.
O quasi perfetto: gli manca ancora qualcosa, e per questo si trasferisce a Berlino per scovare Charles Stone, in arte Schwa, sassofonista dell’avanguardia jazz avvolto da un’aura mitica, con il quale vuole suonare il suo beat.

Raggiunta Berlino, Sowell si troverà di fronte una città inattesa, immensa e pullulante di vita. Ne rimane sorpreso, ma anche affascinato, perché sente di essere nel posto giusto per cogliere un nuovo battito, farlo proprio e creare una nuova musica, assoluta, unica.
La sua prima meta è lo Slumberland, bar e locale ove si fa musica e DJ Darky si fa assumere come jukebox sommelier.

Inizia così la sua avventura di uomo americano e di colore tra locali, vie, musica, ma anche tanti momenti al limite tra il realistico e il surreale, come il ritrovamento di strane videocassette, le relazioni con le donne bianche, la scoperta di nuovi gusti musicali e non da ultima la caduta del muro.
Questo è un momento cruciale e viene vissuto nel libro come un irrevocabile passaggio storico, sociale, ma anche individuale, sempre legato alla musica, che man mano sta cambiando. Continue reading “Paul Beatty, “Slumberland””

Delphine De Vigan, “Giorni senza fame”

9788804645955_0_0_1602_80È complesso parlare di un romanzo il cui argomento principale coinvolge da vicino, tocca personalmente.

Giorni senza fame è il primo romanzo di Delphine De Vigan, allora pubblicato sotto pseudonimo, ed è un racconto biografico della sua anoressia, in particolare dei tre mesi di ricovero ospedaliero a cui si affidò per cercare di iniziare a guarire.

Il libro è breve, essenziale.
Forse a molti può sembrare addirittura un po’ asciutto, banale (che vocaboli dolorosi, in questo contesto!): non vi sono massime assolute, indottrinamenti, né scene costruite per far ridondare emozioni artefatte.

C’è Laure e il suo corpo. Il suo corpo che diviene un nemico, da mettere a tacere, da sfinire fino allo stremo. Da ridurre al minimo, no, meno, da far scomparire. Così forse scomparirà anche lei e qualcuno noterà che non c’è più. Oppure non interesserà a nessuno che lei esista o meno.

Quando Laure arriva al punto di non ritorno, qualcosa scatta in lei. Un campanello d’allarme?
Chiamatela resilienza, biologico attaccamento alla vita, ma si rende conto che deve cambiare o rischia di morire davvero.

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