Viola Carr, The Diabolical Miss Hyde (Electric Empire, #1)

misshydecoverCi sono dei libri che si possono assaporare solo al momento giusto, ad esempio quando si ha voglia di qualcosa di assolutamente spensierato, leggero e… con un tocco trash.
Eccovi dunque servito The Diabolical Miss Hyde di Viola Carr, primo romanzo della serie Electric Empire.

In una versione alternativa della Londra vittoriana, decisamente steampunk e con pennellate paranormal, alcune donne vengono brutalmente assassinate e smembrate. Eliza Jekyll è determinata a scoprire chi c’è dietro i crimini e, oltre a cercare di risolvere gli omicidi, deve gestire l’arrivo di un nuovo ispettore, Lafayette della Royal Society, che ha il potere di arrestarla al minimo accenno di uso di qualcosa di diverso dalla scienza “normale” – questo perché magia e la stregoneria sono rigorosamente fuorilegge.
Eliza, però, serba un segreto molto più pericoloso: è difatti la figlia del dottor Henry Jekyll – l’uomo che ha realizzato un elisir che lo sdoppia tra due personalità differenti. Ed Eliza ha lo stesso problema, ovvero deve aver a che fare con la presenza del suo alter ego, Lizzie Hyde, benché con l’aiuto di un rimedio sia riuscita a tenerla a bada… Almeno fino ad ora. Proprio in concomitanza con l’inizio delle indagini, infatti, Lizzie è tornata ad essere una presenza ingombrante e persino pericolosa, tanto che la stessa Eliza teme possa essere coinvolta nei crimini che investiga. Continua a leggere “Viola Carr, The Diabolical Miss Hyde (Electric Empire, #1)”

Cherie Priest, “The Family Plot”

25543181The Family Plot, ultimo romanzo di Cherie Priest, è classificabile come una sorta di southern gothic-horror.

Al centro della trama c’è Dahlia Dutton, messa a capo del recupero di una vecchia casa nel Tennessee, venduta dalla misteriosa Augusta Withrow, che fin da subito sembra non raccontare tutta la verità sulla magione e i terreni che la circondano.
Attorno a Dahlia ruotano gli altri componenti della famiglia, come il padre, cugino Bobby, il figlio Gabe e anche collaboratore Brad.

Fin dalla prima visita alla casa, tutti sembrano pensare che ci sia qualcosa di strano; difatti strani eventi iniziano a verificarsi subito dopo che tutti arrivano. Dahlia è la prima coinvolta, percependo qualcosa di irresistibile e tremendo ed essendo la prima a sperimentare esperienze spettrali terrificanti.

Da questo momento la casa stessa diventa una dei protagonisti della vicenda, misteriosamente avvolta nel suo passato, dalle persone che vi abitarono prima e dalle tragedie ivi accadute, così come le emozioni che hanno fatto sì che i fantasmi vi fossero ancorati. Queste emozioni – dolore, risentimento, rammarico – sono palpabili.

Tutti i personaggi sono ben descritti e sviluppati psicologicamente, in primis Dahlia, la sua fragilità emotività, come gestisce i suoi problemi e la sua morale di fronte a decisioni difficili. Lei è un personaggio affascinante, complesso. Continua a leggere “Cherie Priest, “The Family Plot””

M.D. Elster, “Four Kings”

fourkingscoverDi questo romanzo di M.D. Elster mi ha colpito subito la copertina, innegabilmente è particolare, fa presagire una storia paranormal insolita e accattivante.

La storia è ambientata nel 1945.
A New Orleans, dopo un terribile uragano che ha devastato la città, Anaïs Reynard, quattordicenne, si risveglia in un manicomio in completa amnesia. Il Dr. Waters, direttore prestigioso dell’ospedale, promette di aiutare Anaïs a recuperare i suoi ricordi, non solo perché ritorni ad essere come prima, ma Anaïs è l’unica testimone di un crimine terribile. Nella notte del ciclone, infatti, al suo patrigno e unico “parente” in vita è stato sparato. Un giovane uomo di colore è stato arrestato per il crimine e Anaïs si ritrova sotto la pressione del procuratore distrettuale per testimoniare. Anaïs vorrebbe aiutare, ma è in preda a dubbi e angosce, a causa dell’amnesia e per il fatto di essere in qualche modo convinta che l’uomo accusato sia in realtà innocente.
Una notte, riceve un’inquietante, surreale visita da un uomo con la testa di una volpe che le affida una chiave che apre una porta segreta nella terra dei Quattro Re. Anaïs, pur spaventata, segue questa creatura e arriva in un mondo magico e inquietante, popolato da creature metà umane e metà animali.
Per riacquistare la memoria e risolvere tanti nuovi enigmi, Anaïs dovrà passare presso le corti dei Quattro Re (Corvo, Leone, Serpente, Unicorno) e testare il suo coraggio.

I primi capitoli del romanzo sono affascinanti, la resa atmosferica del sanatorio/manicomio è perfetta e l’apparire della strana creatura introdotta con naturalezza pur in tutta la sua stranezza.
Altra cosa che ho apprezzato è tutta l’immaginativa impiegata in queste figure metà uomini e metà animali, nonché le immagini inserite nel libro. Continua a leggere “M.D. Elster, “Four Kings””

Justin Cronin, “The City of Mirrors (The Passage, #3)”

mirrors-300-450Dopo anni di attesa, Justin Cronin conclude la sua trilogia The Passage con l’ultimo romanzo, The City Of Mirrors.

Quando uscì il primo, The Passage, molti pensavano all’ennesima vampire fiction, invece il libro si dimostrò notevole sia per l’aspetto scientifico con il quale veniva trattato il tema (vampirismo come virus che attacca l’ipotalamo e molti elementi para-scientifici che volevano distaccarsi dalla figura del vampiro mitico), sia per lo stile e i richiami biblici relativi all’imminente apocalisse e i Dodicivampiri”, gli “originali”, i “primi”. Inoltre, la descrizione dei protagonisti, delle loro relazioni e sentimenti, non poteva lasciare indifferenti, era di una forza straordinaria.
Il secondo libro, The Twelve, nonostante le premesse, si rilevò alquanto debole, anche perché l’intento scientifico sembrava essersi dissolto e i “vampiri” spesso scivolavano in cliché già visti.
Pertanto, le domande su come sarebbe stato quest’ultimo erano parecchie.

Per prima cosa, il romanzo non conclude la vicenda principale (già terminata nel secondo), ma si concentra su alcuni personaggi principali della saga prima e dopo l’avvento del virus.

The City Of Mirrors è l’erede di entrambi i suoi predecessori, nel bene e nel male.
È palese che Cronin fin dal principio aveva grandi progetti per la sua storia, ma sembra che l’entusiasmo si sia via via affievolito, lasciando il posto talora a stanchezza, macchinosità, a pagine sorrette più da una buona tecnica che da contenuti convincenti.

La sua visione apocalittica perde forza, riesce a colpire meno, quindi in questo libro l’autore non ha potuto fa altro che spezzettare tracce della storia e riproporle sotto i diversi punti di vista di vari personaggi principali, in una trama dai fili disparati che in alcuni parti tendono a impantanarsi.

Cronin è uno scrittore straordinariamente abile ed evoca i personaggi riuscendo a coinvolgere subito il lettore, a renderglieli di nuovo subito familiari. Lo spezzettamento tra diversi POV, tuttavia, fa sì che questa empatia di infranga troppo in fretta.
Il lettore continua tra le pagine, che nonostante la mole scorrono discretamente, ma non trova in ultima analisi quelle risposte disseminate fin dall’inizio della trilogia.

Credo che The City Of Mirrors sia una buona storia e una conclusione abbastanza soddisfacente per la serie, ma alcuni difetti sono innegabili e la rendono non pienamente promossa.

Come già accennato, il ritmo è troppo discostante: la trama, inoltre, non ha davvero iniziare fino quasi a metà, punto in cui, difatti, ho sospeso la lettura per un po’.
Cronin si dilunga troppo ad impostare le scene, reintrodurre ogni personaggio, protraendo la descrizione della loro vita in troppe minuzie che alla fin fine non erano un vero valore aggiunto alla storia né emotivamente.
Si pensi che quasi un quarto del libro è narrato in prima persona da Zero, il vettore originale del virus: se da un lato è molto interessante entrare nella sua mente, vedere dal suo punto di vista, ad un certo punto tutti i dettagli della sua storia sono sovrabbondanti.

Quando la trama inizia a muoversi verso l’invasione virale, il libro diventa molto più piacevole. Troviamo maggiore dinamismo, si riescono a seguire meglio le emozioni e la psicologia dei personaggi.

Ero particolarmente interessata nel finale, che trovato ambivalente.
Da un lato ho sentito la mancanza di maggiori spiegazioni (su Amy, la mancanza di Wolgast, ad esempio), così come alcune svolte dei personaggi che sul lato della credibilità presentano di certo delle lacune.
Dall’altro, tecnicamente è un finale ben fatto, di per sé più che discreto.

The City Of Mirrors, pur non essendo affatto male, risente della fatica dell’autore nel portare a termine un progetto che forse non trovava più entusiasmante come all’inizio, oppure era oltre le sue stesse forze.
Riscrivendo e condensando l’intera trilogia in un paio di libri, probabilmente ne sarebbe uscita un’opera molto più riuscita e accattivante.

My rating: 3.5/5

Justin Cronin
The City of Mirrors (The Passage, #3)
Ed. Orion Publishin Group

*Ringrazio l’editore e Netgalley per avermi dato una copia dell’opera necessaria alla stesura di questa recensione*

Ultime letture

Daniel Abraham, “The Spider’s War (The Dagger and the Coin, #5)”
Uno dei romanzi che maggiormente attendevo, quale conclusion della saga.
Purtroppo è stata una parziale delusione.
L’altissimo livello dei precedenti viene solo parzialmente confermato, ma mi aspettavo molto di più.
La storia è troppo lineare e soprattutto scontata, senza grandi eventi, vera suspense o cambi di rotta – elementi che avrebbero reso il libro degno della saga.
La trama prosegue sui binari già tracciati, allungando la storia per diventare un libro intero.
Peccato.
My rating: 4/5

Susanna Calkins, “A Murder at Rosamund’s Gate (Lucy Campion Mysteries, #1)”
Giallo storico.
Interessante l’ambientazione londinese del secondo Seicento, un po’ diversa dal solito.
Lo sfondo storico non è solidissimo, se ne hanno solo alcuni squarci, avrei preferito un maggiore dettaglio.
Buona la trama e il mistero.
My rating: 3.5-4/5

Victoria Thompson, “Gaslight Mystery, #1-6”
Giallo storico, primi sei romanzi della serie.
Ambientati a New York verso fine Ottocento, ho trovato questi libri ben strutturati e scritti.
Buona caratterizzazione dei personaggi, in particolare dei protagonisti, dell’ambiente sociale e del contesto storico generale.
Buona la narrazione e come prosegue, molto accattivante nel complesso.
Pur rientrando nel genere dei cozy mystery, il contesto è pretesto per approfondire l’interiorità dei protagonisti, le relazioni tra loro, nonché tutto quanto vi gravita attorno – forse questo è quanto risulta più avvincente e meglio riuscito.
My rating: 4/5

Brian Staveley, “The Last Mortal Bond (Chronicle of the Unhewn Throne, #3)”
Altra uscita che attendevo, quale ultimo libro della trilogia scoperta e molto apprezzata lo scorso anno.
E altra mezza delusione!
A livello di stile, nulla da eccepire, Staveley si dimostra solido e sempre più maturo.
Purtroppo, ho trovato lacunose altre parti sostanziali, in primis la trama.
La storia, ormai al terzo e ultimo libro, dovrebbe focalizzarsi sui protagonisti e personaggi principali e arricchirsi, invece spesso è tirata di lungo e ripetitiva.
Così, persino alcuni personaggi risultano meno scolpiti e incisivi.
Adare, che ho odiato dalla prima pagina, qui è molto più fievole e annacquata.
Kaden, a parte ripetere sempre i suoi mantra, non progredisce.
Valyn è già più interesssante, così come Talal, Annick e Gwenna.
L’ultima parte del romanzo si fa più avvincente e si riscatta un po’, ma nel complesso mi aspettavo molto di più.
My rating: 3.5-4/5

Jacey Bedford, “Winterwood (Rowankind, #1)”
Premesse intriganti, una storia piratesca!
Invece, pur essendoci i pirati, man mano prende più spazio l’aspetto paranormal, l’immancabile romance… E via via un appiattimento generale sia dei personaggi che della storia (già rimossa per scarso interesse).
My rating: 2.5/5

Cat Winters, “The Steep & Thorny Way”
Retelling (molto rimanipolato) di Amleto, in salsa YA/ambientazione americana/storico.
Non mi è piaciuto molto, personaggi poco convincenti e coinvolgenti, storia un po’ trita e ritrita sui temi cari all’autrice.
Avevo apprezzato molto i suoi due primi romanzi, inseguito mi sembra aver perso incisività.
My rating: 2.5/5

Kim Newman, “Anno Dracula (Anno Dracula, #1)”
Dal lato della trama, il romanzo mi è piaciuto pur senza farmi impazzire, ma sul versante delle idee, della ricerca e dei riferimenti meta letterari è fantastico.
In parte è un retelling di Dracula, ma alla storia viene data una diversa direzione, soprattutto segue quanto sarebbe accaduto dopo la fine del romanzo di Stoker.
Tantissimi i riferimenti ad altri personaggi letterari dei romanzi gothic/horror di fine ‘700/’800, che vengono citati o fatti rivivere.
My rating: 3.5/5

Elizabeth von Arnim, “Mr Skeffington”
Altro bel romanzo della Von Arnim, ove analizza l’interiorità di una donna, che ha sempre vissuto nell’agio e attorniata da uomini e dalla società bene grazie anche alla sua straordinaria bellezza.
L’età, tuttavia, ha iniziato a cambiare le cose, e la donna deve affrontare se stessa, una nuova realtà e soprattutto i mostri che iniziano ad affliggerla (la solitudine, l’invecchiamento).
Grandissima autrice che riesce davvero ad analizzare l’umanità in modo eccezionale.
My rating: 3.5-4/5

C.S. Harris, “Why Mermaids Sing (Sebastian St. Cyr, #3)”
Questa serie (sempre gialli storici) si sta confermando davvero molto buona.
Buono stille, trama solida e coerente, interessante la componente mystery, ma soprattutto viene dato spazio ai personaggi e alla componente sociale, elementi che fanno la differenza in questo tipo di libri (che altrimenti sarebbero tutti uguali e davvero insulsi).
Molto interessante anche un colpo di scena davvero inatteso, una scelta coraggiosa che rende ancor più intrigante la serie.
My rating: 4/5

Bernard Cornwell, “Stonehenge”
Storico che romanza la costruzione del celeberrimo tempio/monumento.
Alcuni aspetti, quelli più realistici storicamente, sono interessanti, altri mi hanno lasciata perplessa (ad esempio avrei preferito maggior vicinanza alle fonti storiche per quanto riguarda la religione).
Nonostante la lunghezza, il libro si legge scorrevolmente e gradevolmente, tuttavia non sono riuscita ad empatizzare con nessuno dei personaggi, alcuni dei quali avrei preferito fossero sviscerati in modo più complesso.
My rating: 3.5/5

Tyrolin Puxty, “Broken Dolls (Broken Dolls, #1)”

cover-683x1024Che bello quando si riceve una arc e si scopre un romanzo altrettanto piacevole!

Broken Dolls di Tyrolin Puxty è uno YA che mescola spunti sf e distopici, non senza alcune scene che definirei più “inquietanti” che decisamente “horror”.

La protagonista è Ella, una bambola molto particolare, poiché in grado di muoversi e parlare autonomamente, benché incapace di provare vere emozioni e sensazioni.
Ella è una creazione del professore con il quale vive, uno scienziato le cui creazioni sono appunto queste particolari bambole, molto simili a delle IA, che non ricordano nulla della loro vita precedente, se non quanto ha detto loro il Professore stesso, ovvero che prima di arrivare da lui erano “rotte” (broken).

Il mondo di Ella inizia a venire sconvolto quando una nuova bambola, Lisa, il cui carattere è alquanto impertinente, ma soprattutto, dopo essere stata attivata, ha ancora dei flashback del suo passato e vuole ad ogni costo visitare il laboratorio del Professore per sapere la verità sulle “bambole rotte”.

Proseguire a delineare la trama vorrebbe dire svelare alcuni particolari inattesi che lascio ai lettori – basti dire che il climax è tutto in salita e ci saranno molte rivelazioni e prima del finale. Continua a leggere “Tyrolin Puxty, “Broken Dolls (Broken Dolls, #1)””

2015: My Year in Books

keep-calm-and-read-a-book-books-quotesI bilanci libreschi di fine anno mi tornano utili non solo per analizzare il trend delle mie letture, ma anche per uno sguardo su autori o libri che mi hanno sorpreso o deluso, che continuerò a seguire o sui quali ho messo una croce sopra.

Parto dalle statistiche di GoodReads, mio fido social libresco.

Testi letti – statistiche

Per prima cosa, GR tiene conto del numero di testi letti, che siano libri, racconti stand alone di varia lunghezza, fumetti, ecc.

Rispetto allo scorso anno, ho letto circa il 20% di testi in meno.
In effetti, per motivi vari, sono riuscita a dedicare meno tempo alle lettura, benché, avendone riservato ancor meno a film e serie tv, il deficit si è contenuto.
C’è da considerare che quest’anno, generalmente, ho letto molti meno racconti (short story, novelle, ecc.) e fumetti, più romanzi e spesso di un cospicuo numero di pagine.
Infatti, osservando il numero totale di pagine lette rispetto allo scorso anno sono circa il 10% in meno.

A livello linguistico, ho letto prevalentemente in inglese.

Come formato, quasi tutto digitale, rari i libri cartacei. Continua a leggere “2015: My Year in Books”