Lily Brooks-Dalton, “Good Morning, Midnight”

1493334La copertina di Good Morning, Midnight, romanzo di esordio di Lily Brooks-Dalton, mi ha colpito perché somiglia molto a quella di Station Eleven di St. John Mandel (un caso?), e sotto certi punti di vista le due storie hanno qualcosa in comune: entrambi sono storie post apocalittiche che però si concentrano sull’interiorità delle persone, piuttosto che sullo scenario.

La trama segue da una parte Augustine (Augie), uno scienziato di 78 anni recluso in un osservatorio in cima all’arcipelago artico, dall’altra Sullivan (Sully), astronauta impegnata in una lunga ed estenuante missione spaziale verso Giove.
Entrambi motivati dalla loro profonda curiosità verso il mondo naturale e profondamente amanti della scienza, sia Sully che Augie hanno lasciato le loro famiglie e hanno dedicato la loro vita alla ricerca nei luoghi più desolati e remoti, rinunciando a tutto il resto.

Sullo sfondo rimane imprecisata, mai descritta o dettagliata, l’apocalisse che ha colpito la Terra: un’emergenza, forse dovuta a una guerra oppure a un cataclisma, ha interrotto ogni contatto con gli altri esseri umani, sempre presupposto che qualcuno sia sopravvissuto. Continue reading “Lily Brooks-Dalton, “Good Morning, Midnight””

Brian Panowich, “Bull Mountain”

bullmountain_coverLa famiglia Burroughs e Bull Mountain: un legame indissolubile di sangue.

Una trama accattivante, dal sapore classico ma affatto originale che combina saga familiare, misteri che si infittiscono, criminalità, un affascinante scenario nella Georgia del Nord: è il debutto dirompente e inatteso di Brian Panowich, che con il suo Bull Mountain ha attirato l’attenzione del mercato editoriale americano e non solo.

Tutto ha inizio nel 1949, quando i due fratelli Burroughs, Riley e Cooper, hanno idee ben diverse su come far fruttare la loro terra, Bull Mountain. Il diverbio si risolve rapidamente e Riley Burroughs ha la peggio, con conseguenze che coinvolgono sia Cooper che suo figlio, Gareth.

Il focus temporale si sposta quindi nel 2015, allorché presso Bull Mountain vivono due fratelli Burroughs, tutto ciò che è sopravvissuto dell’eredità di Gareth: dopo che Buckley è stato ucciso, Halford porta avanti l’impresa di famiglia, concentrandosi in particolare nel commercio di armi, mentre il fratello minore, Clayton, ha scelto una strada diversa ed è diventato sceriffo di Waymore Valley.
Tra i due fratelli non scorre buon sangue, uno impegnato a far rispettare la legge, l’altro che si sente tradito dal fratello. Continue reading “Brian Panowich, “Bull Mountain””

Paul Beatty, “Slumberland”

La mia paga consisteva in quaranta marchi e una bustina di merdosa cocaina da discoteca avanzata dagli anni Settanta. Tirai in bagno, quasi aspettandomi di vedere Ziggy Stardust uscire da un gabinetto, strofinandosi le gengive con la polverina e lamentandosi con chiunque lo ascoltasse che la coca era più tagliata dei diritti civili di Sacco e Vanzetti.

slumberland-lightAnno 1989.
Ferguson W. Sowell, meglio conosciuto come DJ Darky, è un noto dj di Los Angeles, è dotato di un’eccezionale memoria fonografica e ha inventato il battito perfetto.
O quasi perfetto: gli manca ancora qualcosa, e per questo si trasferisce a Berlino per scovare Charles Stone, in arte Schwa, sassofonista dell’avanguardia jazz avvolto da un’aura mitica, con il quale vuole suonare il suo beat.

Raggiunta Berlino, Sowell si troverà di fronte una città inattesa, immensa e pullulante di vita. Ne rimane sorpreso, ma anche affascinato, perché sente di essere nel posto giusto per cogliere un nuovo battito, farlo proprio e creare una nuova musica, assoluta, unica.
La sua prima meta è lo Slumberland, bar e locale ove si fa musica e DJ Darky si fa assumere come jukebox sommelier.

Inizia così la sua avventura di uomo americano e di colore tra locali, vie, musica, ma anche tanti momenti al limite tra il realistico e il surreale, come il ritrovamento di strane videocassette, le relazioni con le donne bianche, la scoperta di nuovi gusti musicali e non da ultima la caduta del muro.
Questo è un momento cruciale e viene vissuto nel libro come un irrevocabile passaggio storico, sociale, ma anche individuale, sempre legato alla musica, che man mano sta cambiando. Continue reading “Paul Beatty, “Slumberland””

Delphine De Vigan, “Giorni senza fame”

9788804645955_0_0_1602_80È complesso parlare di un romanzo il cui argomento principale coinvolge da vicino, tocca personalmente.

Giorni senza fame è il primo romanzo di Delphine De Vigan, allora pubblicato sotto pseudonimo, ed è un racconto biografico della sua anoressia, in particolare dei tre mesi di ricovero ospedaliero a cui si affidò per cercare di iniziare a guarire.

Il libro è breve, essenziale.
Forse a molti può sembrare addirittura un po’ asciutto, banale (che vocaboli dolorosi, in questo contesto!): non vi sono massime assolute, indottrinamenti, né scene costruite per far ridondare emozioni artefatte.

C’è Laure e il suo corpo. Il suo corpo che diviene un nemico, da mettere a tacere, da sfinire fino allo stremo. Da ridurre al minimo, no, meno, da far scomparire. Così forse scomparirà anche lei e qualcuno noterà che non c’è più. Oppure non interesserà a nessuno che lei esista o meno.

Quando Laure arriva al punto di non ritorno, qualcosa scatta in lei. Un campanello d’allarme?
Chiamatela resilienza, biologico attaccamento alla vita, ma si rende conto che deve cambiare o rischia di morire davvero.

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Celeste Ng, “Little Fires Everywhere”

34273236-_uy700_ss700_Shaker Heights, sobborgo di Cleveland, sembra l’immagine della perfetta periferia americana: tutto è minuziosamente progettato, ordinato, dal layout delle strade, ai colori delle case, alla vita soddisfacente che i suoi abitanti sembrano condurre. E nessuno incarna questo spirito più di Elena Richardson e la sua famiglia benestante.

In questa scena idilliaca (forse?) arriva Mia Warren, artista enigmatica, madre single dell’adolescente Pearl, che affitta una casa dei Richardson.
Presto Mia e Pearl diventano più che semplici inquiline, soprattutto perché tutti e quattro i figli dei Richardson iniziano a gravitare attorno alla coppia madre-figlia.
Mia, però, ha alle spalle un misterioso passato, che potrebbe essere un disappunto per le regole rigide e formali della comunità nella quale cerca di inserirsi.
Già il fatto che Mia e Pearl vivano in maniera non convenzionale, spostandosi spesso da città a città, vivendo uno stile di vita un po’ artistico un po’ bohemienne, aveva messo in allarme la signora Richardson, che tuttavia si fregia del titolo di benefattrice e affitta la casa a Mia a un prezzo di assoluto favore, sentendosi una sorta di nuova madre o madrina per la donna, in grado di riportare sulla retta le anime perdute e bisognose di assistenza.
Il rapporto che si instaura tra le due donne non sarà affatto così semplice e inoltre l’introduzione della figlia Pearl nella famiglia Richardson creerà non poco scompiglio. Continue reading “Celeste Ng, “Little Fires Everywhere””

Arno Camenisch, “La cura”

9788899911041-mainAscoltare un autore parlare dei propri romanzi e di sé è spesso un’esperienza rivelatoria: è possibile scrutarne brandelli d’anima attraverso sguardi o movenze, carpire tra le parole e i silenzi quanto di autentico oppure di accademico venga riversato nella parola scritta, intuirne passione, ideali oppure soppesati artifici e affettazione.

La presentazione dell’ultimo romanzo di Arno Camenisch, La cura, uscito in italiano per Keller, è stata un’esperienza memorabile, tanto semplice, quanto intensa e coinvolgente.
Camenisch trabocca di passione per la scrittura, per ciò che scrive, per la vita percepita come qualcosa da osservare, intensamente ma anche con un sorriso, di cui meravigliarsi, su cui riflettere e, non da ultimo, che vale la pena narrare.

Tutto questo si riflette perfettamente in ciò che scrive: sotto un’apparente semplicità, leggerezza e ironia, si cela una lettura stratificata che affronta i temi fondanti della vita, i sentimenti e le pulsioni dell’animo umano.

Quando ho preso in mano La cura e letto la quarta di copertina mi aspettavo una cosina scorrevole, un gradevole passatempo, invece mi sono trovata rapita da un libro che nonostante la brevità, ha una forza incredibile, è di una bellezza che ammalia, avvolge, ma anche graffia e fa riflettere – e questo in maniera così discreta che se non si ha voglia di soppesare ogni scena o parola, si può leggere la storia anche solo per la sua piacevolezza superficiale. Continue reading “Arno Camenisch, “La cura””

László Krasznahorkai, “Satantango”

9788845283291Satantango di László Krasznahorkai rientra nelle mie scoperte libresche fatte a caso – sia lodato Goodreads.
Innegabile che il titolo mi abbia attratto come una lamia che scorge un paffuto bambinello, se vi si aggiunge la quarta di copertina, ambientazione e trama… Mmm, curiosità catturata.

Di questo romanzo si potrebbe disquisirne per ore senza venire a capo del suo vero significato, del suo profondo intento.
Romanzo visionario di uno scrittore particolarissimo, Satantango si presenta fin da subito come un romanzo circolare, nel suo complesso, ma anche nel suo stesso interno – somiglia a una centrifuga e a una spirale, che ora sale, ora scende, trascinando con sé personaggi e lettore.

La trama in due parole è banalissima: nella campagna ungherese, in un’epoca un po’ senza tempo ma al tramonto del comunismo, una comunità di individui trascina un’esistenza senza speranza in quello che resta di una cooperativa agricola. Tutti vogliono andarsene e sperano in un futuro migliore grazie al denaro che riceveranno dalla chiusura della fattoria.
Ecco, però, che si diffonde la notizia che il carismatico Irimiás, sparito due anni prima e dato ormai da tutti per morto, stia per tornare: inizia così il periodo di attesa prima, e poi di presenza di quest’uomo, che avrà pesanti conseguenze per tutti. Continue reading “László Krasznahorkai, “Satantango””