Ivan Doig, “L’ultima corriera per la saggezza”

Nel suo ultimo romanzo, L’ultima corriera per la saggezza, Ivan Doig torna nel suo luogo del cuore, il ultima_corrieraMontana, per narrare un incantevole racconto on the road ambientato negli anni ’50.

Protagonista è un ragazzino, Donny, da sua nonna in un ranch, che si ritrova spedito dai parenti nel Wisconsin, quando la nonna si ammala. Il ragazzo parte prendendo il bus che attraversa tutto il paese, quello della Greyhound, con la grande scritta rossa che campeggia sul lato, e non senza timori ma anche un certo spirito di avventura inizia il suo lungo viaggio.
Quello che subito appare chiaro è che Doig, oltre al protagonista, vuole delineare un ampio cast di personaggi che saltano salgono e scendono: suore e pastori ubriachi, poliziotti e truffatori, soldati diretti in Corea, cameriere sognanti e indiani corpulenti.

Arrivato dalla zia Kate, per il protagonista inizia un periodo non facile, colmo di conflitti e frustrazioni che culminano con la fuga di Donny, il suo ritorno in viaggio, ma questa volta non da solo, bensì con un amico, un vecchio marinaio con un occhio solo di nome Herman. Insieme percorrono tutto l’ovest, affrontando diverse avventure ed esperienze fino al limitare dell’autunno. Continua a leggere

Laura Shepherd-Robinson, “Figlie della notte”

figlie-della-notteNella Londra georgiana del 1782, Caroline Corsham, conosciuta dai suoi amici come Caro, sta aspettando che suo marito, il capitano Harry Corsham, torni a Londra dalla Francia dove è stato inviato per un incarico diplomatico. Una sera Caro è inorridita quando si imbatte nel corpo della sua amica, Lady Lucia, una nobildonna italiana, che è stata pugnalata e lasciata morire. Le autorità londinesi sembrano non avere alcuna intenzione di indagare sull’omicidio, cosa che confonde Caro fino a quando non scopre che la sua amica non era quella che affermava di essere: in realtà era una prostituta conosciuta come Lucy Loveless. Caro, incurante dei possibili pericoli, si fa carico di indagare sulla morte di Lucy e renderle giustizia.

È questo l’inizio e lo spunto di trama di Figlie della Notte, mistery storico di Laura Shepherd-Robinson.

Nel romanzo la principale voce narrante è quella di Caro, a cui si affiancano, in alcuni capitoli, altri personaggi per meglio mostrare la vicenda in modo completo.
Con questa tecnica la trama si arricchisce di punti di vista differenti, rende il mistero più complesso e, anche se a un certo punto, verso il finale, i sospetti sul colpevole sono abbastanza evidenti, ciò non toglie gusto alla lettura e ad approfondire le motivazioni e gli intrighi narrati. Continua a leggere

Tanja Stupar Trifunović, “Gli orologi nella stanza di mia madre”

i__id5501_mw600_mh900_t1635415269Gli orologi nella stanza di mia madre di Tanja Stupar Trifunović è un libro estremamente coraggioso, un confronto intimo di una donna con sua madre, sua figlia e l’intera eredità femminile che tutte e tre le generazioni portano sulle spalle, come un macigno, come un dono, spesso come una maledizione.

La scrittrice dialoga in modo immaginario con la madre cercando di scoprire che tipo di donna fosse dietro la maschera che portava. A sua volta, come madre a sua volta, si rivolge alla sua stessa figlia e la esorta a tornare perché in quella città, in quella casa, sentendo solo il ticchettio degli orologi nella stanza della nonna, le sembra di impazzire.
L’orologio, simbolo per antonomasia del tempo, diventa anche metafora del disallineamento interiore della protagonista, dei suoi turbamenti, e finché lei non riuscirà davvero a riconciliarsi con se stessa, a comprendere davvero la madre, come tale e soprattutto come donna, ad accettarla, non riuscirà a reimpostare il proprio orologio interiore.

Lo stile dell’autrice, non lineare, talora simile a un flusso di coscienza, è perfetto per presentare queste due donne in parallelo, esistenti al confine tra passato e presente, atipicamente alienate l’una dall’altra, la ricerca del senso di maternità, la giovinezza sfumata troppo in fretta.

La storia è in realtà un’immersione intima in se stessi, un confronto interiore attraverso le domande su cosa sia una donna e cosa dovrebbe essere, sull’amore, su chi siamo e cosa stiamo cercando, qual è il nostro fine. Continua a leggere

Susan Stokes -Chapman, “Pandora”

pandoraDa quando era stata annunciata l’uscita di Pandora di Susan Stokes-Chapman, le aspettative erano altissime.

Innanzitutto la copertina è a dir poco splendida, curata nei minimi dettagli, gli elementi presenti sono le chiavi di lettura della storia e vengono rielaborati insieme in modo elegante e armonioso.
Poi la trama, l’ispirazione al mito classico di Pandora raccontato ai tempi della Londra georgiana…

Si può immaginare, quindi, che abbia intrapreso la lettura con fervida trepidazione e le prima pagine, le prime immagini mi avevano davvero catturato.

L’ambientazione in particolare è subito accattivante. La Londra del 1799 è altrettanto affascinate, descritta tale da far respirare il senso dell’epoca, non senza un tocco di mistero, così come l’Emporio di Antichità Esotiche dei Blake, sembra davvero di aggirarsi tra reperti veri o fasulli, polverosi e ammalianti.

Anche la protagonista, Dora, è un personaggio che subito ispira simpatia per la sua peculiarità, il suo carattere, il suo amore per il mondo antico e il suo creare monili luccicanti e originali ad esso ispirato, non da ultimo Hermes, il suo fedele corvo.

Poi… Ecco, inizia il poi. Continua a leggere

Herman Melville, “Bartleby lo scrivano”

Ci sono alcune storie che, man mano che riemergono e ci si riflette dopo la lettura, sembrano diventare9788807902055_0_536_0_75 incredibilmente più profonde, lasciando quesiti irrisolti. Bartleby lo scrivano di Herman Melville è una di queste.

Tanto la trama appare facilmente comprensibile e lineare, quanto i significati profondi si aggrovigliano e appaiono addirittura sfuggenti.

Il narratore è un avvocato di New York, senza nome, a cui gli affari vanno particolarmente bene. Nel suo studio lavorano già due impiegati e un ragazzo tuttofare, ma decide di mettere un annuncio per assumere un nuovo copista.
Ecco allora che arriva Bartleby, dalla “figura: pallidamente linda, penosamente decorosa, irrimediabilmente squallida”.

Assegnato al nuovo arrivato un angolino non troppo illuminato, con una finestra che “non si affacciava più su nulla”, in un primo momento lo scrivano, “così singolarmente mite”, sorprende positivamente l’avvocato per la straordinaria mole di lavoro che l’uomo, in assoluto e ritirato silenzio, porta a termine.
Tuttavia, il terzo giorno di lavoro gli viene chiesto di esaminare un documento e Bartleby risponde – ed è quasi l’unica frase che ripete nell’intera storia: “Preferirei di no“.

Da qui la totale costernazione dell’avvocato, ma anche dei colleghi che pure lo minacciano, alla reiterata medesima risposta.

Non è mai un “no”, un netto rifiuto. Non è mai detto in modo aggressivo o impertinente. Bartleby è sempre presente durante l’orario lavorativo, anzi si ferma anche oltre, tanto che il narratore arriva a chiedersi se Bartleby non stia effettivamente vivendo negli uffici stessi. Continua a leggere

Yasmina Reza, “Il dio del massacro”

cover_9788845926235__id10678_w1200_t1642158555Il dio del massacro è il mio primo libro di Yasmina Reza e davvero mi chiedo perché non l’abbia letta prima, autrice ferente e geniale.

Questo breve testo è una pièce teatrale che mira a indagare il confine sottile tra civiltà e barbarie, riuscendo a trasmettere, con arguzia pungente, come la civiltà e le buone intenzioni, soprattutto se di facciata, vadano sgretolandosi di fronte alla legge brutale del più forte, della prevaricazione, della rabbia taciuta.

In
Un salotto.
Nessun realismo.
Nessun elemento inutile.
si ritrovano due coppie per discutere della lite avvenuta tra i loro figli a scuola. Il figlio di Annette e Alain, Ferdinand, ha picchiato il figlio di Véronique e Michel, Bruno, dopo che il ragazzo si era rifiutato di farlo entrare nella sua banda. Le due coppie decidono di incontrarsi nell’appartamento dei Vallon per dirimere il conflitto in modo civile e fare in modo che i ragazzi risolvano le loro divergenze.

Véronique è una storica dell’arte che scrive un libro sulle atrocità del Darfur; suo marito, Michel, gestisce un negozio di ferramenta. Annette è una casalinga con una fiducia in se stessa molto bassa, schiacciata dalle pressioni della maternità e della famiglia; suo marito, Alain, è un avvocato di successo che lavora per un’azienda farmaceutica che sta per essere citata in giudizio perché uno dei loro prodotti ha causato gravi controindicazioni.

All’inizio, Véronique sta leggendo un accordo che tutti dovrebbero firmare sul danno arrecato a suo figlio. Tutto sembra molto perbene e programmato, ma fin dalle prime battute si percepisce una sorta di reciproca camuffata antipatia, allorché lette le prime righe del presunto accordo iniziano le disquisizioni sui termini utilizzati.
Se i primi scambi fanno notare una tensione nascosta, ma avvengono secondo rigide apparenze di controllo, ben presto i toni e i sentimenti cambiano.

Non solo infatti cominciano le reciproche accuse sull’educazione dei rispettivi figli, sempre più ardite e sfrontate, ma emergono attriti e malumori di lungo corso anche all’interno delle coppie stesse. Continua a leggere

Willy Valutin, “Motel Life”

cover-motel-life-scaled-1I romanzi di Willy Vlautin sono uno scandagliare il peggiore inferno dell’animo umano, quei meandri eternamente irrisolti che portano i protagonisti a un’evitabile spirale di autodistruzione.

Motel Life non fa affatto eccezione, è un’ode spietata e disperata all’autolesionismo, al succedersi di cataclismi impassibili in cui due fratelli, Frank e Jerry Lee, infrangono la legge in Nevada e ne subiscono le conseguenze. Frank giace svenuto nella sua stanza di un motel a Reno quando suo fratello irrompe nella camera, mezzo nudo e in lacrime, per dirgli che ha appena investito e ucciso un adolescente con la sua auto. Anche Jerry Lee è ubriaco, ancora più ubriaco di Frank, quindi di chiamare la polizia non se ne parla. I due decidono allora di spostare il corpo e abbandonarlo.

Inizia a questo punto il girovagare disperato e parossistico dei due fratelli, sia insieme che soli, nel disperato tentativo di non venire individuati come colpevoli. Tuttavia, ciò che l’evento scatena davvero in loro, è tumulto emotivo che fa sgorgare tutto il loro mal di vivere, il passato, l’infanzia perduta, il mancato raggiungimento degli obiettivi e l’incapacità di ricostruire a questo punto una vita, ma di lasciarsi andare allo sbando. Continua a leggere