Surrealismo e magia. La modernità incantata. (Mostra presso la Collezione Peggy Guggenheim, Venezia)

“La magia è il mezzo per avvicinarsi all’ignoto per vie diverse dalla scienza e dalla ragione” (Max Ernst)

img-max-ernst-europe-after-the-rain-iiMax Ernst, Europe after the Rain II

Per chi ama l’arte, ma soprattutto quel surrealismo intriso di incanto, che volle guardare a una dimensione altra, sia all’interno dell’uomo sia come ricerca di piani di “realtà” ulteriori, questa mostra è imperdibile.

Nella cornice dello spazio temporaneo del già ricco Museo Peggy Guggenheim di Venezia ci si aggira tra le stanze ampie e sapientemente distribuite come attraverso un rito di iniziazione e un incanto.

Si tratta di un’esposizione inedita e suggestiva, ma soprattutto la prima interamente dedicata a temi particolarmente cari ai surrealisti, quali l’alchimia, la metamorfosi e l’androgino, i tarocchi, la sostanza totemica, la dimensione dell’invisibile e quella cosmica, nonché la nozione dell’artista come mago e della donna come essere magico, dea e strega. Continua a leggere

Giovanni Boldini, “Il Piacere” (MART, Rovereto)

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Da certi suoni della voce e del riso, da certi gesti, da certe attitudini, da certi sguardi ella esalava, forse involontariamente, un fascino troppo afrodisiaco. (Gabriele D’Annunzio, “Il Piacere”)

Caffè mondani, gli abiti appariscenti ed eleganti, i chiacchierati salotti mondani: in 170 opere provenienti da collezioni pubbliche e private si snoda il racconto del grande pittore Giovanni Boldini.

Al MART di Rovereto la mostra a lui dedicata, denominata “Il Piacere”, chiaro rimando dannunziano, è un dedalo di sale in cui si cammina con passo ovattato, accompagnati da una sonorizzazione site-specific realizzata dal pianista e compositore Cesare Picco e dal violinista Luca Giardini, smemorandosi tra quadri che rimandano volti, sguardi, sfarzo, bellezza, in un tripudio di sensualità visiva che fa comprendere appieno il titolo dell’esposizione. L’accostamento al famosissimo romanzo di Gabriele D’Annunzio non è certo casuale, infatti, se Benedetto Croce in lui identificò “nella letteratura italiana una nota, fino ad allora estranea, sensualistica, ferina, decadente” – parole che appunto si possono ben accostare anche a questa rassegna.

Passando per la sua esperienza italiana ed europea, Boldini visse diverse realtà, soprattutto quella dei macchiaioli e quella francese, non aderendo passivamente a nessuna, ma sviluppando un suo stile peculiare. Continua a leggere

Damien Hirst, “Treasures from the wreck of the unbelievable” (doppia mostra a Venezia)

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La doppia mostra veneziana di Damien Hirst, Treasures from the wreck of the unbelievable, è un imponente progetto, la cui gestazione è durata un decennio, che non può lasciare indifferenti, sia per l’ambizione senza precedenti di questo labirintico e sorprendente spettacolo, che per la personalità talora discutibile dell’artista o per la franchezza di originalità delle opere.

Tutto questo conta marginalmente, benché tante recensioni nazionali e non si siano concentrate soprattutto sugli ultimi due aspetti, berciando sul valore economico delle opere, non su quello artistico oppure, cosa fondamentale, sul complesso concetto che Hirst vuole rappresentare – facendo così ridere dalla tomba fior fior di artisti da Duchamp in poi.

Il presupposto della mostra è il fittizio ritrovamento nel 2008, al largo della costa africana, di un vasto sito archeologico con un relitto di una nave naufragata. La scoperta ha avvalorato la leggenda di Cif Amotan II, liberto di Antiochia, vissuto tra il I e II secolo d.C., che dopo essere stato affrancato accumulò grandi tesori, in particolare un’inestimabile collezione di oggetti provenienti da ogni parte del mondo antico. Questi mitici cento tesori furono poi caricati sulla nave Apistos per essere trasportati in un nuovo sito creato apposta per ospitarli, ma purtroppo l’imbarcazione affondò e per quasi duemila anni se ne persero le tracce.

La mostra, che inizia con le riprese del recupero subacqueo dei tesori, espone alcune opere com’erano appena ritrovate, ossia coperte di incrostazioni marine, e come si presentano dopo il restauro, nella loro ipotetica forma originaria. Continua a leggere

Cassandra site specific (spettacolo teatrale di Elisabetta Pozzi)

Un’ora piena di un’energia e un’intensità davvero rare. Pelle d’oca e occhi lucidi.
E a intrecciare le fila dello spettacolo un’eccezionale Elisabetta Pozzi, che sola sul palco ha saputo creare una magia che trascende il tempo e lo spazio, rifacendo vivere il mito di Cassandra in tutta la sua forza, disperazione, follia, amarezza.

È un viaggio nell’epica e nella storia, ma soprattutto nel cuore degli uomini, nella loro cieca hybris che ciclicamente si ripete, sempre più altèra e gravida della di un’imminente, funesta rovina.
Più che mai oggi sembra vero che, di fondo, l’uomo non vuole ascoltare la verità.

Magnifico e assolutamente imperdibile.

Dalla locandina:

Elisabetta Pozzi ha lavorato molte volte sul personaggio di Cassandra, sempre scoprendone sfumature e significati. Figlia di Ecuba e Priamo, re di Troia, Cassandra è una delle figure più profondamente tragiche del mito greco. Fu sacerdotessa nel tempio di Apollo, che, secondo la versione più nota, per guadagnare il suo amore, le donò la dote profetica. Cassandra però rifiutò di concedersi a lui: adirato, il dio le sputò sulle labbra e con questo gesto la condannò a restare sempre inascoltata. Cassandra è quindi il simbolo di una conoscenza sconfinata ma inutile, ed è relegata a una solitudine tragica. Il testo si ispira al mito antico e moderno, da Omero, Euripide, Seneca a Christa Wolf, Szymborska, Ritsos eracconta la storia della profetessa troiana sottolineandone la grande modernità. L’epilogo, che si avvale del contributo di Massimo Fini, vede la profetessa leggere il futuro dell’uomo moderno, incapace di porsi dei limiti, intrappolato nella tela che si è costruito e ormai condannato a restarne prigioniero. Daniele D’angelo ha creato per lo spettacolo un accompagnamento musicale originale: suoni e musica che si fondono con il testo.

Goran Bregović in concerto a Verona

Una deflagrazione di musica, passione e carisma, ecco cos’è Goran Bregović.

Per la prima volta a Verona, nell’affascinante cornice del Teatro Romano, il musicista ha deliziato, intrattenuto, fatto commuovere e ballare il pubblico, di ogni età, che affollava l’arena.

Goran Bregović, bosniaco, influenzato dall’infanzia trascorsa a Sarajevo, ove entrò a contatto con tutte e tre le culture, nazionalità e religioni che formavano (e formano) la Bosnia ed Erzegovina, rimase sempre affascinato dalle potenzialità espressive della commistione di tradizioni differenti.

È stato una sorta di rock star nell’ex Jugoslavia negli anni Settanta e Ottanta, per poi iniziare la carriera di compositore di musiche cinematografiche.
Oltre a questo, tuttavia, continuò nelle proprie sperimentazioni musicali, dando vita a brani di genere indefinibile, che mescolano tradizione del proprio paese, suggestioni jazz e rock e neo classiche, e musiche gitane, non senza talora attingere anche da spunti di altri paesi.

Fu spesso molto criticato per questa “combinazione”, in particolare per il fatto di non essere gitano e utilizzare sonorità della loro musica tradizionale solo per motivi commerciali.
Bregović si è sempre difeso sostenendo che una certa sensibilità di quel popolo la ritrovava anche nel proprio Paese. Continua a leggere

Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi

La fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento. (Henri Cartier-Bresson)

La presentazione del libro Photo Generation di Michele Neri è stata un’occasione per riflettere sul ruolo e il significato della fotografia ai nostri giorni, epoca in cui chiunque con il proprio cellulare può immortalare attimi, scene, immagini di qualsiasi tipologia.

Uno dei primi punti toccati dal giornalista e fotografo è che il declino della fotografia tradizionale è coinciso proprio con il diffondersi degli smartphone dotati di fotocamera.
Questa non è affatto una critica all’evoluzione di uno strumento e di un mezzo di comunicazione, anzi, ma vuole sottolineare come si sia messo in mano a troppe persone, ignare di tecnica, creatività ed etica artistica, un mezzo estremamente potente, senza alcuna educazione.
Questo è stato sottolineato più volte nell’incontro: manca un’educazione alla fotografia, all’utilizzo dell’espressione artistica, volto a spiegare che uno scatto non è un gioco, ma un momento di riflessione, una verità da cogliere, un rapporto privilegiato che si instaura col soggetto.
Tale ignoranza si riflette anche nella mancanza di ricerca della verità: gli scatti sono modificabili facilmente, vengono a mancare didascalie e spiegazioni, si perde quindi sia il contesto in cui è carpita un’immagine, sia lo spirito critico con il quale guardarla.

Questo è un male che affligge tutto il diffondersi della comunicazione tramite web, come più volte ho sottolineato: invece di entusiasmarsi per avere una conoscenza sterminata a portata di mouse, si è perso il pensiero critico, la ricerca, vince la superficialità di credere tutto vero o tutto falso con la medesima leggerezza – e noncuranza, oltretutto. Continua a leggere

Bill Viola: Rinascimento Elettronico (mostra presso Palazzo Strozzi, Firenze)

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The Crossing

La mostra fiorentina dedicata a Bill Viola vale la pena davvero di essere vista, tuttavia porrei di base due condizioni per apprezzarla a fondo: apprezzare questo tipo di arte (a prescindere che si conosca più o meno approfonditamente) ed essere disposti a dedicarle tutto il tempo che serve.
E’ un’esposizione impegnativa, infatti, non solo perché la visita occupa ore, ma anche poiché mette fa addentrare in uno stato di realtà altra in modo totalizzante, mette alla prova e spinge al limite vista, udito, emozioni e testa.

A me è piaciuta moltissimo, ha permesso di conoscere meglio questo artista e di sperimentare qualcosa di davvero intenso.

Bill Viola è ampiamente riconosciuto come uno dei principali e più importanti video artisti della scena internazionale.
Da oltre 30 anni crea video di ogni genere, installazioni, video architetture, ambienti sonori, performance musicali elettroniche e alcuni prodotti per trasmissioni televisive, e in tal modo ha contribuito a rendere questa forma espressiva uno dei filoni vitali dell’arte contemporanea, a mostrare come l’espressione artistica possa essere complementare alla tecnologia, trascendendola (o, in un certo senso, rendendola trascendente).
Le sue videocassette a canale singolo (opere degli anni ’70) sono state trasmesse e presentate in tutto il mondo, mentre i suoi scritti sono stati pubblicati e ampiamente studiati. Oggi, le sue opere impiegano tecnologie all’avanguardia e si distinguono per la loro precisione e semplicità diretta nell’immagine, ma profondità di significato. Continua a leggere