Viktor Shklovskij, “Der Zoo, o lettere non d’amore, oppure la terza Eloisa”

Al mondo ci sono tante bestie diverse e tutte a loro modo glorificano e bestemmiano Dio. Senza parole ti tuffi in fondo al mare e riporti solo sabbia, che scorre come fango. Io possiedo molte parole e ho la forza, ma colei a cui dico tutte le parole è straniera.

sklovskij_derzooDer Zoo, o lettere non d’amore, oppure la terza Eloisa è un breve romanzo in forma epistolare e autobiografica del formalista russo Viktor Shklovskij.

Shklovskij fu esiliato dalla propria patria, la Russia, e si rifugiò a Berlino ove si trovavano tanti altri suoi connazionali in situazioni simili.
In queste lettere egli, lontano dalla donna amata dalla quale non è ricambiato, le promette di non scrivere d’amore, ma di raccontarle delle sue giornate.

Il libello è estremamente interessante, di una curiosità incantevole, perché coniuga espressione artistica (Shklovskij era un formalista pertanto nulla lascia al caso nemmeno in questa scrittura), resoconto sociale e storico, idee sulla letteratura, pensieri sull’esilio, descrizioni di persone che conosce.

Il complesso è intrigante, ne emerge un quadro del periodo ben preciso, ove Berlino era un porto franco e di salvezza per i rifugiati, ma tuttavia non garantiva vita facile, tutt’altro.
Non per nulla, gli esiliati vengono con sottile metafore accostati alle bestie del celeberrimo zoo, il loro vagare nelle aree spoglie e “per la via sotto i dodici ponti di ferro”. Continua a leggere “Viktor Shklovskij, “Der Zoo, o lettere non d’amore, oppure la terza Eloisa””

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Appunti di viaggio: Amburgo, Brema, Lüneburg, Lubecca (07-11.08.2017)

In circa cinque giorni, a ritmo serratissimo e con un programma essenziale, ho soggiornato ad Amburgo con visite nelle città vicine di Brema, Lüneburg, Lubecca, oltre una puntata a Lubecca Travemünde. Non credevo di riuscire a fare tutto, ma grazie all’efficienza dei treni tedeschi, il mio passo trottante per chilometri di fila e sveglia all’alba, ce l’ho fatta. 🙂

Le città anseatiche sono tutte molto affascinanti.

Amburgo è quella maggiormente imponente e al contempo moderna, soprattutto il centro. Non per nulla ho preferito l’area del porto, tra antiche costruzioni sui canali e Hafen City, il nuovo porto. Poi la Kunsthalle, arte moderna e contemporanea straordinaria.

Brema e Lubecca sono deliziose, centro storico piuttosto raccolto e traboccante di edifici bellissimi. Brema devo ammettere mi è piaciuta di più, benché la visita a Lubecca alla Buddenbrookhaus sia stata emozionante.

Lüneburg è piccola e carina, davvero serba tutto il fascino dell’antico centro portuale e commerciale che fu secoli fa.

Rispetto a Berlino, sono città molto diverse. Persino Amburgo, per quanto grande, ha un respiro che non uguaglia affatto tutto quello che la capitale tedesca trasmette, almeno per quanto mi riguarda.

Cosa mi è piaciuto di più? Senza dubbio il momento più intenso è stato a Travemünde. Inutile negarlo, già nelle terre del nord mi sento a casa, i mari del nord mi eviscerano l’anima. Ero incantata, rapita, non riuscivo più a staccarmi dalla spiaggia, dai piedi immersi nell’acqua che lentamente mi chiamava a sé.

Alla prossima meta, le idee non mancano.

Damien Hirst, “Treasures from the wreck of the unbelievable” (doppia mostra a Venezia)

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La doppia mostra veneziana di Damien Hirst, Treasures from the wreck of the unbelievable, è un imponente progetto, la cui gestazione è durata un decennio, che non può lasciare indifferenti, sia per l’ambizione senza precedenti di questo labirintico e sorprendente spettacolo, che per la personalità talora discutibile dell’artista o per la franchezza di originalità delle opere.

Tutto questo conta marginalmente, benché tante recensioni nazionali e non si siano concentrate soprattutto sugli ultimi due aspetti, berciando sul valore economico delle opere, non su quello artistico oppure, cosa fondamentale, sul complesso concetto che Hirst vuole rappresentare – facendo così ridere dalla tomba fior fior di artisti da Duchamp in poi.

Il presupposto della mostra è il fittizio ritrovamento nel 2008, al largo della costa africana, di un vasto sito archeologico con un relitto di una nave naufragata. La scoperta ha avvalorato la leggenda di Cif Amotan II, liberto di Antiochia, vissuto tra il I e II secolo d.C., che dopo essere stato affrancato accumulò grandi tesori, in particolare un’inestimabile collezione di oggetti provenienti da ogni parte del mondo antico. Questi mitici cento tesori furono poi caricati sulla nave Apistos per essere trasportati in un nuovo sito creato apposta per ospitarli, ma purtroppo l’imbarcazione affondò e per quasi duemila anni se ne persero le tracce.

La mostra, che inizia con le riprese del recupero subacqueo dei tesori, espone alcune opere com’erano appena ritrovate, ossia coperte di incrostazioni marine, e come si presentano dopo il restauro, nella loro ipotetica forma originaria. Continua a leggere “Damien Hirst, “Treasures from the wreck of the unbelievable” (doppia mostra a Venezia)”

Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi

La fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento. (Henri Cartier-Bresson)

La presentazione del libro Photo Generation di Michele Neri è stata un’occasione per riflettere sul ruolo e il significato della fotografia ai nostri giorni, epoca in cui chiunque con il proprio cellulare può immortalare attimi, scene, immagini di qualsiasi tipologia.

Uno dei primi punti toccati dal giornalista e fotografo è che il declino della fotografia tradizionale è coinciso proprio con il diffondersi degli smartphone dotati di fotocamera.
Questa non è affatto una critica all’evoluzione di uno strumento e di un mezzo di comunicazione, anzi, ma vuole sottolineare come si sia messo in mano a troppe persone, ignare di tecnica, creatività ed etica artistica, un mezzo estremamente potente, senza alcuna educazione.
Questo è stato sottolineato più volte nell’incontro: manca un’educazione alla fotografia, all’utilizzo dell’espressione artistica, volto a spiegare che uno scatto non è un gioco, ma un momento di riflessione, una verità da cogliere, un rapporto privilegiato che si instaura col soggetto.
Tale ignoranza si riflette anche nella mancanza di ricerca della verità: gli scatti sono modificabili facilmente, vengono a mancare didascalie e spiegazioni, si perde quindi sia il contesto in cui è carpita un’immagine, sia lo spirito critico con il quale guardarla.

Questo è un male che affligge tutto il diffondersi della comunicazione tramite web, come più volte ho sottolineato: invece di entusiasmarsi per avere una conoscenza sterminata a portata di mouse, si è perso il pensiero critico, la ricerca, vince la superficialità di credere tutto vero o tutto falso con la medesima leggerezza – e noncuranza, oltretutto. Continua a leggere “Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi”

Bill Viola: Rinascimento Elettronico (mostra presso Palazzo Strozzi, Firenze)

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The Crossing

La mostra fiorentina dedicata a Bill Viola vale la pena davvero di essere vista, tuttavia porrei di base due condizioni per apprezzarla a fondo: apprezzare questo tipo di arte (a prescindere che si conosca più o meno approfonditamente) ed essere disposti a dedicarle tutto il tempo che serve.
E’ un’esposizione impegnativa, infatti, non solo perché la visita occupa ore, ma anche poiché mette fa addentrare in uno stato di realtà altra in modo totalizzante, mette alla prova e spinge al limite vista, udito, emozioni e testa.

A me è piaciuta moltissimo, ha permesso di conoscere meglio questo artista e di sperimentare qualcosa di davvero intenso.

Bill Viola è ampiamente riconosciuto come uno dei principali e più importanti video artisti della scena internazionale.
Da oltre 30 anni crea video di ogni genere, installazioni, video architetture, ambienti sonori, performance musicali elettroniche e alcuni prodotti per trasmissioni televisive, e in tal modo ha contribuito a rendere questa forma espressiva uno dei filoni vitali dell’arte contemporanea, a mostrare come l’espressione artistica possa essere complementare alla tecnologia, trascendendola (o, in un certo senso, rendendola trascendente).
Le sue videocassette a canale singolo (opere degli anni ’70) sono state trasmesse e presentate in tutto il mondo, mentre i suoi scritti sono stati pubblicati e ampiamente studiati. Oggi, le sue opere impiegano tecnologie all’avanguardia e si distinguono per la loro precisione e semplicità diretta nell’immagine, ma profondità di significato. Continua a leggere “Bill Viola: Rinascimento Elettronico (mostra presso Palazzo Strozzi, Firenze)”

Toulouse-Lautrec: la Belle Époque (mostra presso l’AMO “Arena Museo Opera” – Palazzo Forti, Verona)

toulouse_lautrec_henri_8Il “resuscitato” Palazzo Forti, ops, ora dall’altisonante appellativo AMO, ospita una nuova mostra, tutta dedicata a Toulouse-Lautrec.
Dopo la precedente, monografica di Tamara de Lempicka (da allora hanno cambiato di nuovo ingresso al museo e la sottoscritta infatti stava scardinando la porta sbagliata…), pare che questo luogo abbia ritrovato un pochino la dignità di spazio espositivo, benché temo siano definitivamente tramontati gli anni delle illuminate e meravigliose esposizioni di arte contemporanea e delle avanguardie, anche dei nostri giorni, che hanno allietato i miei anni tra superiori e università (preistoria, ormai). Sigh.

Impressione generale: buona, non eccezionale.
Buon allestimento, curata bene, scelta di opere più che discreta (tutte provenienti dal medesimo museo, non quindi una vera e propria selezione mirata). Godibile, senza dubbio.

Le sale ripercorrono i temi salienti della vita e delle opere d’artista.
È stato interessante soprattutto approfondire alcuni aspetti della sua vita e produzione che finora conoscevo solo superficialmente.

Toulouse-Lautrec è stato il primo artista ad elevare la pubblicità allo status di arte. Sembra scontato, ma in realtà, all’epoca, si assisteva al fenomeno dell’artista che non aveva più mecenati e committenti stabili (erano radi discontinui il più delle volte, che fossero privati o governo), pertanto spesso viveva di poco, in povertà o grazie qualche lavoro diverso dalla produzione artistica.
Lautrec non aveva difficoltà economiche a vivere: grazie di sicuro al suo talento, ma anche all’abilità di instaurare rapporti d’affari, ha fatto diventare la tecnica dell’illustrazione, della litografia (soprattutto per locali notturni, giornali satirici, ecc.) qualcosa di unico, di valore, un’opera d’arte a sé – aprendo così le porte per grandi artisti commerciali da Alphonse Mucha a Andy Warhol.
La sua breve carriera – dovuta a una morte prematura – coincisero con l’affermarsi della stampa moderna ed egli ne fu indiscusso personaggio di spicco. Continua a leggere “Toulouse-Lautrec: la Belle Époque (mostra presso l’AMO “Arena Museo Opera” – Palazzo Forti, Verona)”

(A)live in Berlin: appunti di viaggio

Jpeg

Sono da poco tornata da un breve viaggio a Berlino: sono stati due giorni e mezzo a dir poco magnifici e mi sono innamorata follemente di questa città.

Intanto non me la aspettavo minimamente così com’è: già questo è positivo, perché ciò che sa sorprendere, incuriosire ed è da scoprire è sempre meglio di qualcosa di scontato o che corrisponde a (vane) aspettative.

Per quanto sia magnificente nei suoi monumenti storici, non è quello che più mi ha coinvolto, bensì proprio l’atmosfera, le sensazioni, l’energia che emana.
È un luogo vivo, moderno, teso al futuro, che appartiene a chi ci abita e ha voglia di esistere.
Si percepisce una terra intrisa di sangue, dolorosa, ma che oggi costruisce (in tutti i sensi, i cantieri sono innumerevoli) un domani.

Ad ogni angolo c’è qualcosa di particolare, che fa soffermare l’attenzione, in una caleidoscopica commistione tra passato e presente. Continua a leggere “(A)live in Berlin: appunti di viaggio”