Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi

La fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento. (Henri Cartier-Bresson)

La presentazione del libro Photo Generation di Michele Neri è stata un’occasione per riflettere sul ruolo e il significato della fotografia ai nostri giorni, epoca in cui chiunque con il proprio cellulare può immortalare attimi, scene, immagini di qualsiasi tipologia.

Uno dei primi punti toccati dal giornalista e fotografo è che il declino della fotografia tradizionale è coinciso proprio con il diffondersi degli smartphone dotati di fotocamera.
Questa non è affatto una critica all’evoluzione di uno strumento e di un mezzo di comunicazione, anzi, ma vuole sottolineare come si sia messo in mano a troppe persone, ignare di tecnica, creatività ed etica artistica, un mezzo estremamente potente, senza alcuna educazione.
Questo è stato sottolineato più volte nell’incontro: manca un’educazione alla fotografia, all’utilizzo dell’espressione artistica, volto a spiegare che uno scatto non è un gioco, ma un momento di riflessione, una verità da cogliere, un rapporto privilegiato che si instaura col soggetto.
Tale ignoranza si riflette anche nella mancanza di ricerca della verità: gli scatti sono modificabili facilmente, vengono a mancare didascalie e spiegazioni, si perde quindi sia il contesto in cui è carpita un’immagine, sia lo spirito critico con il quale guardarla.

Questo è un male che affligge tutto il diffondersi della comunicazione tramite web, come più volte ho sottolineato: invece di entusiasmarsi per avere una conoscenza sterminata a portata di mouse, si è perso il pensiero critico, la ricerca, vince la superficialità di credere tutto vero o tutto falso con la medesima leggerezza – e noncuranza, oltretutto. Continue reading “Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi”

Bill Viola: Rinascimento Elettronico (mostra presso Palazzo Strozzi, Firenze)

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The Crossing

La mostra fiorentina dedicata a Bill Viola vale la pena davvero di essere vista, tuttavia porrei di base due condizioni per apprezzarla a fondo: apprezzare questo tipo di arte (a prescindere che si conosca più o meno approfonditamente) ed essere disposti a dedicarle tutto il tempo che serve.
E’ un’esposizione impegnativa, infatti, non solo perché la visita occupa ore, ma anche poiché mette fa addentrare in uno stato di realtà altra in modo totalizzante, mette alla prova e spinge al limite vista, udito, emozioni e testa.

A me è piaciuta moltissimo, ha permesso di conoscere meglio questo artista e di sperimentare qualcosa di davvero intenso.

Bill Viola è ampiamente riconosciuto come uno dei principali e più importanti video artisti della scena internazionale.
Da oltre 30 anni crea video di ogni genere, installazioni, video architetture, ambienti sonori, performance musicali elettroniche e alcuni prodotti per trasmissioni televisive, e in tal modo ha contribuito a rendere questa forma espressiva uno dei filoni vitali dell’arte contemporanea, a mostrare come l’espressione artistica possa essere complementare alla tecnologia, trascendendola (o, in un certo senso, rendendola trascendente).
Le sue videocassette a canale singolo (opere degli anni ’70) sono state trasmesse e presentate in tutto il mondo, mentre i suoi scritti sono stati pubblicati e ampiamente studiati. Oggi, le sue opere impiegano tecnologie all’avanguardia e si distinguono per la loro precisione e semplicità diretta nell’immagine, ma profondità di significato. Continue reading “Bill Viola: Rinascimento Elettronico (mostra presso Palazzo Strozzi, Firenze)”

Toulouse-Lautrec: la Belle Époque (mostra presso l’AMO “Arena Museo Opera” – Palazzo Forti, Verona)

toulouse_lautrec_henri_8Il “resuscitato” Palazzo Forti, ops, ora dall’altisonante appellativo AMO, ospita una nuova mostra, tutta dedicata a Toulouse-Lautrec.
Dopo la precedente, monografica di Tamara de Lempicka (da allora hanno cambiato di nuovo ingresso al museo e la sottoscritta infatti stava scardinando la porta sbagliata…), pare che questo luogo abbia ritrovato un pochino la dignità di spazio espositivo, benché temo siano definitivamente tramontati gli anni delle illuminate e meravigliose esposizioni di arte contemporanea e delle avanguardie, anche dei nostri giorni, che hanno allietato i miei anni tra superiori e università (preistoria, ormai). Sigh.

Impressione generale: buona, non eccezionale.
Buon allestimento, curata bene, scelta di opere più che discreta (tutte provenienti dal medesimo museo, non quindi una vera e propria selezione mirata). Godibile, senza dubbio.

Le sale ripercorrono i temi salienti della vita e delle opere d’artista.
È stato interessante soprattutto approfondire alcuni aspetti della sua vita e produzione che finora conoscevo solo superficialmente.

Toulouse-Lautrec è stato il primo artista ad elevare la pubblicità allo status di arte. Sembra scontato, ma in realtà, all’epoca, si assisteva al fenomeno dell’artista che non aveva più mecenati e committenti stabili (erano radi discontinui il più delle volte, che fossero privati o governo), pertanto spesso viveva di poco, in povertà o grazie qualche lavoro diverso dalla produzione artistica.
Lautrec non aveva difficoltà economiche a vivere: grazie di sicuro al suo talento, ma anche all’abilità di instaurare rapporti d’affari, ha fatto diventare la tecnica dell’illustrazione, della litografia (soprattutto per locali notturni, giornali satirici, ecc.) qualcosa di unico, di valore, un’opera d’arte a sé – aprendo così le porte per grandi artisti commerciali da Alphonse Mucha a Andy Warhol.
La sua breve carriera – dovuta a una morte prematura – coincisero con l’affermarsi della stampa moderna ed egli ne fu indiscusso personaggio di spicco. Continue reading “Toulouse-Lautrec: la Belle Époque (mostra presso l’AMO “Arena Museo Opera” – Palazzo Forti, Verona)”

(A)live in Berlin: appunti di viaggio

Jpeg

Sono da poco tornata da un breve viaggio a Berlino: sono stati due giorni e mezzo a dir poco magnifici e mi sono innamorata follemente di questa città.

Intanto non me la aspettavo minimamente così com’è: già questo è positivo, perché ciò che sa sorprendere, incuriosire ed è da scoprire è sempre meglio di qualcosa di scontato o che corrisponde a (vane) aspettative.

Per quanto sia magnificente nei suoi monumenti storici, non è quello che più mi ha coinvolto, bensì proprio l’atmosfera, le sensazioni, l’energia che emana.
È un luogo vivo, moderno, teso al futuro, che appartiene a chi ci abita e ha voglia di esistere.
Si percepisce una terra intrisa di sangue, dolorosa, ma che oggi costruisce (in tutti i sensi, i cantieri sono innumerevoli) un domani.

Ad ogni angolo c’è qualcosa di particolare, che fa soffermare l’attenzione, in una caleidoscopica commistione tra passato e presente. Continue reading “(A)live in Berlin: appunti di viaggio”

Jessie Burton, “The Muse”

9781447250944the20museDopo il best-seller internazionale Il Miniaturista, Jessie Burton ritorna con un nuovo romanzo storico, The Muse, ambientato questa volta in ben due epoche distinte del XX secolo.

Nell’estate del 1967 una giovane donna di nome Odelle Bastien fa domanda per lavorare presso l’Istituto Skelton, una galleria d’arte. Odelle, arrivata a Londra da Trinidad cinque anni prima, sogna di essere una scrittrice, ma nel frattempo, per sopravvivere, si è adattata a lavorare come commessa in un negozio di scarpe, Dolcis, insieme alla sua migliore amica, Cynth.
Inaspettatamente, viene convocata per un colloquio dallo Skelton dall’eccentrica e misteriosa Marjorie Quick, che nota subito il potenziale della giovane e la assume come dattilografa.
Nel frattempo, Cynth si sposa e durante il ricevimento delle nozze Odelle conosce Lawrie, giovane che inizia a frequentare e in possesso da poco di un peculiare dipinto, ereditato dalla madre.

Da questo punto iniziano ad infittirsi il mistero e le file che legano le varie storie del romanzo, rimanendo questo quadro il punto focale che unisce storie di persone, paesi e epoche diverse. Continue reading “Jessie Burton, “The Muse””

Aoi Ink Nymphs Los Angeles

9780764347856Come posso resistere a un libro fotografico dedicato ai tatuaggi?
Appena ho visto questa arc, mi sono fiondata a richiedermela e non smetto di ammirare alcune pagine.

Il libro contiene più di 200 foto artistiche di Nelson Blanton di modelle tatuate del sud della California, un gruppo variegato noto come Ink Nymph.
L’iniziativa ha preso spunto dall’annuale festival “Angels of Ink”, ove si radunano amanti del tatuaggi, di motori, di musica rock e sono presenti piccole imprese locali che supportano la filosofia del biolgico ed eco-friendly.

Le foto presentano un mix tra la bellezza delle modelle, i loro tatuaggi, su uno sfondo di scorci di vita quotidiana di Los Angeles, cosa che dona gli scatti una prospettiva emotiva, più coinvolgente, così da diventare un viaggio nella Los Angeles della cultura alternativa.

Non è un semplice testi dedicato a una raccolta di immagini di tatuaggi, benché se ne vedano di diversi tipi (old e new school, neri o a colori, piccoli ed estesi, ad acquerello, tribali o sfumati, ecc.), ma una celebrazione della bellezza nell’arte: in questo caso la bellezza della donna che è resa qualcosa di unico, una tela che dà valore e al contempo è resa incantevole dall’arte del tatuaggio.

My rating: 5/5

“AOI Ink Nymphs Los Angeles”
Ed. Schiffer Publishing

*Ringrazio l’editore e Netgalley per avermi dato una copia dell’opera necessaria alla stesura di questa recensione*

Torben Kuhlmann, “Moletown”

Moletown di Torben Kuhlmann è un piccolo gioiello: una fiaba pressoché senza testo narrativo di accompagnamento, raccontata soltanto da meravigliose tavole.

Una fiaba, tuttavia, che è anche una metafora capace di affrontare un tema attuale come quello dell’ecosostenibilità, in modo piacevole e affascinante grazie alla esuberante ricchezza visiva.

La storia racconta di una talpa che si insedia a vivere in una tana sotto un prato verde e lussureggiante. Rimase sola per poco, poiché altre talpe presto desiderano possedere una bella casa simile.
Quindi, squadre di talpe-operaie si mettono al lavoro per ampliare la città: tutto grotte spaziose e accoglienti sono progettate e convertite a piccole unità abitative, il progresso tecnico avanza, la vita diviene più veloce, ma lo spazio vitale diventa altrettanto affollato e rumoroso. E inquinato.
Alla fine cosa rimane di tutta questa modernità? Un grigio e sporco deserto industriale. Continue reading “Torben Kuhlmann, “Moletown””