Kiran Millwood Hargrave, “Vardø. Dopo la tempesta”

Ricordo i tempi in cui le rune ti davano conforto, quando i marinai venivano da mio padre perché lanciasse le ossa per prevedere quanto tempo avevano ancora da vivere. È una lingua, Maren. Il fatto che tu non la sappia parlare non la rende demoniaca».
Maren annuisce, vergognosa. Vorrebbe scusarsi ma sa che le sue scuse sarebbero fiacche. Allora si limita a ripetere: «Tu non sei una strega».
«Cosa sono non ha importanza, conta solo cosa credono che sia».

54225872._SY475_Se la trama di questo romanzo mi aveva conquistata subito, la sua lettura è stata ancora meglio.

Romanzo per me eccellente, nel suo andamento ponderato ma coinvolgente, che evoca paesaggi e situazioni in modo realistico, vivido, tanto da sentirsi immersi in quei villaggi dalle notti interminabili, l’odore di salsedine pregnante, il costante rumore del mare, vita e minaccia, il silenzio o i sussurri appena accennati delle donne che si aggrappano alla vita nella paura di quegli uomini venuti da fuori, che non capiscono il loro mondo, le loro tradizioni. E nemmeno la loro forza.

La storia è ispirata a eventi realmente accaduti nel 1617 in un villaggio di pescatori situato su una delle minuscole isole della Norvegia, quando un’improvvisa terribile tempesta fece ribaltare i pescherecci con a bordo la maggior parte degli uomini del villaggio, uccidendo la maggior parte in pochi minuti.
Ridotta drasticamente la popolazione, solo pochi uomini, ma soprattutto donne e qualche anziano e ragazzo si trovano a dover sopravvivere in quel luogo dal clima spietato.
Era l’epoca in cui la politica del re e dei reggenti mirava a sradicare le tradizioni e il residuo di credenze popolari precedenti, volendo instaurare un forte cristianesimo e un potere che fosse strettamente legato a quello centrale.

Per questo nel villaggio viene mandato il commissario Absalom Cornet insieme alla neo sposa, la giovane e ingenua Ursa, per ripristinare la vera devozione sull’isola e accertare che nessuna delle donne fosse una “strega”, ovvero dedita all’uso delle rune, della divinazione oppure dei rimedi naturali.
Al suo arrivo, le donne dell’isola avranno comportamenti differenti: chi per ingraziarselo inizia a denunciare altre donne, chi rimane fedele ai propri valori e Ursa, che si trova catapultata in una realtà completamente differente da quella a cui era abituata e accanto ad un uomo freddo e brutale.
Proprio l’incontro tra Ursa e Maren Magnusdatter segna un momento decisivo: due donne così diverse che il loro legame è inevitabile quanto improbabile, eppure diventa il fulcro attorno a cui si dipana la trama e si fa luce sulla personalità degli altri personaggi principali.

Tutti i personaggi e i protagonisti ancora di più sono meravigliosi, credibili, dotati di grande impatto e forza, ciascuno nel suo ruolo.
L’interiorità di Ursa, delicata ma che si troverà di fronte a scelte e a dover crescere in fretta, la forza dirompente e tragica di Maren, sono travolgenti, non possono lasciare indifferenti e toccano l’animo del lettore dall’inizio.

Lo svolgersi delle vicende non è né incalzante né lento, ha un suo ritmo che sembra mimare il rotolare delle onde, il susseguirsi dei faticosi lavori giornalieri, i silenzi e gli sguardi furtivi che le donne si lanciano tra loro.
È un tempo che corrisponde perfettamente al luogo e alla storia, che si fa più incalzante verso la seconda parte e la fine, sempre solcato da questi chiaroscuri che sembrano un sole straziato in mezzo alle nubi della tempesta, in un crescendo tangibile di terrore, disperazione, ma anche fedeltà interiore che caratterizza le protagoniste.

Mi dà ancora la pelle d’oca rievocare le immagini che il romanzo mi ha lasciato, la forza di quelle donne sole ma anche unite – almeno alcune –, il loro animo e la loro fede vera e forte, pur nell’incertezza e fragilità della vita.

Bellissimo libro.

My rating: 5/5

Kiran Millwood Hargrave
Vardø. Dopo la tempesta
Ed. Neri Pozza
Trad. Laura Prandino

 

2 pensieri su “Kiran Millwood Hargrave, “Vardø. Dopo la tempesta”

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