Philip Roth, “Nemesi”

nemesi_1296522639Io e il buon Philip non riusciamo a pigliarci granché. Con alcuni scrittori mi succede: ne riconosco il valore, ma i loro scritti, è inutile, non riescono a piacermi davvero.
In ogni caso, in qualità di “testa di musso” (caparbia, NdA), ogni tanto persevero!

Roth presenta in questo romanzo una guerra nella guerra.
Se sullo sfondo vaghi sono gli echi della seconda guerra mondiale, in primo piano c’è una terribile epidemia di poliomielite che colpisce la cittadina di Newark.
La malattia e la morte colpiscono impietosamente e senza distinzioni (come la peste di manzoniana memoria), portando dolore, sconvolgimento e paura (non senza qualche fobia collettiva, il timore del contagio che raggiunge livelli tremendi quanto l’individuare ovunque possibili untori) nella comunità. Continua a leggere “Philip Roth, “Nemesi””

Martin Amis, “Money”

Auster_Invenzione_Cop2011.qxpMoney di Martin Adams, uscito nel 1984, entra appieno, per temi e stile, tra i classici romanzi contemporanei, una satira tra il grottesco e la commedia sul potere del denaro, come possa sedurre e altrettanto distruggere.

La storia ha per protagonista le vicende del trentacinquenne John Self, un regista britannico di spot pubblicitari televisivi, abbastanza ipocondriaco, mangiatore di junk food, forte bevitore, amante del sesso e della pornografia, ma, sopra ogni cosa, devoto al dio denaro.
Self viaggia tra Londra e New York perché sta per realizzare il suo sogno, realizzare un film, intitolato Good Money, grazie alla partnership stretta col produttore Fielding Goodney.

La prima parte del libro trascina subito il lettore nell’incalzante stile di Amis, una mescolanza tra flusso di coscienza, momenti descrittivi e paragrafi in cui lo stesso protagonista pare rivolgersi al lettore – o a un “tu” indeterminato che lo osserva.

Self si presenta immediatamente come l’eroe del capitalismo, del consumismo, figlio prediletto del suo tempo – degli anni ’80, che vivevano tra boom economico, deregolamentazione finanziaria, nuovi contesti sociali ove tutto diviene mercificabile e si amplia il divario con le classi sociali più povere. Continua a leggere “Martin Amis, “Money””

Bill Viola: Rinascimento Elettronico (mostra presso Palazzo Strozzi, Firenze)

billviola2
The Crossing

La mostra fiorentina dedicata a Bill Viola vale la pena davvero di essere vista, tuttavia porrei di base due condizioni per apprezzarla a fondo: apprezzare questo tipo di arte (a prescindere che si conosca più o meno approfonditamente) ed essere disposti a dedicarle tutto il tempo che serve.
E’ un’esposizione impegnativa, infatti, non solo perché la visita occupa ore, ma anche poiché mette fa addentrare in uno stato di realtà altra in modo totalizzante, mette alla prova e spinge al limite vista, udito, emozioni e testa.

A me è piaciuta moltissimo, ha permesso di conoscere meglio questo artista e di sperimentare qualcosa di davvero intenso.

Bill Viola è ampiamente riconosciuto come uno dei principali e più importanti video artisti della scena internazionale.
Da oltre 30 anni crea video di ogni genere, installazioni, video architetture, ambienti sonori, performance musicali elettroniche e alcuni prodotti per trasmissioni televisive, e in tal modo ha contribuito a rendere questa forma espressiva uno dei filoni vitali dell’arte contemporanea, a mostrare come l’espressione artistica possa essere complementare alla tecnologia, trascendendola (o, in un certo senso, rendendola trascendente).
Le sue videocassette a canale singolo (opere degli anni ’70) sono state trasmesse e presentate in tutto il mondo, mentre i suoi scritti sono stati pubblicati e ampiamente studiati. Oggi, le sue opere impiegano tecnologie all’avanguardia e si distinguono per la loro precisione e semplicità diretta nell’immagine, ma profondità di significato. Continua a leggere “Bill Viola: Rinascimento Elettronico (mostra presso Palazzo Strozzi, Firenze)”

Arno Camenisch, “La cura”

9788899911041-mainAscoltare un autore parlare dei propri romanzi e di sé è spesso un’esperienza rivelatoria: è possibile scrutarne brandelli d’anima attraverso sguardi o movenze, carpire tra le parole e i silenzi quanto di autentico oppure di accademico venga riversato nella parola scritta, intuirne passione, ideali oppure soppesati artifici e affettazione.

La presentazione dell’ultimo romanzo di Arno Camenisch, La cura, uscito in italiano per Keller, è stata un’esperienza memorabile, tanto semplice, quanto intensa e coinvolgente.
Camenisch trabocca di passione per la scrittura, per ciò che scrive, per la vita percepita come qualcosa da osservare, intensamente ma anche con un sorriso, di cui meravigliarsi, su cui riflettere e, non da ultimo, che vale la pena narrare.

Tutto questo si riflette perfettamente in ciò che scrive: sotto un’apparente semplicità, leggerezza e ironia, si cela una lettura stratificata che affronta i temi fondanti della vita, i sentimenti e le pulsioni dell’animo umano.

Quando ho preso in mano La cura e letto la quarta di copertina mi aspettavo una cosina scorrevole, un gradevole passatempo, invece mi sono trovata rapita da un libro che nonostante la brevità, ha una forza incredibile, è di una bellezza che ammalia, avvolge, ma anche graffia e fa riflettere – e questo in maniera così discreta che se non si ha voglia di soppesare ogni scena o parola, si può leggere la storia anche solo per la sua piacevolezza superficiale. Continua a leggere “Arno Camenisch, “La cura””

Toulouse-Lautrec: la Belle Époque (mostra presso l’AMO “Arena Museo Opera” – Palazzo Forti, Verona)

toulouse_lautrec_henri_8Il “resuscitato” Palazzo Forti, ops, ora dall’altisonante appellativo AMO, ospita una nuova mostra, tutta dedicata a Toulouse-Lautrec.
Dopo la precedente, monografica di Tamara de Lempicka (da allora hanno cambiato di nuovo ingresso al museo e la sottoscritta infatti stava scardinando la porta sbagliata…), pare che questo luogo abbia ritrovato un pochino la dignità di spazio espositivo, benché temo siano definitivamente tramontati gli anni delle illuminate e meravigliose esposizioni di arte contemporanea e delle avanguardie, anche dei nostri giorni, che hanno allietato i miei anni tra superiori e università (preistoria, ormai). Sigh.

Impressione generale: buona, non eccezionale.
Buon allestimento, curata bene, scelta di opere più che discreta (tutte provenienti dal medesimo museo, non quindi una vera e propria selezione mirata). Godibile, senza dubbio.

Le sale ripercorrono i temi salienti della vita e delle opere d’artista.
È stato interessante soprattutto approfondire alcuni aspetti della sua vita e produzione che finora conoscevo solo superficialmente.

Toulouse-Lautrec è stato il primo artista ad elevare la pubblicità allo status di arte. Sembra scontato, ma in realtà, all’epoca, si assisteva al fenomeno dell’artista che non aveva più mecenati e committenti stabili (erano radi discontinui il più delle volte, che fossero privati o governo), pertanto spesso viveva di poco, in povertà o grazie qualche lavoro diverso dalla produzione artistica.
Lautrec non aveva difficoltà economiche a vivere: grazie di sicuro al suo talento, ma anche all’abilità di instaurare rapporti d’affari, ha fatto diventare la tecnica dell’illustrazione, della litografia (soprattutto per locali notturni, giornali satirici, ecc.) qualcosa di unico, di valore, un’opera d’arte a sé – aprendo così le porte per grandi artisti commerciali da Alphonse Mucha a Andy Warhol.
La sua breve carriera – dovuta a una morte prematura – coincisero con l’affermarsi della stampa moderna ed egli ne fu indiscusso personaggio di spicco. Continua a leggere “Toulouse-Lautrec: la Belle Époque (mostra presso l’AMO “Arena Museo Opera” – Palazzo Forti, Verona)”

László Krasznahorkai, “Satantango”

9788845283291Satantango di László Krasznahorkai rientra nelle mie scoperte libresche fatte a caso – sia lodato Goodreads.
Innegabile che il titolo mi abbia attratto come una lamia che scorge un paffuto bambinello, se vi si aggiunge la quarta di copertina, ambientazione e trama… Mmm, curiosità catturata.

Di questo romanzo si potrebbe disquisirne per ore senza venire a capo del suo vero significato, del suo profondo intento.
Romanzo visionario di uno scrittore particolarissimo, Satantango si presenta fin da subito come un romanzo circolare, nel suo complesso, ma anche nel suo stesso interno – somiglia a una centrifuga e a una spirale, che ora sale, ora scende, trascinando con sé personaggi e lettore.

La trama in due parole è banalissima: nella campagna ungherese, in un’epoca un po’ senza tempo ma al tramonto del comunismo, una comunità di individui trascina un’esistenza senza speranza in quello che resta di una cooperativa agricola. Tutti vogliono andarsene e sperano in un futuro migliore grazie al denaro che riceveranno dalla chiusura della fattoria.
Ecco, però, che si diffonde la notizia che il carismatico Irimiás, sparito due anni prima e dato ormai da tutti per morto, stia per tornare: inizia così il periodo di attesa prima, e poi di presenza di quest’uomo, che avrà pesanti conseguenze per tutti. Continua a leggere “László Krasznahorkai, “Satantango””