László Krasznahorkai, “Satantango”

9788845283291Satantango di László Krasznahorkai rientra nelle mie scoperte libresche fatte a caso – sia lodato Goodreads.
Innegabile che il titolo mi abbia attratto come una lamia che scorge un paffuto bambinello, se vi si aggiunge la quarta di copertina, ambientazione e trama… Mmm, curiosità catturata.

Di questo romanzo si potrebbe disquisirne per ore senza venire a capo del suo vero significato, del suo profondo intento.
Romanzo visionario di uno scrittore particolarissimo, Satantango si presenta fin da subito come un romanzo circolare, nel suo complesso, ma anche nel suo stesso interno – somiglia a una centrifuga e a una spirale, che ora sale, ora scende, trascinando con sé personaggi e lettore.

La trama in due parole è banalissima: nella campagna ungherese, in un’epoca un po’ senza tempo ma al tramonto del comunismo, una comunità di individui trascina un’esistenza senza speranza in quello che resta di una cooperativa agricola. Tutti vogliono andarsene e sperano in un futuro migliore grazie al denaro che riceveranno dalla chiusura della fattoria.
Ecco, però, che si diffonde la notizia che il carismatico Irimiás, sparito due anni prima e dato ormai da tutti per morto, stia per tornare: inizia così il periodo di attesa prima, e poi di presenza di quest’uomo, che avrà pesanti conseguenze per tutti. Continua a leggere “László Krasznahorkai, “Satantango””

Elizabeth Jane Howard, “Il lungo sguardo”

lungo-sguardo-lightElizabeth Jane Howard, scrittrice pressoché sconosciuta in Italia (benché qualcosa stia cambiando grazie alla traduzione in corso di una delle sue maggiori opere, The Cazalet Chronicles), è una raffinata narratrice, che sa scrutare con discrezione ma accuratezza l’animo umano e le dinamiche interpersonali.

Quello che forse è considerato il suo capolavoro è Il lungo sguardo.
La storia si apre su una Londra del 1950, a casa del signor e della signora Fleming, Conrad e Antonia, sposati da 23 anni. Hanno due figli: Julian e Deidre, dai caratteri opposti, uno controllato ai limiti dell’impassabile, con le sue rigide idee dello status quo sociale dell’uomo e della donna, l’altra vulcanica, volubile e passionale. Julian sta per sposarsi, mentre Deidre passa da un invaghimento all’altro.
Le scene iniziali sono incentrate nel salotto di casa Fleming, la sera della cena in cui verrà ufficializzato proprio il fidanzamento del figlio Julian.
Queste prime pagine lasciano un po’ attoniti, a tratti quasi infastiditi per la messa in scena di un momento familiare tanto (o, meglio, troppo) ordinario da rendere il momento quasi straniante, che persino la stessa autrice sottende sia un evento formale, di mera apparenza, tedioso, prevedibile fin nei minimi dettagli – personalmente mi sono venute in mente alcune scene del dramma Casa di bambola di Ibsen.
L’elemento di rottura con questa patinata compiutezza borghese è l’attesa del capo famiglia, il signor Conrad Fleming, in quanto la stessa Antonia non sa se si presentarsi alla cena che egli stesso ha richiesto e organizzato.
L’attesa di Conrad iniziano a lasciar intuire che dietro la forma la famiglia Fleming è scossa da emozioni e dinamiche complesse, di vecchia data. Continua a leggere “Elizabeth Jane Howard, “Il lungo sguardo””

Delphine De Vigan, “Le ore sotterranee”

9788804608592_0_0_311_80A sera inoltrata, ascoltando le eteree e mistiche musiche di Eivør, cerco le parole per descrivere il mio primo romanzo di Delphine De Vigan, Le ore sotterranee.
Scoperto per caso, ovviamente il titolo è stato una calamita, la quarta di copertina ancor di più.

E sì, saper scolpire il senso di solitudine e la disperazione con classe e incisività è un dono di tanti scrittori francesi, tra i quali anche appunto la De Vigan.

Il romanzo si svolge nel corso di un solo giorno (come in un’opera teatrale classicamente aristotelica), il 20 maggio, giorno che una sensitiva ha predetto a Mathilde, madre, vedova e lavoratrice, sarebbe stato di svolta e durante il quale avrebbe incontrato un uomo speciale.
Mathilde si accinge ad affrontare almeno quella giornata con rinnovata curiosità, sperando in un cambiamento durante un periodo difficilissimo, in particolare sul posto di lavoro, ove da mesi sta subendo un atroce mobbing da parte del suo superiore, Jacques, che la esautora, mette in disparte, umilia pubblicamente.
Prima di uscire di casa, il ricordo di quando sapeva ancora sorridere con la famiglia – scena atroce, momento struggente che fa collidere memoria del passato, l’aspettativa di una speranza forse assurda e il susseguirsi di giornate presenti che cadono via a via a pezzi. Continua a leggere “Delphine De Vigan, “Le ore sotterranee””

Kent Haruf, “Canto della pianura”

haruf_canto_webNegli ultimi tempi ho sentito nominare Kent Haruf un po’ ovunque, quindi ho ritenuto il caso ritentare a leggere uno dei suoi romanzi, Canto della Pianura (dopo il primo che lessi di suo, Our Souls at Night, ero rimasta un po’ incerta).

Canto della Pianura è ambientato nella cittadina americana di Holt, tipicamente provinciale, ove tutti pressoché si conoscono. Le persone che vi abitano sono sostanzialmente semplici, nel bene e nel male, ovvero nel fatto di essere di buon cuore, generosi, oppure bigotti e malvagi.
La storia è un intreccio di quattro linee trame, che seguono un’adolescente incinta, due ragazzi che cercano di far fronte alle circostanze complicate e sfortunate dei loro genitori che stanno divorziando, il padre dei ragazzi stessi, insegnante, e, infine, due anziani allevatori.
Apparentemente non collegate, le storie sono strettamente intrecciate e si combinano non solo per lo scenario, ma soprattutto per la potenza dei rapporti e la necessità di ogni uomo di sentire e vivere sentimenti sinceri e profondi. Continua a leggere “Kent Haruf, “Canto della pianura””

Peter S. Beagle, “Summerlong”

summerlongSummerlong, il nuovo romanzo di Peter S. Beagle, è un libro che nonostante la brevità riesce a costruire una storia efficace e coinvolgente, immersa in un tempo narrativo che prende respiro dalla sfera dei sentimenti dei protagonisti, più che essere scandito dal tempo reale.

L’intera storia, infatti, spesso sembra un viaggio introspettivo nei meandri più profondi dei personaggi, più che un susseguirsi di azioni, cosa che potrebbe far risultare l’andamento un po’ lento all’inizio, finché non si è completamente immersi nelle atmosfere che l’autore sa creare.

Questo è proprio il punto di forza che ho preferito, le atmosfere oniriche, rarefatte, spesso dal sapore agrodolce o nostalgico, che riescono a dare alla storia un’aura quasi magica, senza tempo, forse addirittura mitica – e mitica non a caso, dal momento che il mito di Persefone viene citato.

Gran parte di questo merito è dato non solo dallo stile, sempre attendo, ricercato, cesellato nei dettagli, ma anche dall’ambientazione, ovvero l’immaginaria isola di Gardner ove si svolge la storia.
Il paesaggio è descritto con vividezza, ricchezza di colori e trabocca dei sentimenti che i protagonisti riversano verso questo luogo, diventando anch’esso qualcosa di vivo, strettamente legato con la storia dei suoi abitanti. Continua a leggere “Peter S. Beagle, “Summerlong””

Emma Cline, “The Girls”

ForAuthorWebsite.inddIl romanzo di esordio The Girls della giovane Emma Cline da tempo è stato annunciato come un’ottima prova dell’autrice e, dopo averlo letto, confermo che queste non sono voci prive di fondamento a meri scopi commerciali.

Siamo negli anni ’60, in California.
Protagonista è la quattordicenne Evie, bisognosa di attenzione, insicura, che dopo il divorzio dei genitori si sente ancor più estraniata da tutto ciò che la circonda, intrappolata in una monotonia che la soffoca.

Un giorno al parco vede un gruppo di ragazze adolescenti ed Evie sente un’immediata, spontanea e irrazionale ammirazione e attrazione per quelle giovani, soprattutto per la magnetica Suzanne.
Non trascorre molto tempo che Evie conosce il gruppo e inizia a frequentarlo, scoprendo che le persone sono membri di una sorta di comunità (una setta) che vive in un vecchio ranch fatiscente, in collina.
Loro leader indiscusso è Russell, carismatico e instabile, che predica – o, meglio, propaganda – un nuovo tipo di vita che si opponga al capitalismo, al denaro, ai valori morali precostituiti e borghesi.

Evie fin dalla prima volta è ipnotizzata da Russell e ammaliata dallo squallore e dal caos del ranch, e via via viene sempre più coinvolta nella quotidianità della setta/comune, in una spirale di emotività ed eventi che col procedere del romanzo diventano più pericolosi, fuori controllo. Continua a leggere “Emma Cline, “The Girls””

Chimamanda Ngozi Adichie, “Americanah”

978880620101graIniziando Americanah, credevo di avere tra le mani un semplice romanzo, per quanto ben fatto, scritto dalla celebrata autrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, invece mi sono trovata davanti a qualcosa di molto più profondo e complesso.

Fin da subito, ci tengo a sottolineare che questo libro travalica il diversity per diventare un vero e proprio romanzo di letteratura quasi più che di narrativa, perché l’essenza di quello che trasmette, affronta e comunica, trascende una determinata cultura (quella nigeriana, nello specifico) per diventare anche universale, comune a tutti gli uomini.

Con Americanah l’autrice attraversa generi differenti (contemporary, romanticismo, commedia di costume, romanzo di idee), tre nazioni (Nigeria, Gran Bretagna, Stati Uniti), e, all’interno di ciascuna, un ampio e variegato spettro sociale. Si tratta di un libro sull’identità, la nazionalità, l’etnia, la differenza, la solitudine, l’aspirazione e l’amore, ma non quali entità distinte, bensì nelle complesse relazioni combinatorie che si intrecciano nella vita reale.

Dopo qualche scena concitata in apertura, la storia si focalizza subito su Ifemelu, in viaggio verso Trenton (USA) per farsi fare le treccine da “africana”, ma di un tipo specifico, che richiede parecchio tempo.
Questo spunto, apparentemente banale, nasconde già non pochi spunti per differenziare le voci narranti e il loro sostrato socio-culturale, ma è anche l’avvio della narrazione che occupa buona parte del romanzo, colma di ricordi, flashback, riflessioni a posteriori sulla vita finora trascorsa di Ifemelu, ovviamente concentrandosi su alcuni aspetti in particolare. Continua a leggere “Chimamanda Ngozi Adichie, “Americanah””