Willy Vlautin, “Io sarò qualcuno”

Hector Hidalgo è un giovane pugile messicano che vuole diventare un professionista stimato e riconosciuto. Soltanto che “Hector Hidalgo” non esiste: in realtà è il personaggio che interpreta Horace Hopper, nato da padre nativo americano e madre irlandese, che cerca disperatamente di sfuggire al suo soffocante senso di fallimento. Ma reinventarsi può implicare lasciare indietro le persone che ti hanno accompagnato per la vita, intraprendere da soli una strada, ed ecco che si rivela come questo romanzo dell’autore e musicista statunitense Willy Vlautin sia alla fin fine una meditazione sulla solitudine.

Horace vive in Nevada nel ranch di Mr. Reese, che lo accolse quando era adolescente. Mr. Reese vorrebbe che Horace rilevasse il ranch, ma il nostro protagonista non si sente degno di tanta fiducia, ancora alle prese con il trauma dell’abbandono da parte della madre, che lo portano a sentirsi sempre solo, diverso e perduto.
Nel protagonista, infatti, nonostante le cure amorevoli che ha ricevuto da un certo periodo in poi, si è creato un vuoto, da cui gli eventi infelici gli risucchiano la vita, la capacità di prendersi davvero cura di se stesso e degli altri. E questo suo mondo interiore, tormentato e auto alimentato di infelicità, votato inconsciamente all’autodistruzione, è così chiuso verso l’esterno, che nemmeno al lettore viene dato pieno accesso. Continua a leggere

Nasim Marashi, “L’autunno è l’ultima stagione dell’anno”

paeez-02-199x300Complice una delle usuali e interessanti presentazioni nella mia libreria preferita, sono venuta a conoscenza di questo libro, L’autunno è l’ultima stagione dell’anno, di Nasim Marashi, giovane iraniana che con questo romanzo si è fatta a merito notare non solo nel proprio Paese, ma anche in ambito internazionale.
La storia è divisa in due parti, Estate e Autunno, ciascuna delle quali è suddivisa a sua volta in tre capitoli, ognuno dedicato a una delle protagoniste, tre giovani donne, la cui amicizia è nata nelle aule della facoltà di ingegneria dell’Università di Tehran, Leila, Shabane e Rogia.

Ispirata dalla vita sua e di altre sue coetanee, la Marashi ritrae queste tre giovani sulla soglia dei trent’anni, molto diverse tra loro ma tutte in un momento cruciale della loro vita, tra scelte importanti, delusioni, cambiamenti e decisioni da prendere.

Leila cerca di ritrovare il suo posto nel mondo dopo che ha deciso di non seguire il marito all’estero. Incapace di rassegnarsi alla fine di un grande amore, cerca lavoro in un giornale che le mutate condizioni politiche costringeranno di lì a poco a chiudere. Attorno a lei si muovono Roja e Shabane: Roja coltiva il sogno di un dottorato in Francia, per il quale dovrebbe sacrificare il solido legame con la madre; Shabane vive tra rimorsi familiari e il desiderio di vivere una propria vita, sposando un collega di lavoro, e il timore di venir meno al suo dovere di figlia. Continua a leggere

Ann Beattie, “Gelide scene d’inverno”

9788875212254_0_0_1113_80Il titolo del romanzo di Ann Beattie, Gelide scene d’inverno, è il perno centrale attorno al quale si svolge la storia: un rigido inverno che sembra non lasciare tregua, in una cittadina del New England del 1976.
In questo scenario vagano i personaggi principali, tutti all’incirca sui trent’anni, Charles, Sam, Laura, Betty, eredi dell’entusiasmo e della spensieratezza degli anni ’60, che invece si trovano a fare i conti con una vita ben diversa, rigorosa e disillusa, specchio di un Paese ripiegato, depresso, solitario.

Charles è il protagonista, che si strugge di amore per Laura, la quale lo ha lasciato per tornare al proprio matrimonio insoddisfacente.
Egli ha una sorella minore, Susan, che studia al college, mentre loro madre, Clara, sempre più problematica a causa della sua follia, tanto che dovrà essere ricoverata in una casa di cura.
L’unico amico di Charles è Sam, licenziato da un negozio in cui vendeva giacche, che si rifugia in casa dell’amico. Dopo un certo tempo compaiono Pamela, disturbata psichicamente in seguito ad una serie di disastrose esperienze, e Betty, goffa segretaria di Charles, che tuttavia esce rapidamente dal gruppo poiché capisce di non essere accettata.

Si infilano il cappotto ed escono di casa, lasciando i piatti sul tavolo. Charles rientra un attimo a controllare i fornelli. Li ha spenti. Esce di nuovo. Fa molto freddo, e in tutto l’isolato non c’è quasi nessuna luce accesa. Mentre vanno, Charles guarda meravigliato le case buie. Come fa la gente ad andare a dormire così presto? Dev’essere l’abitudine, anni e anni di addestramento. Bisogna alzarsi presto per andare al lavoro, bisogna andare a letto presto. E lo fanno davvero. Una volta ha chiesto a Laura a che ora andava a letto, per poter pensare a lei in quel momento. Lei non gliel’ha voluto dire. «Va a finire che ti deprimi» ha detto.

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Slavenka Drakulić, “L’accusata”

Io ti ho dato la vita, io te la posso togliere.

cover-drakulicL’accusata di Slavenka Drakulić è un vero pugno allo stomaco. Potrei finire qui la recensione, perché fa male solo rammentare alcune parti di questo bellissimo, dolorosissimo romanzo.

La scrittrice croata, molto stimata nel suo paese, mette al centro di questo romanzo un argomento ancora tabù, ovvero la violenza familiare, in particolare quella sui figli.
Ma il tema non viene trattato con paternalismo o particolari effetti drammatici, bensì in modo crudo, diretto, vero, come una gelida telecronaca. Come questi eventi accadono nella realtà.

Il libro si apre con la figura dell’accusata: ha appena ucciso sua madre, ora è imputata del delitto ma non vuole difendersi. Giudici, magistrati e periti allora cercano di indagare le cause del gesto prima di giungere a una condanna già scritta.

Lei non può raccontare apertamente perché ha compiuto quel gesto, altrimenti tutti verrebbero a sapere… A sapere del passato suo, di quello di sua madre, di cosa è accaduto tra l’ignoranza e l’indifferenza altrui per vent’anni. Non dirà nulla, perché così è stata addestrata, a non lasciar trapelare niente, che sia una parola, un’emozione, nessuna traccia di sé.

Però lei dentro sa cosa è accaduto. Ricorda vividamente quei vent’anni, cosa ha passato, cosa la hanno costretta a diventare – e perché ha sparato a sua madre.

Sua madre era una bellissima donna che viveva in una famiglia chiusa, oppressiva, anaffettiva, alla quale importavano solo le apparenze con i vicini e gli estranei.
Appena maggiorenne, conosce suo padre, un bel ragazzo un po’ sbandato, se ne innamora follemente e rimane incinta.
Arriva lei e tutto cambia. Già la sua sola nascita deturpa la madre, con quella cicatrice bianca sul ventre. Non è soltanto quello, però, perché lei è la colpevole per antonomasia, di tutto. Continua a leggere

Lily Brooks-Dalton, “Good Morning, Midnight”

1493334La copertina di Good Morning, Midnight, romanzo di esordio di Lily Brooks-Dalton, mi ha colpito perché somiglia molto a quella di Station Eleven di St. John Mandel (un caso?), e sotto certi punti di vista le due storie hanno qualcosa in comune: entrambi sono storie post apocalittiche che però si concentrano sull’interiorità delle persone, piuttosto che sullo scenario.

La trama segue da una parte Augustine (Augie), uno scienziato di 78 anni recluso in un osservatorio in cima all’arcipelago artico, dall’altra Sullivan (Sully), astronauta impegnata in una lunga ed estenuante missione spaziale verso Giove.
Entrambi motivati dalla loro profonda curiosità verso il mondo naturale e profondamente amanti della scienza, sia Sully che Augie hanno lasciato le loro famiglie e hanno dedicato la loro vita alla ricerca nei luoghi più desolati e remoti, rinunciando a tutto il resto.

Sullo sfondo rimane imprecisata, mai descritta o dettagliata, l’apocalisse che ha colpito la Terra: un’emergenza, forse dovuta a una guerra oppure a un cataclisma, ha interrotto ogni contatto con gli altri esseri umani, sempre presupposto che qualcuno sia sopravvissuto. Continua a leggere

AA.VV., “Propulsioni d’improbabilità”

N.B.: La mia non vuole essere una recensione analitico-stilistica, men che meno un esame dei singoli racconti, tutti meritevoli, ma una riflessione su quanto la lettura nel suo complesso mi ha lasciato.

Shall I project a world?
(Thomas Pynchon)

propulsioni-dimprobabilitacc80-cop-663x900Antologia: hm.
Di più autori: pregiudizievole meh.
Zona 42: bè, allora…
Propulsioni d’improbabilità”: che titolo fico!
Libro preso.

Ammetto che l’incipit sembra partorito da una creatura con QI -273 incrociata con un Vogon (… e ciò mi fa sovvenire dubbi sulla mia reale ascendenza genetica… che spiegherebbe pure molte cose, NdA), ma è quanto mi è passato in testa appena ho scorto l’antologia edita da Zona 42.

A chiunque stia leggendo, subito dico: sbaragliate eventuali pregiudizi e non esitate ad acquistarla subito, ma subito eh, perché è un vero gioiello. E del tutto inatteso, se devo essere sincera.
Non c’è nessun intento di far cassa mettendo insieme pezzi di voci più o meno altisonanti che per l’occasione tirano fuori dal cassetto (o dal cassonetto) qualcosa di mediocre (come purtroppo capita in non poche sillogi di fantastico, soprattutto americane).
Le storie sono davvero ottime, tutte, sia dal punto di vista qualitativo che stilistico, e denotano una maturità narrativa notevole.

Nella prefazione (già il fatto che ci sia una prefazione, oltretutto eccellente, dovrebbe far intuire il valore dell’opera) si spiega come la raccolta abbia alla base un progetto preciso, benché non sia stata fatta alcuna forzatura agli autori. Il risultato è comunque che “i racconti che leggerete hanno legami invisibili tra loro, che non sono stati mai voluti né decisi”. Continua a leggere

László Krasznahorkai, “Satantango”

9788845283291Satantango di László Krasznahorkai rientra nelle mie scoperte libresche fatte a caso – sia lodato Goodreads.
Innegabile che il titolo mi abbia attratto come una lamia che scorge un paffuto bambinello, se vi si aggiunge la quarta di copertina, ambientazione e trama… Mmm, curiosità catturata.

Di questo romanzo si potrebbe disquisirne per ore senza venire a capo del suo vero significato, del suo profondo intento.
Romanzo visionario di uno scrittore particolarissimo, Satantango si presenta fin da subito come un romanzo circolare, nel suo complesso, ma anche nel suo stesso interno – somiglia a una centrifuga e a una spirale, che ora sale, ora scende, trascinando con sé personaggi e lettore.

La trama in due parole è banalissima: nella campagna ungherese, in un’epoca un po’ senza tempo ma al tramonto del comunismo, una comunità di individui trascina un’esistenza senza speranza in quello che resta di una cooperativa agricola. Tutti vogliono andarsene e sperano in un futuro migliore grazie al denaro che riceveranno dalla chiusura della fattoria.
Ecco, però, che si diffonde la notizia che il carismatico Irimiás, sparito due anni prima e dato ormai da tutti per morto, stia per tornare: inizia così il periodo di attesa prima, e poi di presenza di quest’uomo, che avrà pesanti conseguenze per tutti. Continua a leggere