Colson Whitehead, “La ferrovia sotterranea”

bigsur22_whitehead_laferroviasotterranea_cover-409x637La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead è stato uno dei titoli più acclamati dello scorso anno. Se inizialmente non mi aveva attirato, in seguito tutto il plauso proveniente da ogni parte mi ha effettivamente incuriosito.

Il romanzo è di certo ben scritto e abbastanza scorrevole, eccetto per alcune parti che mi sono sembrate troppo lente. E, cosa fondamentale, si percepisce essere basato su un’attenta ricerca e ricostruzione storica, cosa che lo rende testimonianza di assoluto interesse per il tema trattato.

Ammetto, tuttavia, che sull’argomento schiavismo negli Stai Uniti ho letto romanzi che mi hanno coinvolto molto di più – forse saranno stati “inferiori” sul piano tecnico-narrativo o di ricerca, ma su quello della costruzione dei personaggi e delle emozioni li ho preferiti. Penso, ad esempio, subito a Faulkner, ma anche a qualcosa di più recente, come The Kitchen House e Glory over Everything di Kathleen Grissom, ad esempio.

Il libro non manca di frasi bellissime, alcune scelte strutturali ben calibrate e grandi idee. In effetti, la re-immaginazione stessa della storia della ferrovia sotterranea è ottima.

Ciò che essenzialmente mi ha lasciato perplessa è che per me il pacchetto completo manca di vera, palpabile emozione. È un romanzo freddo, distante, impersonale. Continua a leggere “Colson Whitehead, “La ferrovia sotterranea””

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Marjorie Liu, Sana Takeda, “Monstress”

monstress_vol1-1Meglio tardi che mai, è questo che ho pensato quando ho iniziato a leggere la graphic novel di Marjorie Liu e Sana Takeda, Monstress, uscita per la Image Comics: una lettura brillante, ricca di storie stratificate, che appaga sia per il contenuti che per l’apparato grafico.

La storia è ambientata in un mondo popolato da umani, ibridi, mezzosangue magici e streghe malvagie, incentrandosi sulla protagonista, Maika, una umanoide con un passato oscuro e un presente torturato. In lotta con una congrega di streghe che usano la forza vitale dell’Arcanico per alimentare le arti maligne, il viaggio di Maika si snoda attraverso un modo cupo, fatto di schiavitù, razzismo, orrori di guerra, personaggi meravigliosi, eccentrici, strani, buoni e cattivi.

Non era semplice spiegare un universo tanto variegato e ricco di eventi e personaggi come quello di questo fumetto, eppure la Liu ci è riuscita abilmente, alternando passaggi drammatici, narrativi, flashback, senza mai appesantire la storia. Qualche momento di disorientamento è inevitabile, ma subito si trovano appigli per capire cosa stiamo leggendo e quale filone stiamo seguendo. Continua a leggere “Marjorie Liu, Sana Takeda, “Monstress””

Nasim Marashi, “L’autunno è l’ultima stagione dell’anno”

paeez-02-199x300Complice una delle usuali e interessanti presentazioni nella mia libreria preferita, sono venuta a conoscenza di questo libro, L’autunno è l’ultima stagione dell’anno, di Nasim Marashi, giovane iraniana che con questo romanzo si è fatta a merito notare non solo nel proprio Paese, ma anche in ambito internazionale.
La storia è divisa in due parti, Estate e Autunno, ciascuna delle quali è suddivisa a sua volta in tre capitoli, ognuno dedicato a una delle protagoniste, tre giovani donne, la cui amicizia è nata nelle aule della facoltà di ingegneria dell’Università di Tehran, Leila, Shabane e Rogia.

Ispirata dalla vita sua e di altre sue coetanee, la Marashi ritrae queste tre giovani sulla soglia dei trent’anni, molto diverse tra loro ma tutte in un momento cruciale della loro vita, tra scelte importanti, delusioni, cambiamenti e decisioni da prendere.

Leila cerca di ritrovare il suo posto nel mondo dopo che ha deciso di non seguire il marito all’estero. Incapace di rassegnarsi alla fine di un grande amore, cerca lavoro in un giornale che le mutate condizioni politiche costringeranno di lì a poco a chiudere. Attorno a lei si muovono Roja e Shabane: Roja coltiva il sogno di un dottorato in Francia, per il quale dovrebbe sacrificare il solido legame con la madre; Shabane vive tra rimorsi familiari e il desiderio di vivere una propria vita, sposando un collega di lavoro, e il timore di venir meno al suo dovere di figlia. Continua a leggere “Nasim Marashi, “L’autunno è l’ultima stagione dell’anno””

Ian Manook, “Yeruldelgger. Morte nella steppa (Yeruldelgger, #1)”

Ciascuno vive con le sue paure, per quanto pensi di essere coraggioso.

yeruldelgger-light-674x1024Di romanzi gialli con protagonisti ispettori più o meno improbabili o inusueti ce ne sono ormai a bizzeffe, ciò che fa la differenza è quanto l’autore riesca a dar vita a personaggi credibili, non scontati, a coinvolgere il lettore emotivamente.

Ian Manook con Yeruldelgger. Morte nella steppa, primo della serie, è di sicuro riuscito in quest’intento, fosse solo per aver ambientato la storia in Mongolia, cosa assolutamente originale. A dire il vero, è proprio ciò che mi ha attratto, avevo voglia di un sapore diverso, di vedere come si muovesse un mondo tanto distante dal nostro calato in un genere così occidentale.

La trama inizia con il ritrovamento del corpo di una bambina sepolta con il suo triciclo nel mezzo della steppa e, da tutt’altra parte, in un magazzino, dei cadaveri di tre cinesi crudelmente seviziati.
Due indagini apparentemente disgiunte, via via si intrecceranno e avranno risvolti impensabilmente pesanti e inattesi per i personaggi coinvolti.

Lo stile di Manook è estremamente gradevole e scorrevole, il libro si legge rapidamente. I capitoli sono spesso brevi, danno un’impressione di attesa, di scatto verso la scena successiva. E non mancano i colpi di scena inaspettati, quelle svolte nella vicenda coraggiose, che le classiche politiche commerciali osteggiano. Continua a leggere “Ian Manook, “Yeruldelgger. Morte nella steppa (Yeruldelgger, #1)””

Ričardas Gavelis, “Vilnius Poker”

1934824054-01-mzzzzzzzQuesto libro, assolutamente particolare, richiama alla mente molti nomi, come Kafka, Camus, Joyce, Genet, Nietzche, per le sicure influenze che, sia dal punto di vista ideologico che strutturale, hanno pesato sull’autore.
Alla fine, tuttavia, solo due sono i veri perni della storia: Vilnius, la città lituana, e Vytautas Vargalys, il protagonista principale, personaggio davvero weird nel senso più pregnante, che cerca di dimostrare come Vilnius sia una sorta di città infernale, e in particolare l’esistenza delle tracce di “Loro”, una società nascosta che attraversa la storia della civiltà con lo scopo di distruggere la vita di chiunque va contro i loro piani ignoti.

Vytautas lavora in una biblioteca istituzionale per aggiornare un sistema computerizzato. Nonostante l’attività sia già stata avviata, in realtà non può essere autorizzata formalmente prima che il medesimo lavoro venga completato a Mosca. Quindi i lavoratori si spostano tra i libri, prendendosi pause caffè lunghe e frequenti, in questa sorta di (primo) surreale stato delle cose. Vytautas ha anche un altro fine, quello di cercare e dimostrare l’esistenza di “Loro” attraverso testimonianze di libri dimenticati, o più precisamente nelle lacune presenti in questi testi, dove, crede non vengano menzionate alcune cose intenzionalmente – questi segni di assenza o manipolazione, per il protagonista sarebbero la prova dell’esistenza di questi personaggi. Continua a leggere “Ričardas Gavelis, “Vilnius Poker””

Cécile Coulon, “La Casa delle Parole”

260-cover-parole-coulonCécile Coulon è una giovane autrice che in Francia, terra natale, sta facendo molto parlare di sé. Keller Editore, sempre molto attento, ne ha già tradotti due romanzi, tra i quali questo La Casa delle Parole.

Mi aveva attirato la sinossi, dal momento che si parla di libri, e per il fatto che rientra nel genere distopico, tanto più edito appunto da chi non si occupa di fantastico.

Il libro è breve, forse in qualcosa ancora acerbo, ma molto intelligente e interessante.

Siamo in un futuro imprecisato, in un paese qualsiasi.
Il Grande detiene il Potere e per garantire la sudditanza e l’ordine assoluto è stato escogitato il modo perfetto: indire letture pubbliche come strumento di controllo. Periodicamente, infatti, vengono organizzati reading (le Manifestazioni) che raccolgono migliaia di persone, ove si leggono i libri pubblicati (autorizzati e strettamente controllati dal regime) e le persone si lasciano andare ai sentimenti più estremi, alla manifestazione di emozioni in modo più esagerato ed eclatante.
Il tutto avviene sotto la vigilanza degli Agenti, personale appositamente addestrato a garantire l’ordine e il rispetto delle regole. Questi Agenti sono come dei veri propri automi, eseguono il loro dovere con orgoglio e soprattutto non sanno leggere, per questo non subiscono l’effetto della lettura.

Non avevano il tempo di riflettere su quello che stavano realizzando: nessuno sollevava mai lo sguardo per ammirare, tra due grattacieli, i raggi del sole attraverso i vetri degli uffici di rappresentanza. […]
Sapevano tutto, non si chiedevano mai se le parole avessero un senso al di fuori di quei precetti. Il mondo girava attorno agli oggetti, alle loro funzioni, mai alla loro bellezza. Imparavano la forza senza l’entusiasmo, l’azione senza l’estro.

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Amor Towles, “Un gentiluomo a Mosca”

7545380_2179631Cosa si cela al di là delle porte del lussuoso Hotel Metropol di Mosca? Un semplice albergo o molto di più?

Che romanzo incredibile, questo Un gentiluomo a Mosca di Amor Towles!
Inizia un po’ in sordina, ma dopo pochi capitoli mi ha avvinghiato, non potevo smettere di leggere, un’emozione dopo l’altra seguivo la vita del Conte Rostov come davanti a un incredibile film in bianco e nero.

La storia copre un ampio periodo temporale, a cominciare dal 1922, dopo la rivoluzione russa, allorché tutti i nobili vennero processati, giustiziati o subirono qualche tipo di pena e prigionia.
Il Conte Aleksandr Il’icˇ Rostov fortunosamente riesce ad essere condannato soltanto agli arresti domiciliare a vita presso l’Hotel Metropol, uno dei più sfarzosi della Russia, ove per cenare o soggiornare passano i personaggi più diversi, dai nuovi ricchi possidenti agli esponenti della cultura e dello spettacolo.

Quello che colpisce immediatamente è l’atteggiamento del protagonista: nonostante la condizione, egli mantiene tutti i principi secondo i quali è stato educato. Infatti, da persona colta, da esteta, continua a vestirsi a suo modo, a intrattenere brillanti conversazioni con gli avventori dell’albergo, a trattare con rispetto e cortesia chiunque. Un vero gentiluomo di un’epoca tramontata in quell’enorme hotel in stile liberty, anch’esso in qualche modo ancorato ai fasti un tempo che non c’è più.

Per la loro stessa natura, gli esseri umani sono così capricciosi, così complessi, così deliziosamente contraddittori da meritarsi non solo la nostra considerazione, ma anche la nostra riconsiderazione, e la risoluta determinazione a trattenere la nostra opinione finché non li avremo impegnati in ogni possibile situazione a ogni possibile ora.

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