Robert Nathan, “Nina”

Nina, Nina… Chi è Nina, questa giovane fanciulla che con passo leggero, si aggira nella casa dello scrittore Edward Granville, e tra quel verde incontaminato e le scogliere ventose?

Il romanzo di Robert Nathan conta meno di 130 pagine ma è pura poesia, onirico, intenso, surreale… Mi ha “incantato” (… il termine non è casuale).

Michael Robb, giornalista e aspirante autore, si reca a Stonecliff a casa del noto e ormai anziano scrittore Edward Granville, per raccogliere appunti per scriverne un’autobiografia.
Nella grande casa sull’oceano, Michael trova, oltre allo scrittore, non la moglie, Virginia, ma una bellissima e strana ragazza, Nina.

Fin da subito il protagonista è incuriosito, affascinato da questa figura femminile, e inizia ogni tipo di elucubrazione su chi lei possa essere e sul rapporto che la leghi al padrone di casa.
Quale segreto nasconde la giovane? Continua a leggere

Silvia Moreno-Garcia, “Mexican Gothic”

È possibile, oggi, scrivere un romanzo gotico che sia accattivante senza scadere solo in banalità?

Ebbene, Silvia Moreno-Garcia, col suo Mexican Gothic, ha dato risposta a questa domanda in modo assolutamente positivo.

Nel romanzo ci imbattiamo infatti in tutti i classici elementi del genere – una famiglia che nasconde oscuri segreti, antenati violenti e misteriosi, la cugina malata, una casa tetra infestata da presenze… Ma nella storia c’è molto di più, a partire dall’inedita cornice, il Messico dei primi anni ’50, alla protagonista affatto originale.

Personaggio principale è Noemí Taboada, una giovane donna bella, facoltosa, estroversa e intraprendente, appassionata di antropologia tanto da voler studiare questa materia all’università. Continua a leggere

Chuck Palahniuk, “L’invenzione del suono”

978880472742hig-343x480-1Chuck Palahniuk, l’autore di alcuni dei più raccapriccianti romanzi della narrativa americana odierna, è tornato con un nuovo romanzo, L’invenzione del suono.

Bersaglio della nuova opera torna a essere Hollywood, la sua Hollywood immaginata, dove i segreti e il marcio suppurano dalle crepe di un’apparenza patinata e impeccabile.

Prima protagonista è la giovane Mitzi Ives, la migliore nel suo campo, specializzata in urla devastanti e realistiche per film. Ossessionata dal suo lavoro, questa peculiare forma d’arte e creazione, la sua dedizione è totale così come il suo assillo di creare l’urlo perfetto, definitivo. Ma il metodo di Mitzi è tutt’altro che convenzionale, e non perché si stordisce fino a una lenta discesa nell’oblio tra vino ei farmaci.
Mitzi seleziona accuratamente gli attori e le attrici, li rinchiude, li brutalizza finché non ottiene l’urlo che desidera, finché non ha su pellicola grida disperate, straziate, di vittime scritturate per essere torturate e non uscirne vive da quell’ultima interpretazione.

Altro protagonista della storia è Gates Foster, ossessionato dalla scomparsa della figlia avvenuta ben diciassette anni prima. Egli fa di tutto per ritrovarla, tato che la sua fissazione lo fa ingaggiare prostitute perché lo chiamino “papà”, per fargli vivere l’illusione che la figlia non sia mai svanita nel nulla. Parallelamente, ricerca sistematicamente pedofili, per vederli soffrire e rendere giustizia a quei bambini offesi e restituirli alle loro famiglie. Continua a leggere

Rumaan Alam, “Il mondo dietro di te”

alam_il-mondo-dietroLa narrativa post apocalittica negli ultimi anni è stata sviscerata in ogni sua possibile deriva, presentandoci ogni sorta di disastroso domani in cui l’essere umano ancora cerca di sopravvivere. E non solo autori dediti alla fantascienza o al fantastico si sono cimentati con scenari simili, si pensi a La strada di Cormac McCarthy e la trilogia di MaddAddam di Margareth Atwood per citare due celebri esempi.

Un caso particolare e di assoluto interesse è il romanzo Il mondo dietro di te di Rumaan Alam, uscito qualche mese fa per i tipi de La nave di Teseo.
Alam non concentra la sua attenzione sul mondo “dopo”, bensì sul momento di passaggio dalla vita del quotidiano ai giorni nei quali accade “qualcosa” di indefinito ma irrimediabile, sfruttando questo scenario per porsi tre quesiti sostanziali: come l’uomo si comporterebbe in caso di emergenza, in un simile frangente quali pregiudizi conserva, cosa fa quando ha paura.

La storia si apre con una classica famiglia newyorkese, Amanda, Clay e i figli, che si recano nella casa alquanto isolata che hanno preso in affitto per le loro vacanze. Se i primi giorni trascorrono in una serena indolenza, il punto di rottura è rappresentato dalla coppia che una sera si presenta alla loro porta: sono Ruth e George, i padroni della villetta che vogliono restare lì, a casa loro, un posto sicuro, perché hanno saputo che c’è stato un misterioso e non meglio definito blackout a New York.
Il lettore inizia da qui a fluttuare tra le tensioni che si creano tra i personaggi, la loro apprensione crescente, attraverso il lento stillicidio di notizie che giungono del tutto inadeguate per capire cosa stia accadendo. Internet e la tv diventano inattive ovunque e l’ultima notizia che hanno dall’esterno è che il blackout stava interessando l’intera costa orientale. Continua a leggere

Samanta Schweblin, “Kentuki”

surns33_schweblin_kentuki_cover-409x617-1Kentuki dell’autrice argentina Samanta Schweblin, edito da SUR, è un altro romanzo che è ambientato in un tempo che potrebbe essere l’oggi, o comunque un giorno vicinissimo, e porta alla luce e spinge alle estreme conseguenze tutte tensioni e tendenze che già sono ben radicate nel nostro presente.

Il kentuki si presenta come un dozzinale peluche di feltro (coniglio, topo, drago, corvo e qualche altro ordinario animaletto) con delle ruote per muoversi, ma soprattutto dei dispositivi installati che permettono loro di “vedere” e “udire” (non parlare, sono muti) tutto quello che li circonda a una persona collegata in remoto tramite un apposito tablet. Ovviamente il prezzo non è per tutte le tasche.
E se l’acquirente, il custode, può decidere quale kentuki scegliere, non può affatto scegliere o sapere nulla sull’”abitante” che aziona e controlla questo giocattolo hi tech una volta che viene “svegliato”.
Questa “connessione” è univoca e unica, e dura “una vita”, ossia finché il custode non danneggi o non eviti di ricaricare la batteria del kentuki. In questo caso la connessione “muore”, viene interrotta senza alcuna possibilità di recupero o di essere rintracciata. Il “gioco” è finito.

Custodi, abitanti, tutti nel mondo sanno esattamente in cosa si stanno cacciando, eppure la corsa all’acquisto di questo ultimo ninnolo tecnologico si fa via via più pressante, benché tutti sappiano, e deliberatamente ignorino, i rischi che derivano dal consentire a uno sconosciuto collegato via internet un accesso incontrollato alle proprie vite. Continua a leggere

Herman Koch, “Villetta con piscina”

villetta20con20piscina2001Non c’è dubbio che Herman Koch prediliga i personaggi scomodi, ambigui, sgradevoli, e questo viene confermato nel suo romanzo Villetta con piscina.

Protagonista è il Dottor Marc Schlosser, un medico generico con un accogliente studio privato nei Paesi Bassi, che è alquanto lontano dall’immagine del medico di famiglia che abbiamo… Difatti è narcisista, sessista, misogino e ha un atteggiamento agghiacciante nei confronti del suo lavoro, poiché ha una vera e propria un’avversione per il corpo umano. Ai suoi pazienti dedica un tempo calcolato, il minore possibile, principalmente non li ascolta e li considera un gruppo di ipocondriaci.

Tuttavia, il suo lavoro procede bene e tra i suoi pazienti ci sono diversi personaggi di fama e successo. Tra questi, un giorno si presente un famoso attore, Ralph Meier, che cerca di stringere pure amicizia col dottore.
Questa conoscenza fa sì che alla fine il dottore e la sua famiglia siano ospiti dei Meier nella residenza estiva, una villetta con piscina. In questo luogo così apparentemente patinato e perfetto, si verificano una serie di eventi insidiosi. Per prima cosa Ralph mostra un insaziabile interesse per Caroline, la moglie di Marc, cosa da un lato non strana in quanto l’attore pare flirtare con tutte le donne, soprattutto quelle molto giovani. Marc, per non essere da meno, si scopre sempre più interessato alla moglie di Ralph, Judith. Pur disprezzandola da un lato, la desidera, e il riuscire ad avere una tresca con lei gli conferisce un sottile senso di rivalsa. Continua a leggere

Giovanni Boldini, “Il Piacere” (MART, Rovereto)

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Da certi suoni della voce e del riso, da certi gesti, da certe attitudini, da certi sguardi ella esalava, forse involontariamente, un fascino troppo afrodisiaco. (Gabriele D’Annunzio, “Il Piacere”)

Caffè mondani, gli abiti appariscenti ed eleganti, i chiacchierati salotti mondani: in 170 opere provenienti da collezioni pubbliche e private si snoda il racconto del grande pittore Giovanni Boldini.

Al MART di Rovereto la mostra a lui dedicata, denominata “Il Piacere”, chiaro rimando dannunziano, è un dedalo di sale in cui si cammina con passo ovattato, accompagnati da una sonorizzazione site-specific realizzata dal pianista e compositore Cesare Picco e dal violinista Luca Giardini, smemorandosi tra quadri che rimandano volti, sguardi, sfarzo, bellezza, in un tripudio di sensualità visiva che fa comprendere appieno il titolo dell’esposizione. L’accostamento al famosissimo romanzo di Gabriele D’Annunzio non è certo casuale, infatti, se Benedetto Croce in lui identificò “nella letteratura italiana una nota, fino ad allora estranea, sensualistica, ferina, decadente” – parole che appunto si possono ben accostare anche a questa rassegna.

Passando per la sua esperienza italiana ed europea, Boldini visse diverse realtà, soprattutto quella dei macchiaioli e quella francese, non aderendo passivamente a nessuna, ma sviluppando un suo stile peculiare. Continua a leggere