Nasim Marashi, “L’autunno è l’ultima stagione dell’anno”

paeez-02-199x300Complice una delle usuali e interessanti presentazioni nella mia libreria preferita, sono venuta a conoscenza di questo libro, L’autunno è l’ultima stagione dell’anno, di Nasim Marashi, giovane iraniana che con questo romanzo si è fatta a merito notare non solo nel proprio Paese, ma anche in ambito internazionale.
La storia è divisa in due parti, Estate e Autunno, ciascuna delle quali è suddivisa a sua volta in tre capitoli, ognuno dedicato a una delle protagoniste, tre giovani donne, la cui amicizia è nata nelle aule della facoltà di ingegneria dell’Università di Tehran, Leila, Shabane e Rogia.

Ispirata dalla vita sua e di altre sue coetanee, la Marashi ritrae queste tre giovani sulla soglia dei trent’anni, molto diverse tra loro ma tutte in un momento cruciale della loro vita, tra scelte importanti, delusioni, cambiamenti e decisioni da prendere.

Leila cerca di ritrovare il suo posto nel mondo dopo che ha deciso di non seguire il marito all’estero. Incapace di rassegnarsi alla fine di un grande amore, cerca lavoro in un giornale che le mutate condizioni politiche costringeranno di lì a poco a chiudere. Attorno a lei si muovono Roja e Shabane: Roja coltiva il sogno di un dottorato in Francia, per il quale dovrebbe sacrificare il solido legame con la madre; Shabane vive tra rimorsi familiari e il desiderio di vivere una propria vita, sposando un collega di lavoro, e il timore di venir meno al suo dovere di figlia. Continua a leggere “Nasim Marashi, “L’autunno è l’ultima stagione dell’anno””

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Andrei Kurkov, “Picnic sul ghiaccio”

260-9788899911164-mainUn romanzo che avesse per protagonista un uomo con un pinguino come animale domestico non poteva non attirare la mia attenzione. Inoltre, ho avuto la fortuna di ascoltare l’autore, Andrei Kurkov, a una presentazione in libreria e la lettura è divenuta quasi un obbligo morale!

Picnic sul ghiaccio è ambientato in una Kiev da poco uscita dall’egemonia della Russia comunista. Il protagonista, Viktor, è uno scrittore quarantenne squattrinato e in crisi perenne che, dopo l’abbandono dell’ultima fidanzata, ha adottato un pinguino dallo zoo cittadino, che non poteva più permettersi di mantenerlo.
Dal momento che non si decide a dare alle stampe i suoi racconti, che tiene custoditi in un cassetto attendendo chissà quali tempi migliori, un giorno riceve una proposta destinata a cambiargli la vita: dovrà scrivere quelli che in gergo si chiamano “«coccodrilli”, i necrologi, in anticipo, di personaggi in vista della società ucraina.
Grazie al suo talento, Viktor si rivela davvero molto bravo, ma la cosa inizia a farsi inquietante allorché i protagonisti dei suoi articoli muoiono uno dopo l’altro, in circostanze misteriose e decisamente poco chiare.
Viktor allora si trova così al centro di un pericoloso intrigo fatto di tra mafia, servizi segreti e disinformazione, sempre accompagnato dal pinguino Miša e da Sonja, figlia di un boss in perenne fuga. Continua a leggere “Andrei Kurkov, “Picnic sul ghiaccio””

Ian Manook, “Yeruldelgger. Morte nella steppa (Yeruldelgger, #1)”

Ciascuno vive con le sue paure, per quanto pensi di essere coraggioso.

yeruldelgger-light-674x1024Di romanzi gialli con protagonisti ispettori più o meno improbabili o inusueti ce ne sono ormai a bizzeffe, ciò che fa la differenza è quanto l’autore riesca a dar vita a personaggi credibili, non scontati, a coinvolgere il lettore emotivamente.

Ian Manook con Yeruldelgger. Morte nella steppa, primo della serie, è di sicuro riuscito in quest’intento, fosse solo per aver ambientato la storia in Mongolia, cosa assolutamente originale. A dire il vero, è proprio ciò che mi ha attratto, avevo voglia di un sapore diverso, di vedere come si muovesse un mondo tanto distante dal nostro calato in un genere così occidentale.

La trama inizia con il ritrovamento del corpo di una bambina sepolta con il suo triciclo nel mezzo della steppa e, da tutt’altra parte, in un magazzino, dei cadaveri di tre cinesi crudelmente seviziati.
Due indagini apparentemente disgiunte, via via si intrecceranno e avranno risvolti impensabilmente pesanti e inattesi per i personaggi coinvolti.

Lo stile di Manook è estremamente gradevole e scorrevole, il libro si legge rapidamente. I capitoli sono spesso brevi, danno un’impressione di attesa, di scatto verso la scena successiva. E non mancano i colpi di scena inaspettati, quelle svolte nella vicenda coraggiose, che le classiche politiche commerciali osteggiano. Continua a leggere “Ian Manook, “Yeruldelgger. Morte nella steppa (Yeruldelgger, #1)””

Ričardas Gavelis, “Vilnius Poker”

1934824054-01-mzzzzzzzQuesto libro, assolutamente particolare, richiama alla mente molti nomi, come Kafka, Camus, Joyce, Genet, Nietzche, per le sicure influenze che, sia dal punto di vista ideologico che strutturale, hanno pesato sull’autore.
Alla fine, tuttavia, solo due sono i veri perni della storia: Vilnius, la città lituana, e Vytautas Vargalys, il protagonista principale, personaggio davvero weird nel senso più pregnante, che cerca di dimostrare come Vilnius sia una sorta di città infernale, e in particolare l’esistenza delle tracce di “Loro”, una società nascosta che attraversa la storia della civiltà con lo scopo di distruggere la vita di chiunque va contro i loro piani ignoti.

Vytautas lavora in una biblioteca istituzionale per aggiornare un sistema computerizzato. Nonostante l’attività sia già stata avviata, in realtà non può essere autorizzata formalmente prima che il medesimo lavoro venga completato a Mosca. Quindi i lavoratori si spostano tra i libri, prendendosi pause caffè lunghe e frequenti, in questa sorta di (primo) surreale stato delle cose. Vytautas ha anche un altro fine, quello di cercare e dimostrare l’esistenza di “Loro” attraverso testimonianze di libri dimenticati, o più precisamente nelle lacune presenti in questi testi, dove, crede non vengano menzionate alcune cose intenzionalmente – questi segni di assenza o manipolazione, per il protagonista sarebbero la prova dell’esistenza di questi personaggi. Continua a leggere “Ričardas Gavelis, “Vilnius Poker””

Cécile Coulon, “La Casa delle Parole”

260-cover-parole-coulonCécile Coulon è una giovane autrice che in Francia, terra natale, sta facendo molto parlare di sé. Keller Editore, sempre molto attento, ne ha già tradotti due romanzi, tra i quali questo La Casa delle Parole.

Mi aveva attirato la sinossi, dal momento che si parla di libri, e per il fatto che rientra nel genere distopico, tanto più edito appunto da chi non si occupa di fantastico.

Il libro è breve, forse in qualcosa ancora acerbo, ma molto intelligente e interessante.

Siamo in un futuro imprecisato, in un paese qualsiasi.
Il Grande detiene il Potere e per garantire la sudditanza e l’ordine assoluto è stato escogitato il modo perfetto: indire letture pubbliche come strumento di controllo. Periodicamente, infatti, vengono organizzati reading (le Manifestazioni) che raccolgono migliaia di persone, ove si leggono i libri pubblicati (autorizzati e strettamente controllati dal regime) e le persone si lasciano andare ai sentimenti più estremi, alla manifestazione di emozioni in modo più esagerato ed eclatante.
Il tutto avviene sotto la vigilanza degli Agenti, personale appositamente addestrato a garantire l’ordine e il rispetto delle regole. Questi Agenti sono come dei veri propri automi, eseguono il loro dovere con orgoglio e soprattutto non sanno leggere, per questo non subiscono l’effetto della lettura.

Non avevano il tempo di riflettere su quello che stavano realizzando: nessuno sollevava mai lo sguardo per ammirare, tra due grattacieli, i raggi del sole attraverso i vetri degli uffici di rappresentanza. […]
Sapevano tutto, non si chiedevano mai se le parole avessero un senso al di fuori di quei precetti. Il mondo girava attorno agli oggetti, alle loro funzioni, mai alla loro bellezza. Imparavano la forza senza l’entusiasmo, l’azione senza l’estro.

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Amor Towles, “Un gentiluomo a Mosca”

7545380_2179631Cosa si cela al di là delle porte del lussuoso Hotel Metropol di Mosca? Un semplice albergo o molto di più?

Che romanzo incredibile, questo Un gentiluomo a Mosca di Amor Towles!
Inizia un po’ in sordina, ma dopo pochi capitoli mi ha avvinghiato, non potevo smettere di leggere, un’emozione dopo l’altra seguivo la vita del Conte Rostov come davanti a un incredibile film in bianco e nero.

La storia copre un ampio periodo temporale, a cominciare dal 1922, dopo la rivoluzione russa, allorché tutti i nobili vennero processati, giustiziati o subirono qualche tipo di pena e prigionia.
Il Conte Aleksandr Il’icˇ Rostov fortunosamente riesce ad essere condannato soltanto agli arresti domiciliare a vita presso l’Hotel Metropol, uno dei più sfarzosi della Russia, ove per cenare o soggiornare passano i personaggi più diversi, dai nuovi ricchi possidenti agli esponenti della cultura e dello spettacolo.

Quello che colpisce immediatamente è l’atteggiamento del protagonista: nonostante la condizione, egli mantiene tutti i principi secondo i quali è stato educato. Infatti, da persona colta, da esteta, continua a vestirsi a suo modo, a intrattenere brillanti conversazioni con gli avventori dell’albergo, a trattare con rispetto e cortesia chiunque. Un vero gentiluomo di un’epoca tramontata in quell’enorme hotel in stile liberty, anch’esso in qualche modo ancorato ai fasti un tempo che non c’è più.

Per la loro stessa natura, gli esseri umani sono così capricciosi, così complessi, così deliziosamente contraddittori da meritarsi non solo la nostra considerazione, ma anche la nostra riconsiderazione, e la risoluta determinazione a trattenere la nostra opinione finché non li avremo impegnati in ogni possibile situazione a ogni possibile ora.

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Jenny Offill, “Le cose che restano”

Questo libro è per chi tiene un diario con la storia della propria felicità, per chi usa la scienza per mettere in pratica la magia, per chi fa il bagno di notte e dimentica i vestiti sulla riva, e per chi accetta di essere un po’ folle per mostrare l’anima al mondo, come luce di stelle che non esistono più.

jenny-offill-le-cose-che-restanoRomanzo d’esordio di Jenny Offill, Le cose che restano (Last things) è arrivato da noi solo lo scorso anno.

Sono rimasta davvero stupita da questo romanzo, che inizialmente sembra una semplice storia abbastanza curiosa dell’infanzia di Grace, invece diventa qualcosa di molto più coinvolgente, profondo, commovente, un continuo innestarsi di realtà e immaginazione sotto cui sta una verità toccante, cruda, triste.

Innanzitutto, è narrato dal punto di vista di Grace adulta – scelta importante, che dà un taglio al romanzo da literary fiction, ma soprattutto una prospettiva da cui guardare la vita nel suo insieme, insinuando domande su cosa sia la felicità, la magia, cosa sopravviva in noi dell’infanzia che, nel bene e nel male, ci ha fatto diventare ciò che siamo.

A metà degli anni ’80, Grace Davitt è una bambina di otto anni che vive in una piccola città del Vermont, insieme al padre, insegnante di chimica presso la scuola superiore, e alla madre Anna, ornitologa.
I genitori sono eccezionali ma altrettanto agli antipodi: mentre il padre è uno scienziato rigoroso, pragmatico, la madre è una sognatrice, che vive in un mondo suo tra realtà e fantasia.
Anna educa la figlia a casa, raccontandole leggende africane e insegnandole la storia del mondo in una stanza che ha dipinto di nero e decorato di stelle incandescenti (il calendario cosmico).
L’educazione di Grace è tutt’altro che razionale, e se in un primo momento può sembrare affascinante questo connubio di scienza e fantastico, Anna non fa altro che trascinare nella propria claustrofobica follia la figlia, in una spirale discendente che ha il suo punto massimo nella parte centrale del romanzo. Continua a leggere “Jenny Offill, “Le cose che restano””