Bloodline (terza stagione)

Per coloro che sono curiosi se la stagione finale di Bloodline sia all’altezza del resto della serie, risponderò sinteticamente: .

Al suo meglio, Bloodline ha trovato è riuscita a giocare e tenere alta la tensione grazie all’intreccio tra dramma morale individuale, conflitti interpersonali e una famiglia che si rivela molto più complessa e cupa di quanto sia all’apparenza.

Ogni personaggio principale è chiamato a chiudere il cerchio con se stesso, a fare i conti finale con la propria coscienza, con il passato e gli altri Raybourn.

Non solo non è facile, ma è un’indagine interiore che richiede una vera discesa nell’abisso, prese di posizione, confessioni e cambiamenti.

La famiglia, già sgretolata, cade a pezzi, così sembra cadere a pezzi la psiche dei protagonisti, in un crescendo che nelle prime puntate si rivela alquanto affascinante.

Gli episodi, oltre a riprendere le fila di quanto lasciato in sospeso, sono caratterizzati da un ritmo alquanto lento, che in alcuni passaggi è perfetto, ha un sapore visionario (soprattutto le immagini legate all’acqua, simboliche e molto intense), trasmette un senso di tormento che arriva a corrodere la lucidità.
Non ci sono più i buoni e i cattivi, tutta la famiglia si rivela per quello che è.

Purtroppo, soprattutto da circa metà stagione, gli episodi iniziano ad annoiare.
Troppi flashback, o comunque eccessivamente lunghi, trama che si dilunga e non ha molto da aggiungere.

Si poteva chiudere con metà episodi in modo più dignitoso.

Sempre grande il cast, gli attori sono eccellenti, riescono a incarnare alla perfezione i sentimenti devastanti e la caduta dall’empireo della famiglia Raybourn.

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Lily Brooks-Dalton, “Good Morning, Midnight”

1493334La copertina di Good Morning, Midnight, romanzo di esordio di Lily Brooks-Dalton, mi ha colpito perché somiglia molto a quella di Station Eleven di St. John Mandel (un caso?), e sotto certi punti di vista le due storie hanno qualcosa in comune: entrambi sono storie post apocalittiche che però si concentrano sull’interiorità delle persone, piuttosto che sullo scenario.

La trama segue da una parte Augustine (Augie), uno scienziato di 78 anni recluso in un osservatorio in cima all’arcipelago artico, dall’altra Sullivan (Sully), astronauta impegnata in una lunga ed estenuante missione spaziale verso Giove.
Entrambi motivati dalla loro profonda curiosità verso il mondo naturale e profondamente amanti della scienza, sia Sully che Augie hanno lasciato le loro famiglie e hanno dedicato la loro vita alla ricerca nei luoghi più desolati e remoti, rinunciando a tutto il resto.

Sullo sfondo rimane imprecisata, mai descritta o dettagliata, l’apocalisse che ha colpito la Terra: un’emergenza, forse dovuta a una guerra oppure a un cataclisma, ha interrotto ogni contatto con gli altri esseri umani, sempre presupposto che qualcuno sia sopravvissuto. Continue reading “Lily Brooks-Dalton, “Good Morning, Midnight””

Sara Taylor, “Tutto il nostro sangue”

00004Opera di debutto di Sara Taylor, Tutto il nostro sangue si compone di tredici capitoli, corrispondenti ad altrettante storie che coprono circa 300 anni di storia, il cui legame è l’albero genealogico che si trova in apertura del libro e raggruppa il lignaggio di due linee familiari distanti tra loro, ma tutte vissute nello stesso luogo – un tratto remoto della costa orientale della Virginia e il suo piccolo arcipelago circostante, noto per il paesaggio, affascinante quanto impervio e i cavalli selvaggi.

Così vibrante, intenso, anche sottilmente inquietante nella sua primordialità è questo luogo quanto la prosa della Taylor, che sembra sfruttare la durezza del paesaggio, contraddistinto da quello scontro imperterrito e continuo tra oceano e costa, per esplorare altri terreni, quelli interiori, e spesso lesi, dei personaggi che vi abitano.

Le storie, alcune più approfondite, altre più veloci, non si trovano in ordine, ma l’inizio, cronologicamente, risale al 1876 e a Medora, una giovane di etnia mista, figlia illegittima che cerca di fuggire dalla sua quotidianità di abusi e violenza.
All’estremo opposto, si arriva al 2143, in uno scenario post apocalittico dopo una terribile epidemia, ove troviamo Simian, metà uomo e metà mutante, storpio, che scopre Jillet, figlia del custode dell’isola. Continue reading “Sara Taylor, “Tutto il nostro sangue””

Kiersten White, “Now I Rise (The Conqueror’s Saga, #2)”

now_i_riseNow I Rise di Kiersten White è uno dei sequel dell’anno che aspettavo.
Il romanzo precedente, Now I darken, primo della trilogia The Conqueror’s Saga, mi era piaciuto molto, originale e soprattutto con una protagonista strepitosa, che ho subito adorato.

Il primo libro lasciò Radu e Lada in posizioni in sospeso. Se il primo libro si è concentrato sulla costruzione della trama e dei personaggi, questo si dedica soprattutto all’azione.
Assistiamo a spionaggi e battaglie, e leggendo pagine scorrevoli e ben costruite, si assiste a un rafforzamento nella costruzione dei personaggi principali.

Anche in questo romanzo, il contesto è ricco e ben costruito, gli spunti storici credibili, pur trattandosi essenzialmente di un fantasy.

Il volume, e principalmente più della prima metà, è incentrato principalmente su Radu, che viene descritto con maggiore complessità che in precedenza.
Il giovane si mette molto più in discussione, così come vede con sguardo più critico e smaliziato ciò che lo circonda, benché sempre fedele a Mehmed. Continue reading “Kiersten White, “Now I Rise (The Conqueror’s Saga, #2)””

Uscita la silloge di poesie di Guido Antonelli

È appena uscita la silloge delle poesie di Guido Antonelli, scomparso di recente, per i tipi di Kipple Officina Libraria.

La descrizione:

uppercover-1Dallo studio pittorico di Guido Antonelli abbiamo recuperato otto libri di poesia. Nessuno di questi volumi, le cui copie sono ora custodite dal Comune di Bellusco, riporta una data specifica di pubblicazione, ciò rende pressoché impossibile una dettagliata analisi filologica e cronologica dei suoi testi. Solo alcuni volumi presentano una nota temporale o biografica che ci consente di collocarli in un momento preciso della vita dell’Autore. Ma cosa direbbe l’autore di sé, delle sue opere? Forse questo:

“Ho capito che se volevo evocare il mistero della poesia dovevo andare oltre il significato, il senso comune, quello della nostra annichilente quotidianità. Volevo, e lo voglio ancora, il trionfo assoluto, incontrastato del suono. Scelgo le parole non per il loro significato, ma per quel loro figurare che accostato l’un con l’altro crea una catena di senso necessaria. Le parole per me sono semplicemente suono e io le accosto fra loro non certo liberamente, non certo casualmente ma… musicalmente!”

Ho avuto la fortuna di incontrare Guido Antonelli una volta, anni fa, e ne serbo un ricordo vivido, quello di un uomo attento, silenzioso, il cui sguardo era quello di una persona estremamente ricca interiormente, dalla mente curiosa, fine, eclettica.
Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questa raccolta, che più che mai dimostra vere le seguenti parole:

Chi giace nella tomba di un poeta? In ogni caso non il poeta, questo è sicuro. […] La maggior parte dei morti tace. Non dice più niente. Ha – letteralmente – già detto tutto. Per i poeti non è così. I poeti continuano a parlare.
(Cees Nooteboom, Tumbas. Tombe di poeti e pensatori)

Il libro si può acquistare sul sito di Kipple oppure su Amazon.

Imperdibile.

Robin Hobb, “Assassin’s Fate (The Fitz and The Fool Trilogy, #3)”

7b12d1f42d-9fbb-4232-b623-5c3bdd0c47ae7dimg400This is the end…

Già, con questo volume si appone davvero la parola fine alla variegata e composita saga degli Elderlings di Robin Hobb, una delle mie scrittrici fantasy preferite.

Amo la Hobb, come sa tratteggiare fondali, storie, atmosfere e soprattutto personaggi, tanto da creare mondi che spesso sono più veri e intensi di romanzi non fantastici.

Purtroppo per me questo libro è stata una grandissima delusione – e non tanto del finale, ma proprio a livello tecnico e narrativo.

La maggior parte della trama è composta da due viaggi estremamente lunghi: quello di Bee e quello di Fitz, del Matto e dei loro compagni. Entrambi convergono verso la medesima meta, tuttavia seguiranno sentieri differenti e travagliati per arrivarci.

I due viaggi sono un espediente per ripercorrere e annodare le fila di tutto il mondo della saga, scoprendone anche nuovi aspetti, rivelazioni, dando risposte e sollevando altre domande.

Purtroppo ho trovato questo accorgimento narrativo tanto interessante – e un po’ commovente, era una panoramica per dare l’addio a tutto e tutti – quanto macchinoso. Continue reading “Robin Hobb, “Assassin’s Fate (The Fitz and The Fool Trilogy, #3)””

Brian Panowich, “Bull Mountain”

bullmountain_coverLa famiglia Burroughs e Bull Mountain: un legame indissolubile di sangue.

Una trama accattivante, dal sapore classico ma affatto originale che combina saga familiare, misteri che si infittiscono, criminalità, un affascinante scenario nella Georgia del Nord: è il debutto dirompente e inatteso di Brian Panowich, che con il suo Bull Mountain ha attirato l’attenzione del mercato editoriale americano e non solo.

Tutto ha inizio nel 1949, quando i due fratelli Burroughs, Riley e Cooper, hanno idee ben diverse su come far fruttare la loro terra, Bull Mountain. Il diverbio si risolve rapidamente e Riley Burroughs ha la peggio, con conseguenze che coinvolgono sia Cooper che suo figlio, Gareth.

Il focus temporale si sposta quindi nel 2015, allorché presso Bull Mountain vivono due fratelli Burroughs, tutto ciò che è sopravvissuto dell’eredità di Gareth: dopo che Buckley è stato ucciso, Halford porta avanti l’impresa di famiglia, concentrandosi in particolare nel commercio di armi, mentre il fratello minore, Clayton, ha scelto una strada diversa ed è diventato sceriffo di Waymore Valley.
Tra i due fratelli non scorre buon sangue, uno impegnato a far rispettare la legge, l’altro che si sente tradito dal fratello. Continue reading “Brian Panowich, “Bull Mountain””