Celeste Ng, “Little Fires Everywhere”

34273236-_uy700_ss700_Shaker Heights, sobborgo di Cleveland, sembra l’immagine della perfetta periferia americana: tutto è minuziosamente progettato, ordinato, dal layout delle strade, ai colori delle case, alla vita soddisfacente che i suoi abitanti sembrano condurre. E nessuno incarna questo spirito più di Elena Richardson e la sua famiglia benestante.

In questa scena idilliaca (forse?) arriva Mia Warren, artista enigmatica, madre single dell’adolescente Pearl, che affitta una casa dei Richardson.
Presto Mia e Pearl diventano più che semplici inquiline, soprattutto perché tutti e quattro i figli dei Richardson iniziano a gravitare attorno alla coppia madre-figlia.
Mia, però, ha alle spalle un misterioso passato, che potrebbe essere un disappunto per le regole rigide e formali della comunità nella quale cerca di inserirsi.
Già il fatto che Mia e Pearl vivano in maniera non convenzionale, spostandosi spesso da città a città, vivendo uno stile di vita un po’ artistico un po’ bohemienne, aveva messo in allarme la signora Richardson, che tuttavia si fregia del titolo di benefattrice e affitta la casa a Mia a un prezzo di assoluto favore, sentendosi una sorta di nuova madre o madrina per la donna, in grado di riportare sulla retta le anime perdute e bisognose di assistenza.
Il rapporto che si instaura tra le due donne non sarà affatto così semplice e inoltre l’introduzione della figlia Pearl nella famiglia Richardson creerà non poco scompiglio. Continue reading “Celeste Ng, “Little Fires Everywhere””

Elizabeth Jane Howard, “Il lungo sguardo”

lungo-sguardo-lightElizabeth Jane Howard, scrittrice pressoché sconosciuta in Italia (benché qualcosa stia cambiando grazie alla traduzione in corso di una delle sue maggiori opere, The Cazalet Chronicles), è una raffinata narratrice, che sa scrutare con discrezione ma accuratezza l’animo umano e le dinamiche interpersonali.

Quello che forse è considerato il suo capolavoro è Il lungo sguardo.
La storia si apre su una Londra del 1950, a casa del signor e della signora Fleming, Conrad e Antonia, sposati da 23 anni. Hanno due figli: Julian e Deidre, dai caratteri opposti, uno controllato ai limiti dell’impassabile, con le sue rigide idee dello status quo sociale dell’uomo e della donna, l’altra vulcanica, volubile e passionale. Julian sta per sposarsi, mentre Deidre passa da un invaghimento all’altro.
Le scene iniziali sono incentrate nel salotto di casa Fleming, la sera della cena in cui verrà ufficializzato proprio il fidanzamento del figlio Julian.
Queste prime pagine lasciano un po’ attoniti, a tratti quasi infastiditi per la messa in scena di un momento familiare tanto (o, meglio, troppo) ordinario da rendere il momento quasi straniante, che persino la stessa autrice sottende sia un evento formale, di mera apparenza, tedioso, prevedibile fin nei minimi dettagli – personalmente mi sono venute in mente alcune scene del dramma Casa di bambola di Ibsen.
L’elemento di rottura con questa patinata compiutezza borghese è l’attesa del capo famiglia, il signor Conrad Fleming, in quanto la stessa Antonia non sa se si presentarsi alla cena che egli stesso ha richiesto e organizzato.
L’attesa di Conrad iniziano a lasciar intuire che dietro la forma la famiglia Fleming è scossa da emozioni e dinamiche complesse, di vecchia data. Continue reading “Elizabeth Jane Howard, “Il lungo sguardo””

Bloodline (Prima e seconda stagione)

“We’re not bad people, but we did a bad thing.”

4ef54cf0022780a3fe09cfac1d503424Bloodline è una serie tv drammatica a marchio Netflix, caratterizzata da un cast invidiabile, l’ambientazione in una location unica (Florida Keys) e, non da ultimo, capace, grazie anche agli showrunner, di emergere come un’ottima produzione, degna di elogi e premiazioni, e di meritarsi il titolo di una delle migliori produzioni di Netflix stessa.

Perno di tutte le vicende è la famiglia Rayburn: in apparenza una delle più rispettabili famiglie di Islamorada, perfetta e felice… In apparenza, appunto.
Perché quanto torna uno dei fratelli, Danny, le cose iniziano pian piano a cambiare, a stravolgersi, non solo perché Danny è la “pecora nera” della famiglia, ma man mano emergono verità sul passato e presente dei protagonisti che fanno rendere conto che i Rayburn sono una delle più classiche famiglie disfunzionali, di quelle perfette per tale genere di serie drammatiche.

Questo non dia da pensare che la trama sia scontata, perché, anche se la dinamica di base della famiglia disfunzionale è facilmente riconoscibile, i creatori hanno saputo renderla unica e ben calibrata, in un crescendo emotivo e psicologico che rende il meglio soprattutto nella seconda stagione.
Episodio dopo episodio, viene a galla un tragico passato, verità celate, bugie, tradimenti, silenzi, che pesano sempre di più sul presente, facilitando il punto di non ritorno che fa perdere l’equilibrio ai protagonisti, forse facendo emergere un lato di sé represso ma reale. Continue reading “Bloodline (Prima e seconda stagione)”

Helen Oyeyemi, “Boy, Snow, Bird”

L’ultimo romanzo di Helen Oyeyemi, Boy, Snow, Bird, è un retelling molto particolare della classica fiaba di Biancaneve, ambientato negli Stati Uniti negli anni in cui era ancora dominante la discriminazione razziale.

Il libro inizia con il raccontare la storia di Boy, una ragazza di Manhattan, che dopo aver sopportato per vent’anni le angherie del padre sadico, il Rat Catcher, scappa di casa, prende il primo autobus per finire in una piccola cittadina del Massachusetts.
Qui, disorientata, finisce in una pensione con un gruppo di altri giovani donne e troverà lavoro in una libreria gestita dalla imperiosa signora Fletcher, frequentata tra l’altro da un gruppo di ragazzi di colore che talvolta saltano la scuola per leggere i libri esposti.
Nonostante alcuni screzi iniziali, Boy finirà per sposare Arthur Whitman, vedovo e già padre di una bambina, Snow, che riscuote l’ammirazione incondizionata di tutti.
Alla nascita della figlia di Boy e Arthur, Bird, verrà a galla il terribile segreto della famiglia Whitman, cosa che costringerà la madre ad allontanare Snow per mandarla a vivere con dei parenti in Mississippi.
Da qui il focus si sposta sulla vita delle due sorellastre, le quali, nonostante la loro separazione, intesseranno un forte legame. Continue reading “Helen Oyeyemi, “Boy, Snow, Bird””

William Faulkner, “Assalonne, Assalonne!”

Monumentale.
Questo solo epiteto basterebbe a racchiudere questo capolavoro faulkneriano.
È tale nel linguaggio, nell’intreccio, nei personaggi.
Non è una lettura facile né scorrevole, a mio avviso non è nemmeno il libro ideale per approcciare questo grande scrittore americano da parte di chi non ha ancora letto nulla di suo.
Personalmente, dopo averlo scoperto e amato (ormai diversi anni fa) con Mentre morivo, ancora più prediletto con L’urlo e il furore, dopo l’acuta delusione di Luce d’agosto e Sanctuary, nelle pagine di Assalonne, Assalonne! ho ritrovato il Faulkner che prediligo.
Il linguaggio si fa ardito, complesso, spigoloso e ruvido quanto aulico e lirico, in una narrazione che si snoda spesso in periodi lunghi, articolati, frammisti di pensieri e ricordi, sensazioni e voci differenti.
Un romanzo così doviziosamente curato come potrebbe essere la più soave elegia, invece al centro vi è l’epos terribile di una famiglia, che si spiana tortuosamente al lettore attraverso la voce e i ricordi di diversi personaggi. Continue reading “William Faulkner, “Assalonne, Assalonne!””

Dezső Kosztolányi, “Allodola”

Poco noto in Italia, Dezső Kosztolányi fu uno scrittore ungherese tra i più rappresentativi della propria terra natia, in particolare a cavallo tra le due Guerre. In patria è noto anche per aver divulgato parecchi autori stranieri, tra i quali spiccano gli italiani Gozzano e Pirandello.

Allodola fu pubblicato nel 1923 ed è un romanzo tutto da da interpretare, leggere tra le righe, capire cosa abbia voluto trasmettere l’autore utilizzando un certo stile, linguaggio, descrizioni.

La storia di per sé, infatti, è semplicissima.
In un’immaginaria e remota cittadina ungherese, vive una famigliola composta da padre, madre e figlia, che viene chiamata col soprannome di “Allodola”, poiché da bambina amava canticchiare.
La figlia, un’estate, viene mandata in vacanza una settimana presso una zia in campagna, mentre i due genitori rimangono soli in città.
La trama segue la settimana dei genitori dalla partenza della figlia fino al suo ritorno.

Questa idilliaca semplicità è solamente una patina dorata e zuccherosa che nasconde ben altro.

Innanzitutto, la cittadina assume via via un’atmosfera quasi grottesca. Immobile, remota e silente, scenario di un popolino piccolo borghese che vive di pettegolezzo, di alcool, di ricordi di un’età vigorosa di opposizione al regime ormai svanita.
I personaggi, anche quelli che agli occhi della famigliola sono celebri o importanti, hanno sotto sotto un qualcosa che li consuma, un che di sciupato, una stanchezza esistenziale che li svuota di ogni possibile vera grandezza. Continue reading “Dezső Kosztolányi, “Allodola””