Damien Hirst, “Treasures from the wreck of the unbelievable” (doppia mostra a Venezia)

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La doppia mostra veneziana di Damien Hirst, Treasures from the wreck of the unbelievable, è un imponente progetto, la cui gestazione è durata un decennio, che non può lasciare indifferenti, sia per l’ambizione senza precedenti di questo labirintico e sorprendente spettacolo, che per la personalità talora discutibile dell’artista o per la franchezza di originalità delle opere.

Tutto questo conta marginalmente, benché tante recensioni nazionali e non si siano concentrate soprattutto sugli ultimi due aspetti, berciando sul valore economico delle opere, non su quello artistico oppure, cosa fondamentale, sul complesso concetto che Hirst vuole rappresentare – facendo così ridere dalla tomba fior fior di artisti da Duchamp in poi.

Il presupposto della mostra è il fittizio ritrovamento nel 2008, al largo della costa africana, di un vasto sito archeologico con un relitto di una nave naufragata. La scoperta ha avvalorato la leggenda di Cif Amotan II, liberto di Antiochia, vissuto tra il I e II secolo d.C., che dopo essere stato affrancato accumulò grandi tesori, in particolare un’inestimabile collezione di oggetti provenienti da ogni parte del mondo antico. Questi mitici cento tesori furono poi caricati sulla nave Apistos per essere trasportati in un nuovo sito creato apposta per ospitarli, ma purtroppo l’imbarcazione affondò e per quasi duemila anni se ne persero le tracce.

La mostra, che inizia con le riprese del recupero subacqueo dei tesori, espone alcune opere com’erano appena ritrovate, ossia coperte di incrostazioni marine, e come si presentano dopo il restauro, nella loro ipotetica forma originaria. Continua a leggere “Damien Hirst, “Treasures from the wreck of the unbelievable” (doppia mostra a Venezia)”

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Lily Brooks-Dalton, “Good Morning, Midnight”

1493334La copertina di Good Morning, Midnight, romanzo di esordio di Lily Brooks-Dalton, mi ha colpito perché somiglia molto a quella di Station Eleven di St. John Mandel (un caso?), e sotto certi punti di vista le due storie hanno qualcosa in comune: entrambi sono storie post apocalittiche che però si concentrano sull’interiorità delle persone, piuttosto che sullo scenario.

La trama segue da una parte Augustine (Augie), uno scienziato di 78 anni recluso in un osservatorio in cima all’arcipelago artico, dall’altra Sullivan (Sully), astronauta impegnata in una lunga ed estenuante missione spaziale verso Giove.
Entrambi motivati dalla loro profonda curiosità verso il mondo naturale e profondamente amanti della scienza, sia Sully che Augie hanno lasciato le loro famiglie e hanno dedicato la loro vita alla ricerca nei luoghi più desolati e remoti, rinunciando a tutto il resto.

Sullo sfondo rimane imprecisata, mai descritta o dettagliata, l’apocalisse che ha colpito la Terra: un’emergenza, forse dovuta a una guerra oppure a un cataclisma, ha interrotto ogni contatto con gli altri esseri umani, sempre presupposto che qualcuno sia sopravvissuto. Continua a leggere “Lily Brooks-Dalton, “Good Morning, Midnight””

AntiVJ: video mapping multisensoriale

All’inizio del 2008, un gruppo di eterogenei artisti europei ha dato vita ad AntiVJ, con l’obiettivo di sviluppare, produrre e promuovere nuove contaminazioni tra arti visive e musica. Il progetto si focalizza su un utilizzo peculiare delle proiezioni e della luce e su come questi due elementi influenzino le nostre percezioni. Combinando strumenti, una solida preparazione tecnica e forme artistiche differenti, i risultati che questi artisti ottengono, di solito durante performance live o attraverso installazioni, sono una vera esperienza artistica neurotonica.

Tra le loro prime realizzazioni si annoverano le performance di mapping, tecnica di cui sono stati tra i pionieri nel campo delle proiezioni su grande scala e per la quale hanno sviluppato un software specifico. Tecnicamente il tutto è reso possibile dalla generazione e riproduzione di proiezioni stereoscopiche su superfici piane, grazie a potenti videoproiettori e processi di mappatura digitale che danno allo spettatore l’illusione della profondità tridimensionale creando enormi schermi virtuali ad alta precisione. Memorabili sono state le proiezioni in una cattedrale in Olanda, su un futuristico edificio in Corea (esperimento che mirava a rappresentare lo sviluppo urbano di una città-modello e come esso può organizzare le persone in reti controllate ed interconnesse) e su una nave-cisterna in Canada.

Questa tecnica di mapping sta attirando negli ultimi tempi diversi video designer, come testimoniano le segnalazioni fioccate in rete (un esempio italiano è il progetto La Torre Riflette di Elisa Seravalli). E si configura come un intento di «ricodifica» dell’esistente secondo parametri sensoriali alternativi.

Sfogliando gli altri progetti di AntiVJ, un ulteriore risultato degno di attenzione è Principles of Geometry. Utilizzando la stereoscopia (la tecnologia adottata nel cinema 3D) è stato prodotto un viaggio nello spazio della terza dimensione, della durata di ben 50 minuti, attraverso paesaggi wireframe e sottili linee lattescenti intersecanti prospettive infinite, con una colonna sonora realizzata grazie a sintetizzatori d’epoca.

I componenti di AntiVJ sono attivi anche nello studio e nell’applicazione della luce a strutture interattive, tipologia di installazioni che di recente ha avuto parecchia risonanza grazie all’allestimento presso l’autorevole Centro Artistico 104 di Parigi di una collettiva incentrata sull’interazione tra luce, piani spaziali e immagini, che coinvolgeva inoltre gli stessi spettatori. Antivj aveva presentato qualcosa di analogo con il progetto 3Destruct, che in versione completamente rinnovata è stato da poco riproposto a San Pietroburgo e in Francia. 3Destruct è costituito da un grande cubo di fogli semitrasparenti, a cui sono collegati quattro proiettori che ne mappano le superfici, generando luci, flash e suoni: immergendosi totalmente in questa installazione, lo spettatore perde ogni punto di riferimento razionale e coerenza spaziale, coinvolto in una suggestione che va oltre la logica dell’universo lineare.

Questo tipo di sperimentazione ha radici ricollegabili alle realizzazioni di Lucio Fontana, che già attorno agli anni Cinquanta iniziò a impiegare nelle sue opere la luce in senso spaziale, ossia come elemento in grado di rivelare plasticità inedite e creare nuovi ambienti spaziali attraverso proiezioni di immagini luminose e l’alternanza di zone in chiaro ed altre oscure. L’utilizzo di tubi al neon o del sofisticato effetto della luce di Wood diede vita ad alcune delle prime installazioni della storia dell’arte (si pensi ad Ambiente spaziale a luce nera presentato presso la Galleria del Naviglio di Milano nel 1948), caratterizzate da una sensibilità nuova, rivolta a una spazialità dai labili confini e dalle mille suggestioni recondite, tesa tanto verso l’infinito, il mistero, quanto al nulla, al di là dei confini dell’opera stessa, di cui lo spettatore è parte attiva e integrante. Non a caso, la prima silloge di poesie connettiviste porta un titolo deliberatamente ispirato proprio a Fontana, Concetti Spaziali, oltre.

La nuova frontiera artistica proposta da AntiVJ, quindi, riesce a stimolare un’esperienza di percezioni plurime altamente condensate, nella simulazione della realtà aumentata o del multiverso. E chissà quali altri obiettivi e commistioni sensoriali, grazie a un sempre più avanzato impiego della tecnologia (ad oggi si dicono impegnati nella ricerca di nuove soluzioni che fruiscano della scansione 3D, di un nuovo tipo di motion tracking, delle più avanzate interfacce uomo-computer), sapranno ancora testare in futuro questi pionieri della contaminazione artistica.

Andy Weir, “The Martian”

The Martian, romanzo di “fantascienza” di Andy Weir, è una strepitosa sorpresa e dopo averlo letto non mi stupisce che, originariamente autopubblicato, sia uscita quest’anno una nuova edizione per un’importate casa editrice.

Un libro ardito che poteva risultare noioso, è invece estremamente piacevole, divertente, scorrevole – pensate a un Robinson Crusoe su Marte, ricco di dettagli e spunti scientifici, ma condito con un’ironia e brio che un po’ ricordano Douglas Adams.

So that’s the situation. I’m stranded on Mars. I have no way to communicate with Hermes or Earth. Everyone thinks I’m dead. I’m in a Hab designed to last 31 days.
If the Oxygenator breaks down, I’ll suffocate. If the Water Reclaimer breaks down, I’ll die of thirst. If the Hab breaches, I’ll just kind of explode. If none of those things happen, I’ll eventually run out of food and starve to death.
So yeah. I’m fucked.

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Keplero e gli abitanti della Luna

Johannes Keplero.
Astronomo e matematico tedesco, principe della speculazione matematica a sfondo metafisico.
Uno dei fondatori dell’astronomia moderna e dei principali propugnatori della teoria eliocentrica all’inizio del Seicento.
E sostenitore dell’esistenza di vita extraterrestre.

Già, proprio quel Keplero, eminente studioso e scienziato, che cambiò per sempre il modo di guardare il sistema solare e rimise al giusto posto l’uomo (non al centro dell’universo!), sostenne che la Luna poteva essere abitata da esseri viventi estranei alla specie umana.
Egli, guidato da un’antica passione per il satellite terrestre, come evidenziano i carteggi giovanili con il maestro Micheal Maestlin, iniziò l’esplorazione telescopica della Luna grazie ad un perspicillum (il telescopio dell’epoca), osservò i mari e crateri seleniti e cominciò ad abbozzare le sue prime teorie.
Parte di queste andarono poi a confluire nella grande opera delle Harmonices Mundi sul sistema planetario; altre, specificatamente legate proprio alla Luna, furono esposte in prima battuta nella Dissertatio cum Nuncio Sidereo del 1610.
In questo libretto, l’astronomo tedesco travalica la sobrietà galileiana, con un entusiasmo interpretativo a tratti vertiginoso: non solo la Luna è un mondo come la Terra, ma vi sono chiari indizi che possa essere abitata, nonostante le proibitive condizioni superficiali. Continua a leggere “Keplero e gli abitanti della Luna”

Ann Leckie, “Ancillary Justice”

Ancillary Justice è il romanzo d’esordio di Ann Leckie, che ha raccolto molti consensi, premi ed è candidato sia al Premio Nebula che al Premio Hugo.
Ci tengo a premettere che il plauso altrui non è per me garanzia né di qualità né che il libro mi piaccia per forza. In secondo luogo, quello che segue è il mio semplice pare sul romanzo, a prescindere dalle lodi del fandom – precisazione necessaria dato che ormai circola la voce che a chi piace l’opera in questione è solo per allinearsi alla maggioranza.

Ancillary Justice è un buon romanzo di fantascienza, anche se non perfetto, e l’ho apprezzato soprattutto perché riesce a muoversi sul terreno della sf classica, ma con temi più attuali, nonché è percorso da tematiche importanti, così da dar vita a un qualcosa di nuovo.

Voce narrante e protagonista è un’Intelligenza Artificiale, che un tempo era la nave spaziale chiamata Justice of Toren, a servizio militare dell’impero (o, meglio, cultura) del Radch. I Radchaai sono una superpotenza aggressiva ed espansiva che gestiscono uno stato gerarchico quasi distopico basato sulla totale obbedienza e sorveglianza della popolazione. Tutto quanto è al di fuori del proprio dominio è considerato “inciviltà” e questo è uno dei fini che portano il Radh a conquistare porre sotto il proprio controllo altre culture e pianeti. Continua a leggere “Ann Leckie, “Ancillary Justice””

Europa Report (2013)

Film di fantascienza indipendente e a low budget, Europa Report si conferma una storia d’eccezione, di alto livello qualitativo per i suoi contenuti.

Il film è trae spunto dalla scoperta nel 2011 dell’acqua sotto i ghiacci di Europa, il quarto satellite naturale del pianeta Giove, e racconta la storia di una spedizione spaziale alla ricerca di ulteriori prove al riguardo, in particolare per verificare se possa esserci qualche forma di vita prelevando dei campioni di superficie e materia sotterranea.

Già entro i primi 10 minuti, si capisce che la missione ha avuto un esito diverso dalle attese, forse addirittura tragico, allorché l’equipaggio perde tutte le comunicazioni con la Terra.
A poco a poco, viene rivelato cos’è accaduto, la lotta degli astronauti e scienziati a bordo per sopravvivere all’ignoto, attraverso una narrazione in forma di documentario che alterna news televisive, interviste personali con gli scienziati che hanno finanziato la spedizione, filmati di quanto accaduto che consistono in una sorta di found footage (registrazioni fatte a bordo della nave spaziale o direttamente dal casco delle tute).

Grazie a questa tecnica di montaggio e alla bravura del cast, si assiste, impotenti e rapiti, alle ultime ore della missione e del destino dei singoli astronauti a bordo.

Oltre al modo in cui il film è strutturato, che rende la storia estremamente realistica quasi stessimo assistendo a un reale documentario, colpisce la specificità del gergo scientifico utilizzato, benché mai diventi oscuro o incomprensibile al pubblico. Continua a leggere “Europa Report (2013)”