Paul Beatty, “Slumberland”

La mia paga consisteva in quaranta marchi e una bustina di merdosa cocaina da discoteca avanzata dagli anni Settanta. Tirai in bagno, quasi aspettandomi di vedere Ziggy Stardust uscire da un gabinetto, strofinandosi le gengive con la polverina e lamentandosi con chiunque lo ascoltasse che la coca era più tagliata dei diritti civili di Sacco e Vanzetti.

slumberland-lightAnno 1989.
Ferguson W. Sowell, meglio conosciuto come DJ Darky, è un noto dj di Los Angeles, è dotato di un’eccezionale memoria fonografica e ha inventato il battito perfetto.
O quasi perfetto: gli manca ancora qualcosa, e per questo si trasferisce a Berlino per scovare Charles Stone, in arte Schwa, sassofonista dell’avanguardia jazz avvolto da un’aura mitica, con il quale vuole suonare il suo beat.

Raggiunta Berlino, Sowell si troverà di fronte una città inattesa, immensa e pullulante di vita. Ne rimane sorpreso, ma anche affascinato, perché sente di essere nel posto giusto per cogliere un nuovo battito, farlo proprio e creare una nuova musica, assoluta, unica.
La sua prima meta è lo Slumberland, bar e locale ove si fa musica e DJ Darky si fa assumere come jukebox sommelier.

Inizia così la sua avventura di uomo americano e di colore tra locali, vie, musica, ma anche tanti momenti al limite tra il realistico e il surreale, come il ritrovamento di strane videocassette, le relazioni con le donne bianche, la scoperta di nuovi gusti musicali e non da ultima la caduta del muro.
Questo è un momento cruciale e viene vissuto nel libro come un irrevocabile passaggio storico, sociale, ma anche individuale, sempre legato alla musica, che man mano sta cambiando. Continue reading “Paul Beatty, “Slumberland””

Celeste Ng, “Little Fires Everywhere”

34273236-_uy700_ss700_Shaker Heights, sobborgo di Cleveland, sembra l’immagine della perfetta periferia americana: tutto è minuziosamente progettato, ordinato, dal layout delle strade, ai colori delle case, alla vita soddisfacente che i suoi abitanti sembrano condurre. E nessuno incarna questo spirito più di Elena Richardson e la sua famiglia benestante.

In questa scena idilliaca (forse?) arriva Mia Warren, artista enigmatica, madre single dell’adolescente Pearl, che affitta una casa dei Richardson.
Presto Mia e Pearl diventano più che semplici inquiline, soprattutto perché tutti e quattro i figli dei Richardson iniziano a gravitare attorno alla coppia madre-figlia.
Mia, però, ha alle spalle un misterioso passato, che potrebbe essere un disappunto per le regole rigide e formali della comunità nella quale cerca di inserirsi.
Già il fatto che Mia e Pearl vivano in maniera non convenzionale, spostandosi spesso da città a città, vivendo uno stile di vita un po’ artistico un po’ bohemienne, aveva messo in allarme la signora Richardson, che tuttavia si fregia del titolo di benefattrice e affitta la casa a Mia a un prezzo di assoluto favore, sentendosi una sorta di nuova madre o madrina per la donna, in grado di riportare sulla retta le anime perdute e bisognose di assistenza.
Il rapporto che si instaura tra le due donne non sarà affatto così semplice e inoltre l’introduzione della figlia Pearl nella famiglia Richardson creerà non poco scompiglio. Continue reading “Celeste Ng, “Little Fires Everywhere””

Clemens Meyer, “Eravamo dei grandissimi”

Me lo sogno ancora adesso l’Eastside, e tutto quel periodo. Mi sembra quasi che l’anno dell’Eastside, anche se non è durato nemmeno un anno e prima erano già successe un mucchio di cose e tante ancora ne sono successe dopo, ecco, mi sembra che sia stato il periodo più lungo di quando eravamo ragazzi… o eravamo ancora bambini? E quando sogno di quell’anno, o ci ripenso, capisco che noi, allora, eravamo dei grandissimi.

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Eravamo dei grandissimi (Als wir traumten in tedesco, Mentre stavamo sognando) è stato il romanzo d’esordio di Clemens Meyer ed è la prima sua opera ad essere finalmente tradotta in italiano.
All’uscita fu accolto come una rivelazione e non posso che concordare che si tratta di un libro unico, stupendo, ma anche un vero pugno nello stomaco.

Ti ricordi?
Questo il presupposto per dare il via a circa 600 pagine di storia.
E storia in ogni senso, quella di una città, Lipsia, poco prima della caduta del Muro, di com’era la vita ai tempi della DDR e immediatamente dopo, ma, soprattutto, è la storia Daniel, Walter, Mark, Paul, Pitbull e Rico. Sono amici, sono compagni, sono abitanti della zona più degradata della città (il quartiere di Lipsia dove si svolge l’azione è sozzo, trascurato, decadente, quasi una zona di guerra), sono adolescenti già perduti.

È compito di Daniel Lenz, voce narrante e protagonista, ripercorre in frammenti correlati, non disposti in ordine cronologico, gli episodi di vita, dalla fine dell’infanzia, a buona parte dell’adolescenza e qualche sporadica finestra sull’età adulta – la sua giovinezza, insomma, nella Germania dell’Est, negli anni in prossimità del “grande cambiamento“.

Il racconto procede come un vortice che risucchia in un crescendo di violenza, disillusione, ma anche smarrimento e amarezza.
Con un linguaggio diretto, duro come quello che sta accadendo, mimetico della voce dei giovani di allora, Meyer racconta la storia estremamente realistica di questi amici delle classi inferiori, della periferia, tagliati fuori dalla possibilità del lavoro, del denaro, dell’amore, in un momento di transizione personale (l’adolescenza) e socio-politica (la fine del Comunismo). Continue reading “Clemens Meyer, “Eravamo dei grandissimi””

AA.VV., “Propulsioni d’improbabilità”

N.B.: La mia non vuole essere una recensione analitico-stilistica, men che meno un esame dei singoli racconti, tutti meritevoli, ma una riflessione su quanto la lettura nel suo complesso mi ha lasciato.

Shall I project a world?
(Thomas Pynchon)

propulsioni-dimprobabilitacc80-cop-663x900Antologia: hm.
Di più autori: pregiudizievole meh.
Zona 42: bè, allora…
Propulsioni d’improbabilità”: che titolo fico!
Libro preso.

Ammetto che l’incipit sembra partorito da una creatura con QI -273 incrociata con un Vogon (… e ciò mi fa sovvenire dubbi sulla mia reale ascendenza genetica… che spiegherebbe pure molte cose, NdA), ma è quanto mi è passato in testa appena ho scorto l’antologia edita da Zona 42.

A chiunque stia leggendo, subito dico: sbaragliate eventuali pregiudizi e non esitate ad acquistarla subito, ma subito eh, perché è un vero gioiello. E del tutto inatteso, se devo essere sincera.
Non c’è nessun intento di far cassa mettendo insieme pezzi di voci più o meno altisonanti che per l’occasione tirano fuori dal cassetto (o dal cassonetto) qualcosa di mediocre (come purtroppo capita in non poche sillogi di fantastico, soprattutto americane).
Le storie sono davvero ottime, tutte, sia dal punto di vista qualitativo che stilistico, e denotano una maturità narrativa notevole.

Nella prefazione (già il fatto che ci sia una prefazione, oltretutto eccellente, dovrebbe far intuire il valore dell’opera) si spiega come la raccolta abbia alla base un progetto preciso, benché non sia stata fatta alcuna forzatura agli autori. Il risultato è comunque che “i racconti che leggerete hanno legami invisibili tra loro, che non sono stati mai voluti né decisi”. Continue reading “AA.VV., “Propulsioni d’improbabilità””

Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi

La fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento. (Henri Cartier-Bresson)

La presentazione del libro Photo Generation di Michele Neri è stata un’occasione per riflettere sul ruolo e il significato della fotografia ai nostri giorni, epoca in cui chiunque con il proprio cellulare può immortalare attimi, scene, immagini di qualsiasi tipologia.

Uno dei primi punti toccati dal giornalista e fotografo è che il declino della fotografia tradizionale è coinciso proprio con il diffondersi degli smartphone dotati di fotocamera.
Questa non è affatto una critica all’evoluzione di uno strumento e di un mezzo di comunicazione, anzi, ma vuole sottolineare come si sia messo in mano a troppe persone, ignare di tecnica, creatività ed etica artistica, un mezzo estremamente potente, senza alcuna educazione.
Questo è stato sottolineato più volte nell’incontro: manca un’educazione alla fotografia, all’utilizzo dell’espressione artistica, volto a spiegare che uno scatto non è un gioco, ma un momento di riflessione, una verità da cogliere, un rapporto privilegiato che si instaura col soggetto.
Tale ignoranza si riflette anche nella mancanza di ricerca della verità: gli scatti sono modificabili facilmente, vengono a mancare didascalie e spiegazioni, si perde quindi sia il contesto in cui è carpita un’immagine, sia lo spirito critico con il quale guardarla.

Questo è un male che affligge tutto il diffondersi della comunicazione tramite web, come più volte ho sottolineato: invece di entusiasmarsi per avere una conoscenza sterminata a portata di mouse, si è perso il pensiero critico, la ricerca, vince la superficialità di credere tutto vero o tutto falso con la medesima leggerezza – e noncuranza, oltretutto. Continue reading “Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi”

Martin Amis, “Money”

Auster_Invenzione_Cop2011.qxpMoney di Martin Adams, uscito nel 1984, entra appieno, per temi e stile, tra i classici romanzi contemporanei, una satira tra il grottesco e la commedia sul potere del denaro, come possa sedurre e altrettanto distruggere.

La storia ha per protagonista le vicende del trentacinquenne John Self, un regista britannico di spot pubblicitari televisivi, abbastanza ipocondriaco, mangiatore di junk food, forte bevitore, amante del sesso e della pornografia, ma, sopra ogni cosa, devoto al dio denaro.
Self viaggia tra Londra e New York perché sta per realizzare il suo sogno, realizzare un film, intitolato Good Money, grazie alla partnership stretta col produttore Fielding Goodney.

La prima parte del libro trascina subito il lettore nell’incalzante stile di Amis, una mescolanza tra flusso di coscienza, momenti descrittivi e paragrafi in cui lo stesso protagonista pare rivolgersi al lettore – o a un “tu” indeterminato che lo osserva.

Self si presenta immediatamente come l’eroe del capitalismo, del consumismo, figlio prediletto del suo tempo – degli anni ’80, che vivevano tra boom economico, deregolamentazione finanziaria, nuovi contesti sociali ove tutto diviene mercificabile e si amplia il divario con le classi sociali più povere. Continue reading “Martin Amis, “Money””

Arno Camenisch, “La cura”

9788899911041-mainAscoltare un autore parlare dei propri romanzi e di sé è spesso un’esperienza rivelatoria: è possibile scrutarne brandelli d’anima attraverso sguardi o movenze, carpire tra le parole e i silenzi quanto di autentico oppure di accademico venga riversato nella parola scritta, intuirne passione, ideali oppure soppesati artifici e affettazione.

La presentazione dell’ultimo romanzo di Arno Camenisch, La cura, uscito in italiano per Keller, è stata un’esperienza memorabile, tanto semplice, quanto intensa e coinvolgente.
Camenisch trabocca di passione per la scrittura, per ciò che scrive, per la vita percepita come qualcosa da osservare, intensamente ma anche con un sorriso, di cui meravigliarsi, su cui riflettere e, non da ultimo, che vale la pena narrare.

Tutto questo si riflette perfettamente in ciò che scrive: sotto un’apparente semplicità, leggerezza e ironia, si cela una lettura stratificata che affronta i temi fondanti della vita, i sentimenti e le pulsioni dell’animo umano.

Quando ho preso in mano La cura e letto la quarta di copertina mi aspettavo una cosina scorrevole, un gradevole passatempo, invece mi sono trovata rapita da un libro che nonostante la brevità, ha una forza incredibile, è di una bellezza che ammalia, avvolge, ma anche graffia e fa riflettere – e questo in maniera così discreta che se non si ha voglia di soppesare ogni scena o parola, si può leggere la storia anche solo per la sua piacevolezza superficiale. Continue reading “Arno Camenisch, “La cura””