Chuck Palahniuk, “L’invenzione del suono”

978880472742hig-343x480-1Chuck Palahniuk, l’autore di alcuni dei più raccapriccianti romanzi della narrativa americana odierna, è tornato con un nuovo romanzo, L’invenzione del suono.

Bersaglio della nuova opera torna a essere Hollywood, la sua Hollywood immaginata, dove i segreti e il marcio suppurano dalle crepe di un’apparenza patinata e impeccabile.

Prima protagonista è la giovane Mitzi Ives, la migliore nel suo campo, specializzata in urla devastanti e realistiche per film. Ossessionata dal suo lavoro, questa peculiare forma d’arte e creazione, la sua dedizione è totale così come il suo assillo di creare l’urlo perfetto, definitivo. Ma il metodo di Mitzi è tutt’altro che convenzionale, e non perché si stordisce fino a una lenta discesa nell’oblio tra vino ei farmaci.
Mitzi seleziona accuratamente gli attori e le attrici, li rinchiude, li brutalizza finché non ottiene l’urlo che desidera, finché non ha su pellicola grida disperate, straziate, di vittime scritturate per essere torturate e non uscirne vive da quell’ultima interpretazione.

Altro protagonista della storia è Gates Foster, ossessionato dalla scomparsa della figlia avvenuta ben diciassette anni prima. Egli fa di tutto per ritrovarla, tato che la sua fissazione lo fa ingaggiare prostitute perché lo chiamino “papà”, per fargli vivere l’illusione che la figlia non sia mai svanita nel nulla. Parallelamente, ricerca sistematicamente pedofili, per vederli soffrire e rendere giustizia a quei bambini offesi e restituirli alle loro famiglie. Continua a leggere

Rumaan Alam, “Il mondo dietro di te”

alam_il-mondo-dietroLa narrativa post apocalittica negli ultimi anni è stata sviscerata in ogni sua possibile deriva, presentandoci ogni sorta di disastroso domani in cui l’essere umano ancora cerca di sopravvivere. E non solo autori dediti alla fantascienza o al fantastico si sono cimentati con scenari simili, si pensi a La strada di Cormac McCarthy e la trilogia di MaddAddam di Margareth Atwood per citare due celebri esempi.

Un caso particolare e di assoluto interesse è il romanzo Il mondo dietro di te di Rumaan Alam, uscito qualche mese fa per i tipi de La nave di Teseo.
Alam non concentra la sua attenzione sul mondo “dopo”, bensì sul momento di passaggio dalla vita del quotidiano ai giorni nei quali accade “qualcosa” di indefinito ma irrimediabile, sfruttando questo scenario per porsi tre quesiti sostanziali: come l’uomo si comporterebbe in caso di emergenza, in un simile frangente quali pregiudizi conserva, cosa fa quando ha paura.

La storia si apre con una classica famiglia newyorkese, Amanda, Clay e i figli, che si recano nella casa alquanto isolata che hanno preso in affitto per le loro vacanze. Se i primi giorni trascorrono in una serena indolenza, il punto di rottura è rappresentato dalla coppia che una sera si presenta alla loro porta: sono Ruth e George, i padroni della villetta che vogliono restare lì, a casa loro, un posto sicuro, perché hanno saputo che c’è stato un misterioso e non meglio definito blackout a New York.
Il lettore inizia da qui a fluttuare tra le tensioni che si creano tra i personaggi, la loro apprensione crescente, attraverso il lento stillicidio di notizie che giungono del tutto inadeguate per capire cosa stia accadendo. Internet e la tv diventano inattive ovunque e l’ultima notizia che hanno dall’esterno è che il blackout stava interessando l’intera costa orientale. Continua a leggere

Samanta Schweblin, “Kentuki”

surns33_schweblin_kentuki_cover-409x617-1Kentuki dell’autrice argentina Samanta Schweblin, edito da SUR, è un altro romanzo che è ambientato in un tempo che potrebbe essere l’oggi, o comunque un giorno vicinissimo, e porta alla luce e spinge alle estreme conseguenze tutte tensioni e tendenze che già sono ben radicate nel nostro presente.

Il kentuki si presenta come un dozzinale peluche di feltro (coniglio, topo, drago, corvo e qualche altro ordinario animaletto) con delle ruote per muoversi, ma soprattutto dei dispositivi installati che permettono loro di “vedere” e “udire” (non parlare, sono muti) tutto quello che li circonda a una persona collegata in remoto tramite un apposito tablet. Ovviamente il prezzo non è per tutte le tasche.
E se l’acquirente, il custode, può decidere quale kentuki scegliere, non può affatto scegliere o sapere nulla sull’”abitante” che aziona e controlla questo giocattolo hi tech una volta che viene “svegliato”.
Questa “connessione” è univoca e unica, e dura “una vita”, ossia finché il custode non danneggi o non eviti di ricaricare la batteria del kentuki. In questo caso la connessione “muore”, viene interrotta senza alcuna possibilità di recupero o di essere rintracciata. Il “gioco” è finito.

Custodi, abitanti, tutti nel mondo sanno esattamente in cosa si stanno cacciando, eppure la corsa all’acquisto di questo ultimo ninnolo tecnologico si fa via via più pressante, benché tutti sappiano, e deliberatamente ignorino, i rischi che derivano dal consentire a uno sconosciuto collegato via internet un accesso incontrollato alle proprie vite. Continua a leggere

Yu Hua, “Il settimo giorno”

La morte rende tutti uguali, dicono. Ma se non fosse davvero così?

Il libro di Yu Hua, Il settimo giorno, prende come spunto di partenza questa idea per intrecciare un romanzo a tratti surreale, altre volte malinconico, con molto da dire sulla Cina odierna.

Un uomo di 41 anni di nome Yang Fei, morto da poco, riceve un avviso che lo istruisce su come e quando presentarsi per il suo funerale. Il protagonista, ancora un po’ sconcertato, si lava, indossa abiti appropriati e si mette una fascia nera al braccio in quanto uomo solo, senza genitori e senza figli, senza nessuno che andrà a piangere la sua scomparsa. Il traffico è intenso e l’autobus numero 203 non è in funzione, quindi gli tocca camminare a lungo. Quando finalmente arriva alla struttura, scopre che le disuguaglianze che separano i vivi continuano a dividere i morti. I vip dispongono di una propria area di attesa, con comode poltrone. I funzionari appena morti si vantano di luoghi di sepoltura che li aspettano sulle cime delle montagne con vista sull’oceano. Rendendosi conto che non ha indumenti funerari adeguati e nemmeno un’urna, Yang Fei si rifiuta di rispondere quando viene chiamato il suo numero. Invece, lascia il crematorio. Esce quindi in quella che è una sorta di terra degli insepolti, un luogo – non luogo ove vagano le figure di coloro che non hanno tombe. Continua a leggere

Venedíkt Eroféev, “Mosca-Petuskì. Poema ferroviario”

cover__id917_w280_t1465131705__2xMosca-Petuskì. Poema ferroviario è un libro fondamentale della letteratura russa, inizialmente circolato a lungo in samizdat (tipo di copia clandestina) in patria e all’estero, prima di essere dato alle stampe e iniziare a diffondersi attraverso i canali ufficiali.

La storia vede il protagonista (singolarmente coincidono l’autore e il narratore) raccontare una giornata in cui tenta, come ogni venerdì, di raggiungere Petuskì, una città suburbana a est di Mosca, dove lo aspettano una donna e suo figlio che tratteggia in termini alquanto mistificatori. Eroféev descrive la città di Mosca come irta di pericoli; nell’immaginazione di Veniĉka il Cremlino diviene non solo il segno distintivo della città, ma una barricata inespugnabile attorno al centro cittadino, che rappresenta il monolitico concentramento del potere sovietico. Dopo aver vagato un po’ per le strade in cerca di qualcosa da bere, il nostro riesce a raggiungere la stazione e a salire sul suo treno, dove continua a bere e si avventura in una serie di fantastiche e improbabili conversazioni sia con il pubblico che con gli altri passeggeri, discutendo di letteratura, scrittori, alcol, amore, vita e filosofia, il tutto in un crescendo allucinatorio e sentimentale, che tra frasi surreali e situazioni simboliche risuona sempre più come un j’accuse contro la società e la politica russa del tempo. Continua a leggere

Colson Whitehead, “La ferrovia sotterranea”

bigsur22_whitehead_laferroviasotterranea_cover-409x637La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead è stato uno dei titoli più acclamati dello scorso anno. Se inizialmente non mi aveva attirato, in seguito tutto il plauso proveniente da ogni parte mi ha effettivamente incuriosito.

Il romanzo è di certo ben scritto e abbastanza scorrevole, eccetto per alcune parti che mi sono sembrate troppo lente. E, cosa fondamentale, si percepisce essere basato su un’attenta ricerca e ricostruzione storica, cosa che lo rende testimonianza di assoluto interesse per il tema trattato.

Ammetto, tuttavia, che sull’argomento schiavismo negli Stai Uniti ho letto romanzi che mi hanno coinvolto molto di più – forse saranno stati “inferiori” sul piano tecnico-narrativo o di ricerca, ma su quello della costruzione dei personaggi e delle emozioni li ho preferiti. Penso, ad esempio, subito a Faulkner, ma anche a qualcosa di più recente, come The Kitchen House e Glory over Everything di Kathleen Grissom, ad esempio.

Il libro non manca di frasi bellissime, alcune scelte strutturali ben calibrate e grandi idee. In effetti, la re-immaginazione stessa della storia della ferrovia sotterranea è ottima.

Ciò che essenzialmente mi ha lasciato perplessa è che per me il pacchetto completo manca di vera, palpabile emozione. È un romanzo freddo, distante, impersonale. Continua a leggere

Andrei Kurkov, “Picnic sul ghiaccio”

260-9788899911164-mainUn romanzo che avesse per protagonista un uomo con un pinguino come animale domestico non poteva non attirare la mia attenzione. Inoltre, ho avuto la fortuna di ascoltare l’autore, Andrei Kurkov, a una presentazione in libreria e la lettura è divenuta quasi un obbligo morale!

Picnic sul ghiaccio è ambientato in una Kiev da poco uscita dall’egemonia della Russia comunista. Il protagonista, Viktor, è uno scrittore quarantenne squattrinato e in crisi perenne che, dopo l’abbandono dell’ultima fidanzata, ha adottato un pinguino dallo zoo cittadino, che non poteva più permettersi di mantenerlo.
Dal momento che non si decide a dare alle stampe i suoi racconti, che tiene custoditi in un cassetto attendendo chissà quali tempi migliori, un giorno riceve una proposta destinata a cambiargli la vita: dovrà scrivere quelli che in gergo si chiamano “«coccodrilli”, i necrologi, in anticipo, di personaggi in vista della società ucraina.
Grazie al suo talento, Viktor si rivela davvero molto bravo, ma la cosa inizia a farsi inquietante allorché i protagonisti dei suoi articoli muoiono uno dopo l’altro, in circostanze misteriose e decisamente poco chiare.
Viktor allora si trova così al centro di un pericoloso intrigo fatto di tra mafia, servizi segreti e disinformazione, sempre accompagnato dal pinguino Miša e da Sonja, figlia di un boss in perenne fuga. Continua a leggere