Michele Mari, “Leggenda privata”

9788806228958“Specchio, specchio delle mie brame, qual è il maggiore scrittore italiano vivente del reame?”
Michele Mari, senza dubbio (per me, almeno), e questo suo ultimo libro lo conferma.

Cos’è Leggenda Privata?
Detto con parole normali una sorta di autobiografia particolare.
Con parole mie: uno dei più strabilianti trip mentali − acidi e lucidi al contempo, dolorosi ma mai patetici − attraverso il proprio passato che un autore possa dare alla luce.

Mari si mette a nudo sul palcoscenico di un teatro dell’assurdo, dove gli spettatori sono i lettori, avidi, mentre sulla scena si rappresenta il suo processo: lui alla sbarra degli imputati, giudici e testimoni surreali creature, spesso contraddistinte da pennellate orrorifiche, o i ricordi delle persone della sua vita.
Non è il Dottor S. de La coscienza di Zeno a costringere l’autore a scrivere la propria storia, bensì un’enigmatica e inquietante Accademia dei Ciechi.

Mari sa già cosa ne verrà fuori e con una singolare captatio benevolentiae avvisa il lettore che il suo sarà un romanzo dell’orrore, “un romanzo triste/angosciato e dunque caratterizzato da una certa quota di divertimento e di virtuosismo”. Continue reading “Michele Mari, “Leggenda privata””

AA.VV., “Propulsioni d’improbabilità”

N.B.: La mia non vuole essere una recensione analitico-stilistica, men che meno un esame dei singoli racconti, tutti meritevoli, ma una riflessione su quanto la lettura nel suo complesso mi ha lasciato.

Shall I project a world?
(Thomas Pynchon)

propulsioni-dimprobabilitacc80-cop-663x900Antologia: hm.
Di più autori: pregiudizievole meh.
Zona 42: bè, allora…
Propulsioni d’improbabilità”: che titolo fico!
Libro preso.

Ammetto che l’incipit sembra partorito da una creatura con QI -273 incrociata con un Vogon (… e ciò mi fa sovvenire dubbi sulla mia reale ascendenza genetica… che spiegherebbe pure molte cose, NdA), ma è quanto mi è passato in testa appena ho scorto l’antologia edita da Zona 42.

A chiunque stia leggendo, subito dico: sbaragliate eventuali pregiudizi e non esitate ad acquistarla subito, ma subito eh, perché è un vero gioiello. E del tutto inatteso, se devo essere sincera.
Non c’è nessun intento di far cassa mettendo insieme pezzi di voci più o meno altisonanti che per l’occasione tirano fuori dal cassetto (o dal cassonetto) qualcosa di mediocre (come purtroppo capita in non poche sillogi di fantastico, soprattutto americane).
Le storie sono davvero ottime, tutte, sia dal punto di vista qualitativo che stilistico, e denotano una maturità narrativa notevole.

Nella prefazione (già il fatto che ci sia una prefazione, oltretutto eccellente, dovrebbe far intuire il valore dell’opera) si spiega come la raccolta abbia alla base un progetto preciso, benché non sia stata fatta alcuna forzatura agli autori. Il risultato è comunque che “i racconti che leggerete hanno legami invisibili tra loro, che non sono stati mai voluti né decisi”. Continue reading “AA.VV., “Propulsioni d’improbabilità””

László Krasznahorkai, “Satantango”

9788845283291Satantango di László Krasznahorkai rientra nelle mie scoperte libresche fatte a caso – sia lodato Goodreads.
Innegabile che il titolo mi abbia attratto come una lamia che scorge un paffuto bambinello, se vi si aggiunge la quarta di copertina, ambientazione e trama… Mmm, curiosità catturata.

Di questo romanzo si potrebbe disquisirne per ore senza venire a capo del suo vero significato, del suo profondo intento.
Romanzo visionario di uno scrittore particolarissimo, Satantango si presenta fin da subito come un romanzo circolare, nel suo complesso, ma anche nel suo stesso interno – somiglia a una centrifuga e a una spirale, che ora sale, ora scende, trascinando con sé personaggi e lettore.

La trama in due parole è banalissima: nella campagna ungherese, in un’epoca un po’ senza tempo ma al tramonto del comunismo, una comunità di individui trascina un’esistenza senza speranza in quello che resta di una cooperativa agricola. Tutti vogliono andarsene e sperano in un futuro migliore grazie al denaro che riceveranno dalla chiusura della fattoria.
Ecco, però, che si diffonde la notizia che il carismatico Irimiás, sparito due anni prima e dato ormai da tutti per morto, stia per tornare: inizia così il periodo di attesa prima, e poi di presenza di quest’uomo, che avrà pesanti conseguenze per tutti. Continue reading “László Krasznahorkai, “Satantango””

Delphine De Vigan, “Le ore sotterranee”

9788804608592_0_0_311_80A sera inoltrata, ascoltando le eteree e mistiche musiche di Eivør, cerco le parole per descrivere il mio primo romanzo di Delphine De Vigan, Le ore sotterranee.
Scoperto per caso, ovviamente il titolo è stato una calamita, la quarta di copertina ancor di più.

E sì, saper scolpire il senso di solitudine e la disperazione con classe e incisività è un dono di tanti scrittori francesi, tra i quali anche appunto la De Vigan.

Il romanzo si svolge nel corso di un solo giorno (come in un’opera teatrale classicamente aristotelica), il 20 maggio, giorno che una sensitiva ha predetto a Mathilde, madre, vedova e lavoratrice, sarebbe stato di svolta e durante il quale avrebbe incontrato un uomo speciale.
Mathilde si accinge ad affrontare almeno quella giornata con rinnovata curiosità, sperando in un cambiamento durante un periodo difficilissimo, in particolare sul posto di lavoro, ove da mesi sta subendo un atroce mobbing da parte del suo superiore, Jacques, che la esautora, mette in disparte, umilia pubblicamente.
Prima di uscire di casa, il ricordo di quando sapeva ancora sorridere con la famiglia – scena atroce, momento struggente che fa collidere memoria del passato, l’aspettativa di una speranza forse assurda e il susseguirsi di giornate presenti che cadono via a via a pezzi. Continue reading “Delphine De Vigan, “Le ore sotterranee””

Angela Slatter, “A Feast of Sorrows”

feastofsorrows_cov_v01-200x300A Feast of Sorrows è un’antologia di 14 racconti di Angela Slatter già editi negli ultimi anni.

Avevo già letto un paio di storie di Angela Slatter online, ma addentrami meglio nei suoi mondi è stata una piacevole sorpresa.
Caratteristica dei racconto di questa autrice è l’atmosfera decisamente cupa, ma non deprimente. Anzi, spesso le storie evolvono in un lieto fine, o quanto meno alcuni personaggi riescono ad essere felici.
Altra caratteristica è che le storie si svolgono tutte nello stesso mondo, benché in tempi e luoghi diversi, anche se ci sono cammei di personaggi e luoghi di alcuni racconti nella trama di altri, a volte espliciti altre in forma quasi di piccoli indizi. Naturalmente lo spazio-tempo è astratto e non realistico, per quanto coerente al suo interno, e a volte è difficile carpire immediatamente quando una storia si svolge.

Le storie sono contraddistinte da temi forti, quali lo stupro, la violenza, l’omicidio, l’incesto, il tradimento, la vendetta, anche se, come già detto, non si sfiora mai né il gusto per l’orrorifico/sanguinario né vi è un vero senso di disperazione.
Le storie, per quanto possano iniziare con tematiche “pesanti”, alla fine sono sempre permeate da un senso fiabesco, che i personaggi troveranno la propria catarsi, la propria via e una qualche forma di felicità. Continue reading “Angela Slatter, “A Feast of Sorrows””

Georges Simenon, “Il piccolo libraio di Archangelsk”

Questo breve romanzo di George Simenon è stata per me una lettura intensa, toccante e memorabile.
Sì, è uno di quei libri che, pur svanendo negli anni i particolari della trama, quello che mi ha trasmesso mi rimarrà per sempre.

Ciò no significa che sia un romanzo perfetto oppure “oggettivamente” indimenticabile, capisco che a alcune persone possano rimanere infastidite da alcuni aspetti, insoddisfatte dal finale o dall’andamento della trama, che, a ben vedere, poteva essere giocata meglio con qualche accortezza o approfondimento.

Eppure per me è stata una lettura unica.

In poche pagine e con rapidi tocchi, Simenon è riuscito a ritrarre l’essenza del reietto e del genere umano – quello quotidiano, borghese, vero in tutta la sua spegevolezza (o, meglio, piccolezza), non quello buonista o romanzato. Continue reading “Georges Simenon, “Il piccolo libraio di Archangelsk””

Donna Tartt, “The Goldfinch”

Anything we manage to save from history is a miracle.

The Goldfinch, ultimo lavoro di Donna Tartt, è uno di quei libri che lasciano sperare che la grande narrativa sia ancora viva e in gran forma.

L’imponente romanzo si apre mettendoci subito di fronte al narratore e protagonista, Theo Decker, rintanato in un hotel di Amsterdam. Anche se si è in pieno clima natalizio, tra festeggiamenti e luci sfavillanti, la storia è incorniciata dal dolore.
E per comprendere questa straziante sofferenza, la timeline si sposta indietro di quattordici anni, quando il ragazzo era appena adolescente e la madre morì durante un attacco terroristico al Metropolitan Museum di New York, mentre stava visitando una mostra proprio con il figlio, che in qualche modo riesce a trovare la via d’uscita dal museo.
Qualcosa succede, però: prima di uscire, Theo raccoglie tra i detriti e porta via con sé il dipinto de Il Cardellino di Carel Fabritius, pittore allievo di Rembrandt.

Da subito si è immersi in medias res, nel rammentare vivido e avvincente, ma anche accorato, di Theo di quel giorno e di come da quel momento la sua vita sia cambiata. Continue reading “Donna Tartt, “The Goldfinch””