Ričardas Gavelis, “Vilnius Poker”

1934824054-01-mzzzzzzzQuesto libro, assolutamente particolare, richiama alla mente molti nomi, come Kafka, Camus, Joyce, Genet, Nietzche, per le sicure influenze che, sia dal punto di vista ideologico che strutturale, hanno pesato sull’autore.
Alla fine, tuttavia, solo due sono i veri perni della storia: Vilnius, la città lituana, e Vytautas Vargalys, il protagonista principale, personaggio davvero weird nel senso più pregnante, che cerca di dimostrare come Vilnius sia una sorta di città infernale, e in particolare l’esistenza delle tracce di “Loro”, una società nascosta che attraversa la storia della civiltà con lo scopo di distruggere la vita di chiunque va contro i loro piani ignoti.

Vytautas lavora in una biblioteca istituzionale per aggiornare un sistema computerizzato. Nonostante l’attività sia già stata avviata, in realtà non può essere autorizzata formalmente prima che il medesimo lavoro venga completato a Mosca. Quindi i lavoratori si spostano tra i libri, prendendosi pause caffè lunghe e frequenti, in questa sorta di (primo) surreale stato delle cose. Vytautas ha anche un altro fine, quello di cercare e dimostrare l’esistenza di “Loro” attraverso testimonianze di libri dimenticati, o più precisamente nelle lacune presenti in questi testi, dove, crede non vengano menzionate alcune cose intenzionalmente – questi segni di assenza o manipolazione, per il protagonista sarebbero la prova dell’esistenza di questi personaggi. Continua a leggere “Ričardas Gavelis, “Vilnius Poker””

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Cécile Coulon, “La Casa delle Parole”

260-cover-parole-coulonCécile Coulon è una giovane autrice che in Francia, terra natale, sta facendo molto parlare di sé. Keller Editore, sempre molto attento, ne ha già tradotti due romanzi, tra i quali questo La Casa delle Parole.

Mi aveva attirato la sinossi, dal momento che si parla di libri, e per il fatto che rientra nel genere distopico, tanto più edito appunto da chi non si occupa di fantastico.

Il libro è breve, forse in qualcosa ancora acerbo, ma molto intelligente e interessante.

Siamo in un futuro imprecisato, in un paese qualsiasi.
Il Grande detiene il Potere e per garantire la sudditanza e l’ordine assoluto è stato escogitato il modo perfetto: indire letture pubbliche come strumento di controllo. Periodicamente, infatti, vengono organizzati reading (le Manifestazioni) che raccolgono migliaia di persone, ove si leggono i libri pubblicati (autorizzati e strettamente controllati dal regime) e le persone si lasciano andare ai sentimenti più estremi, alla manifestazione di emozioni in modo più esagerato ed eclatante.
Il tutto avviene sotto la vigilanza degli Agenti, personale appositamente addestrato a garantire l’ordine e il rispetto delle regole. Questi Agenti sono come dei veri propri automi, eseguono il loro dovere con orgoglio e soprattutto non sanno leggere, per questo non subiscono l’effetto della lettura.

Non avevano il tempo di riflettere su quello che stavano realizzando: nessuno sollevava mai lo sguardo per ammirare, tra due grattacieli, i raggi del sole attraverso i vetri degli uffici di rappresentanza. […]
Sapevano tutto, non si chiedevano mai se le parole avessero un senso al di fuori di quei precetti. Il mondo girava attorno agli oggetti, alle loro funzioni, mai alla loro bellezza. Imparavano la forza senza l’entusiasmo, l’azione senza l’estro.

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Amor Towles, “Un gentiluomo a Mosca”

7545380_2179631Cosa si cela al di là delle porte del lussuoso Hotel Metropol di Mosca? Un semplice albergo o molto di più?

Che romanzo incredibile, questo Un gentiluomo a Mosca di Amor Towles!
Inizia un po’ in sordina, ma dopo pochi capitoli mi ha avvinghiato, non potevo smettere di leggere, un’emozione dopo l’altra seguivo la vita del Conte Rostov come davanti a un incredibile film in bianco e nero.

La storia copre un ampio periodo temporale, a cominciare dal 1922, dopo la rivoluzione russa, allorché tutti i nobili vennero processati, giustiziati o subirono qualche tipo di pena e prigionia.
Il Conte Aleksandr Il’icˇ Rostov fortunosamente riesce ad essere condannato soltanto agli arresti domiciliare a vita presso l’Hotel Metropol, uno dei più sfarzosi della Russia, ove per cenare o soggiornare passano i personaggi più diversi, dai nuovi ricchi possidenti agli esponenti della cultura e dello spettacolo.

Quello che colpisce immediatamente è l’atteggiamento del protagonista: nonostante la condizione, egli mantiene tutti i principi secondo i quali è stato educato. Infatti, da persona colta, da esteta, continua a vestirsi a suo modo, a intrattenere brillanti conversazioni con gli avventori dell’albergo, a trattare con rispetto e cortesia chiunque. Un vero gentiluomo di un’epoca tramontata in quell’enorme hotel in stile liberty, anch’esso in qualche modo ancorato ai fasti un tempo che non c’è più.

Per la loro stessa natura, gli esseri umani sono così capricciosi, così complessi, così deliziosamente contraddittori da meritarsi non solo la nostra considerazione, ma anche la nostra riconsiderazione, e la risoluta determinazione a trattenere la nostra opinione finché non li avremo impegnati in ogni possibile situazione a ogni possibile ora.

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Jenny Offill, “Le cose che restano”

Questo libro è per chi tiene un diario con la storia della propria felicità, per chi usa la scienza per mettere in pratica la magia, per chi fa il bagno di notte e dimentica i vestiti sulla riva, e per chi accetta di essere un po’ folle per mostrare l’anima al mondo, come luce di stelle che non esistono più.

jenny-offill-le-cose-che-restanoRomanzo d’esordio di Jenny Offill, Le cose che restano (Last things) è arrivato da noi solo lo scorso anno.

Sono rimasta davvero stupita da questo romanzo, che inizialmente sembra una semplice storia abbastanza curiosa dell’infanzia di Grace, invece diventa qualcosa di molto più coinvolgente, profondo, commovente, un continuo innestarsi di realtà e immaginazione sotto cui sta una verità toccante, cruda, triste.

Innanzitutto, è narrato dal punto di vista di Grace adulta – scelta importante, che dà un taglio al romanzo da literary fiction, ma soprattutto una prospettiva da cui guardare la vita nel suo insieme, insinuando domande su cosa sia la felicità, la magia, cosa sopravviva in noi dell’infanzia che, nel bene e nel male, ci ha fatto diventare ciò che siamo.

A metà degli anni ’80, Grace Davitt è una bambina di otto anni che vive in una piccola città del Vermont, insieme al padre, insegnante di chimica presso la scuola superiore, e alla madre Anna, ornitologa.
I genitori sono eccezionali ma altrettanto agli antipodi: mentre il padre è uno scienziato rigoroso, pragmatico, la madre è una sognatrice, che vive in un mondo suo tra realtà e fantasia.
Anna educa la figlia a casa, raccontandole leggende africane e insegnandole la storia del mondo in una stanza che ha dipinto di nero e decorato di stelle incandescenti (il calendario cosmico).
L’educazione di Grace è tutt’altro che razionale, e se in un primo momento può sembrare affascinante questo connubio di scienza e fantastico, Anna non fa altro che trascinare nella propria claustrofobica follia la figlia, in una spirale discendente che ha il suo punto massimo nella parte centrale del romanzo. Continua a leggere “Jenny Offill, “Le cose che restano””

Heather O’Neill, “The Lonely Hearts Hotel”

86743Intrigata dal titolo, in una nottata in cui avevo bisogno di staccare da lettura impegnative, mi sono dedicata a questo The Lonely Hearts Hotel di Heather O’Neill.
La quarta un po’ inganna, perché se proprio pesante non è, non è nemmeno una lettura del tutto spensierata.

La storia si sviluppa lungo il corso di diversi anni ed è incentrata su due orfani, Pierrot e Rose, nati ai tempi della Grande Guerra e miracolosamente sopravvissuti dopo essere stati abbandonati nella neve. Crescendo in un orfanotrofio tra le suore repressive e violente, i due bambini, entrambi molto sensibili e idealisti, sono attratti l’uno dall’altro fin da subito, e insieme, attratti dal mondo del circo e dello spettacolo, sognano di diventare un giorno grandi artisti, ricchi e famosi.
All’età di 15 anni, sono separati quando la Depressione colpisce e dovranno contare solo su se stessi e le proprie risorse per sopravvivere.
Da qui si dipanano le loro vicende, le passioni e gli orrori che i due personaggi devono affrontare, due anime profondamente amabili in balia di un mondo di brutalità e malinconia. Continua a leggere “Heather O’Neill, “The Lonely Hearts Hotel””

Francesco Casoni, “Le mille verità”

dd16b406bd8bf35a3ef5dbcdb0e3997c_w250_h_mw_mh_cs_cx_cyUscito da poco per i tipi di Apogeo Editore, Le mille verità è il romanzo di esordio di Francesco Casoni.

La storia rientra un po’ in quello che potremmo definire un giallo giornalistico, ma svicola dalle etichette, essendo arricchita di molti altri elementi – quali, ad esempio, una solida vena umoristica, che passa dal far sorridere il lettore ad arma del disincanto per far riflettere, uno sguardo alla vita della provincia italiana, del suo giornalismo e intrighi politico-economici.

Paolo, il protagonista, è un giovane giornalista, un po’ svogliato e disilluso sul suo futuro, che a Rovigo, tra nebbie, afa, ma soprattutto le solite beghe provinciali e tanta noia.

Inaspettatamente, un giorno si trova tra le mani uno scoop che potrebbe rivelarsi non solo una notizia di rilevanza nazionale, ma soprattutto la svolta per la sua carriera.
Si verificano, infatti, due “misteriose” esplosioni a Porto Tolle, tanto che salta anche il ponte che collega l’Isola di Donzella a tutta la provincia. Continua a leggere “Francesco Casoni, “Le mille verità””

Han Kang, “The vegetarian”

the_vegetarian_-_han_kangHo letto The Vegetarian, romanzo di debutto di Han Kang, in inglese, dopo alcuni mesi dall’uscita e quando già iniziava a far parlare di sé, mentre in Italia era ancora pressoché sconosciuto.
Ora, già da un po’, è disponibile anche in italiano per la sempre sia lodata Adelphi.

Innanzitutto, sgomberiamo ogni dubbio possibile: questo non si tratta di un libro animalista o sul vegetarianismo comunemente inteso (quale scelta – coscienziosa o modaiola che sia – di alimentazione), anzi, non ha minimamente a che fare con questi aspetti. Pertanto, se siete scettici a prenderlo in considerazione per questi motivi, non vi sono più scuse.

La vegetariana è la storia di due sorelle e di due famiglie (moglie e marito), suddiviso in tre parti, tre novelle in parte indipendenti, in quanto ognuna parla da un punto di osservazione differente, ma altrettanto legate dai personaggi principali, dalla storia di base, ma soprattutto da uno dei temi fondanti della storia, qui reso in modo a dir poco doloroso: la sopravvivenza in un mondo che esige conformità. Sì, questo è ineccepibile: questo libro trasmette un dolore palpabile, sia fisico che interiore. Continua a leggere “Han Kang, “The vegetarian””