Samanta Schweblin, “Kentuki”

surns33_schweblin_kentuki_cover-409x617-1Kentuki dell’autrice argentina Samanta Schweblin, edito da SUR, è un altro romanzo che è ambientato in un tempo che potrebbe essere l’oggi, o comunque un giorno vicinissimo, e porta alla luce e spinge alle estreme conseguenze tutte tensioni e tendenze che già sono ben radicate nel nostro presente.

Il kentuki si presenta come un dozzinale peluche di feltro (coniglio, topo, drago, corvo e qualche altro ordinario animaletto) con delle ruote per muoversi, ma soprattutto dei dispositivi installati che permettono loro di “vedere” e “udire” (non parlare, sono muti) tutto quello che li circonda a una persona collegata in remoto tramite un apposito tablet. Ovviamente il prezzo non è per tutte le tasche.
E se l’acquirente, il custode, può decidere quale kentuki scegliere, non può affatto scegliere o sapere nulla sull’”abitante” che aziona e controlla questo giocattolo hi tech una volta che viene “svegliato”.
Questa “connessione” è univoca e unica, e dura “una vita”, ossia finché il custode non danneggi o non eviti di ricaricare la batteria del kentuki. In questo caso la connessione “muore”, viene interrotta senza alcuna possibilità di recupero o di essere rintracciata. Il “gioco” è finito.

Custodi, abitanti, tutti nel mondo sanno esattamente in cosa si stanno cacciando, eppure la corsa all’acquisto di questo ultimo ninnolo tecnologico si fa via via più pressante, benché tutti sappiano, e deliberatamente ignorino, i rischi che derivano dal consentire a uno sconosciuto collegato via internet un accesso incontrollato alle proprie vite. Continua a leggere

Don DeLillo, “Il Silenzio”

– Guardo lo specchio e non so chi è la persona che ho davanti, – diceva Martin. – La faccia che mi guarda non sembra la mia. Ma in fondo perché dovrebbe? Lo specchio è davvero una superficie riflettente? E la faccia che vedo io è la stessa che vedono anche gli altri? Oppure è qualcosa o qualcuno di mia invenzione? Sono le pillole che prendo a dare vita a quest’altra versione di me? Guardo quella faccia con interesse. Sono interessato, ma anche un po’ confuso. Capita mai anche agli altri? La faccia di ognuno di noi. Cos’è che vedono gli altri quando camminano per strada e si guardano a vicenda? La stessa cosa che vedo io? Tutte le nostre vite, tutto questo guardare. La gente che guarda. Ma cos’è che vede?

L’ultimo, atteso, romanzo di Don DeLillo ci proietta nella Manhattan del 2022, quando improvvisamente tutti gli apparecchi tecnologici e le reti (internet, cellulari, televisioni, …) si spengono. Gli schermi diventano neri e non si comprende la causa né l’estensione di questo fenomeno spiazzante. In questo contesto si intrecciano le vicende di una coppia che si trovava su un aereo, costretto a un atterraggio di emergenza, e di alcuni loro amici che li stavano aspettando per una cena durante la serata del Super Bowl.

La storia si sviluppa in una manciata di pagine e la brevità della trama fa da specchio al contenuto, allo stile, al linguaggio: scarni, minimalisti al massimo.
Chi segue e ha già letto il grande scrittore americano, non può fare a meno di notare un netto cambiamento nella sua produzione, corrispondente a un mutamento del suo stile e intenti. Continua a leggere

Cécile Coulon, “La Casa delle Parole”

260-cover-parole-coulonCécile Coulon è una giovane autrice che in Francia, terra natale, sta facendo molto parlare di sé. Keller Editore, sempre molto attento, ne ha già tradotti due romanzi, tra i quali questo La Casa delle Parole.

Mi aveva attirato la sinossi, dal momento che si parla di libri, e per il fatto che rientra nel genere distopico, tanto più edito appunto da chi non si occupa di fantastico.

Il libro è breve, forse in qualcosa ancora acerbo, ma molto intelligente e interessante.

Siamo in un futuro imprecisato, in un paese qualsiasi.
Il Grande detiene il Potere e per garantire la sudditanza e l’ordine assoluto è stato escogitato il modo perfetto: indire letture pubbliche come strumento di controllo. Periodicamente, infatti, vengono organizzati reading (le Manifestazioni) che raccolgono migliaia di persone, ove si leggono i libri pubblicati (autorizzati e strettamente controllati dal regime) e le persone si lasciano andare ai sentimenti più estremi, alla manifestazione di emozioni in modo più esagerato ed eclatante.
Il tutto avviene sotto la vigilanza degli Agenti, personale appositamente addestrato a garantire l’ordine e il rispetto delle regole. Questi Agenti sono come dei veri propri automi, eseguono il loro dovere con orgoglio e soprattutto non sanno leggere, per questo non subiscono l’effetto della lettura.

Non avevano il tempo di riflettere su quello che stavano realizzando: nessuno sollevava mai lo sguardo per ammirare, tra due grattacieli, i raggi del sole attraverso i vetri degli uffici di rappresentanza. […]
Sapevano tutto, non si chiedevano mai se le parole avessero un senso al di fuori di quei precetti. Il mondo girava attorno agli oggetti, alle loro funzioni, mai alla loro bellezza. Imparavano la forza senza l’entusiasmo, l’azione senza l’estro.

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Louise O’Neill, “Solo per sempre tua”

1462522085_51fhnulzkpl-_sx322_bo1204203200_Dato che ormai da parecchio tempo fatico ad affrontare narrativa YA, ho approcciato con circospezione Solo per sempre tua (Only ever yours) di Louise O’Neill, tentata dalle impressioni positive di persone fidate.

La lettura, invece, è stata una piacevole sorpresa e mi sono trovata di fronte a un romanzo davvero forte per quanto riguarda i contenuti. Inoltre, devo dire che questo potrebbe essere un romanzo sì YA, ma non indistintamente, in quanto porta con sé parecchie riflessioni.

La base della trama è un mondo post-apocalittico, con una popolazione mondiale drasticamente diminuita che per arginare il fenomeno ha riformato la società.
Questa nuova compagine sociale ha radicalmente riconfigurato la figura della donna: essa è progettata e plasmata soltanto per essere la moglie perfetta, da ogni punto di vista – estetico, caratteriale e riproduttivo. Le donne che esulano da tali canoni durate il periodo di formazione hanno la possibilità di diventare concubine anziché mogli, altrimenti dedicarsi alla formazione delle future “donne”.

Protagonista è freida, di 16 anni, età critica in quanto è il momento di svolta per una ragazza, affronta il suo ultimo anno di formazione e poi potrà essere scelta.
La scelta viene fatta da giovani di pari età, che devono assolvere ai loro ruoli di compagni e provengono dalle più diverse estrazioni sociali, quelle più basse e quelle più aristocratiche.

Una buona parte della storia è incentrata sulla routine di queste ragazze: controllo del peso, scelta dell’outfit e trucco perfetto, assegnazione di un punteggio all’aspetto, lezioni di come rimanere sempre composte, serene, sorridenti, accondiscendenti.
Queste sezioni non sono affatto noiose o fini a se stesse, in quanto, pagina dopo pagina, fanno rabbrividire, pensando a un fine della propria esistenza solo ad accettare passivamente il maschio da cui si viene scelte, esserne sottomesse, mettere al mondo figli, essere perfette fisicamente.
L’individuo femminile non esiste, bensì deve mirare e essere programmato secondo uno standard fisso, ideale. Continua a leggere

Tyrolin Puxty, “Shattered Girls (Broken Dolls, #2)”

cover-677x1024Tyrolin Puxty torna con Shattered Girls, seguito del suo romanzo d’esordio, Broken Dolls.

La storia è ambientata cinque anni dopo il precedente e prende avvio dalle conseguenze di Ella di tornare e rimanere nella sua forma di “bambola”.

In questo sequel, la protagonista è principalmente Gabby, poiché il fulcro di tanti avvenimenti è proprio lei e il contesto in cui si muove, anche quando non agisce direttamente.
Gabby ormai è un’adolescente, lunatica e alle prese con i problemi dell’adolescenza, scuola e compagni compresi. Ella viene portata in giro dalla ragazza come se fosse una qualunque bambola robot, ma ben presto qualcuno scopre che Ella è molto di più e le cose iniziano a complicarsi.

Contestualmente, si innesta la trama principale, che riprende le fila del predecessore ma al contempo si prosegue in maniera differente.
Quando sia i genitori di Gabby che tante altre persone, tra le quali compagni di scuola della ragazza, iniziano a scomparire, la situazione non solo diventa allarmante, ma fa presagire che qualcosa di molto più complesso e malevolo sia in atto.

Il presagio viene confermato quando iniziano a comparire molte altre bambole robot simili a Ella ovunque, e nessuno sembra preoccuparsene troppo. Continua a leggere

Vonda N. McIntyre, “Dreamsnake”

isbn9780857054265-detailDreamsnake è un romanzo fantascientifico di Vonda N. McIntyre uscito originariamente nel 1978, ora in ristampa per Quercus Books, vincitore di diversi premi (Premio Hugo, Premio Nebula e Locus Award).

La storia segue il viaggio di una giovane donna e guaritrice, Snake, in un mondo distopico e post apocalittico, in cui l’umanità è per la maggior parte tornata ai tempi del Neolitico, ad eccezione di alcune tecnologie, come i voli spaziali, la conoscenza di altri mondi, la manipolazione genetica.

Snake può svolgere il suo lavoro grazie all’ausilio di tre serpenti molto particolari e rari: Sand è il serpente a sonagli con il veleno per vaccini e pozioni, Mist è un cobra molto velenoso ma anche in grado di curare, infine, Grass, il serpente dell’oblio, il cui veleno è una sorta di antidolorifico/morfina e allucinogeno. Ciò che rende unico Grassè che è un serpente proveniente da un altro mondo, incapace di riprodursi naturalmente e pertanto rarissimo e prezioso.
Purtroppo, proprio a causa di una svista e un incidente, Grass viene perduto e Snake deve curare i suoi pazienti e vagabondare di villaggio in villaggio solo con gli altri due. Continua a leggere

Kameron Hurley, “The Mirror Empire (Worldbreaker Saga, #1)”

themirrorempire-144dpiMi trovo davvero in difficoltà a recensire The Mirror Empire di Kameron Hurley.

Ho trovato questo romanzo semplicemente geniale e strabiliante nella ricchezza di idee e nel worldbuilding, quanto confuso e snervante per quanto riguarda narrazione e personaggi.

Da una parte, infatti troviamo un’idea di base ottima: due mondi paralleli, uno doppelganger dell’altro, ma che hanno avuto uno sviluppo storico-sociale differente, in conflitto tra loro.
La compagine sociale è strutturata e complessa, basti pensare che esistono cinque tipi diversi di sesso, che quelli maschili sono ritenuti inferiori a quelli femminili, dato che la gerarchia è prettamente basata sulle donne al comando, gli uomini sono ritenuti inferiori.

Questa nuova società se è qualcosa di interessante da un lato, ho trovato fosse alla fine tanto quanto una gretta e selvaggia società maschilista al contrario – non donne forti, ma “uome”, un becero scimmiottamento quindi e un’occasione persa per mettere in luce gli ipotetici punti di forza di una collettività matriarcale e femminile. Continua a leggere