Bloodline (terza stagione)

Per coloro che sono curiosi se la stagione finale di Bloodline sia all’altezza del resto della serie, risponderò sinteticamente: .

Al suo meglio, Bloodline ha trovato è riuscita a giocare e tenere alta la tensione grazie all’intreccio tra dramma morale individuale, conflitti interpersonali e una famiglia che si rivela molto più complessa e cupa di quanto sia all’apparenza.

Ogni personaggio principale è chiamato a chiudere il cerchio con se stesso, a fare i conti finale con la propria coscienza, con il passato e gli altri Raybourn.

Non solo non è facile, ma è un’indagine interiore che richiede una vera discesa nell’abisso, prese di posizione, confessioni e cambiamenti.

La famiglia, già sgretolata, cade a pezzi, così sembra cadere a pezzi la psiche dei protagonisti, in un crescendo che nelle prime puntate si rivela alquanto affascinante.

Gli episodi, oltre a riprendere le fila di quanto lasciato in sospeso, sono caratterizzati da un ritmo alquanto lento, che in alcuni passaggi è perfetto, ha un sapore visionario (soprattutto le immagini legate all’acqua, simboliche e molto intense), trasmette un senso di tormento che arriva a corrodere la lucidità.
Non ci sono più i buoni e i cattivi, tutta la famiglia si rivela per quello che è.

Purtroppo, soprattutto da circa metà stagione, gli episodi iniziano ad annoiare.
Troppi flashback, o comunque eccessivamente lunghi, trama che si dilunga e non ha molto da aggiungere.

Si poteva chiudere con metà episodi in modo più dignitoso.

Sempre grande il cast, gli attori sono eccellenti, riescono a incarnare alla perfezione i sentimenti devastanti e la caduta dall’empireo della famiglia Raybourn.

Bloodline (Prima e seconda stagione)

“We’re not bad people, but we did a bad thing.”

4ef54cf0022780a3fe09cfac1d503424Bloodline è una serie tv drammatica a marchio Netflix, caratterizzata da un cast invidiabile, l’ambientazione in una location unica (Florida Keys) e, non da ultimo, capace, grazie anche agli showrunner, di emergere come un’ottima produzione, degna di elogi e premiazioni, e di meritarsi il titolo di una delle migliori produzioni di Netflix stessa.

Perno di tutte le vicende è la famiglia Rayburn: in apparenza una delle più rispettabili famiglie di Islamorada, perfetta e felice… In apparenza, appunto.
Perché quanto torna uno dei fratelli, Danny, le cose iniziano pian piano a cambiare, a stravolgersi, non solo perché Danny è la “pecora nera” della famiglia, ma man mano emergono verità sul passato e presente dei protagonisti che fanno rendere conto che i Rayburn sono una delle più classiche famiglie disfunzionali, di quelle perfette per tale genere di serie drammatiche.

Questo non dia da pensare che la trama sia scontata, perché, anche se la dinamica di base della famiglia disfunzionale è facilmente riconoscibile, i creatori hanno saputo renderla unica e ben calibrata, in un crescendo emotivo e psicologico che rende il meglio soprattutto nella seconda stagione.
Episodio dopo episodio, viene a galla un tragico passato, verità celate, bugie, tradimenti, silenzi, che pesano sempre di più sul presente, facilitando il punto di non ritorno che fa perdere l’equilibrio ai protagonisti, forse facendo emergere un lato di sé represso ma reale. Continue reading “Bloodline (Prima e seconda stagione)”

Emma Cline, “The Girls”

ForAuthorWebsite.inddIl romanzo di esordio The Girls della giovane Emma Cline da tempo è stato annunciato come un’ottima prova dell’autrice e, dopo averlo letto, confermo che queste non sono voci prive di fondamento a meri scopi commerciali.

Siamo negli anni ’60, in California.
Protagonista è la quattordicenne Evie, bisognosa di attenzione, insicura, che dopo il divorzio dei genitori si sente ancor più estraniata da tutto ciò che la circonda, intrappolata in una monotonia che la soffoca.

Un giorno al parco vede un gruppo di ragazze adolescenti ed Evie sente un’immediata, spontanea e irrazionale ammirazione e attrazione per quelle giovani, soprattutto per la magnetica Suzanne.
Non trascorre molto tempo che Evie conosce il gruppo e inizia a frequentarlo, scoprendo che le persone sono membri di una sorta di comunità (una setta) che vive in un vecchio ranch fatiscente, in collina.
Loro leader indiscusso è Russell, carismatico e instabile, che predica – o, meglio, propaganda – un nuovo tipo di vita che si opponga al capitalismo, al denaro, ai valori morali precostituiti e borghesi.

Evie fin dalla prima volta è ipnotizzata da Russell e ammaliata dallo squallore e dal caos del ranch, e via via viene sempre più coinvolta nella quotidianità della setta/comune, in una spirale di emotività ed eventi che col procedere del romanzo diventano più pericolosi, fuori controllo. Continue reading “Emma Cline, “The Girls””

Ultime letture

Inauguro questi nuovi post per elencare le ultime letture concluse – data la mia pigrizia/mancanza di tempo nel recensire, almeno posso segnalare cosa mi è piaciuto o meno.
Dall’elenco rimangono esclusi eventuali testi recensiti in post appositi e racconti.

Jonathan Stroud, The Hollow Boy (Lockwood & Co., #3)
Terzo capitolo della saga urban fantasy Lockwood & Co., ambientato in una Londra che di notte è infestata da vari tipi di presenze spettrali e fantasmi, che gli agenti delle varie agenzie cercano di fermare.
Stroud è straordinario da ogni punto di vista, come nel gestire la trama e i personaggi (strepitosi e indimenticabili) e nella fantasia che dispiega per immergerci in scenari fantastici e talora inquietanti.
In questo romanzo i protagonisti sono alle prese con nuovi casi, ma sono anche cresciuti, i rapporti tra loro si fanno più complessi ma anche profondi, così come il terrore che minaccia Londra dovrà far comprendere che l’alleanza con altre agenzie è d’obbligo.
Bellissimo, avvincente, fantastici personaggi. Ho letto che ce ne sarà un altro e non vedo l’ora di leggerlo.
My rating: 4.5/5 Continue reading “Ultime letture”

Christina Henry, “Alice”

Con questo romanzo, Catherine Henry non vuole confezionare l’ennesimo retelling fantastico per ragazzi di Alice in Wonderland, bensì è riuscita a scrivere un romanzo per adulti oscuro, cupo, inquietante, originale, simbolico.

La storia è ambientata in un mondo diviso tra New City, la parte di città dei benestanti, pulita e per bene, e Old City, ghetto affollato da povera gente e delinquenti, governato da diversi boss criminali.
A sedici anni, Alice e l’amica Dor si avventurano, nonostante il divieto, nella città vecchia, ove Alice ha un’esperienza traumatica e terribile, della quale non ricorda nulla se non un uomo con lunghe orecchie pelose e bianche chiamato Rabbit e la terribile cicatrice che egli le ha lasciato su una guancia.
Ritenendola pazza, i genitori la fanno internare in un ospedale psichiatrico.

Trascorrono dieci anni, Alice sopravvive nella sua piccola cella, dimenticata dai genitori, maltrattata dagli inservienti, con un unico amico, Hatcher, suo vicino di cella, pluriomicida, convinto che sotto l’edificio sia imprigionato un terrificante mostro, detto Jabberwocky. Continue reading “Christina Henry, “Alice””

Cat Winters, “A cure for dreaming”

Il nuovo romanzo di Cat Winters, A cure for dreaming, mira ancora una volta, come già In th shadow of blackbirds,e a creare un originale mescolanza di romanzo storico con elementi paranormal.

Olivia Mead, la protagonista, è una ragazza di diciassette anni che vive a Portland, Oregon, ad inizio XX secolo.
Un giorno arriva in città Henri Reverie, un ipnotizzatore, che tiene spettacoli di ipnosi e utilizza tale tecnica anche come “cura” per alcune patologie.
Il padre di Olivia, che come tanti suoi concittadini è esterrefatto e disgustato dal movimento delle suffragette che si sta facendo largo tra alcune donne, dopo aver scoperto che anche sua figlia parteggia per tali idee, assolda Henri per “curarla” dal suo sogno di essere in grado un giorno di votare e una donna indipendente. Continue reading “Cat Winters, “A cure for dreaming””

Julia Deck, “Viviane Élisabeth Fauville”

Viviane Élisabeth Fauville di Julia Deck è un libro breve ma talmente denso di eventi ed emozioni, da risultare simile a un’apnea in un abisso stupefacente e inquietante.
I colpi di scena si susseguono rapidi e incalzanti, in una suspense costante, lungo una trama che trascina il lettore nella psicologia della protagonista come in un viaggio misterioso e mutevole, dall’orizzonte incerto.

Viviane è una donna di 42 anni, una carriera come responsabile della comunicazione in una stimata società, attualmente in congedo per la nascita della sua bambina.
Sembrerebbe una vita perfetta, invece la donna sta vivendo un mesi difficili: da quando ha lasciato il marito, dopo aver scoperto che la tradiva e nemmeno l’amava, ha subito un tracollo emotivo e psicologico, la sua vita, che prima proseguiva senza troppe domande sui binari dell’abitudine, è scossa fin nelle radici.
Dopo l’ennesimo attacco di panico, Viviane prenota una seduta dal suo psicanalista, che tuttavia sente distante, freddo, incapace di aiutarla se non prescrivendole antidepressivi. In un momento d’isteria, Viviane lo uccide pugnalandolo con un coltello.

Le circostanze che hanno portato all’assassinio dello psichiatra sono lucidamente descritte dalla protagonista stessa, nel cercare di rammentare il fatti.
Da quel momento il crollo interiore della donna si rafforza ancora di più, tra la paura per le conseguenze del suo gesto, l’apparente lucidità nel cercare di rimettere in sesto e riorganizzare la propria vita, l’estenuante ricerca di risposte al suo irresoluto travaglio interiore, che Viviane stessa non riesce ad analizzare e comprendere. Continue reading “Julia Deck, “Viviane Élisabeth Fauville””