Ameya Gabriella Canovi, “Di troppo amore”

978882007328hig-666x1024-1Sarebbe semplice commentare oggettivamente questo saggio come un libro di psicologia, basterebbe riportare qualche citazione, argomentare quanto sia scritto bene e in modo chiaro e accessibile a tutti.

No, io non ci riesco.

Ieri sera l’ho terminato, e ho pianto. Ho pianto a lungo.
Ho pianto per la bambina che ho dentro che nel mondo spesso ancora si sente inadeguata, sbagliata e smarrita, per tutto il male che le ho fatto, per aver messo a tacere le sue pulsioni vitali. Ho pianto per il mio cuore infranto, per la mia solitudine.
Ho pianto per i miei genitori, ormai anziani, che mi hanno amato a modo loro, cercando di districarsi nella loro stessa selva di problemi irrisolti e sofferenza e paure.
Ho pianto per le tante persone che ho incontrato, presenti o passate che vivranno per sempre in me, per le occasioni perdute, per i giorni scivolati via nel grigio torpore.

Ma ho pianto anche di gratitudine perché ogni passo, che fosse nella bellezza o in un abisso infernale, mi ha portato a essere oggi quella che sono – un essere imperfetto, con ancora una lunga strada per sciogliere dei nodi interiori irrisolti, ma con la consapevolezza che ho avuto la preziosa occasione di vivere, vivere per capirlo e capirmi. E tra le lacrime è nato un sorriso, forse un po’ amaro, ma anche lieve.
Perché la vita, questo monstrum sacro, così bello e terribile, è lì che ci osserva, ci aspetta, e noi a volte siamo così accecati, anche inconsapevolmente, da una miriade di illusioni, auto inganni, ansie da accettazione, che le voltiamo le spalle sperperandola.

Il saggio della D.ssa Canovi è in primis un approfondimento sul tema delle relazioni “disfunzionali”, nelle quali si può cadere per un passato acquisito e insoluto dentro di sé, per degli schemi appresi in famiglia e che da adulti ci ostiniamo a replicare nonostante non ci diano benessere, per delle mancanze d’amore percepite, dei vuoti, che vanamente si tentano di colmare con altro – o con altri – invece che di se stessi.

In questo è centrale il tema della responsabilità individuale: non guardare al di fuori, concentrarsi sull’altro, buono o cattivo che sia, ma su se stessi, sul proprio vissuto, sulle proprie esigenze, per imparare a essere in sintonia con il sé e rispettarsi. Guardare noi stessi, non gli altri, è il nodo fondamentale.

La D.ssa Canovi dà le chiavi di lettura con le quali si può iniziare a esplorare con sincerità il proprio mondo interiore, mettersi al centro e capire cosa possiamo fare, per noi stessi. Non è la ricetta per la felicità né per la verità – perché ognuno può trovare il proprio percorso solo ascoltandosi.

Tutto questo senza paroloni o discorsi complessi, ma con uno stile calibrato, appropriato, ma soprattutto accogliente e non giudicante.
Le sue pagine sono quelle di una professionista, ma anche quelle di una donna che ha sofferto, che dona se stessa, la sua professionalità quanto la sua umanità, per abbracciare con calore tutte noi anime un po’ ammaccate, un po’ scisse, che giriamo su noi stesse alla ricerca di risposte, alla ricerca di occhi che ci legittimano a esistere, alla ricerca di un amore che per prime non sappiamo darci.
Ecco, sì, è un abbraccio caloroso, comprensivo, ma anche fermo – perché il momento è adesso di intraprendere una nuova rotta, di passare attraverso tutto il buio che fingiamo non esista invece ci inghiottisce.

Benché io stessa non sia priva di un certo grado di auto consapevolezza, di auto analisi, mi rendo conto di quanto sia difficile aprire davvero gli occhi, gettare uno sguardo lucido sulla propria storia e accoglierla, per com’è stata. Non posso cambiare il passato, posso solo fare passi nuovi, rinnovati, diversi, verso una nuova direzione. Mi rendo conto che questa può apparire una frase semplicistica, scontata, ma interiorizzarla, metterla in pratica, viverla non è affatto facile.

Quante corazze ho fabbricato per proteggermi dalle mie insicurezze, dal mio timore di deludere (di deludere me stessa, in realtà), dalla vita.
Quante volte mi sono fatta del male, trascurandomi, mettendomi in un angolo, per non disturbare, per essere accettata così come sono (perché io non mi accetto, in realtà).
Sicuramente ho fatto anche del male, non per voluta cattiveria, ma per questa girandola di irrisolti, più o meno latenti o evidenti a seconda delle circostanze, delle relazioni interpersonali. Anch’io ho dato quello che avevo, che ho potuto.

Sotto tutto questo, sotto questo magma nero, ci sono io. Io, quella vera, che ogni tanto fa capolino. Quella che cerca di fare pace con se stessa, con la sua storia – e porterò sempre dentro cicatrici e ombre, ma saranno una delle parti di me, non l’intero.

Un altro aspetto straordinario della D.ssa Canovi, che ritengo sia un altrettanto fondamentale insegnamento, è che, intrapreso questo sentiero di consapevolezza e accettazione, ci si può aprire all’esterno. Donare al mondo ciò che si è, per chi vuole ascoltare, ricevere. Non per brillare, non per salvare e soprattutto con i giusti confini – semplicemente per essere, nel senso più pregnante della parola. Allora forse possono nascere davvero quelle condivisioni che nutrono, quella reciprocità che fa bene. Con impegno, ma anche sana leggerezza.

Io, oggi, con tutto il percorso insidioso che mi attende, vorrei dire alla D.ssa Canovi e a tante persone della mia vita, presente e passata, quella che viene definita la parola magica: Grazie.

Ah, non scontato: leggetelo!

My rating: 5/5

Ameya Gabriella Canovi
Di troppo amore
Ed. Sperling & Kupfer

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