Her (2013)

Her era nella mia watchlist ben prima che vincesse, meritatamente, l’Oscar 2014 come miglior sceneggiatura e devo dire che è davvero un film di altissimo livello, ricco di contenuti, spunti di riflessione, toccante e coinvolgente.

La scena di apertura è significativa di quello che ci aspetta.
Un uomo sta dettando al computer una lettera d’amore, tanto profonda e sincera, quanto il tono dell’uomo appare distaccato. È un effetto straniante, disarmante.
Allorché si allarga l’inquadratura e si susseguono le scene, si capisce che Theodore Twombly (Joaquin Phoenix), questo il nome del protagonista, non sta scrivendo per sé, ma lo fa per lavoro, presso la sede di un sito web chiamato BeautfulHandwrittenLetters.com.
Se questa scoperta mette in pace la logica che non capiva l’estraniamento iniziale, qualcosa dentro rimane, non ci si capacita di come parole così dense possano scaturire meramente per dovere e si sospetta che dietro l’atteggiamento composto ma che cela una inconfessabile tristezza di Theo ci sia molto di più.

Her è una sorta di film di fantascienza, ambientato in un futuro non troppo lontano, che combina alcuni progressi tecnologici futuristici ma è incentrato anche sull’uomo.
Il tutto sullo sfondo di una Los Angeles estremamente affascinante, con suoi cieli ingrigiti dallo smog, i suoi scintillanti grattacieli che di notte sembrano i diodi di un gigantesco computer, gremita di persone, ognuna delle quali che segue il proprio percorso assorta sul proprio smartphone e sul mormorio dei propri auricolari, una vasta marea solipsistica di umanità.

La premessa pone le basi per una storia d’amore insolita, ma quanto mai vera per com’è narrata: quella in cui Theo, ancora fortemente addolorato e angosciato per la fine del suo matrimonio, profondamente solo, si innamora della nuova intelligenza artificiale che ha deciso di acquistare e installe sul proprio computer.
La voce femminile (interpretata splendidamente da Scarlett Johansson) si dà il nome di “Samantha” e presto Samantha oltre a riorganizzare file e agenda di Theo, inizia a parlare con lui, a farlo ridere, ma, soprattutto, ad evolversi in qualcosa di simile alla coscienza umana.
Sì, perché se da un lato questa I.A. è un programmata progettato per tenere compagnia agli utenti e a funzionare come un efficientissimo e avanzato sistema operativo, il contatto con gli umani ne fa assimilare le peculiarità emotive, gli aspetti psicologici.

Lo spettatore è incantato da Samantha e se in un primo momento, come per Theo, non è altro che un software, la simulazione di una persona, ben presto somiglia sempre di più a una donna reale, con proprie caratteristiche.
Però è sempre qualcosa di diverso dall’uomo, e il suo svilupparsi la porta anche a prendere coscienza di se stessa, delle sue (infinite) possibilità, dei suoi bisogni diversi.

Allora viene spontaneo iniziare a porsi domande su cosa significhi essere umani, quali siano i limiti dell’amore, se una solitudine dell’essere umano può trovare compagnia, solidarietà e conforto da una I.A., e, al contempo, quale sia il ruolo che una I.A. possa avere in una società futura (rimando a tal proposito ad alcune riflessioni che avevo già abbozzato nel post Ma gli androidi sognano pecore elettriche?).

Considerazioni che non vengono mai esplicitamente pronunciate, ma che nascono spontanee dalla visione del film, tanto più dal relazionarsi di Theo con Samantha piuttosto che con le donne in carne e ossa (l’ex moglie, l’amica Amy) oppure dai suoi momenti di silente solitudine, con i primi piani di uno sguardo, malinconico, solo, che sembra cercare qualcosa, forse una risposta, forse semplicemente capire se stesso.

La pellicola non manca di momenti ironici, divertenti, accanto a tanti altri struggenti, anche di silenzio.

Un film che non può lasciare indifferenti, né dal punto di vista emotivo né dei contenuti, di una ricchezza rara, dai dialoghi perfetti.
Assolutamente non una storia d’amore convenzionale, né sdolcinata.

My rating: 9/10

Her
2013
Regia: Spike Jonze

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