Surrealismo e magia. La modernità incantata. (Mostra presso la Collezione Peggy Guggenheim, Venezia)

“La magia è il mezzo per avvicinarsi all’ignoto per vie diverse dalla scienza e dalla ragione” (Max Ernst)

img-max-ernst-europe-after-the-rain-iiMax Ernst, Europe after the Rain II

Per chi ama l’arte, ma soprattutto quel surrealismo intriso di incanto, che volle guardare a una dimensione altra, sia all’interno dell’uomo sia come ricerca di piani di “realtà” ulteriori, questa mostra è imperdibile.

Nella cornice dello spazio temporaneo del già ricco Museo Peggy Guggenheim di Venezia ci si aggira tra le stanze ampie e sapientemente distribuite come attraverso un rito di iniziazione e un incanto.

Si tratta di un’esposizione inedita e suggestiva, ma soprattutto la prima interamente dedicata a temi particolarmente cari ai surrealisti, quali l’alchimia, la metamorfosi e l’androgino, i tarocchi, la sostanza totemica, la dimensione dell’invisibile e quella cosmica, nonché la nozione dell’artista come mago e della donna come essere magico, dea e strega. Continua a leggere

Damien Hirst, “Treasures from the wreck of the unbelievable” (doppia mostra a Venezia)

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La doppia mostra veneziana di Damien Hirst, Treasures from the wreck of the unbelievable, è un imponente progetto, la cui gestazione è durata un decennio, che non può lasciare indifferenti, sia per l’ambizione senza precedenti di questo labirintico e sorprendente spettacolo, che per la personalità talora discutibile dell’artista o per la franchezza di originalità delle opere.

Tutto questo conta marginalmente, benché tante recensioni nazionali e non si siano concentrate soprattutto sugli ultimi due aspetti, berciando sul valore economico delle opere, non su quello artistico oppure, cosa fondamentale, sul complesso concetto che Hirst vuole rappresentare – facendo così ridere dalla tomba fior fior di artisti da Duchamp in poi.

Il presupposto della mostra è il fittizio ritrovamento nel 2008, al largo della costa africana, di un vasto sito archeologico con un relitto di una nave naufragata. La scoperta ha avvalorato la leggenda di Cif Amotan II, liberto di Antiochia, vissuto tra il I e II secolo d.C., che dopo essere stato affrancato accumulò grandi tesori, in particolare un’inestimabile collezione di oggetti provenienti da ogni parte del mondo antico. Questi mitici cento tesori furono poi caricati sulla nave Apistos per essere trasportati in un nuovo sito creato apposta per ospitarli, ma purtroppo l’imbarcazione affondò e per quasi duemila anni se ne persero le tracce.

La mostra, che inizia con le riprese del recupero subacqueo dei tesori, espone alcune opere com’erano appena ritrovate, ossia coperte di incrostazioni marine, e come si presentano dopo il restauro, nella loro ipotetica forma originaria. Continua a leggere