Ričardas Gavelis, “Vilnius Poker”

1934824054-01-mzzzzzzzQuesto libro, assolutamente particolare, richiama alla mente molti nomi, come Kafka, Camus, Joyce, Genet, Nietzche, per le sicure influenze che, sia dal punto di vista ideologico che strutturale, hanno pesato sull’autore.
Alla fine, tuttavia, solo due sono i veri perni della storia: Vilnius, la città lituana, e Vytautas Vargalys, il protagonista principale, personaggio davvero weird nel senso più pregnante, che cerca di dimostrare come Vilnius sia una sorta di città infernale, e in particolare l’esistenza delle tracce di “Loro”, una società nascosta che attraversa la storia della civiltà con lo scopo di distruggere la vita di chiunque va contro i loro piani ignoti.

Vytautas lavora in una biblioteca istituzionale per aggiornare un sistema computerizzato. Nonostante l’attività sia già stata avviata, in realtà non può essere autorizzata formalmente prima che il medesimo lavoro venga completato a Mosca. Quindi i lavoratori si spostano tra i libri, prendendosi pause caffè lunghe e frequenti, in questa sorta di (primo) surreale stato delle cose. Vytautas ha anche un altro fine, quello di cercare e dimostrare l’esistenza di “Loro” attraverso testimonianze di libri dimenticati, o più precisamente nelle lacune presenti in questi testi, dove, crede non vengano menzionate alcune cose intenzionalmente – questi segni di assenza o manipolazione, per il protagonista sarebbero la prova dell’esistenza di questi personaggi. Continua a leggere

Amor Towles, “Un gentiluomo a Mosca”

7545380_2179631Cosa si cela al di là delle porte del lussuoso Hotel Metropol di Mosca? Un semplice albergo o molto di più?

Che romanzo incredibile, questo Un gentiluomo a Mosca di Amor Towles!
Inizia un po’ in sordina, ma dopo pochi capitoli mi ha avvinghiato, non potevo smettere di leggere, un’emozione dopo l’altra seguivo la vita del Conte Rostov come davanti a un incredibile film in bianco e nero.

La storia copre un ampio periodo temporale, a cominciare dal 1922, dopo la rivoluzione russa, allorché tutti i nobili vennero processati, giustiziati o subirono qualche tipo di pena e prigionia.
Il Conte Aleksandr Il’icˇ Rostov fortunosamente riesce ad essere condannato soltanto agli arresti domiciliare a vita presso l’Hotel Metropol, uno dei più sfarzosi della Russia, ove per cenare o soggiornare passano i personaggi più diversi, dai nuovi ricchi possidenti agli esponenti della cultura e dello spettacolo.

Quello che colpisce immediatamente è l’atteggiamento del protagonista: nonostante la condizione, egli mantiene tutti i principi secondo i quali è stato educato. Infatti, da persona colta, da esteta, continua a vestirsi a suo modo, a intrattenere brillanti conversazioni con gli avventori dell’albergo, a trattare con rispetto e cortesia chiunque. Un vero gentiluomo di un’epoca tramontata in quell’enorme hotel in stile liberty, anch’esso in qualche modo ancorato ai fasti un tempo che non c’è più.

Per la loro stessa natura, gli esseri umani sono così capricciosi, così complessi, così deliziosamente contraddittori da meritarsi non solo la nostra considerazione, ma anche la nostra riconsiderazione, e la risoluta determinazione a trattenere la nostra opinione finché non li avremo impegnati in ogni possibile situazione a ogni possibile ora.

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Heather O’Neill, “The Lonely Hearts Hotel”

86743Intrigata dal titolo, in una nottata in cui avevo bisogno di staccare da lettura impegnative, mi sono dedicata a questo The Lonely Hearts Hotel di Heather O’Neill.
La quarta un po’ inganna, perché se proprio pesante non è, non è nemmeno una lettura del tutto spensierata.

La storia si sviluppa lungo il corso di diversi anni ed è incentrata su due orfani, Pierrot e Rose, nati ai tempi della Grande Guerra e miracolosamente sopravvissuti dopo essere stati abbandonati nella neve. Crescendo in un orfanotrofio tra le suore repressive e violente, i due bambini, entrambi molto sensibili e idealisti, sono attratti l’uno dall’altro fin da subito, e insieme, attratti dal mondo del circo e dello spettacolo, sognano di diventare un giorno grandi artisti, ricchi e famosi.
All’età di 15 anni, sono separati quando la Depressione colpisce e dovranno contare solo su se stessi e le proprie risorse per sopravvivere.
Da qui si dipanano le loro vicende, le passioni e gli orrori che i due personaggi devono affrontare, due anime profondamente amabili in balia di un mondo di brutalità e malinconia. Continua a leggere

Steve Rasnic Tem, “UBO”

48619UBO di Steve Rasnic Tem è un romanzo di fantascienza che sconfina spesso nell’horror.

La storia è incentrata su gruppo di uomini intrappolati all’interno di una struttura di ricerca, che tuttavia non hanno precisa cognizione se siano sulla terra o su un altro pianeta in una galassia lontana, né chi siano gli scarafaggi giganti (di dimensioni umane – una delle cose più carine del libro!) che gestiscono la struttura e quale sia il motivo per cui li sottopongono a una sorta di programma di cambiamento della mente e della memoria, mandandoli indietro nel tempo nella coscienza di alcuni dei personaggi più vili della storia (reale e non, così abbiamo Stalin, Jack the Ripper, Falstaff, Hitler, ecc.).

Le premesse del romanzo sono di sicuro accattivanti, soprattutto la descrizione di UBO e tutta l’incertezza angosciante su cosa sia reale, allucinazione, memoria o impianto – aspetto che ricorda molto P.K. Dick.

Purtroppo la trama non è riuscita a prendermi e a interessarmi fino in fondo e ho trovato poco azzeccato mostrare volutamente scene crude per renderle un monito più efficace –  in realtà mi sono parse alquanto fini a se stesse. Continua a leggere

Lo Scorpione: mitologia e simbolismo

IL mito dello scorpione attraversa le culture da tempi immemorabili, soprattutto, nell’antichità, era collegato in particolare a divinità femminili.
La incontriamo in Mesopotamia, nell’antico Egitto, nei miti e nelle leggende aztechi e indù.

I Caldei (raggrupparono le principali stelle del cielo notturno in 12 costellazioni, una di questi era appunto lo Scorpione e conteneva la stella rossa di Antares, che è un’indicazione di quanto potente fosse considerato questo simbolo ancora 4000 anni fa.

ancientscorpionsymbolIn Mesopotamia la dea dello scorpione era conosciuta come Ishhara (o Ishkhara o Ishara). Era la dea dell’amore e madre dei sette Sebettu. È stata spesso identificata con Ishtar, per i suoi collegamenti con i rituali della fertilità.
Una tradizione sostenne che il semitico del grano Dagan era suo coniuge.
A volte si trova come giudice negli affari umani: benché decisa, era considerata giusta. Tutti i giuramenti fatti in suo nome erano sacri.
Era anche la “dea della medicina”: in quanto tale, assisteva i malati, ma ha anche infliggeva severe punizioni fisiche a chi infrangeva i giuramenti.
Ishhara divenne una divinità importante, specialmente in Ebla dal terzo millennio, alla fine del quale il suo culto era così diffuso che aveva templi in importanti città antiche come Nippur, Sippar, Kish, Harbidum, Larsa e Urum.
Esisteva anche verbo, isharis, ovvero “essere colpito dalla malattia di Ishkhara”. La sua popolarità si diffuse fino alle aree abitate dagli Hurriti, poi in Siria e appare anche nel testo pre-sargonico di Ebla come dea dell’amore negli antichi incantesimi accadici.
Le prime popolazioni dell’Eufrate, comunque, collegavano lo scorpione all’oscurità. Continua a leggere

Viktor Shklovskij, “Der Zoo, o lettere non d’amore, oppure la terza Eloisa”

Al mondo ci sono tante bestie diverse e tutte a loro modo glorificano e bestemmiano Dio. Senza parole ti tuffi in fondo al mare e riporti solo sabbia, che scorre come fango. Io possiedo molte parole e ho la forza, ma colei a cui dico tutte le parole è straniera.

sklovskij_derzooDer Zoo, o lettere non d’amore, oppure la terza Eloisa è un breve romanzo in forma epistolare e autobiografica del formalista russo Viktor Shklovskij.

Shklovskij fu esiliato dalla propria patria, la Russia, e si rifugiò a Berlino ove si trovavano tanti altri suoi connazionali in situazioni simili.
In queste lettere egli, lontano dalla donna amata dalla quale non è ricambiato, le promette di non scrivere d’amore, ma di raccontarle delle sue giornate.

Il libello è estremamente interessante, di una curiosità incantevole, perché coniuga espressione artistica (Shklovskij era un formalista pertanto nulla lascia al caso nemmeno in questa scrittura), resoconto sociale e storico, idee sulla letteratura, pensieri sull’esilio, descrizioni di persone che conosce.

Il complesso è intrigante, ne emerge un quadro del periodo ben preciso, ove Berlino era un porto franco e di salvezza per i rifugiati, ma tuttavia non garantiva vita facile, tutt’altro.
Non per nulla, gli esiliati vengono con sottile metafore accostati alle bestie del celeberrimo zoo, il loro vagare nelle aree spoglie e “per la via sotto i dodici ponti di ferro”. Continua a leggere

Ismet Prcic, “Schegge”

schegge_825_1100Il romanzo di debutto, Schegge, di Ismet Prcic non è una semplice storia, ma è una sorta di resoconto, talora allucinatorio, ma sempre brutale e straziante, della sua esperienza attraverso la guerra della (ex) Jugoslavia: e Prcic, musulmano bosniaco, nato nel 1977 a Tuzla, attraverso la scrittura cerca di dare senso, se mai uno possa esservene, a quel trauma, di oggettivarlo per tentare di superarlo.

Schegge, già il titolo avverte, non è una storia lineare, benché non prepari per quanto verrà descritto nelle successive pagine.
Durante tutto il libro, siamo nella mente del protagonista Ismet Prcic, che spesso sembra essere sdoppiato in due persone: una è Ismet, conosciuto negli Stati Uniti come Izzy, che forse ha commesso suicidio o forse potrebbe essere ancora vivo nella persona di un secondo personaggio, il suo alter ego, Mustafa Nalic.
Non è mai chiaro se i personaggi siano effettivamente due, uno solo, o altri – forse sono tutte le vittime di quella tregenda, ciascuna con la propria storia, etnia, religione, ma tutti altrettanto e ugualmente umani. Continua a leggere