Katherine Arden, “The Bear and the Nightingale”

the-bear-and-the-nightingale-coverRussia, folklore, realismo magico, lande sperdute e innevate: potevano questi ingredienti non attirare la mia attenzione?
Così sono arrivata al romanzo di Katherine Arden, The Bear and the Nightingale, che è a dir poco magnifico e stupefacente.

Stupisce innanzitutto per due aspetti (ho scorso più volte la nota biografica dell’autrice per sincerarmi di aver compreso bene): è un romanzo d’esordio, benché sia limato e calibratissimo, e l’autrice non ha origini russe, ha studiato tale cultura e vi ha soggiornato per un periodo nemmeno troppo lungo – eppure l’atmosfera e le sensazioni sembrano uscire direttamente dalle storie tradizionali di quel paese.

Si capisce che sono stata rapita da questo libro, che ho amato davvero tantissimo. Eppure ero pure un po’ scettica, perché l’hype attorno alla sua uscita e i paragoni con scrittori di fantastico altisonanti spesso risulta essere anticamere di una delusione, più o meno cocente.

The Bear and the Nightingale racconta la storia di Vasilisa, comunemente chiamato Vasya, la cui famiglia vive nel nord della Russia, tra lande desolate e immense foreste. E ‘una vita dura, dagli inverni rigidi e spietati, ma anche un luogo in cui ancora vivono le tradizioni, la cultura antica, il credo nelle creature ultraterrene e nella magia. Continua a leggere “Katherine Arden, “The Bear and the Nightingale””

Christina Henry, “Alice”

Con questo romanzo, Catherine Henry non vuole confezionare l’ennesimo retelling fantastico per ragazzi di Alice in Wonderland, bensì è riuscita a scrivere un romanzo per adulti oscuro, cupo, inquietante, originale, simbolico.

La storia è ambientata in un mondo diviso tra New City, la parte di città dei benestanti, pulita e per bene, e Old City, ghetto affollato da povera gente e delinquenti, governato da diversi boss criminali.
A sedici anni, Alice e l’amica Dor si avventurano, nonostante il divieto, nella città vecchia, ove Alice ha un’esperienza traumatica e terribile, della quale non ricorda nulla se non un uomo con lunghe orecchie pelose e bianche chiamato Rabbit e la terribile cicatrice che egli le ha lasciato su una guancia.
Ritenendola pazza, i genitori la fanno internare in un ospedale psichiatrico.

Trascorrono dieci anni, Alice sopravvive nella sua piccola cella, dimenticata dai genitori, maltrattata dagli inservienti, con un unico amico, Hatcher, suo vicino di cella, pluriomicida, convinto che sotto l’edificio sia imprigionato un terrificante mostro, detto Jabberwocky. Continua a leggere “Christina Henry, “Alice””