Jenny Offill, “Le cose che restano”

Questo libro è per chi tiene un diario con la storia della propria felicità, per chi usa la scienza per mettere in pratica la magia, per chi fa il bagno di notte e dimentica i vestiti sulla riva, e per chi accetta di essere un po’ folle per mostrare l’anima al mondo, come luce di stelle che non esistono più.

jenny-offill-le-cose-che-restanoRomanzo d’esordio di Jenny Offill, Le cose che restano (Last things) è arrivato da noi solo lo scorso anno.

Sono rimasta davvero stupita da questo romanzo, che inizialmente sembra una semplice storia abbastanza curiosa dell’infanzia di Grace, invece diventa qualcosa di molto più coinvolgente, profondo, commovente, un continuo innestarsi di realtà e immaginazione sotto cui sta una verità toccante, cruda, triste.

Innanzitutto, è narrato dal punto di vista di Grace adulta – scelta importante, che dà un taglio al romanzo da literary fiction, ma soprattutto una prospettiva da cui guardare la vita nel suo insieme, insinuando domande su cosa sia la felicità, la magia, cosa sopravviva in noi dell’infanzia che, nel bene e nel male, ci ha fatto diventare ciò che siamo.

A metà degli anni ’80, Grace Davitt è una bambina di otto anni che vive in una piccola città del Vermont, insieme al padre, insegnante di chimica presso la scuola superiore, e alla madre Anna, ornitologa.
I genitori sono eccezionali ma altrettanto agli antipodi: mentre il padre è uno scienziato rigoroso, pragmatico, la madre è una sognatrice, che vive in un mondo suo tra realtà e fantasia.
Anna educa la figlia a casa, raccontandole leggende africane e insegnandole la storia del mondo in una stanza che ha dipinto di nero e decorato di stelle incandescenti (il calendario cosmico).
L’educazione di Grace è tutt’altro che razionale, e se in un primo momento può sembrare affascinante questo connubio di scienza e fantastico, Anna non fa altro che trascinare nella propria claustrofobica follia la figlia, in una spirale discendente che ha il suo punto massimo nella parte centrale del romanzo. Continua a leggere “Jenny Offill, “Le cose che restano””

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Ted Chiang, “Stories of Your Life and Others”

223380Dopo la visione dell’eccelso film Arrival, era d’obbligo leggere questa raccolta di Ted Chiang!

Nelle mani di Chiang, la fantascienza diviene davvero “letteratura di idee“, speculativa, nel solco della tradizione dei grandi del genere ma con temi assolutamente nuovi, contemporanei, dirompenti.
Complesse questioni linguistico-glottologico, matematica, fisica forniscono il gancio narrativo per raccontare storie che fanno riflettere, partendo sempre comunque dall’uomo, quasi da un profondo senso di rinnovato (o nuovo) umanesimo, tanto che anche i più astrusi voli pindarici filosofici diventano risonanza emozionale, intessuti strettamente con la vita e l’interiorità dell’individuo.

Nell’universo di Chiang, questo umanesimo è inscindibile dalla razionalità, dalla scienza. Questo non fa sì che i personaggi siano distaccati o freddi, anzi, Chiang nel delinearli fa capire che è il razionalismo stesso che li rende umani, capaci di emozioni e di introspezione, e questa concezione lega tutte le storie. Continua a leggere “Ted Chiang, “Stories of Your Life and Others””

Justin Cronin, “The City of Mirrors (The Passage, #3)”

mirrors-300-450Dopo anni di attesa, Justin Cronin conclude la sua trilogia The Passage con l’ultimo romanzo, The City Of Mirrors.

Quando uscì il primo, The Passage, molti pensavano all’ennesima vampire fiction, invece il libro si dimostrò notevole sia per l’aspetto scientifico con il quale veniva trattato il tema (vampirismo come virus che attacca l’ipotalamo e molti elementi para-scientifici che volevano distaccarsi dalla figura del vampiro mitico), sia per lo stile e i richiami biblici relativi all’imminente apocalisse e i Dodicivampiri”, gli “originali”, i “primi”. Inoltre, la descrizione dei protagonisti, delle loro relazioni e sentimenti, non poteva lasciare indifferenti, era di una forza straordinaria.
Il secondo libro, The Twelve, nonostante le premesse, si rilevò alquanto debole, anche perché l’intento scientifico sembrava essersi dissolto e i “vampiri” spesso scivolavano in cliché già visti.
Pertanto, le domande su come sarebbe stato quest’ultimo erano parecchie.

Per prima cosa, il romanzo non conclude la vicenda principale (già terminata nel secondo), ma si concentra su alcuni personaggi principali della saga prima e dopo l’avvento del virus.

The City Of Mirrors è l’erede di entrambi i suoi predecessori, nel bene e nel male.
È palese che Cronin fin dal principio aveva grandi progetti per la sua storia, ma sembra che l’entusiasmo si sia via via affievolito, lasciando il posto talora a stanchezza, macchinosità, a pagine sorrette più da una buona tecnica che da contenuti convincenti.

La sua visione apocalittica perde forza, riesce a colpire meno, quindi in questo libro l’autore non ha potuto fa altro che spezzettare tracce della storia e riproporle sotto i diversi punti di vista di vari personaggi principali, in una trama dai fili disparati che in alcuni parti tendono a impantanarsi.

Cronin è uno scrittore straordinariamente abile ed evoca i personaggi riuscendo a coinvolgere subito il lettore, a renderglieli di nuovo subito familiari. Lo spezzettamento tra diversi POV, tuttavia, fa sì che questa empatia di infranga troppo in fretta.
Il lettore continua tra le pagine, che nonostante la mole scorrono discretamente, ma non trova in ultima analisi quelle risposte disseminate fin dall’inizio della trilogia.

Credo che The City Of Mirrors sia una buona storia e una conclusione abbastanza soddisfacente per la serie, ma alcuni difetti sono innegabili e la rendono non pienamente promossa.

Come già accennato, il ritmo è troppo discostante: la trama, inoltre, non ha davvero iniziare fino quasi a metà, punto in cui, difatti, ho sospeso la lettura per un po’.
Cronin si dilunga troppo ad impostare le scene, reintrodurre ogni personaggio, protraendo la descrizione della loro vita in troppe minuzie che alla fin fine non erano un vero valore aggiunto alla storia né emotivamente.
Si pensi che quasi un quarto del libro è narrato in prima persona da Zero, il vettore originale del virus: se da un lato è molto interessante entrare nella sua mente, vedere dal suo punto di vista, ad un certo punto tutti i dettagli della sua storia sono sovrabbondanti.

Quando la trama inizia a muoversi verso l’invasione virale, il libro diventa molto più piacevole. Troviamo maggiore dinamismo, si riescono a seguire meglio le emozioni e la psicologia dei personaggi.

Ero particolarmente interessata nel finale, che trovato ambivalente.
Da un lato ho sentito la mancanza di maggiori spiegazioni (su Amy, la mancanza di Wolgast, ad esempio), così come alcune svolte dei personaggi che sul lato della credibilità presentano di certo delle lacune.
Dall’altro, tecnicamente è un finale ben fatto, di per sé più che discreto.

The City Of Mirrors, pur non essendo affatto male, risente della fatica dell’autore nel portare a termine un progetto che forse non trovava più entusiasmante come all’inizio, oppure era oltre le sue stesse forze.
Riscrivendo e condensando l’intera trilogia in un paio di libri, probabilmente ne sarebbe uscita un’opera molto più riuscita e accattivante.

My rating: 3.5/5

Justin Cronin
The City of Mirrors (The Passage, #3)
Ed. Orion Publishin Group

*Ringrazio l’editore e Netgalley per avermi dato una copia dell’opera necessaria alla stesura di questa recensione*

Torben Kuhlmann, “Armstrong: A Mouse on the Moon”

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Lo straordinario Torben Kuhlmann torna con un meraviglioso nuovo libro illustrato, Armstrong: A Mouse on the Moon.

In questa storia tornano due protagonisti già presenti nel primo libro dell’autore/illustratore, Lindbergh: The Tale of a Flying Mouse, ovvero i topi e l’ingegneria spaziale.

Questa volta, il piccolo roditore protagonista è determinato ad ogni costo a realizzare il suo sogno: visitare la Luna.
Nessuno ha mai fatto una cosa simile prima, ma lui è determinato a tentare: prima studia come poter costruire l’astronave e la tuta spaziale, poi fa delle rocambolesche prove…
Fino a coronare il suo sogno: il nostro piccolo topolino riesce a raggiungere la Luna e a piantarvi fiero la propria bandiera, pioniere assoluto di una simile avventura.
La storia si chiude in modo alquanto simpatico e a chiudere il libro c’è una breve storia dell’astronomia.

Le tavole di Kuhlmann sono magiche, il suo gusto per dettagli, colori, particolari unico, un realismo che si fonde con l’aura fiabesca che caratterizza ogni scena.

Le tavole sono organizzate sia come storia e album di ricordi, in modo che il lettore possa seguire passo dopo passo i progressi e le avventure del protagonista, emozionarsi con lui. Continua a leggere “Torben Kuhlmann, “Armstrong: A Mouse on the Moon””

Liu Cixin, “The Three-Body Problem (Three Body, #1)”

Mi sento sempre in imbarazzo e difficoltà quando leggo un romanzo di nicchia a cui riconosco molti aspetti positivi, ben accolto dalla critica, ma che a me non è piaciuto granché.

L’autore di fantascienza cinese Liu Cixin è molto noto e pluripremiato in patria e trovo una valida idea averlo reso disponibile al pubblico internazionale grazie a questa traduzione in inglese, oltretutto d’eccezione, a firma di Ken Liu.

Ambientato inizialmente durante alcune fasi della Rivoluzione Culturale cinese, il romanzo è incentrato su un programma segreto militare che tenta di stabilre un contatto con gli alieni.
Anni dopo, uno scienziato e un detective della polizia scoprono il risultato di queste azioni, tra le quale il formarsi di un’organizzazione/setta (arruolata tramite una sorta di videogioco chiamato Three Body) che sta collaborando con  extraterrestri ostili per aiutarli a consegnare loro il nostro pianeta.

Il sunto della trama è poco significativo, ma a dire il vero l’obiettivo principale del romanzo è solo in parte la storia, marginalmente i personaggi, mentre il vero focus è l’aspetto scientifico. Continua a leggere “Liu Cixin, “The Three-Body Problem (Three Body, #1)””

Keplero e gli abitanti della Luna

Johannes Keplero.
Astronomo e matematico tedesco, principe della speculazione matematica a sfondo metafisico.
Uno dei fondatori dell’astronomia moderna e dei principali propugnatori della teoria eliocentrica all’inizio del Seicento.
E sostenitore dell’esistenza di vita extraterrestre.

Già, proprio quel Keplero, eminente studioso e scienziato, che cambiò per sempre il modo di guardare il sistema solare e rimise al giusto posto l’uomo (non al centro dell’universo!), sostenne che la Luna poteva essere abitata da esseri viventi estranei alla specie umana.
Egli, guidato da un’antica passione per il satellite terrestre, come evidenziano i carteggi giovanili con il maestro Micheal Maestlin, iniziò l’esplorazione telescopica della Luna grazie ad un perspicillum (il telescopio dell’epoca), osservò i mari e crateri seleniti e cominciò ad abbozzare le sue prime teorie.
Parte di queste andarono poi a confluire nella grande opera delle Harmonices Mundi sul sistema planetario; altre, specificatamente legate proprio alla Luna, furono esposte in prima battuta nella Dissertatio cum Nuncio Sidereo del 1610.
In questo libretto, l’astronomo tedesco travalica la sobrietà galileiana, con un entusiasmo interpretativo a tratti vertiginoso: non solo la Luna è un mondo come la Terra, ma vi sono chiari indizi che possa essere abitata, nonostante le proibitive condizioni superficiali. Continua a leggere “Keplero e gli abitanti della Luna”

Europa Report (2013)

Film di fantascienza indipendente e a low budget, Europa Report si conferma una storia d’eccezione, di alto livello qualitativo per i suoi contenuti.

Il film è trae spunto dalla scoperta nel 2011 dell’acqua sotto i ghiacci di Europa, il quarto satellite naturale del pianeta Giove, e racconta la storia di una spedizione spaziale alla ricerca di ulteriori prove al riguardo, in particolare per verificare se possa esserci qualche forma di vita prelevando dei campioni di superficie e materia sotterranea.

Già entro i primi 10 minuti, si capisce che la missione ha avuto un esito diverso dalle attese, forse addirittura tragico, allorché l’equipaggio perde tutte le comunicazioni con la Terra.
A poco a poco, viene rivelato cos’è accaduto, la lotta degli astronauti e scienziati a bordo per sopravvivere all’ignoto, attraverso una narrazione in forma di documentario che alterna news televisive, interviste personali con gli scienziati che hanno finanziato la spedizione, filmati di quanto accaduto che consistono in una sorta di found footage (registrazioni fatte a bordo della nave spaziale o direttamente dal casco delle tute).

Grazie a questa tecnica di montaggio e alla bravura del cast, si assiste, impotenti e rapiti, alle ultime ore della missione e del destino dei singoli astronauti a bordo.

Oltre al modo in cui il film è strutturato, che rende la storia estremamente realistica quasi stessimo assistendo a un reale documentario, colpisce la specificità del gergo scientifico utilizzato, benché mai diventi oscuro o incomprensibile al pubblico. Continua a leggere “Europa Report (2013)”