Cécile Coulon, “La Casa delle Parole”

260-cover-parole-coulonCécile Coulon è una giovane autrice che in Francia, terra natale, sta facendo molto parlare di sé. Keller Editore, sempre molto attento, ne ha già tradotti due romanzi, tra i quali questo La Casa delle Parole.

Mi aveva attirato la sinossi, dal momento che si parla di libri, e per il fatto che rientra nel genere distopico, tanto più edito appunto da chi non si occupa di fantastico.

Il libro è breve, forse in qualcosa ancora acerbo, ma molto intelligente e interessante.

Siamo in un futuro imprecisato, in un paese qualsiasi.
Il Grande detiene il Potere e per garantire la sudditanza e l’ordine assoluto è stato escogitato il modo perfetto: indire letture pubbliche come strumento di controllo. Periodicamente, infatti, vengono organizzati reading (le Manifestazioni) che raccolgono migliaia di persone, ove si leggono i libri pubblicati (autorizzati e strettamente controllati dal regime) e le persone si lasciano andare ai sentimenti più estremi, alla manifestazione di emozioni in modo più esagerato ed eclatante.
Il tutto avviene sotto la vigilanza degli Agenti, personale appositamente addestrato a garantire l’ordine e il rispetto delle regole. Questi Agenti sono come dei veri propri automi, eseguono il loro dovere con orgoglio e soprattutto non sanno leggere, per questo non subiscono l’effetto della lettura.

Non avevano il tempo di riflettere su quello che stavano realizzando: nessuno sollevava mai lo sguardo per ammirare, tra due grattacieli, i raggi del sole attraverso i vetri degli uffici di rappresentanza. […]
Sapevano tutto, non si chiedevano mai se le parole avessero un senso al di fuori di quei precetti. Il mondo girava attorno agli oggetti, alle loro funzioni, mai alla loro bellezza. Imparavano la forza senza l’entusiasmo, l’azione senza l’estro.

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Clemens Meyer, “Eravamo dei grandissimi”

Me lo sogno ancora adesso l’Eastside, e tutto quel periodo. Mi sembra quasi che l’anno dell’Eastside, anche se non è durato nemmeno un anno e prima erano già successe un mucchio di cose e tante ancora ne sono successe dopo, ecco, mi sembra che sia stato il periodo più lungo di quando eravamo ragazzi… o eravamo ancora bambini? E quando sogno di quell’anno, o ci ripenso, capisco che noi, allora, eravamo dei grandissimi.

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Eravamo dei grandissimi (Als wir traumten in tedesco, Mentre stavamo sognando) è stato il romanzo d’esordio di Clemens Meyer ed è la prima sua opera ad essere finalmente tradotta in italiano.
All’uscita fu accolto come una rivelazione e non posso che concordare che si tratta di un libro unico, stupendo, ma anche un vero pugno nello stomaco.

Ti ricordi?
Questo il presupposto per dare il via a circa 600 pagine di storia.
E storia in ogni senso, quella di una città, Lipsia, poco prima della caduta del Muro, di com’era la vita ai tempi della DDR e immediatamente dopo, ma, soprattutto, è la storia Daniel, Walter, Mark, Paul, Pitbull e Rico. Sono amici, sono compagni, sono abitanti della zona più degradata della città (il quartiere di Lipsia dove si svolge l’azione è sozzo, trascurato, decadente, quasi una zona di guerra), sono adolescenti già perduti.

È compito di Daniel Lenz, voce narrante e protagonista, ripercorre in frammenti correlati, non disposti in ordine cronologico, gli episodi di vita, dalla fine dell’infanzia, a buona parte dell’adolescenza e qualche sporadica finestra sull’età adulta – la sua giovinezza, insomma, nella Germania dell’Est, negli anni in prossimità del “grande cambiamento“.

Il racconto procede come un vortice che risucchia in un crescendo di violenza, disillusione, ma anche smarrimento e amarezza.
Con un linguaggio diretto, duro come quello che sta accadendo, mimetico della voce dei giovani di allora, Meyer racconta la storia estremamente realistica di questi amici delle classi inferiori, della periferia, tagliati fuori dalla possibilità del lavoro, del denaro, dell’amore, in un momento di transizione personale (l’adolescenza) e socio-politica (la fine del Comunismo). Continua a leggere “Clemens Meyer, “Eravamo dei grandissimi””

Kiersten White, “And I Darken (The Conquerors Saga, #1)”

9780552573740Da diverso tempo mi sono disaffezionata ai romanzi YA, soprattutto perché davvero, sempre più, ripropongono la stessa solfa in salse poco diverse oppure, se vi è qualche spunto innovativo, devono infarcirlo di cliché.
Di quelli che leggo, ne trovo pochi degni di apprezzamento e And I Darken di Kiersten White è decisamente uno di quelli.

Per prima cosa non teme di essere feroce e cupo, come suggerisce il titolo. Anche se non riesce del tutto a scostarsi dai parametri imposti del genere, riesce comunque a essere un libro intrigante e con una protagonista strepitosa.

Lo spunto per la trama è storico, benché – come chiaramente detto anche dall’autrice – revisionato per creare una storia nuova.
Ambientato nel XV secolo tra Impero Ottomano e le terre della Valacchia e dintorni, il romanzo si concentra su due dei figli di Vlad l’Impalatore, Lada Dragwyla e suo fratello minore Radu, che vengono portati via dalla loro terra natia e ceduti dal padre alle corti ottomane come garanzia politica.
Lada è un personaggio complicato quanto affascinante. E’ sprezzante, indipendente, sanguinaria, crudele, non vuole affatto diventare una “dama”, ma una guerriera e regina.
Radu è il suo opposto, al maschile. Delicato, interessato all’intelletto più che alla forza, bello, piagnucolone, nonché fonte di vergogna per il padre.
Nonostante le differenze e le discordie, fratello e sorella sono molto uniti, e Lada sempre lo difende dai bulli che se ne fanno beffe per la sua mollezza. Continua a leggere “Kiersten White, “And I Darken (The Conquerors Saga, #1)””