Michele Mari, “Leggenda privata”

9788806228958“Specchio, specchio delle mie brame, qual è il maggiore scrittore italiano vivente del reame?”
Michele Mari, senza dubbio (per me, almeno), e questo suo ultimo libro lo conferma.

Cos’è Leggenda Privata?
Detto con parole normali una sorta di autobiografia particolare.
Con parole mie: uno dei più strabilianti trip mentali − acidi e lucidi al contempo, dolorosi ma mai patetici − attraverso il proprio passato che un autore possa dare alla luce.

Mari si mette a nudo sul palcoscenico di un teatro dell’assurdo, dove gli spettatori sono i lettori, avidi, mentre sulla scena si rappresenta il suo processo: lui alla sbarra degli imputati, giudici e testimoni surreali creature, spesso contraddistinte da pennellate orrorifiche, o i ricordi delle persone della sua vita.
Non è il Dottor S. de La coscienza di Zeno a costringere l’autore a scrivere la propria storia, bensì un’enigmatica e inquietante Accademia dei Ciechi.

Mari sa già cosa ne verrà fuori e con una singolare captatio benevolentiae avvisa il lettore che il suo sarà un romanzo dell’orrore, “un romanzo triste/angosciato e dunque caratterizzato da una certa quota di divertimento e di virtuosismo”. Continua a leggere “Michele Mari, “Leggenda privata””

Annunci

Michele Mari, “Roderick Duddle”

Quando ho saputo che sarebbe uscito un nuovo romanzo di Michele Mari, ho iniziato il conto dei giorni che mi avrebbero separato dalla lettura del mio scrittore italiano preferito, sicura che sarei stata rapita anche questa volta in una storia indimenticabile.
Così è stato e anzi, ritengo Roderick Duddle non solo uno dei miei libri preferiti di mari, ma uno dei suoi migliori in assoluto.

Roderick è un ragazzino cresciuto a L’Oca Rossa, locanda malfamata della cittadina di Castlerough. Sua madre era Jenny la magra, giovane donna che per il locale del signor Jones, il proprietario, aveva svolto i più diversi “servizi”: dalle pulizie alla cucina, fino a quelli più ambiti, ossia fare compagnia e rallegrare gli avventori, per lo più
ciurmatori, marinai, carrettieri, vagabondi o ubriaconi.
Roderick cresce qui inizialmente insieme alla mamma, attorniato dall’affetto delle altre donne, e facendo lui stesso dall’età di sette anni qualche lavoretto in cucina per guadagnarsi vitto e alloggio. Allorché sua madre muore, gettato in strada dal signor Jones, Roderick si trova solo al mondo e senza nulla, a parte un medaglione, ricordo della madre.
Parallelamente, siamo introdotti alle vicende della ricca famiglia Pemberton, la cui unica sopravvissuta è la vecchia e malata Lady Pemberton, che avendo scoperto che il marito ebbe un figlio o figlia fuori dal matrimonio, inizia a mettersi sulle sue tracce, in quanto unico erede della casata. In molti si mettono a cercare l’erede, avidi e speranzosi di guadagnarci il più possibile, a partire dalla madre Badessa, poi gente di malaffare e false persone oneste come il signor Peabody, avvocato della nobile famiglia.
Roderick intanto viene accolto nella casa di un pescatore, cosa che gli permetterà di iniziare ad imparare un mestiere e a rimanere coinvolto i rocambolesche avventure marinare.
Intanto la madre Badessa e l’avvocato mettono in atto infiniti tentativi, con i modi più sordidi, di sottrarre i beni alla famiglia Pemberton, arrivando a spacciare un orfano qualunque per l’erede.
Dopo il ritorno di Roderick, pagine cariche di intrighi, amicizia, momenti tristi, finalmente la verità sarà scoperta in un finale che comunque riesce a far sorridere e a non essere del tutto scontato o banale. Continua a leggere “Michele Mari, “Roderick Duddle””

Michele Mari, “Verderame”

Michele Mari, affabulatore colto e raffinato, dissemina in questo romanzo una miriade di ingredienti: ambiguità e giochi verbali, mimesi linguistica, mistero, lo scorrere della storia universale e dei singoli, il tempo, la memoria, la famiglia, il doppio.
Tutti intessuti nella trama e visti attraverso gli occhi del protagonista, Michele, un ragazzino tredicenne che osserva il mondo come qualcosa di favoloso, un’avventura da intraprendere, un enigma da risolvere, suggestionato dalle sue mille letture di stampo fantastico.

L’arguzia linguistica – talora sorta di fine divertissement – è sottile, una delle colonne portanti del libro, ed è giocata su più livelli.
Vi è il linguaggio della narrazione, ricercato e dotto, che si contrappone all’idioma di Felice, il mostro pressoché analfabeta, che si esprime in maniera dialettale, disordinata. Una specularità che se da un lato pone Michele e Felice agli antipodi anche dal punto di vista culturale, il loro modo peculiare di intendersi, comprendersi, comunicare è davvero speciale, unico.
Poi, c’è tutto un gioco tra doppi sensi, rimandi logici, anagrammi, che soggiace alla trama e diventa parte del passato nebuloso di Felice e di quel paese, che si cerca pian piano di dipanare. Continua a leggere “Michele Mari, “Verderame””