Pausa estiva e bilanci

Volevo scrivere un semplice post per annunciare che il blog va in vacanza per un mesetto.

Mi rendo conto, così scrivendo, che è trascorso quasi un anno dalla mia risoluzione a certi cambiamenti in me – e l’estate, le vacanze, hanno tutto il sapore anni ’80 dell’ultimo giorno di scuola, del verdetto della pagella, della partenza per il mare e verso ignote avventure (quanto si cresceva in quei tre mesi scarsi!).

Oggi, da adulta, i bilanci sono frequenti, non sempre proficui, spesso irrisolti.

Ma circa un anno fa, in autunno, ho deciso di provare a cambiare davvero qualcosa nella mia vita. Niente di trascendente, in realtà: ho iniziato ad apprezzare ciò che ho, ad essere più completamente me stessa, a lasciare un po’ di zavorra inutile alle spalle.

Non sono regole per la felicità o trovare chissà cosa, non credo in queste illusioni da programmi tv trash, e da un certo punto di vista (“concreto”?) non sembra cambiato nulla.

Invece, da una miriade di punti di vista, è cambiato molto.

Mi sono concessa di vivere un po’, si potrebbe dire: chi se ne importa della solitudine, mi concedo ciò che amo (e via più di un tempo a scorrazzare a mostre, a teatro, al cinema, a qualche evento, a farmi qualche giretto, ecc.).
Non sono cose scontate, almeno per me. Le facevo anche prima, ma di rado e sentendo sempre il peso di qualcosa che non c’era. Ora vado con la voglia di scoprire, di riempirmi di meraviglia, assetata di emozioni – a prescindere da altro.

Oh, le delusioni e i contrattempi sono sempre una miriade. Cerco di superarle con maggior agevolezza e talora ci sono abbastanza riuscita – guardo il contesto da un’altra prospettiva, cerco una spinta verso qualcosa d’altro, anche un banale espediente per superare il momento, ma aiuta tanto.

Ho cambiato anche il rapporto con le persone. Pur rimanendo la solita antipatica e/o glaciale (apparenze, apparenze…), metto al centro me stessa. Ho deciso che per primo viene il rispetto per me stessa, me lo devo, anche se il tarlo del “mai abbastanza” rode sempre presente. No, so chi sono, ho imparato a conoscermi e a sapere di cosa ho bisogno (anche se è un percorso sempre in mutamento, perché magmatica è l’esistenza e il camminare con lei) – mi piace accogliere persone nella mia vita, conoscerle, ma non sono più disposta ad aspettare inutilmente i comodi di nessuno, rimanendo con una manciata di polvere in mano.
È egoismo? Forse un po’, ma in misura sana.

Anche questo non ha portato sconvolgimenti epocali e la mia solitudine è sempre la medesima (sia chiaro che non mi riferisco a questioni “sentimentali”, ma ai rapporti interpersonali in genere), ma mi fa stare meglio. Al bando (troppe) aspettative (difficile, ma ci si prova anche qui a non partire per la tangente), ancor più troppo peso agli altri. Anche qui, benvenuto a chiunque voglia scambiare una parola, ma zavorre ciao. Sembra brutale, ma è giusto dare a ciascuno lo spazio che merita – “merita” non come persona, ma da come si comporta nei miei confronti.

The girl who waits si è stancata, ha preso le chiavi dell’auto e si è messa in viaggio per la sua strada.

E sta lentamente guarendo da antiche ferite.

Non tutto è risolto, anzi, è solo in principio, tante cose sono ancora un arroccarsi di problematiche, possono succedere tante cose brutte o belle e non so come le affronterò.
Mi auguro soltanto di mantenere questa direzione, quella verso me stessa, quella che dà ascolto al mio io, perché credo sia quella giusta. Quanto meno, migliore di quella di prima.

Ho spesso lottato,
lottato e conquistato,
non la perfezione,
ma l’accettazione del mio diritto di vivere
nei miei termini umani, imperfetti.
(Sylvia Plath)

E ora via a prepararsi per un viaggetto, poi per qualche giorno di riposo.

In realtà ho già l’ansia da rientro in ufficio, da fine mese inizierà un periodo davvero intenso.

Ma il bello è che da fine mese si programma la mia stagione A/I 2017-2018 (almeno alcune cose… parecchie a dire il vero), e tra teatro, cinema, eventi in libreria, riprendere qualche corso in palestra, la mia routine di letture, recensioni, serie tv, fine settimana in giro per mostre o qualche evento, magari un altro mini viaggetto, ho un’agenda super full. E ne sono contenta.

E un pochino intimorita, sì, come di ogni giorno che passa che possa spezzare quello che sto costruendo. Allora mi guardo allo specchio, penso “stay strong” e… Bè, sorrido.

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