Delphine De Vigan, “Le ore sotterranee”

9788804608592_0_0_311_80A sera inoltrata, ascoltando le eteree e mistiche musiche di Eivør, cerco le parole per descrivere il mio primo romanzo di Delphine De Vigan, Le ore sotterranee.
Scoperto per caso, ovviamente il titolo è stato una calamita, la quarta di copertina ancor di più.

E sì, saper scolpire il senso di solitudine e la disperazione con classe e incisività è un dono di tanti scrittori francesi, tra i quali anche appunto la De Vigan.

Il romanzo si svolge nel corso di un solo giorno (come in un’opera teatrale classicamente aristotelica), il 20 maggio, giorno che una sensitiva ha predetto a Mathilde, madre, vedova e lavoratrice, sarebbe stato di svolta e durante il quale avrebbe incontrato un uomo speciale.
Mathilde si accinge ad affrontare almeno quella giornata con rinnovata curiosità, sperando in un cambiamento durante un periodo difficilissimo, in particolare sul posto di lavoro, ove da mesi sta subendo un atroce mobbing da parte del suo superiore, Jacques, che la esautora, mette in disparte, umilia pubblicamente.
Prima di uscire di casa, il ricordo di quando sapeva ancora sorridere con la famiglia – scena atroce, momento struggente che fa collidere memoria del passato, l’aspettativa di una speranza forse assurda e il susseguirsi di giornate presenti che cadono via a via a pezzi. Continua a leggere “Delphine De Vigan, “Le ore sotterranee””

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Alexander Chee, “The Queen of the Night”

17608917-_sy540_Avevo adocchiato The Queen Of The Night di Alexander Chee già negli elenchi delle uscite di quest’anno, mi aveva subito ispirato ed ero in trepidante attesa di leggerlo.
Grazie a questa arc, ho potuto leggerlo addirittura in anticipo e… gioia pura, perché l’ho trovato meraviglioso a dir poco.

Premetto che mi rendo conto non sia un romanzo per tutti, né che possa facilmente piacere su larga scala: la storia si svolge in modo lento, è narrata dal punto di vista della protagonista e con uno stile tra narrazione standard e flusso di coscienza, la forma è ricercata, evocativa e sembra quasi appartenere ad altri tempi, ai grandi testi di fine ottocento.
Insomma, se non piace il tema, non si è ben predisposti o non si entra in sintonia con la protagonista, trovo difficile, ma comprensibilmente, che si riesca ad apprezzare questo libro. È una lettura che richiede attenzione.

La protagonista è l’ultima sopravvissuta di una famiglia di contadini molto religiosi del Minnesota, sterminati da una terribile febbre.
Lilliet Berne“, così si ribattezza la nostra protagonista da un nome visto su una lapide, rimasta orfana, decide di salpare per l’Europa, cercare di raggiungere la Svizzera dove abiterebbe una sua zia.
Raggiunta Parigi in totale povertà, Lilliet cerca un modo per racimolare qualche soldo per mangiare, dormire e poi raggiungere la Svizzera.
Tra le varie maschere che indossa per sopravvivere, diventa cavallerizza in un circo, una cortigiana di alto livello, una cameriera per l’imperatrice di Francia, una spia, e, infine, un “Falcon“, il più raro tipo di soprano, ma confronti, passi falsi, e occasioni sprecate segnano la sua esistenza, in procedere altalenante della sua fortuna e delle sue sventure.
Al culmine della sua fama, uno scrittore le porta un libro che ha intenzione di trasformare in un’opera lirica, sperando che lei accetterà il ruolo di protagonista. Leggendolo, Lilliet si rende conto con orrore che il personaggio principale non è altri che lei stessa, la sua storia e tutti i suoi segreti che soltanto pochissime persone conoscevano.
Per scoprire chi l’abbia tradita, la protagonista rievoca il suo passato e le persone che l’hanno conosciuta, come un tenore ossessionato da lei, un Contessa che la sfrutta, la sua unica vera amica, e il suo unico amore.
La storia vede sullo sfondo la Restaurazione, la guerra franco-prussiana, la Comune di Parigi e la Terza Repubblica, con cammei nei quali compaiono Verdi, Bizet, P.T. Barnum, George Sand e altri. Continua a leggere “Alexander Chee, “The Queen of the Night””

Ultime letture

Bernard Malamud, “Il commesso”
Storia di un misero commerciante ebreo di Manhattan, alla quale si intrecciano altre storie di vite (sofferenze, tradimenti, speranze, delusioni, …) e la crisi economica, la povertà del periodo storico in cui è ambientata.
Romanzo dalle varie sfaccettature, mi è piaciuto, benché non abbia apprezzato il coprotagonista, Frank Alpine – forse perché sono scettica sulla redenzione completa e disinteressata delle persone.
My rating: 4/5

W. Somerset Maugham, “Il filo del rasoio”
Forse l’ho letto nel momento sbagliato, perché non sono riuscita ad apprezzarlo appieno.
Riconosco il valore del testo, la sua indagine psicologia e ritratto dei personaggi, ma proprio questi ultimi non mi hanno coinvolto.
My rating: 3.5/5

Rjurik Davidson, “Unwrapped Sky (Caeli-Amur, #1)”
Un fantasy/steampunk molto particolare: originale come ambientazione, ma anche come sviluppo, in quanto punta molto sul suo lato “filosofico”.
Non è ricco di azione, anzi, soprattutto la parte centrale è molto (troppo) lenta, ma non posso non riconoscergli il pregio di essere una voce diversa dal solito.
Bellissimo il linguaggio ricercato e alcuni scorci di worldbuilding; tanti i temi profondi toccati (libertà, rivoluzione, tradimento, …)
My rating: 3.5-4/5 Continua a leggere “Ultime letture”

Aliette De Bodard, “The House of Shattered Wings (Dominion of the Fallen, #1)”

Grandissima delusione. Direi che in queste due parole si riassuma perfettamente la mia opinione di The House of Shattered Wings, ultimo romanzo di Aliette De Bodard.
Sì, perché questo libro ha delle potenzialità eccellenti che vengono punto per punto disattese.
Senza contare che la De Bodard proprio in occasione di questa uscita è stata talmente incensata “a prescindere” (anche da chi fino al giorno prima non l’aveva mai sentita nominare e soprattutto mai letta), che l’insoddisfazione per la lettura si amplifica proporzionalmente.

Come dicevo, le premesse sono intriganti: la storia è ambientata in un Parigi post apocalittica, ora diroccata e in rovina dopo una guerra magica devastante tra diverse Casate. Protagonisti angeli caduti, magia, alchimia, miti di ascendenza eterogena, personaggi (potenzialmente) accattivanti.
La trama si svolge dopo questa grande catastrofe, dove gli esponenti delle Casate rimaste si disputano il potere per il controllo della città.

Ecco, fine dell’entusiasmo una volta iniziata la lettura.

Fino a un quarto, anche un terzo del libro, c’è la speranza che la narrazione acquisisca profondità e respiro, ma dalla metà in poi proseguire, perse le illusioni, è stata una noiosa pena. Continua a leggere “Aliette De Bodard, “The House of Shattered Wings (Dominion of the Fallen, #1)””

Georges Simenon, “Il piccolo libraio di Archangelsk”

Questo breve romanzo di George Simenon è stata per me una lettura intensa, toccante e memorabile.
Sì, è uno di quei libri che, pur svanendo negli anni i particolari della trama, quello che mi ha trasmesso mi rimarrà per sempre.

Ciò no significa che sia un romanzo perfetto oppure “oggettivamente” indimenticabile, capisco che a alcune persone possano rimanere infastidite da alcuni aspetti, insoddisfatte dal finale o dall’andamento della trama, che, a ben vedere, poteva essere giocata meglio con qualche accortezza o approfondimento.

Eppure per me è stata una lettura unica.

In poche pagine e con rapidi tocchi, Simenon è riuscito a ritrarre l’essenza del reietto e del genere umano – quello quotidiano, borghese, vero in tutta la sua spegevolezza (o, meglio, piccolezza), non quello buonista o romanzato. Continua a leggere “Georges Simenon, “Il piccolo libraio di Archangelsk””

Julia Deck, “Viviane Élisabeth Fauville”

Viviane Élisabeth Fauville di Julia Deck è un libro breve ma talmente denso di eventi ed emozioni, da risultare simile a un’apnea in un abisso stupefacente e inquietante.
I colpi di scena si susseguono rapidi e incalzanti, in una suspense costante, lungo una trama che trascina il lettore nella psicologia della protagonista come in un viaggio misterioso e mutevole, dall’orizzonte incerto.

Viviane è una donna di 42 anni, una carriera come responsabile della comunicazione in una stimata società, attualmente in congedo per la nascita della sua bambina.
Sembrerebbe una vita perfetta, invece la donna sta vivendo un mesi difficili: da quando ha lasciato il marito, dopo aver scoperto che la tradiva e nemmeno l’amava, ha subito un tracollo emotivo e psicologico, la sua vita, che prima proseguiva senza troppe domande sui binari dell’abitudine, è scossa fin nelle radici.
Dopo l’ennesimo attacco di panico, Viviane prenota una seduta dal suo psicanalista, che tuttavia sente distante, freddo, incapace di aiutarla se non prescrivendole antidepressivi. In un momento d’isteria, Viviane lo uccide pugnalandolo con un coltello.

Le circostanze che hanno portato all’assassinio dello psichiatra sono lucidamente descritte dalla protagonista stessa, nel cercare di rammentare il fatti.
Da quel momento il crollo interiore della donna si rafforza ancora di più, tra la paura per le conseguenze del suo gesto, l’apparente lucidità nel cercare di rimettere in sesto e riorganizzare la propria vita, l’estenuante ricerca di risposte al suo irresoluto travaglio interiore, che Viviane stessa non riesce ad analizzare e comprendere. Continua a leggere “Julia Deck, “Viviane Élisabeth Fauville””

La foresta di Brocelandia: ove la leggenda sussurra tra i rami

Sopravvivono luoghi che salvano dall’oblio il mito e la leggenda, affondando essi stessi le radici in un passato più fiabesco che reale.Uno di questi si trova in Francia, in Bretagna, non lontano da Rennes: la foresta di Paimpont.

È l’ultimo lembo della mitica foresta di Brocelandia (la foresta Armoricana, lunga 140 chilometri), quella che le cartine medievali indicavano col nome di Brecilien o Brecheliant, il bosco delle acque pure, delle sorgenti e dei ruscelli, degli alberi di faggio, di quercia e di betulla, dei castani e degli ontani. È territorio di miti, di cavalieri e fate, di palazzi di cristallo, di valli senza ritorno, un sito popolato – in un’era remota – da creature meravigliose e dove Merlino ha la sua “tomba”.
Insomma, un luogo di magia e mistero, che soprattutto nell’immaginario medievale ebbe un importante ruolo, nonché fece da sfondo a numerose avventure del Ciclo bretone (si pensi a “Yvain il cavaliere del leone” di Chrétien de Troyes).

In questa regione, le leggende arturiane sono fortemente radicate ed è presente una forte influenza dei Druidi: basti pensare che in tutta la Bretagna è possibile trovare menhir o allineamenti (i più famosi dei quali nei pressi di Carnac e gli allineamenti a Kerlescan sono soprannominati “i soldati di Artù”) e che nei boschi fitti e silenziosi, con gli stagni profondi, gli abitanti appendono sugli alberi, oggi come venti secoli fa, nastri, catenine, fazzoletti e coroncine di fiori per ringraziare le fate per i loro doni. Continua a leggere “La foresta di Brocelandia: ove la leggenda sussurra tra i rami”