Willy Vlautin, “Io sarò qualcuno”

Hector Hidalgo è un giovane pugile messicano che vuole diventare un professionista stimato e riconosciuto. Soltanto che “Hector Hidalgo” non esiste: in realtà è il personaggio che interpreta Horace Hopper, nato da padre nativo americano e madre irlandese, che cerca disperatamente di sfuggire al suo soffocante senso di fallimento. Ma reinventarsi può implicare lasciare indietro le persone che ti hanno accompagnato per la vita, intraprendere da soli una strada, ed ecco che si rivela come questo romanzo dell’autore e musicista statunitense Willy Vlautin sia alla fin fine una meditazione sulla solitudine.

Horace vive in Nevada nel ranch di Mr. Reese, che lo accolse quando era adolescente. Mr. Reese vorrebbe che Horace rilevasse il ranch, ma il nostro protagonista non si sente degno di tanta fiducia, ancora alle prese con il trauma dell’abbandono da parte della madre, che lo portano a sentirsi sempre solo, diverso e perduto.
Nel protagonista, infatti, nonostante le cure amorevoli che ha ricevuto da un certo periodo in poi, si è creato un vuoto, da cui gli eventi infelici gli risucchiano la vita, la capacità di prendersi davvero cura di se stesso e degli altri. E questo suo mondo interiore, tormentato e auto alimentato di infelicità, votato inconsciamente all’autodistruzione, è così chiuso verso l’esterno, che nemmeno al lettore viene dato pieno accesso. Continua a leggere