Damien Hirst, “Treasures from the wreck of the unbelievable” (doppia mostra a Venezia)

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La doppia mostra veneziana di Damien Hirst, Treasures from the wreck of the unbelievable, è un imponente progetto, la cui gestazione è durata un decennio, che non può lasciare indifferenti, sia per l’ambizione senza precedenti di questo labirintico e sorprendente spettacolo, che per la personalità talora discutibile dell’artista o per la franchezza di originalità delle opere.

Tutto questo conta marginalmente, benché tante recensioni nazionali e non si siano concentrate soprattutto sugli ultimi due aspetti, berciando sul valore economico delle opere, non su quello artistico oppure, cosa fondamentale, sul complesso concetto che Hirst vuole rappresentare – facendo così ridere dalla tomba fior fior di artisti da Duchamp in poi.

Il presupposto della mostra è il fittizio ritrovamento nel 2008, al largo della costa africana, di un vasto sito archeologico con un relitto di una nave naufragata. La scoperta ha avvalorato la leggenda di Cif Amotan II, liberto di Antiochia, vissuto tra il I e II secolo d.C., che dopo essere stato affrancato accumulò grandi tesori, in particolare un’inestimabile collezione di oggetti provenienti da ogni parte del mondo antico. Questi mitici cento tesori furono poi caricati sulla nave Apistos per essere trasportati in un nuovo sito creato apposta per ospitarli, ma purtroppo l’imbarcazione affondò e per quasi duemila anni se ne persero le tracce.

La mostra, che inizia con le riprese del recupero subacqueo dei tesori, espone alcune opere com’erano appena ritrovate, ossia coperte di incrostazioni marine, e come si presentano dopo il restauro, nella loro ipotetica forma originaria. Continua a leggere “Damien Hirst, “Treasures from the wreck of the unbelievable” (doppia mostra a Venezia)”

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Cassandra site specific (spettacolo teatrale di Elisabetta Pozzi)

Un’ora piena di un’energia e un’intensità davvero rare. Pelle d’oca e occhi lucidi.
E a intrecciare le fila dello spettacolo un’eccezionale Elisabetta Pozzi, che sola sul palco ha saputo creare una magia che trascende il tempo e lo spazio, rifacendo vivere il mito di Cassandra in tutta la sua forza, disperazione, follia, amarezza.

È un viaggio nell’epica e nella storia, ma soprattutto nel cuore degli uomini, nella loro cieca hybris che ciclicamente si ripete, sempre più altèra e gravida della di un’imminente, funesta rovina.
Più che mai oggi sembra vero che, di fondo, l’uomo non vuole ascoltare la verità.

Magnifico e assolutamente imperdibile.

Dalla locandina:

Elisabetta Pozzi ha lavorato molte volte sul personaggio di Cassandra, sempre scoprendone sfumature e significati. Figlia di Ecuba e Priamo, re di Troia, Cassandra è una delle figure più profondamente tragiche del mito greco. Fu sacerdotessa nel tempio di Apollo, che, secondo la versione più nota, per guadagnare il suo amore, le donò la dote profetica. Cassandra però rifiutò di concedersi a lui: adirato, il dio le sputò sulle labbra e con questo gesto la condannò a restare sempre inascoltata. Cassandra è quindi il simbolo di una conoscenza sconfinata ma inutile, ed è relegata a una solitudine tragica. Il testo si ispira al mito antico e moderno, da Omero, Euripide, Seneca a Christa Wolf, Szymborska, Ritsos eracconta la storia della profetessa troiana sottolineandone la grande modernità. L’epilogo, che si avvale del contributo di Massimo Fini, vede la profetessa leggere il futuro dell’uomo moderno, incapace di porsi dei limiti, intrappolato nella tela che si è costruito e ormai condannato a restarne prigioniero. Daniele D’angelo ha creato per lo spettacolo un accompagnamento musicale originale: suoni e musica che si fondono con il testo.

Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi

La fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento. (Henri Cartier-Bresson)

La presentazione del libro Photo Generation di Michele Neri è stata un’occasione per riflettere sul ruolo e il significato della fotografia ai nostri giorni, epoca in cui chiunque con il proprio cellulare può immortalare attimi, scene, immagini di qualsiasi tipologia.

Uno dei primi punti toccati dal giornalista e fotografo è che il declino della fotografia tradizionale è coinciso proprio con il diffondersi degli smartphone dotati di fotocamera.
Questa non è affatto una critica all’evoluzione di uno strumento e di un mezzo di comunicazione, anzi, ma vuole sottolineare come si sia messo in mano a troppe persone, ignare di tecnica, creatività ed etica artistica, un mezzo estremamente potente, senza alcuna educazione.
Questo è stato sottolineato più volte nell’incontro: manca un’educazione alla fotografia, all’utilizzo dell’espressione artistica, volto a spiegare che uno scatto non è un gioco, ma un momento di riflessione, una verità da cogliere, un rapporto privilegiato che si instaura col soggetto.
Tale ignoranza si riflette anche nella mancanza di ricerca della verità: gli scatti sono modificabili facilmente, vengono a mancare didascalie e spiegazioni, si perde quindi sia il contesto in cui è carpita un’immagine, sia lo spirito critico con il quale guardarla.

Questo è un male che affligge tutto il diffondersi della comunicazione tramite web, come più volte ho sottolineato: invece di entusiasmarsi per avere una conoscenza sterminata a portata di mouse, si è perso il pensiero critico, la ricerca, vince la superficialità di credere tutto vero o tutto falso con la medesima leggerezza – e noncuranza, oltretutto. Continua a leggere “Da “Photo Generation” di Michele Neri, spunti di riflessione sulla fotografia oggi”

L’Ultimo Imperatore (versione 3D, 2013)

L’Ultimo Imperatore è tornato nelle sale cinematografiche il 10 e 11 settembre scorso, in una versione completamente restaurata e in 3D.
Voluta dal produttore Jeremy Thomas, questo capolavoro ha trovato nuova vita, dopo ben 25 anni, grazie all’abilità artistica del direttore della fotografia Vittorio Storaro, che già fu impegnato nella versione originale, nonché a un lavoro durato più di un anno e oltre due milioni di dollari d’investimento.

Questa pietra miliare della storia del cinema uscì originariamente nel 1987, quando il maestro Bernardo Bertolucci portò sul grande schermo il film tratto dall’autobiografia di Aisin Gioro Pu Yi, Sono stato Imperatore.

La storia copre un ampio intervallo temporale, dal 1908, quando Pu Yi ascende a soli tre anni al ruolo d’Imperatore della Cina, fino alla sua morte, nel 1967, seguendo le tappe della crescita del sovrano all’interno della Città Proibita, fino al rimpatrio come criminale di guerra e al procedimento di rieducazione impostogli dalla Cina comunista.

Poco da aggiungere sulla straordinaria bellezza di questo film, sotto tutti i punti di vista.
Scenografie e fotografia che incantano, una sceneggiatura perfetta, una regia unica.
Ogni scena, immagine, silenzio, sono estremamente densi, toccanti, raccontano di per sé una storia, anche solo con uno sguardo.

Il restauro è riuscito a rendere ancor più vividi i colori meravigliosi del film e il 3D non disturba né rovina la pellicola, bensì rende tridimensionalità agli spazi, rendendoli ancor più coinvolgenti.

Davvero una bella esperienza e una gioia rivedere questo capolavoro.