Sara Taylor, “Tutto il nostro sangue”

00004Opera di debutto di Sara Taylor, Tutto il nostro sangue si compone di tredici capitoli, corrispondenti ad altrettante storie che coprono circa 300 anni di storia, il cui legame è l’albero genealogico che si trova in apertura del libro e raggruppa il lignaggio di due linee familiari distanti tra loro, ma tutte vissute nello stesso luogo – un tratto remoto della costa orientale della Virginia e il suo piccolo arcipelago circostante, noto per il paesaggio, affascinante quanto impervio e i cavalli selvaggi.

Così vibrante, intenso, anche sottilmente inquietante nella sua primordialità è questo luogo quanto la prosa della Taylor, che sembra sfruttare la durezza del paesaggio, contraddistinto da quello scontro imperterrito e continuo tra oceano e costa, per esplorare altri terreni, quelli interiori, e spesso lesi, dei personaggi che vi abitano.

Le storie, alcune più approfondite, altre più veloci, non si trovano in ordine, ma l’inizio, cronologicamente, risale al 1876 e a Medora, una giovane di etnia mista, figlia illegittima che cerca di fuggire dalla sua quotidianità di abusi e violenza.
All’estremo opposto, si arriva al 2143, in uno scenario post apocalittico dopo una terribile epidemia, ove troviamo Simian, metà uomo e metà mutante, storpio, che scopre Jillet, figlia del custode dell’isola. Continue reading “Sara Taylor, “Tutto il nostro sangue””

La “Rosa del Deserto”: un fiore di pietra celato tra le dune

Non fiorisce né appassisce. Ma al pari di un fiore vero ha bisogno della presenza di acqua.

È la cosiddetta “rosa del deserto”, una formazione minerale molto comune nei paesi desertici (in Messico e nel Sahara, in particolare).

Sembrerebbe proprio un fiore nato nella sabbia, tra le dune multiformi, con i suoi petali piatti e allungati e la tipica colorazione che sfuma dall’arancione al giallo-ocra.
In realtà, si tratta di un aggregato di cristalli di gesso che si origina unicamente in condizioni ambientali e climatiche ben precise. Continue reading “La “Rosa del Deserto”: un fiore di pietra celato tra le dune”

Le Druidesse Celtiche

Nel mondo celtico si trovano diverse figure femminili che hanno ricoperto ruoli di spicco, quale quello di guerriere, regine, diplomatiche.
Appare controversa, invece, la questione del ruolo delle donne come druidesse, anche se non mancano in merito le testimonianze a favore.
Una fonte che sfuma nella fantasia è la credenza bretone che le corrigan, ovvero le fate, fossero un tempo druidesse, come ad esempio le nove vergini profetesse che vivevano sull’Île de Sein.Nella conquista dell’isola di Môn (l’Anglesey odierno), Tacito, invece – per riportare un esempio di attestazione a sfavore – descrisse delle donne vestite di nero, dai capelli scarmigliati e molto simili alle Furie, che brandivano fiaccole dalla riva per scoraggiare l’approdo dei nemici, e le distingueva dai druidi sottolineando esplicitamente che non fossero druidesse.Il passo di Tacito per quanto riguarda un’età ancora poco o nulla contaminata dall’ingerenza romana, appare un caso pressoché isolato. Riprova dell’esistenza e dell’importanza delle druidesse ce ne sono diverse, sia linguistiche che legate all’epica di questo popolo. Un primo riscontro è proprio la questione irlandese delle ban-fàithi (donne profetesse), assimilate alle druidesse stesse. Parlando di ban-filid, figura di spicco è sicuramente Fedelm o Feidelm (1), il cui ruolo in un celeberrimo passo dell’epica irlandese, la Tàin Bó Cualnge, presso i guerrieri del Connacht ricorda quello di Cassandra presso i Troiani, ed è appellata esplicitamente ban-fili o ban-fàith.Nella Tain Bo Cualnge (La Razzia del Bestiame di Cooley), Medb, Regina del Connacht, stava per scagliare i suoi eserciti in battaglia contro Conchobhar, Re dell’Ulster. Prima, però, ella consultò una druidessa chiamata Fedelm, la quale era appena tornata dalla Gallia ove “aveva appreso versi e visioni in Albione”. Medb le domandò se possedesse la “Luce della Preveggenza”, e Fedelm, asserendo di essere una profetessa chiaroveggente, predisse la sconfitta della Regina.

La druidessa Fedelm viene così descritta nella tradizione celtica:

Aveva capelli gialli, indossava un mantello variegato trattenuto da un fermaglio d’oro, una tunica col cappuccio dai ricami rossi, e sandali con fibbie d’oro. La fronte era ampia, la mascella stretta, le sopraciglia nere come la pece, con delicate ciglia scure che ombreggiavano metà del viso fino alle guance. Le labbra sembravano adorne di rosso scarlatto. Tra le labbra i denti erano simili a una chiostra di gioielli. I capelli erano divisi in tre trecce: due legate sopra il capo, la terza che le ricadeva sul dorso, fino a sfiorare le caviglie.
La fanciulla intrecciava una frangia con una bacchetta di elettro intarsiata d’oro tenuta nella mano destra. Gli occhi avevano una triplice iride. Era armata, e due cavalli neri conducevano il carro.

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