Yu Hua, “Il settimo giorno”

La morte rende tutti uguali, dicono. Ma se non fosse davvero così?

Il libro di Yu Hua, Il settimo giorno, prende come spunto di partenza questa idea per intrecciare un romanzo a tratti surreale, altre volte malinconico, con molto da dire sulla Cina odierna.

Un uomo di 41 anni di nome Yang Fei, morto da poco, riceve un avviso che lo istruisce su come e quando presentarsi per il suo funerale. Il protagonista, ancora un po’ sconcertato, si lava, indossa abiti appropriati e si mette una fascia nera al braccio in quanto uomo solo, senza genitori e senza figli, senza nessuno che andrà a piangere la sua scomparsa. Il traffico è intenso e l’autobus numero 203 non è in funzione, quindi gli tocca camminare a lungo. Quando finalmente arriva alla struttura, scopre che le disuguaglianze che separano i vivi continuano a dividere i morti. I vip dispongono di una propria area di attesa, con comode poltrone. I funzionari appena morti si vantano di luoghi di sepoltura che li aspettano sulle cime delle montagne con vista sull’oceano. Rendendosi conto che non ha indumenti funerari adeguati e nemmeno un’urna, Yang Fei si rifiuta di rispondere quando viene chiamato il suo numero. Invece, lascia il crematorio. Esce quindi in quella che è una sorta di terra degli insepolti, un luogo – non luogo ove vagano le figure di coloro che non hanno tombe. Continua a leggere