Appunti di viaggio: Amburgo, Brema, Lüneburg, Lubecca (07-11.08.2017)

In circa cinque giorni, a ritmo serratissimo e con un programma essenziale, ho soggiornato ad Amburgo con visite nelle città vicine di Brema, Lüneburg, Lubecca, oltre una puntata a Lubecca Travemünde. Non credevo di riuscire a fare tutto, ma grazie all’efficienza dei treni tedeschi, il mio passo trottante per chilometri di fila e sveglia all’alba, ce l’ho fatta. 🙂

Le città anseatiche sono tutte molto affascinanti.

Amburgo è quella maggiormente imponente e al contempo moderna, soprattutto il centro. Non per nulla ho preferito l’area del porto, tra antiche costruzioni sui canali e Hafen City, il nuovo porto. Poi la Kunsthalle, arte moderna e contemporanea straordinaria.

Brema e Lubecca sono deliziose, centro storico piuttosto raccolto e traboccante di edifici bellissimi. Brema devo ammettere mi è piaciuta di più, benché la visita a Lubecca alla Buddenbrookhaus sia stata emozionante.

Lüneburg è piccola e carina, davvero serba tutto il fascino dell’antico centro portuale e commerciale che fu secoli fa.

Rispetto a Berlino, sono città molto diverse. Persino Amburgo, per quanto grande, ha un respiro che non uguaglia affatto tutto quello che la capitale tedesca trasmette, almeno per quanto mi riguarda.

Cosa mi è piaciuto di più? Senza dubbio il momento più intenso è stato a Travemünde. Inutile negarlo, già nelle terre del nord mi sento a casa, i mari del nord mi eviscerano l’anima. Ero incantata, rapita, non riuscivo più a staccarmi dalla spiaggia, dai piedi immersi nell’acqua che lentamente mi chiamava a sé.

Alla prossima meta, le idee non mancano.

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Delphine De Vigan, “Le ore sotterranee”

9788804608592_0_0_311_80A sera inoltrata, ascoltando le eteree e mistiche musiche di Eivør, cerco le parole per descrivere il mio primo romanzo di Delphine De Vigan, Le ore sotterranee.
Scoperto per caso, ovviamente il titolo è stato una calamita, la quarta di copertina ancor di più.

E sì, saper scolpire il senso di solitudine e la disperazione con classe e incisività è un dono di tanti scrittori francesi, tra i quali anche appunto la De Vigan.

Il romanzo si svolge nel corso di un solo giorno (come in un’opera teatrale classicamente aristotelica), il 20 maggio, giorno che una sensitiva ha predetto a Mathilde, madre, vedova e lavoratrice, sarebbe stato di svolta e durante il quale avrebbe incontrato un uomo speciale.
Mathilde si accinge ad affrontare almeno quella giornata con rinnovata curiosità, sperando in un cambiamento durante un periodo difficilissimo, in particolare sul posto di lavoro, ove da mesi sta subendo un atroce mobbing da parte del suo superiore, Jacques, che la esautora, mette in disparte, umilia pubblicamente.
Prima di uscire di casa, il ricordo di quando sapeva ancora sorridere con la famiglia – scena atroce, momento struggente che fa collidere memoria del passato, l’aspettativa di una speranza forse assurda e il susseguirsi di giornate presenti che cadono via a via a pezzi. Continua a leggere “Delphine De Vigan, “Le ore sotterranee””