Chuck Palahniuk, “L’invenzione del suono”

978880472742hig-343x480-1Chuck Palahniuk, l’autore di alcuni dei più raccapriccianti romanzi della narrativa americana odierna, è tornato con un nuovo romanzo, L’invenzione del suono.

Bersaglio della nuova opera torna a essere Hollywood, la sua Hollywood immaginata, dove i segreti e il marcio suppurano dalle crepe di un’apparenza patinata e impeccabile.

Prima protagonista è la giovane Mitzi Ives, la migliore nel suo campo, specializzata in urla devastanti e realistiche per film. Ossessionata dal suo lavoro, questa peculiare forma d’arte e creazione, la sua dedizione è totale così come il suo assillo di creare l’urlo perfetto, definitivo. Ma il metodo di Mitzi è tutt’altro che convenzionale, e non perché si stordisce fino a una lenta discesa nell’oblio tra vino ei farmaci.
Mitzi seleziona accuratamente gli attori e le attrici, li rinchiude, li brutalizza finché non ottiene l’urlo che desidera, finché non ha su pellicola grida disperate, straziate, di vittime scritturate per essere torturate e non uscirne vive da quell’ultima interpretazione.

Altro protagonista della storia è Gates Foster, ossessionato dalla scomparsa della figlia avvenuta ben diciassette anni prima. Egli fa di tutto per ritrovarla, tato che la sua fissazione lo fa ingaggiare prostitute perché lo chiamino “papà”, per fargli vivere l’illusione che la figlia non sia mai svanita nel nulla. Parallelamente, ricerca sistematicamente pedofili, per vederli soffrire e rendere giustizia a quei bambini offesi e restituirli alle loro famiglie. Continua a leggere

Thomas Ott, “Cinema Panopticum”

panopticum

Mi piace l’horror, non perché mi spaventi (per nulla), ma per una sorta di gusto per il macabro, di attrazione per il ripugnante.
Purtroppo oggi le produzioni del settore sono per lo più superficiali e scialbe, c’è ben poco di ben costruito, che spicchi per contenuti e originalità.

Cinema Panopticum di Thomas Ott credo possa essere annoverato tra quanto valido di considerazione, pur essendo un breve fumetto muto (non compaiono dialoghi), è in grado di insinuare uno strisciante senso di inquietudine, far rabbrividire nelle sue semplici tavole in bianco e nero.

Una ragazzina vagabonda per una fiera o parco di divertimenti, finché non si imbatte in un tendone ove campeggia l’insegna “Cinema Panopticum”.
Incuriosita, entra e si trova davanti, disposte circolarmente, cinque postazioni, ciascuna per un film differente.
Contate le monetine a disposizione, la ragazzina inizia a visionare le storie, in un crescendo di ambiguità, orrore e straniamento che culminerà con l’ultima visione.

Ogni cortometraggio racconta una favola macabra che sovverte le leggi della realtà.
Il primo, “The Hotel”, vede un uomo entrare in un hotel che non riesce più a lasciare; il secondo, “The Champion”, ha per protagonista un lottatore mascherato che si trova a combatte contro la morte. Segue “The Experiment”, in cui un paziente è curato da uno scienziato folle per la sua miopia, mentre in “The Prophet”, ove un uomo senza dimora scopre i segni dell’avvicinarsi all’apocalisse. L’ultima scatola è intitolata “The Girl”: non è mostrato al lettore la pellicola, ma soltanto la reazione della bambina. Continua a leggere

Martin Amis, “Money”

Auster_Invenzione_Cop2011.qxpMoney di Martin Adams, uscito nel 1984, entra appieno, per temi e stile, tra i classici romanzi contemporanei, una satira tra il grottesco e la commedia sul potere del denaro, come possa sedurre e altrettanto distruggere.

La storia ha per protagonista le vicende del trentacinquenne John Self, un regista britannico di spot pubblicitari televisivi, abbastanza ipocondriaco, mangiatore di junk food, forte bevitore, amante del sesso e della pornografia, ma, sopra ogni cosa, devoto al dio denaro.
Self viaggia tra Londra e New York perché sta per realizzare il suo sogno, realizzare un film, intitolato Good Money, grazie alla partnership stretta col produttore Fielding Goodney.

La prima parte del libro trascina subito il lettore nell’incalzante stile di Amis, una mescolanza tra flusso di coscienza, momenti descrittivi e paragrafi in cui lo stesso protagonista pare rivolgersi al lettore – o a un “tu” indeterminato che lo osserva.

Self si presenta immediatamente come l’eroe del capitalismo, del consumismo, figlio prediletto del suo tempo – degli anni ’80, che vivevano tra boom economico, deregolamentazione finanziaria, nuovi contesti sociali ove tutto diviene mercificabile e si amplia il divario con le classi sociali più povere. Continua a leggere