Ryoko Sekiguchi, “Nagori: La nostalgia della stagione che ci ha appena lasciato”

“Nagori, invece, possiede un’accezione molto più ampia. Significa prima di tutto «traccia», «presenza»: è l’atmosfera di una cosa passata e che non è più. In questo senso si può parlare di una città che ha conservato un’aura medievale, o di una casa che rievoca il gusto e l’atmosfera di coloro che l’hanno abitata un tempo. […] In nagori, attaccamento, nostalgia e temporalità si mescolano.”

Ryoko Sekiguchi, poetessa e scrittrice, ci offre un grazioso libricino sulla nozione giapponese di nagori, 978880625265higquesto termine non compiutamente traducibile nella nostra lingua, che potrebbe definirsi come una sorta di nostalgia della separazione.

Il concetto giapponese appartiene alla ciclicità delle stagioni che nascono, fioriscono, muoiono e ritornano indefinitamente, e si innesta direttamente nella temporalità che va dalla nascita alla morte dell’uomo. Ricorda l’idea del passare del tempo e contestualmente la nostalgia per i mesi che scivolano via inesorabilmente.

Per sviscerare questo concetto, l’autrice ci introduce nella prima parte sia al susseguirsi delle stagioni sia a un vero e proprio approfondimento sul cibo, su frutta e verdura e non solo, che cambia a seconda del periodo dell’anno, sull’importanza di nutrirsi con quanto offre la specifica stagione in quanto maggiormente naturale, ma soprattutto invita a una consapevolezza del cibo, di ciò che si mangia.

In questo senso, il termine nagori può designare un frutto o un ortaggio prima che si deteriori, quando è così maturo che già annuncia i toni della nuova stagione e ha un sapore suo del tutto peculiare – ad esempio, la prima fragola leggermente asprigna che si assapora in primavera non ha il gusto di quella della piena stagione, e nemmeno di quella leggermente vizza, passata, degli ultimi giorni prima dell’autunno, nel momento della fine delle vacanze, dell’inizio dell’anno scolastico e delle foglie morte.

Questi temi sono molto sentiti nella cultura giapponese e da sempre presenti nelle arti e nella letteratura, soprattutto nella poesia, nell’haiku, tanto da diventare espediente letterario e principio estetico, connaturato alla vita quotidiana. Basti pensare alla cerimonia dei fiori di ciliegio in primavera, un vero evento nazionale, che ha un significato molto più complesso che in apparenza, si lega al senso di transitorietà, di passaggio e di morte – ma anche di rinascita.

Nagori infatti vale anche per noi umani, per la nostra stessa temporalità, il nostro ciclo vitale, ma è anche relativo a chi ci sta accanto, prima presente e poi che, per qualunque motivo, non fa più parte della nostra esistenza. L’autrice fa un collegamento molto delicato, in questo senso, tra nagori e l‘o-miokuri, questa cortesia giapponese che consiste, quando accompagniamo qualcuno, nel seguirlo con lo sguardo fino a quando non si riesce più a stabilire il contatto, ad esempio perché ha svoltato l’angolo della strada, intendendo questo ultima occhiata non solo un distacco fisico, ma pure emotivo.

Proseguendo nella lettura, è l’esistenza umana protagonista, questo luogo ove vita e morte convivono, ove ciò che se ne va rimane invisibile sotto forma di memoria ed emozione. Eppure cerchiamo costantemente di sfuggire o contrastare le temporalità che ci vengono imposte, di sfuggire alla morte – torna il parallelismo col cibo nel ricercare prodotti industriali destagionalizzati, artificialmente conservati. L’autrice invece invita a concentrarsi sull’oggi, sui beni che il momento, il presente può dare, e lasciar andare ciò che è passato.

Nagori allora diventa un vero e proprio intimo rapporto con il tempo, con il mondo e con la finitezza, e la letteratura è il luogo per eccellenza che può celebrare questi sentimenti.

Un libricino interessante, da leggere cercando di tener ben presente la mentalità giapponese, ma che fa comunque riflettere sul nostro rapporto con il tempo e le stagioni e la vita sotto tanti punti di vista.

My rating: 4/5

Ryoko Sekiguchi
Nagori: La nostalgia della stagione che ci ha appena lasciato
Ed. Einaudi
Trad. Giampiero Massano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...