Yasmina Reza, “Il dio del massacro”

cover_9788845926235__id10678_w1200_t1642158555Il dio del massacro è il mio primo libro di Yasmina Reza e davvero mi chiedo perché non l’abbia letta prima, autrice ferente e geniale.

Questo breve testo è una pièce teatrale che mira a indagare il confine sottile tra civiltà e barbarie, riuscendo a trasmettere, con arguzia pungente, come la civiltà e le buone intenzioni, soprattutto se di facciata, vadano sgretolandosi di fronte alla legge brutale del più forte, della prevaricazione, della rabbia taciuta.

In
Un salotto.
Nessun realismo.
Nessun elemento inutile.
si ritrovano due coppie per discutere della lite avvenuta tra i loro figli a scuola. Il figlio di Annette e Alain, Ferdinand, ha picchiato il figlio di Véronique e Michel, Bruno, dopo che il ragazzo si era rifiutato di farlo entrare nella sua banda. Le due coppie decidono di incontrarsi nell’appartamento dei Vallon per dirimere il conflitto in modo civile e fare in modo che i ragazzi risolvano le loro divergenze.

Véronique è una storica dell’arte che scrive un libro sulle atrocità del Darfur; suo marito, Michel, gestisce un negozio di ferramenta. Annette è una casalinga con una fiducia in se stessa molto bassa, schiacciata dalle pressioni della maternità e della famiglia; suo marito, Alain, è un avvocato di successo che lavora per un’azienda farmaceutica che sta per essere citata in giudizio perché uno dei loro prodotti ha causato gravi controindicazioni.

All’inizio, Véronique sta leggendo un accordo che tutti dovrebbero firmare sul danno arrecato a suo figlio. Tutto sembra molto perbene e programmato, ma fin dalle prime battute si percepisce una sorta di reciproca camuffata antipatia, allorché lette le prime righe del presunto accordo iniziano le disquisizioni sui termini utilizzati.
Se i primi scambi fanno notare una tensione nascosta, ma avvengono secondo rigide apparenze di controllo, ben presto i toni e i sentimenti cambiano.

Non solo infatti cominciano le reciproche accuse sull’educazione dei rispettivi figli, sempre più ardite e sfrontate, ma emergono attriti e malumori di lungo corso anche all’interno delle coppie stesse.

Con l’avanzare della sera, la facciata si sfalda e i genitori assumono comportamenti sempre più infantili, sull’orlo dell’isteria e dell’egoismo. L’incontro diplomatico delle due coppie degenera in un caos urlante, tra accuse su valori non condivisi, battaglie verbali e discussioni irrazionali, tutto viene messo in discussione senza freni – l’andamento del matrimonio e il rapporto di coppia, i metodi genitoriali e le persone stesse – e in questa bolgia surreale, caotica e urlante emergono i veri e celati pensieri dei protagonisti, tra pregiudizi, misoginia, razzismo, omofobia.

Il punto culminante del libro è proprio il momento in cui tutti sono contro tutti, non solo le differenze tra le coppie si sono lentamente dissolte, ma anche le differenze e le debolezze all’interno di ogni matrimonio: i risentimenti e la mancanza di comprensione emergono in primo piano. Gli strati multipli di ciascun personaggio vengono rimossi uno per uno, rivelando i lati oscuri e contraddittori. Una volta superate le regole formali e ipocrite di civiltà e buone intenzioni, restano solo vanità, invidia, paura e una totale mancanza di scrupoli.

Questi adulti ben educati e ben istruiti si trasformano in bambini viziati e irragionevoli, incentrati solo su stessi e a difendere il proprio io contro tutto e tutti: i ruoli delle vittime e dei carnefici sono spesso intercambiabili, infatti, durante la trama.
La scaramuccia tra i loro figli a scuola svanisce sullo sfondo, si rivela innocua di fronte a ciò che questi adulti possono fare l’uno con l’altro.

E noi, lettori e spettatori, se prima siamo attratti da un sottile interesse voyeuristico per queste coppie e i loro battibecchi, ben presto siamo presi da un senso di turbamento, di disgusto, come guardassimo in uno specchio distorto – sì, osservassimo anche la nostra realtà, sotto convenevoli e apparenze, i nostri giudizi taciuti.

E chi è alla fine il dio del massacro del titolo? La domanda rimane aperta; la mia personale interpretazione è che sia proprio quel lato oscuro di collera spasmodica e infantile che cova sotto le ipocrite apparenze di chi mira solo a un’esteriorità limpida, al buonismo, non è autentico – né con se stesso né con altri – ma che alla prima occasione ribolle e rigurgita tutto il vero marciume interiore.

Libro incredibile, che per alcuni aspetti mi ha ricordato La cena di Herman Koch. Grandissima autrice, che leggerò ancora, presto.

“Véronique, davvero pensa che ci si interessi ad altro che a se stessi? Vorremmo tutti credere a un possibile cambiamento. Di cui saremmo gli artefici e che non sarebbe legato al nostro personale vantaggio. Ma le pare possibile? Ci sono uomini indolenti, sono fatti così, altri che non vogliono perdere un solo attimo di tempo, e si danno da fare, che differenza c’è? Gli uomini si agitano fino a quando non muoiono. L’educazione, i mali del mondo… Lei scrive un libro sul Darfur, okay, capisco che uno pensi, prendo un bel massacro, ce ne sono una quantità nella storia, e ci scrivo sopra un libro. Ognuno si salva come può.”

My rating: 4.5/5

Yasmina Reza
Il dio del massacro
Ed. Adelphi
Trad. Laura Frausin Guarino e Ena Marchi

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