Surrealismo e magia. La modernità incantata. (Mostra presso la Collezione Peggy Guggenheim, Venezia)

“La magia è il mezzo per avvicinarsi all’ignoto per vie diverse dalla scienza e dalla ragione” (Max Ernst)

img-max-ernst-europe-after-the-rain-iiMax Ernst, Europe after the Rain II

Per chi ama l’arte, ma soprattutto quel surrealismo intriso di incanto, che volle guardare a una dimensione altra, sia all’interno dell’uomo sia come ricerca di piani di “realtà” ulteriori, questa mostra è imperdibile.

Nella cornice dello spazio temporaneo del già ricco Museo Peggy Guggenheim di Venezia ci si aggira tra le stanze ampie e sapientemente distribuite come attraverso un rito di iniziazione e un incanto.

Si tratta di un’esposizione inedita e suggestiva, ma soprattutto la prima interamente dedicata a temi particolarmente cari ai surrealisti, quali l’alchimia, la metamorfosi e l’androgino, i tarocchi, la sostanza totemica, la dimensione dell’invisibile e quella cosmica, nonché la nozione dell’artista come mago e della donna come essere magico, dea e strega.

Lo spunto primario per la mostra è il caposaldo del surrealismo, André Breton, che nel suo libro L’arte magica (1957) lo definisce come la riscoperta della magia in una modernità disincantata e razionalizzata e collocandolo, pertanto, idealmente, sulla scia di una lunga tradizione di “arte magica”, tra i cui rappresentanti potremmo citare Hieronymus Bosch, Hans Baldung Grien, Albrecht Dürer e Francisco Goya, al cui immaginario fantastico i surrealisti indubbiamente si richiamano.

Ma il surrealismo per molti artisti non fu solo un movimento o un modo espressivo. Divenne la liberazione della propria creatività, interiorità, la possibilità di esprimere un messaggio codificato tramite codici e simboli, risalire all’espressione tramite archetipi universali, validi per l’inconscio per qualunque tempo.

Il percorso fatto di 60 opere inizia con Giorgio De Chirico, considerato dallo stesso Breton un precursore, per spingersi fino agli anni Quaranta, con Leonora Carrington e Remedios Varo. Se l’immagine icona della mostra è l’incredibile, visionaria Vestizione della sposa di Max Ernst (1940), l’allestimento è ricco di stimoli di artisti da vagliare con attenzione, tra i quali spiccano Magritte, Salvador Dalì, Yves Tanguy, Paul Delvaux, Victor Brauner, Leonor Fini, Roberto Matta, Dorothea Tanning.

Segnalo anche il catalogo della mostra, che oltre a riportare le immagini delle opere esposte, è un ricchissimo saggio che spazia tra approfondimenti dei temi citati, analisi artistica, collegamenti letterari e storici e un apparato iconografico straordinario.

img-leonora-carrington-the-pleasures-of-dagobertLeonora Carrington, The Pleasures of Dagobert
18_remedios_varo_papilla_estellarRemedios Varo, Nutrimento celeste

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Nota: Io ho visitato la mostra nel giorno di Pasquetta e avevo preso il giorno prima il biglietto. Per l’acquisto anticipato è necessario scegliere il giorno e la fascia oraria di visita; consiglio questa modalità soprattutto se si intende andare nei fine settimana o festivi, in quanto il museo è molto affollato e si rischia di dover attendere o non entrare.

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