Leo Perutz, “Di notte sotto il ponte di pietra”

cover_9788866328261__id1877_w480_t1478604272__1x“Nell’autunno dell’anno 1589, quando nel ghetto di Praga imperversava la grande moria di bambini, due miseri buffoni ingrigiti, che vivacchiavano divertendo gli ospiti ai matrimoni, se ne andavano per Belelesgasse, che da Nicolasplatz porta al cimitero ebraico. […]
Era immerso nella luce lunare, silenzioso e immobile come il misterioso fiume Sambation, le cui onde si fermano nel giorno del Signore. Le pietre bianche e grigie si appoggiavano l’una all’altra, come se non potessero portare da sole il peso degli anni. Gli alberi innalzavano i loro spogli rami verso le nuvole del cielo come in un lamento folle.”

Era da tanto che mi ripromettevo di leggere Leo Perutz e, complice aver visto un piccolo borgo con un suggestivo ponte di pietra, mi è sovvenuto il titolo di questo libro e ho capito che era il momento di conoscere il grande scrittore ceco.

Magia.
Fin dall’incipit sono rimasta incantata dalle parole, dalla vividezza di immagini e sensazioni, dal fantastico che si insinua nel reale con quotidianità e naturalezza.

Ma siamo a Praga, la magica Praga, tutto è possibile. Ancor più che questi quindici racconti, distinti ma legati tra loro, sono ambientati ai tempi della Praga di Rodolfo II, quando davvero magia, esoterismo, alchimia, cultura, arte, scienza… Tutto permeava incredibilmente le pietre e le vie della città.

Queste storie non potevano nascere altrove se non in un luogo in cui oscurità e spirito, storia e leggenda hanno radici secolari, dove il misticismo è tangibile, ancora oggi.

“Il sommo rabbino invece lasciò la sua casa e se ne andò da solo per le strade notturne del ghetto, giù fino al fiume e lungo la riva, davanti alle capanne dei pescatori, fino al ponte di pietra.
Là, sotto il ponte di pietra, c’era un rosaio che aveva una rosa rossa, accanto alla quale spuntava dalla terra un rosmarino, e si tenevano abbracciati l’un l’altro così strettamente che le foglie della rosa toccavano il bianco fiore del rosmarino.”

I protagonisti delle storie sono i più vari e ritraggono tutta la molteplicità di personaggi, umili o nobili, poveri o ricchi, che popolavano la città.
Si va da due poveri vagabondi che vagano la notte cercando risposte, a un rude barone che balla una strana sarabanda per le strade notturne, un artista, un musicista, un cuoco, un alchimista dimenticato, un prigioniero che conversa con due cani in attesa di esecuzione. Una moneta maledetta, una sinagoga infestata, un visitatore dell’inferno. Non manca lo stesso Rodolfo II, o Mordechai Maisel, un ricco uomo d’affari e benefattore, e la sua bella moglie, Esther, innamorata proprio del malinconico Rodolfo. Il ghetto ebraico, cuore pulsante. Mercanti, servitori, giullari, criminali, amanti, tutti vagano per le strade di Praga, cercando di sopravvivere – quindici voci diverse, tutte incentrate su un amore infelice, la lotta febbrile per la sopravvivenza, la fama o il guadagno.

Uno stile, quello di Perutz, magico come ciò che racconta, poetico e inquietante, ricco di immaginazione e metafore, non senza venature di un umorismo elegante, una triste tenerezza che perfettamente si abbina alla bellezza oscura della sua meravigliosa città.

“Perché gli uomini sono fatti in modo tale che, anche nella disgrazia peggiore, sanno trovare una favilla di speranza e ravvivarla.”

My rating: 4.5-5/5

Leo Perutz
Di notte sotto il ponte di pietra
Ed. e/o
Trad. B. Talamo

2 pensieri su “Leo Perutz, “Di notte sotto il ponte di pietra”

  1. Amo questo libro ed è verissimo quello che dici: la bellezza oscura di Praga è racchiusa in queste pagine, pagine che mi è venuto naturale rileggere e che mi hanno spinta a intraprendere altri viaggi letterari praghesi (Trittico praghese e Il golem, giusto per citarne due). Bella recensione!

    • Io sarei dovuta tornare a Praga circa ad aprile 2020, ovviamente tutto saltato. Città straordinaria e dai mille aspetti.
      Grazie 🙂

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