Marco Corrias, “Canto Barbarico”

48381465._SY475_Alpi rocciose di Langobardia. Italia dei secoli bui. Titani a guardia di valichi impervi. Clangore metallico al di là del fiume. Una sagoma si apre un varco tra liane e agrifogli. Indossa una ringha di ferro brunito: maglia metallica ad anelli scuri. Un guerriero. Antico ceppo germanico. Nuova stirpe di conquistatori, temprata da inverni infiniti.

È indubbio che, mentre avanziamo verso la terza decade del XXI secolo, il romanzo storico stia vivendo un momento di particolare fioritura e interesse.
Se fino ad alcuni anni fa era la distopia al centro dell’attenzione, attualmente infatti si assiste al recupero della Storia. Siamo di fronte, tuttavia, a un nuovo tipo di narrativa storica che non è solo mera rivisitazione del passato, ma vuol parlare del nostro senso di identità e appartenenza, delle origini dalle quali proveniamo e di cui siamo eredi (dimentichi eredi, spesso), e mostrare il filo conduttore che ci ha portato all’oggi. La finzione storica nasce così dal desiderio di vedere il percorso umano inserito in un continuum, dalla convinzione che è possibile raccontare storie su un passato che impatta ancora sul presente immediato, nonché dal desiderio di una riscoperta delle radici individuali e dei valori che possono riportare grandezza e dignità al tempo odierno.

Il romanzo storico di Marco Corrìas, ambientato dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente ormai invaso dai barbari, si inserisce perfettamente in questo contesto e ne è particolarmente esemplificativo.

La prima caratteristica che emerge è la verisimiglianza storica, lo studio approfondito delle fonti e l’attenzione al dettaglio: nulla è lasciato al caso, quanto viene narrato e descritto nasce in quel limen privilegiato e prodigioso, il luogo ove terminano gli archivi e inizia l’immaginazione.
Se la conoscenza della documentazione si evince dalla credibilità dei luoghi, usi e costumi, nonché dall’uso di termini in lingua originale, l’abilità dell’autore sta nel far vivere in modo vivido e plausibile l’accaduto e i personaggi, rendendo loro pensieri, sentimenti, azioni, umanità e grandezza. Il lettore si trova catapultato in un’altra epoca, riesce a respirare davvero l’aria di quei luoghi e di quel tempo distante, in un connubio di storia, mito e immaginativa.

I capitoli si snodano seguendo le vicende dei numerosi personaggi e solo in apparenza gli episodi sono slegati: nel corso della narrazione gli avvenimenti si intrecciano, le vite si intersecano più o meno direttamente, confluendo sempre nel quadro generale che è la grande trama della Storia.

A supportare il senso epico di questo “canto” – direi non a caso intitolato così, come richiamo a un passato eroico, solenne e quasi mitico in alcune sfumature, nonché all’epos stessa – vi è un mirabile uso del linguaggio e dello stile, che si rifanno proprio a una tradizione aulica, traboccante di magnificenza e che palesa Bellezza e Forza.

La ricca componente storica, i dettagli, i molteplici personaggi e le loro vicissitudini, il linguaggio colto e lo stile ricercato possono dissuadere in un primo momento un lettore occasionale o che cerca facile svago, ma basta lasciarsi avvolgere per qualche pagina in più dalla passione che traspare capitolo dopo capitolo, che non si può non entusiasmarsi completamente per la peculiarità, la preziosità di questo romanzo.

Come accennato inizialmente, non si pensi che il libro sia solo un esercizio di stile o una rievocazione storica tinteggiata di nostalgia.
La trama, oltre a far rivivere lotte, cospirazioni, odio, vendetta, amore, coraggio, cerca di recuperare il senso solenne delle radici e del passato, mettendo in luce quei valori intramontabili che fanno parte di qualcosa che l’oggi ha perduto, la componente eroica che l’uomo può custodire in se stesso e che grazie alla conoscenza di sé, del passato appunto, di exempla delle proprie origini, può portare a un rinnovamento spirituale (e non solo) della contemporaneità, a una nuova alba fiammeggiante.

My rating: 4/5

Marco Corrias
Canto Barbarico
Ed. Marchionne

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