Colson Whitehead, “La ferrovia sotterranea”

bigsur22_whitehead_laferroviasotterranea_cover-409x637La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead è stato uno dei titoli più acclamati dello scorso anno. Se inizialmente non mi aveva attirato, in seguito tutto il plauso proveniente da ogni parte mi ha effettivamente incuriosito.

Il romanzo è di certo ben scritto e abbastanza scorrevole, eccetto per alcune parti che mi sono sembrate troppo lente. E, cosa fondamentale, si percepisce essere basato su un’attenta ricerca e ricostruzione storica, cosa che lo rende testimonianza di assoluto interesse per il tema trattato.

Ammetto, tuttavia, che sull’argomento schiavismo negli Stai Uniti ho letto romanzi che mi hanno coinvolto molto di più – forse saranno stati “inferiori” sul piano tecnico-narrativo o di ricerca, ma su quello della costruzione dei personaggi e delle emozioni li ho preferiti. Penso, ad esempio, subito a Faulkner, ma anche a qualcosa di più recente, come The Kitchen House e Glory over Everything di Kathleen Grissom, ad esempio.

Il libro non manca di frasi bellissime, alcune scelte strutturali ben calibrate e grandi idee. In effetti, la re-immaginazione stessa della storia della ferrovia sotterranea è ottima.

Ciò che essenzialmente mi ha lasciato perplessa è che per me il pacchetto completo manca di vera, palpabile emozione. È un romanzo freddo, distante, impersonale.

Tutti i personaggi secondari sono sottosviluppati e dimenticabili, ma soprattutto la protagonista, Cora, non ha una personalità tale e uno sviluppo interiore da coinvolgermi L’altro personaggio centrale – Caesar – è ancora meno sviluppato.
Non nego che già a distanza di poco tempo li ho già scordati in buona parte.

In questa storia, Cora e Caesar sono schiavi nella tenuta Randall in Georgia. Caesar propone una via di fuga attraverso la “ferrovia sotterranea”, che inizialmente Cora rifiuta, ma in seguito acconsente a quando la sua situazione diventa più terribile.
Il libro è pieno di ogni cosa mostruosa commessa dagli schiavisti – percosse, aggressioni sessuali, esecuzioni – ma mi sono sentita lontana da quanto leggevo a causa della natura impersonale della narrazione.

La struttura che passa repentinamente dalla trama principale a qualche back story e viceversa non rende più facile l’impatto emotivo.

Non mi piacciono le storie drammatizzate a tutti i costi, ma mi aspettavo una costruzione narrativa, soprattutto dei personaggi, che permettesse di sentire quel dolore, quelle atrocità, non restarne indifferenti.

My rating: 3.5/5

Colson Whitehead
La ferrovia sotterranea
Ed. SUR
Trad. Martina Testa

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