Amor Towles, “Un gentiluomo a Mosca”

7545380_2179631Cosa si cela al di là delle porte del lussuoso Hotel Metropol di Mosca? Un semplice albergo o molto di più?

Che romanzo incredibile, questo Un gentiluomo a Mosca di Amor Towles!
Inizia un po’ in sordina, ma dopo pochi capitoli mi ha avvinghiato, non potevo smettere di leggere, un’emozione dopo l’altra seguivo la vita del Conte Rostov come davanti a un incredibile film in bianco e nero.

La storia copre un ampio periodo temporale, a cominciare dal 1922, dopo la rivoluzione russa, allorché tutti i nobili vennero processati, giustiziati o subirono qualche tipo di pena e prigionia.
Il Conte Aleksandr Il’icˇ Rostov fortunosamente riesce ad essere condannato soltanto agli arresti domiciliare a vita presso l’Hotel Metropol, uno dei più sfarzosi della Russia, ove per cenare o soggiornare passano i personaggi più diversi, dai nuovi ricchi possidenti agli esponenti della cultura e dello spettacolo.

Quello che colpisce immediatamente è l’atteggiamento del protagonista: nonostante la condizione, egli mantiene tutti i principi secondo i quali è stato educato. Infatti, da persona colta, da esteta, continua a vestirsi a suo modo, a intrattenere brillanti conversazioni con gli avventori dell’albergo, a trattare con rispetto e cortesia chiunque. Un vero gentiluomo di un’epoca tramontata in quell’enorme hotel in stile liberty, anch’esso in qualche modo ancorato ai fasti un tempo che non c’è più.

Per la loro stessa natura, gli esseri umani sono così capricciosi, così complessi, così deliziosamente contraddittori da meritarsi non solo la nostra considerazione, ma anche la nostra riconsiderazione, e la risoluta determinazione a trattenere la nostra opinione finché non li avremo impegnati in ogni possibile situazione a ogni possibile ora.

Questo suo modo di essere è affascinante, ma trabocca di altrettanta nostalgia; e con lo scorrere degli anni, sembra sempre più lontano il mondo a cui il Conte apparteneva – e non soltanto dal punto di vista politico, ma per l’eleganza, la cultura, l’approccio alle situazioni e alle persone, la raffinatezza e il gusto.

Non che sia stato semplice per Rostov trovare una nuova routine, anzi, la prima scelta che gli venne in mente fu la via più facile, quella del suicidio. Tuttavia, giorno dopo giorno, si incuriosiva delle persone che transitavano da lì, da quello che poteva sapere da loro, ciò che potevano darli, nonostante tutto.

In particolare, fa conoscenza con una ragazzina, Nina, che cambierà la sua percezione della sua vita contingente, lo aprirà a una nuova sorta di educazione, tanto che Rostov tornerà a guardare il mondo – anche se solo il microcosmo in cui è relegato – con rinnovata curiosità.

Non mancano, poi, le pagine davvero toccanti quando ricorda amici del passato, cosa stanno facendo, spesso ridotti in situazioni poco felici, vuoi per motivi politici, vuoi perché incapaci di galleggiare in un contesto radicalmente differente da quello a cui erano abituati.

Ma quel che di rado viene raccontato è il fatto che la Vita è in tutto e per tutto subdola come la Morte. Anch’essa può indossare un cappuccio. Anch’essa può arrivare silenziosa in città, mettersi in agguato in un vicolo o aspettare nel retro di una taverna.

L’autore è davvero abile a mantenere alto il livello narrativo per così tante pagine.
Inoltre, pur narrando la storia in terza persona, ci si sente vicini al protagonista, sembra di vedere tutto soprattutto con i suoi occhi, filtrato dalla sua interiorità.

Man mano che scorrono i capitoli e gli anni, assistiamo al cambiamento di un Paese osservando il via vai del Metropol, i personaggi che transitano e soggiornano, i rapporti interpersonali e sociali che mutano, senza mai senso di soffocamento, bensì ne esce un ritratto della Russia dell’epoca davvero ammaliante e terribile al contempo, realistico e ben documentato.

Onnipresente rimane quel forse sentimento di malinconia, di sehnsucht oserei dire, ma anche di amore per la propria terra, per la Russia e tutte le sofferenze dilanianti che subisce e influiscono direttamente sulla trama, benché sempre passando dall’Hotel Metropol.
Questo scontrarsi e integrarsi tra microcosmo dell’hotel e macrocosmo della Russia è giocato magistralmente ed è il punto di forza del romanzo, ciò che non fa annoiare.

Altra caratteristica è che il Conte Rostov non si slancia mai in taglienti giudizi, battaglie politiche o morali, né si permette di essere fortemente critico o si abbandona ai pregiudizi.
Con la sua classe, ama ascoltare, avere opinioni proprie, ma porgere orecchio e non alzare la voce, e queste caratteristiche lo aiuteranno a sopravvivere, ad integrarsi nel suo nuovo mondo.
Sarebbe scontato vederlo proferire giudizi morali sulla nuova politica o società che va delineandosi, dato quello che ha subito e passato, invece preferisce osservare, cercare di capire, in particolare comprendere le la storia e vita non possono sempre essere uguali a se stesse o una linea retta, e allora è giusto rimanere se stessi nei valori fondanti, ma cercare di non disdegnare del tutto un certo spirito di adattamento.

Davvero un pregevole libro, intenso e toccante, che fa sognare fasti perduti, amare una terra antica e controversa, la Russia (se già non la amate), e ricordare che la vera nobiltà – nei modi, nei gesti, nei gusti – è quella che si coltiva e serba interiormente.

My rating: 4/5

Amor Towles
Un gentiluomo a Mosca
Ed. Neri Pozza
Trad. Serena Prina

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...