Jenny Offill, “Le cose che restano”

Questo libro è per chi tiene un diario con la storia della propria felicità, per chi usa la scienza per mettere in pratica la magia, per chi fa il bagno di notte e dimentica i vestiti sulla riva, e per chi accetta di essere un po’ folle per mostrare l’anima al mondo, come luce di stelle che non esistono più.

jenny-offill-le-cose-che-restanoRomanzo d’esordio di Jenny Offill, Le cose che restano (Last things) è arrivato da noi solo lo scorso anno.

Sono rimasta davvero stupita da questo romanzo, che inizialmente sembra una semplice storia abbastanza curiosa dell’infanzia di Grace, invece diventa qualcosa di molto più coinvolgente, profondo, commovente, un continuo innestarsi di realtà e immaginazione sotto cui sta una verità toccante, cruda, triste.

Innanzitutto, è narrato dal punto di vista di Grace adulta – scelta importante, che dà un taglio al romanzo da literary fiction, ma soprattutto una prospettiva da cui guardare la vita nel suo insieme, insinuando domande su cosa sia la felicità, la magia, cosa sopravviva in noi dell’infanzia che, nel bene e nel male, ci ha fatto diventare ciò che siamo.

A metà degli anni ’80, Grace Davitt è una bambina di otto anni che vive in una piccola città del Vermont, insieme al padre, insegnante di chimica presso la scuola superiore, e alla madre Anna, ornitologa.
I genitori sono eccezionali ma altrettanto agli antipodi: mentre il padre è uno scienziato rigoroso, pragmatico, la madre è una sognatrice, che vive in un mondo suo tra realtà e fantasia.
Anna educa la figlia a casa, raccontandole leggende africane e insegnandole la storia del mondo in una stanza che ha dipinto di nero e decorato di stelle incandescenti (il calendario cosmico).
L’educazione di Grace è tutt’altro che razionale, e se in un primo momento può sembrare affascinante questo connubio di scienza e fantastico, Anna non fa altro che trascinare nella propria claustrofobica follia la figlia, in una spirale discendente che ha il suo punto massimo nella parte centrale del romanzo.

Grace di accorge della divergenza crescente tra i genitori, e si sente divisa tra i due, lacerata tra l’amore per l’uno e per l’altro, fino a quando la madre non la porterà con sé in un viaggio folle e drammatico, ai limiti della sopravvivenza in un deserto della California.
Dopo che il padre le avrà ricondotte a casa, sembra non esserci più posto per Anna, che un giorno misteriosamente sparisce, lasciando la figlia a porsi infinite domande, a cercare indizi se sia ancora viva o meno.

La trama è davvero intensa, riesce a catturare grazie al senso di meraviglia quando con Grace ponderiamo sugli enigmi dell’Enciclopedia dei Misteri, codifichiamo i segni e il linguaggio Annic inventato dal padre, stiamo ad ascoltare l’eccentrico sedicenne Edgar che suggerisce “Hai mai pensato che tutti quelli intorno a te potrebbero essere dei robot intelligenti e tu l’unica umana?”.

Il cuore di un passero batte quattrocentosessanta volte al minuto. Quello di un uomo solo settantotto. Ma qualche volta, di notte, il mio cuore batteva forte quasi come quello del passero. Questo succedeva quando il buio si infilava nel mio letto e mi si avvolgeva intorno ai piedi, toccandomi con un suono basso, quasi un fruscio. Poi mi strisciava fino al petto e rimaneva lì, sfidandomi a respirare. Se ci provavo mi avrebbe ucciso, questo era il patto tra di noi.

Questa è la superficialità abbagliante, che per Grace è la norma, ma a un livello più profondo mette in scena la ricerca drammatica di una bambina di normalità, di fronte a una madre che le riempie la vita di fantasia e momenti indimenticabili, ma è una donna in preda a grandi turbamenti, irresponsabile, che alla fine non è concretamente in grado di prendersi cura della figlia, al centro di una famiglia unica ma che non sa dare risposte ai bisogni primari della vita.

Lo stile fresco e scorrevole della Offill riesce a far sospendere l’incredulità, a far vivere in quel mondo dorato al di fuori ma sostanzialmente colmo di solitudine dentro – sembra quasi per colmare la quale, il padre si chiude nella sua cantina a costruire devoto alla scienza e la madre si estrania in mondi fantastici.
Il crescendo del dramma tiene incollati alle pagine, rivela la disfunzionalità di una famiglia in apparenza singolare ma felice.

Sarà Grace, crescendo, che dovrà venire a patti con il suo passato, ripercorrere i ricordi della madre, tutto quello che le ha trasmesso, capire cosa fosse dovuto alla sua follia e cosa invece valga la pena salvare: queste solo le ultime cose, le cose che restano, i ricordi che indelebilmente ci formano, riconoscere nella vita i piccoli momenti che possono essere chiamati felicità.

My rating: 4/5

Jenny Offill
Le cose che restano
Ed. NN Editore
Trad. Gioia Guerzoni

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...