Viktor Shklovskij, “Der Zoo, o lettere non d’amore, oppure la terza Eloisa”

Al mondo ci sono tante bestie diverse e tutte a loro modo glorificano e bestemmiano Dio. Senza parole ti tuffi in fondo al mare e riporti solo sabbia, che scorre come fango. Io possiedo molte parole e ho la forza, ma colei a cui dico tutte le parole è straniera.

sklovskij_derzooDer Zoo, o lettere non d’amore, oppure la terza Eloisa è un breve romanzo in forma epistolare e autobiografica del formalista russo Viktor Shklovskij.

Shklovskij fu esiliato dalla propria patria, la Russia, e si rifugiò a Berlino ove si trovavano tanti altri suoi connazionali in situazioni simili.
In queste lettere egli, lontano dalla donna amata dalla quale non è ricambiato, le promette di non scrivere d’amore, ma di raccontarle delle sue giornate.

Il libello è estremamente interessante, di una curiosità incantevole, perché coniuga espressione artistica (Shklovskij era un formalista pertanto nulla lascia al caso nemmeno in questa scrittura), resoconto sociale e storico, idee sulla letteratura, pensieri sull’esilio, descrizioni di persone che conosce.

Il complesso è intrigante, ne emerge un quadro del periodo ben preciso, ove Berlino era un porto franco e di salvezza per i rifugiati, ma tuttavia non garantiva vita facile, tutt’altro.
Non per nulla, gli esiliati vengono con sottile metafore accostati alle bestie del celeberrimo zoo, il loro vagare nelle aree spoglie e “per la via sotto i dodici ponti di ferro”.

… dimmi, in che lingua, morendo, pronuncerai l’ultima parola?

Il tema dell’amore è comunque presente: amore per la patria, per l’arte e la letteratura, ma anche per Alja, con alcune righe classicamente struggenti.

Dalla sua prima pubblicazione nel 1923, il libro ha sempre occupato un posto a metà tra letteratura e teoria letteraria. È proprio l’esperienza dell’esilio che permette a Shklovskij di sfidare i canoni e confini della narrativa e della saggistica: osservando il paese d’origine come un esterno, egli gioca con la scrittura, che non è più solo mezzo di rappresentazione, bensì strumento per ricostruire la posizione instabile letteraria e ideologica dello scrittore nella Russia postrivoluzionaria ed esiliato all’estero.

Nelle diverse lettere si leggono lunghi passaggi ideologici su letteratura e arte, sulla cultura russa del tempo, soffermandosi anche sulla personalità di alcuni esponenti, nonché sul ruolo dell’intellettuale.
Non manca la dichiarazione di amore verso la velocità, la tecnica, tutte cose che nascondono anche un lato inquietante di questa esaltazione futuristica, denotando una consapevolezza matura della contraddittorietà del progresso tecnologico che trasforma inesorabilmente l’uomo e la società.

Molto affascinanti le descrizioni di Berlino, dei suoi palazzi, vista con gli occhi di un esiliato, straniero in terra straniera, alle prese con una dolorosa solitudine.

Un libro e testimonianza davvero apprezzabile, soprattutto per chi è interessato al tema, ma anche una lettura gradevole e vivace, tra dichiarazioni di ideali, descrizioni, metafore, digressioni… Un mescolare l’arte e la vita.

My rating: 4/5

Victor Shklovskij
Der Zoo, o lettere non d’amore, oppure la terza Eloisa
Ed. Meridiano Zero
Trad. Giulietta Greppi

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