Lily Brooks-Dalton, “Good Morning, Midnight”

1493334La copertina di Good Morning, Midnight, romanzo di esordio di Lily Brooks-Dalton, mi ha colpito perché somiglia molto a quella di Station Eleven di St. John Mandel (un caso?), e sotto certi punti di vista le due storie hanno qualcosa in comune: entrambi sono storie post apocalittiche che però si concentrano sull’interiorità delle persone, piuttosto che sullo scenario.

La trama segue da una parte Augustine (Augie), uno scienziato di 78 anni recluso in un osservatorio in cima all’arcipelago artico, dall’altra Sullivan (Sully), astronauta impegnata in una lunga ed estenuante missione spaziale verso Giove.
Entrambi motivati dalla loro profonda curiosità verso il mondo naturale e profondamente amanti della scienza, sia Sully che Augie hanno lasciato le loro famiglie e hanno dedicato la loro vita alla ricerca nei luoghi più desolati e remoti, rinunciando a tutto il resto.

Sullo sfondo rimane imprecisata, mai descritta o dettagliata, l’apocalisse che ha colpito la Terra: un’emergenza, forse dovuta a una guerra oppure a un cataclisma, ha interrotto ogni contatto con gli altri esseri umani, sempre presupposto che qualcuno sia sopravvissuto.

Augustine al momento della catastrofe non si è voluto allontanare dall’osservatorio, perché non vuole mancare alla promessa che ha fatto a se stesso e sta portando avanti da tutta la vita, l’ambizione di trovare e spiegare una nuova teoria astronomica che lo renderà noto e immortale.
Augie, inoltre, scopre nascosta presso l’osservatorio una misteriosa ragazzina, venuta da chissà dove e pressoché muta, di cui si prende cura con sempre maggior premura, arrivando a organizzare una rischiosa spedizione nelle terre circostanti per cercare tracce di altre persone.

Allo stesso modo, Sully è una donna ambiziosa che ha rinunciato a tutto per unirsi alla prima missione umana su Giove. La sua storia si apre quando il volo ha appena terminato di posizionare alcune sonde e Sully e gli altri membri dell’equipaggio devono affrontare la prospettiva di un lungo viaggio verso casa. Se il successo della loro missione inizialmente li rendeva ottimisti, dopo breve tempo perdono ogni contatto con la terra, nessuno più risponde.

I tentativi di contatto con altre persone via radio da parte dei protagonisti sono descritti in modo toccante, forse anche angosciante, viene resa perfettamente l’attesa e il silenzio, interrotto solo da qualche fruscio. In questo nuovo contesto, la mente sia di Augie che di Sully inizia a ripercorrere le scelte di tutta la vita, a guardarsi dentro: la radio muta, il silenzio ininterrotto, gli spazi immutabili e sconfinati dell’artico o dello spazio sono gli scenari entro i quali comincia a maturare il germe del dubbio e di una nuova consapevolezza.

Non per nulla, è proprio quando i due personaggi iniziano ad aprirsi sia verso l’interno del sé che verso l’esterno che riescono a stabilire un flebile contatto radio: una debolissima voce dall’Artico allo spazio e viceversa ma che dà la possibilità di una speranza – quella del ritorno o, perlomeno, quella di aver fatto almeno una cosa della vita non per egoismo.

The future, which just hours ago had seemed so beautifully empty, became crowded with unknown possibility.

La parte centrale del libro è quella che ho trovato un po’ più macchinosa. I flashback sono tanti, talora cuciti non perfettamente tra loro oppure integrati con il resto della narrazione.

Altro aspetto, invece, degno di nota, è che l’utilizzo dei simboli da parte dell’autrice.
Come già detto, lo sono l’ambientazione e gli scenari, ma anche durante la storia se ne trovano, in particolare in quella di Augie.
Infatti, quando l’anziano uomo parte per esplorare i territori circostanti, l’incontro in particolare con due belve feroci, un lupo e un orso, e il modo in cui dovrà affrontarle, i ricordi e i sentimenti che tutto ciò gli evocano, sono chiara metafora delle fiere interiori che deve sconfiggere per recuperare se stesso. Ugualmente, Iris, la ragazzina, chi è davvero, cosa rappresenta? Forse è la voce (quasi muta, infatti) dell’io di Augie, quello ove risiedono empatia e sentimenti, messo a tacere fin da fanciullo, accecato dalla divinità della scienza e della ragione.

Vengono così toccati temi profondi e personali, la perdita, il rimpianto, la solitudine, gli obiettivi della vita, e forse quello più importante, il saper stare di fronte a noi stessi, mettersi in discussione, saper cambiare per diventare persone maggiormente complete, capaci di ascoltare e comprendere.

My rating: 3.5-4/5

Lily Brooks-Dalton
Good Morning, Midnight
Ed. Random House

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