Sara Taylor, “Tutto il nostro sangue”

00004Opera di debutto di Sara Taylor, Tutto il nostro sangue si compone di tredici capitoli, corrispondenti ad altrettante storie che coprono circa 300 anni di storia, il cui legame è l’albero genealogico che si trova in apertura del libro e raggruppa il lignaggio di due linee familiari distanti tra loro, ma tutte vissute nello stesso luogo – un tratto remoto della costa orientale della Virginia e il suo piccolo arcipelago circostante, noto per il paesaggio, affascinante quanto impervio e i cavalli selvaggi.

Così vibrante, intenso, anche sottilmente inquietante nella sua primordialità è questo luogo quanto la prosa della Taylor, che sembra sfruttare la durezza del paesaggio, contraddistinto da quello scontro imperterrito e continuo tra oceano e costa, per esplorare altri terreni, quelli interiori, e spesso lesi, dei personaggi che vi abitano.

Le storie, alcune più approfondite, altre più veloci, non si trovano in ordine, ma l’inizio, cronologicamente, risale al 1876 e a Medora, una giovane di etnia mista, figlia illegittima che cerca di fuggire dalla sua quotidianità di abusi e violenza.
All’estremo opposto, si arriva al 2143, in uno scenario post apocalittico dopo una terribile epidemia, ove troviamo Simian, metà uomo e metà mutante, storpio, che scopre Jillet, figlia del custode dell’isola.

In mezzo pullula una raccolta di voci diverse e di diverse esperienze.
I personaggi che popolano le pagine sono giovani e vecchi, per lo più caratterizzati da un viscerale istinto piuttosto che dall’intelletto, impetuosi come tempeste atlantiche.
Per questo in ogni brano c’è una parte di brutalità che sfocia negli impulsi umani più orribili e abietti – ecco quindi che abbiamo l’omicidio, lo stupro e l’infedeltà, l’abuso fisico, emotivo e sessuale, alcune sanguinose vendette: le storie, tuttavia, non mirano a rappresentare una galleria di orrori, bensì cercano di esplorare il trauma alla base di alcuni comportamenti, trovare un residuo di umanità anche nella più barbarica delle situazioni.

L’andamento deliberatamente erratico e non lineare del tempo nella Taylor, quasi paradossalmente, provoca una sensazione di continuità, di circolarità, poiché le circostanze presentate sono soltanto in apparenza sconnesse e casuali, mentre in gran parte sono un dolore o un peccato che si tramanda di generazione in generazione.

È proprio la sensazione di circolarità quella che lascia maggiormente sbalorditi: alla fine della lettura, la si potrebbe rincominciare da capo, in ordine differente, come una sorta di reinterpretazione continua, e non perderà la sua forza nell’incantare, nel trasmettere qualcosa di arcano e potente.

Tutto questo è possibile sia grazie allo stile dell’autrice, alla raffigurazione del paesaggio – vero correlativo oggettivo delle storie – e alla caratterizzazione dei personaggi femminili, perno centrale e sostanziale di tutto il libro.
Alle donne tocca trovare risposta alle difficoltà, alle privazioni, alla violenza perpetrata dagli uomini. La loro forza, tenacia, determinazione, ingegnosità, la capacità di resistenza indipendentemente dalle circostanze sono i veri temi delle storie, e sorprendono per il loro potere narrativo, la genuinità ed energia con la quale sono raccontate, che riescono a trasmettere.

Sembra che la Taylor abbia voluto intrecciare un albero genealogico di tipo arcaico, matriarcale, che sia la forza interiore delle donne a portare avanti la vita, la specie umana stessa, e che quella terra, l’isola, dia loro tale possibilità, trattenendole o lasciandole andare, in un legame indissolubile e dai contorni mistici. C’è un legame antico, ctonio tra le donne e la terra, che in alcune pagine lega palesemente il femmineo all’esoterismo, in altre è meno evidente, solo simbolico, ma ovunque nel libro si intrecciano queste donne d’eccezione, un realismo dalle tinte cupe e la natura lussureggiante e inquietantemente magica.

Un debutto narrativo di talento, insolito e originale: Sara Taylor è di sicuro da seguire.

My rating: 3.5-4/5

Sara Taylor
Tutto il nostro sangue
Ed. Minimum Fax
Trad. Nicola Manuppelli

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