Brian Panowich, “Bull Mountain”

bullmountain_coverLa famiglia Burroughs e Bull Mountain: un legame indissolubile di sangue.

Una trama accattivante, dal sapore classico ma affatto originale che combina saga familiare, misteri che si infittiscono, criminalità, un affascinante scenario nella Georgia del Nord: è il debutto dirompente e inatteso di Brian Panowich, che con il suo Bull Mountain ha attirato l’attenzione del mercato editoriale americano e non solo.

Tutto ha inizio nel 1949, quando i due fratelli Burroughs, Riley e Cooper, hanno idee ben diverse su come far fruttare la loro terra, Bull Mountain. Il diverbio si risolve rapidamente e Riley Burroughs ha la peggio, con conseguenze che coinvolgono sia Cooper che suo figlio, Gareth.

Il focus temporale si sposta quindi nel 2015, allorché presso Bull Mountain vivono due fratelli Burroughs, tutto ciò che è sopravvissuto dell’eredità di Gareth: dopo che Buckley è stato ucciso, Halford porta avanti l’impresa di famiglia, concentrandosi in particolare nel commercio di armi, mentre il fratello minore, Clayton, ha scelto una strada diversa ed è diventato sceriffo di Waymore Valley.
Tra i due fratelli non scorre buon sangue, uno impegnato a far rispettare la legge, l’altro che si sente tradito dal fratello.

Un giorno arriva nell’ufficio di Clayton un agente federale della ATF, Simon Holly, a capo di un’indagine finalizzata a ripulire una volta per sempre Bull Mountain da ogni attività criminale.
In un primo momento Clayton rifiuta, ma quando Holly chiarisce che l’operazione andrà avanti comunque, Clayton considera che questa potrebbe essere la sua ultima occasione per salvare il fratello dalla prigione o da una morte violenta, soprattutto quando gli viene promesso che Hal non comparirà tra gli imputati né sarà incarcerato.
L’idea di tutta questa operazione terrorizza la moglie di Clayton, Kate, che si preoccupa che il marito faccia la fine di tanti, troppi Burroughs.

Spostandosi tra gli anni ’40 e i giorni attuali, Panowich dipinge un grintoso e realistico quadro dell’evoluzione di una famiglia legata in modo imprescindibile alla sua terra, nata per vivere e morire su Bull Mountain, un’oasi che pare esistere in un mondo diverso dal resto della Georgia, con leggi proprie e non soggetta a quelle nazionali.
Viene messa in scena una cronaca di omicidi, sconfitte, spesso dai sapori di tragedia shakespeariana, ove al centro c’è sempre questa famiglia, che attira nel suo tornado violento e sanguinoso chiunque incontri.

E c’è un segreto oscuro, mirabilmente trattato dall’autore, che man mano si fa strada tra le pagine, che fa presagire al lettore che qualcosa di ancor più terribile e imprevisto possa accadere da un momento all’altro, fino a un finale perfettamente in linea con tutta la storia ma altrettanto inatteso, credibile. E micidiale, soprattutto.

Panowich crea un ambiente indimenticabile, profondamente sentito e ricco – un dramma esplosivo che vede sulla scena coniugi, fratelli, figli, compagni in affari, bande di motociclisti, prostitute, criminali, autorità federali –, tipicamente americano come nei più grandi romanzi classici di questo Paese, grazie a uno stile diretto, semplice ma elegante, personaggi tridimensionali, complessi, memorabili, che a volte non sono quello che sembrano, nonché una trama assolutamente avvincente.

La storia non è altro che la raffigurazione della duplicità e disfunzione di una famiglia innalzatasi grazie a un’impresa criminale in un mondo in declino, i cui valori e l’identità sono costantemente minacciati da coloro vorrebbero impossessarsi di Bull Mountain, ma anche da chi cerca di allontanarsene – come Clayton, il cui destino di sceriffo, però, non lo porta così lontano dai Burroughs, dai quali avrebbe voluto prendere le distanze. In ultima analisi è la lotta di una famiglia, o di un clan, piuttosto,  contro tutto ciò che minaccia la sua sopravvivenza e supremazia, che scatena orribile violenza contro coloro che la tradiscono, anche internamente.

Accanto alle scene più efferate, sorprende la varietà di donne che sono accanto a questi uomini ostinati: donne coriacee e forti alcune, perdute e alla deriva altre – donne, in ogni caso, tutte, che sono destinate a soffrire più degli altri.
Anche se apparentemente sullo sfondo, saranno proprio due donne, più o meno direttamente, a segnare indelebilmente il destino dei Burroughs. Ed è sempre grazie a presenze femminili che, oltre a violenza e linguaggio da fuorilegge, assistiamo a momenti di straordinaria umanità, tenerezza, amore e redenzione, quasi fossero proprio loro, donne vittime, superstiti o combattive, che riescono ad aprire una breccia nell’inferno della brutalità, a ricordare l’essenza umana che si annida nel cuore più duro e nero.

L’opera di Panowich è molto di più di una buona storia: quanto racconta lascia trasparire idee sulle quale non si può non soffermarsi a riflettere.

In primis, Bull Mountain: questa entità, questo paradiso criminale ove gli uomini di Burroughs vivono come vogliono e dove altri vivono come i Burroughs comandano. Se sei un Burroughs, anche se vuoi andartene o vuoi liberarti di questo posto, dovrai ravvederti, farci i conti – e la soluzione non sarà affatto semplice.
Qui, in questa terra, è stato piantato il primigenio seme della follia, e lì rimane.
Questa montagna assume via via una caratterizzazione propria, inquietante, che sembra essa stessa richiedere non solo sacrifici di sangue, ma qualcosa in più, un legame (diabolico?) con le anime che scelgono di possederlo, in cambio di potere e ricchezze – mai felicità.

In secondo luogo, il fortissimo senso destino quale eredità familiare. Di padre in figlio si eredita non solo a terra, ma il fato stesso della famiglia, insieme a una vanga per seppellire i morti e un fucile per difendere i propri averi ad ogni costo.
Ogni crimine non è a se stante, ma scorre e riappare nelle generazioni future. Le cicatrici non svaniscono. si riaprono e sanguinano ancora, e ancora. La famiglia Burroughs seppellisce corpi su corpi, ereditando quasi una sfida alla violenza.
In tutto questo, ove sta la volontà dell’uomo, del singolo? Ha possibilità di scelta, di dirigere la propria sorte? Solo il sangue, la vendetta, potrà lavare il sangue?
I personaggi che vivono sul Bull Mountain vivono con le conseguenze delle azioni del padre e di tutti gli avi prima di lui. C’è speranza, dunque, per una generazione di Burroughs che decida di non sottomettersi alla colpa, alla vergogna e all’obbligo? Oppure qualsiasi persona nata in questo ciclo subirebbe comunque lo stesso destino e sarebbe costretta a prendere le stesse decisioni?
Questi ragazzi duri del sud americano, questi cowboy moderni, sono discendenti simbolici di Caino e Abele, che in un ciclo continuo pagheranno karmicamente (e ripeteranno) le azioni di chi li ha preceduti. Per sempre?

È difficile credere che Bull Mountain sia il libro primo di un autore, tanto Brian Panowich riesce a creare un’opera di grandissimo impatto, potente, un pugno nello stomaco che non lascia indifferenti e non si può dimenticare.

My rating: 4.5/5

Brian Panowich
Bull Mountain
Ed. NN Editore (qui la pagina dedicata al romanzo)
Trad. Nescio Nomen

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